gabanelli centrali nucleari

SEMPRE LA SOLITA SCORIA - L'ITALIA CHIUSE LE CENTRALI NUCLEARI COL REFERENDUM DEL 1987 E NEL 1999 NACQUE LA SOGIN, INCARICATA DI SMANTELLARE GLI IMPIANTI: MA DOPO 21 ANNI I RIFIUTI RADIOATTIVI SONO ANCORA LÌ - GABANELLI: "NEMMENO CON LA SALERNO-REGGIO CALABRIA SI ERA ARRIVATI A TANTO. MANCA ANCORA UN DEPOSITO UNICO E I COSTI PREVISTI PER L’INTERA OPERAZIONE AMMONTANO A 3,7 MILIARDI DI EURO, MA SI CONTINUA A PERDERE TEMPO…"

Guarda il video:

https://www.corriere.it/dataroom-milena-gabanelli/nucleare-sogin-doveva-smantellare-centrali-ma-21-anni-rifiuti-radioattivi-sono-ancora-li/6bc8ca6a-60e3-11ec-94e5-d59794d52fbf-va.shtml

 

Milena Gabanelli per www.corriere.it

 

milena gabanelli sulle scorie nucleari 4

Nemmeno con la Salerno-Reggio Calabria si era arrivati a tanto. Ci sono voluti dieci anni per costruirla e quaranta per ammodernarla. Il caso in questione ha un’aggravante pericolosa: si tratta di scorie e rifiuti nucleari.

 

È il 1987 e con un referendum popolare l’Italia chiude le centrali nucleari. Nel 1999 nasce la Società di Stato «Sogin», incaricata di chiudere il ciclo delle centrali di Caorso, Trino Vercellese, Garigliano, Latina.

 

milena gabanelli sulle scorie nucleari 3

I decreti Bersani (2001) e Marzano (2004) definiscono la tabella di marcia: entro il 2014 Sogin deve mettere in sicurezza i rifiuti nucleari di tutti gli impianti, inclusi quelli dell’ex-Enea, ed entro il 2019 smantellare le centrali.

 

I materiali ottenuti vanno custoditi sui siti in depositi dedicati e, a fine lavori, conferiti in un unico deposito nazionale che, nel frattempo, sarà individuato e che Sogin costruirà e gestirà (lasciando le aree completamente decontaminate).

 

milena gabanelli sulle scorie nucleari 5

I costi previsti per l’intera operazione ammontano a 3,7 miliardi di euro, caricati sulla bolletta elettrica secondo un sistema regolatorio fissato dall’autorità per l’Energia (Arera) nella voce «oneri di sistema».

 

Le attività previste e quelle realizzate

I primi dieci anni passano a definire gli interventi per la disattivazione delle centrali, la sistemazione del combustibile irraggiato, la valutazione della possibilità di esportarlo temporaneamente per il riprocessamento, richieste delle autorizzazioni ecc. In breve: inerzia.

 

tappe

Nel 2010 vengono richiesti i «piani a vita intera», cioè il programma di attività previsto anno per anno, fino al completamento dei lavori (il cosiddetto decommissioning). L’amministratore delegato è Giuseppe Nucci, che dichiara: «ll nuovo piano industriale intende migliorare l’efficienza e l’efficacia delle nostre attività con l’obiettivo di ottimizzare tempi e costi, consapevoli che Sogin è allineata alle migliori esperienze internazionali».

 

Il costo totale sale a 5,71 miliardi e la fine lavori spostata al 2025. Il piano a vita intera prevede attività per 790 milioni entro il 2016. Ne sono state effettuate per 239 milioni (circa 30%). Luglio 2013 Nucci aggiorna il piano: il costo totale cresce a 6,48 miliardi. Previsti per i sei anni successivi lavori per 890 milioni.

 

milena gabanelli sulle scorie nucleari 1

Lo stesso anno cambia il governo e il nuovo amministratore delegato è Riccardo Casale, ex ad di Geam, società di raccolta e smaltimento rifiuti urbani del porto di Genova. Nel 2018 attività effettivamente eseguite per 380 milioni, invece degli 890 (circa il 43%).

 

A novembre 2017 il nuovo amministratore delegato è Luca Desiata: il costo totale sale a 7,25 miliardi di euro e la fine lavori spostata al 2036. Nei primi 6 anni previsto decommissioning per 966 milioni. Il documento consegnato alla Commissione Industria del Senato a dicembre 2018 riporta che l’azienda ha avviato l’efficientamento degli iter di gara, internalizzato attività, rafforzato la direzione dei lavori e dell’ingegneria.

 

milena gabanelli sulle scorie nucleari 2

Tuttavia, dopo i primi 3 anni, invece dei 385 milioni di lavori previsti sono state eseguite attività per 176 milioni (il 46%). Nel 2019 viene nominato amministratore delegato Emanuele Fontani, dirigente Sogin da 12 anni, che presenta il suo piano: il costo totale cresce a 7,9 miliardi.

 

E di nuovo viene annunciata l’imminente accelerazione tramite la «standardizzazione dei progetti e delle procedure di licensing; realizzazione di facility polifunzionali; centralizzazione della gestione dei rifiuti radioattivi». La previsione al 2025 sono attività per 910 milioni, di cui 94 entro il 2020.

 

mappa di centrali e impianti

Di quelle programmate ne sono state eseguite per 50 milioni. L’andamento trimestrale del reale Stato di Avanzamento Lavori (Sal) mostra che anche nel primo trimestre 2021 le attività eseguite sono state 6 volte inferiori a quelle del trimestre precedente, come accade da almeno un decennio.

 

I rifiuti liquidi a Saluggia e il progetto Cemex

La priorità assoluta è la messa in sicurezza dei rifiuti liquidi a Saluggia e la messa a secco del combustibile di Rotondella. Nel 2012 Sogin affida a Saipem, una della più grandi imprese di progettazione al mondo, la cementificazione dei rifiuti radioattivi.

 

Il progetto «Cemex» è complesso perché deve utilizzare impianti che consentano di condurre le operazioni da remoto, visto l’alto livello di radioattività dei liquidi da trattare. Saipem consegna il progetto nel 2013.

 

il deposito

Sogin lo approva nel 2015, ma poi non sa gestirlo. Nel 2017 l’amministratore delegato Desiata e il direttore dello smantellamento degli impianti del combustibile, ingegner Emanuele Fontani, aprono un contenzioso. Dopo un ultimatum di Saipem, Sogin risolve il contratto per «manifesta incapacità».

 

Passano 3 anni, nel frattempo Fontani è nominato amministratore delegato di Sogin e, a luglio 2020, viene bandita una gara. A settembre, pochi minuti prima della scadenza dei termini, presenta un’offerta un solo raggruppamento di imprese composto da: consorzio Stabile Teorema, consorzio Stabile Conpact, consorzio Stabile Infratech, Penta System srl.

 

Tutte aziende medio piccole, senza alcuna esperienza nucleare né di grandi impianti. A maggio 2021 incassano un anticipo di 30 milioni. A oggi sono state istallate la gru e le baracche di cantiere.

 

i piani industriali

Come risulta da ispezione Isin, su 6,9 milioni di euro di attività programmate per il 2021 al 30 novembre ne erano state eseguite per 400 mila euro. Nell’impianto di Saluggia ci sono 270 mila litri di rifiuti radioattivi liquidi e acidi, stoccati in serbatoi di acciaio costruiti negli anni ‘60. Sullo stato di conservazione non è dato sapere, perché inaccessibili a causa dell’alta radioattività.

 

Nel ‘77 la licenza di esercizio rilasciata ai gestori dell’impianto aveva questa prescrizione: i rifiuti liquidi vanno solidificati entro 5 anni. Ne sono passati 40 e sono ancora lì. Caso unico al mondo.

 

costi sulla bolletta

Il deposito che non c’è

La ricerca del sito nazionale dove conferire tutti i rifiuti è partita nel 2000. Nel 2002 la Conferenza Stato Regioni ha prodotto una prima mappa. Altre sono state fatte nel corso degli anni, ma tenute nei cassetti. Il 9 gennaio scorso vengono resi pubblici i luoghi più adatti: 12 aree collocate fra la provincia di Alessandra (dove oggi sono stoccati i rifiuti più pericolosi nelle condizioni che abbiamo detto), di Torino e Viterbo.

 

i vigilanti

L’iter prevede la consultazione pubblica, la stesura di una carta definitiva e, infine, il confronto con le popolazioni per raggiungere un accordo sull’indennizzo. Solo a quel punto può iniziare la costruzione vera e propria, che durerà quattro anni e costerà 900 milioni.

 

SCORIE NUCLEARI

Ad oggi, 20 dicembre, questi dialoghi Sogin non li ha neppure iniziati. Nel frattempo, i rifiuti mandati in Inghilterra e in Francia al condizionamento stanno tornando indietro. Non avendo ancora il sito nazionale dove metterli, dobbiamo pagare 50 milioni l’anno per tenerli stoccati fuori.

 

I costi

Il costo totale previsto per il completamento del decommissioning entro il 2019 era di 3,7 miliardi. Come risulta dalle delibere Arera, alla fine del 2020 Sogin è già costata 4 miliardi di euro, di cui 2,2 miliardi sono serviti a pagare gli stipendi del personale (lievitato da 650 a 1.100 unità), le auto di alta gamma e altri benefit e bonus agli oltre trenta dirigenti. Lavori eseguiti in 20 anni: circa il 30%.

 

SCORIE NUCLEARI

Il condizionamento dei più pericolosi rifiuti radioattivi pregressi non è neppure iniziato, e lo smantellamento delle «isole nucleari» (Trino, Caorso, Latina, Garigliano) nemmeno del tutto progettato. Eppure i dirigenti, nonostante siano responsabili dei risultati sopra descritti, sono sempre stati tutti confermati.

 

Non solo, hanno pure incassato i bonus. Il meccanismo è questo: alla fine di ogni anno si riduce drasticamente il volume dei lavori da eseguire l’anno successivo, così stai sempre dentro al budget. L’anno successivo cambi il tipo di lavori da concludere nell’anno, con altri più semplici. L’Autorità approva, e i dirigenti incassano il premio. Mediamente 3 milioni di euro l’anno.

 

scorie nucleari

Chi deve vigilare

L’Autorità per l’Energia ha sempre pagato a piè di lista, senza applicare le penalità previste quando non si raggiungono gli obiettivi. Solo quest’anno ha introdotto un nuovo quadro regolatorio. Non ha mai vigilato l’azionista cioè il Mef, né il ministero dello Sviluppo Economico, né il ministero dell’Ambiente.

 

Oggi la governance Sogin ha trovato un ostacolo nel ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani: «l’unica soluzione possibile è un commissariamento su modello Ponte Morandi, perché è un problema di ordine nazionale».

 

SCORIE NUCLEARI

Il Mef prende tempo. Un altro rinvio ci può esporre a rischi di dimensioni spaventose. Solo a Saluggia, ricordiamo, è stoccata il 75% di tutta la radioattività presente sul territorio nazionale. E la messa in sicurezza è stata assegnata a un gruppo di imprese di manutenzione e pulizie!

 

SCORIE NUCLEARI

Il sito è a 60 metri dal fiume Dora Baltea e sopra la falda dell’acquedotto del Monferrato. Dopo l’alluvione del 2000, Carlo Rubbia, allora presidente dell’Enea, proprietaria del sito, recapitò al governo uno studio: «lo sversamento di una parte di quei liquidi renderebbe necessaria l’evacuazione delle sponde del Po fino al delta, e terreni e falde adiacenti inutilizzabili per decenni». Con quale giustificazione si prende ancora tempo?

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni tommaso longobardi giovanbattista fazzolari gian marco chiocci filini

DAGOREPORT - COME MAI GIORGIA MELONI HA FATTO “ROTOLARE LA TESTA” DEL SUO STRATEGA SOCIAL, TOMMASO LONGOBARDI? A POCHI MESI DALLE ELEZIONI, CON I SONDAGGI CHE DANNO IL CAMPO LARGO IN VANTAGGIO E VANNACCI CHE SCIPPA CONSENSI A DESTRA, LA DUCETTA SI È ACCORTA CHE LA PROPAGANDA DI PALAZZO CHIGI NON FUNZIONA PIÙ – LONGOBARDI ERA GIÀ FINITO NEL MIRINO DEL “CERCHIO TRAGICO” DELLA SORA GIORGIA DOPO LA DISFATTA AL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA, DOVE ERANO STATI DECISIVI I VOTI DEGLI ELETTORI PIÙ GIOVANI PER IL “NO” – ORA LA DUCETTA VUOLE UNA SVOLTA NELLA COMUNICAZIONE DEL GOVERNO E RICICCIA L’IDEA DI ASSOLDARE COME PORTAVOCE IL DIRETTORE DEL TG1, GIAN MARCO CHIOCCI. PICCOLO PARTICOLARE: CHIOCCI, FIN TROPPO AUTONOMO ED ESPERTO, SAREBBE UN “ACQUISTO” INDIGESTO PER FAZZOLARI E FILINI, IL DUO CHE GESTISCE LA MACCHINA COMUNICATIVA DI FDI – SI VOCIFERA CHE PALAZZO CHIGI PENSI A GINO ZAVALANI, VOLTO DI ESPERIA, PER RILANCIARE I SOCIAL – LA PRECISAZIONE DI ZAVALANI

giorgia meloni antonio tajani maurizio lupi alessandro onorato giuseppe conte matteo renzi roberto vannacci ignazio la russa

DAGOREPORT! - GIORGIA MELONI HA PAURA DI TORNARE ALLE URNE E VUOLE UNA NUOVA LEGGE ELETTORALE CHE AZZOPPI GLI AVVERSARI, A PARTIRE DALL’EMENDAMENTO “AMMAZZA-CESPUGLI” SULLA RACCOLTA DELLE FIRME - IL BLITZ E' UTILE A TAJANI, CESA E LUPI PER FERMARE ONORATO CHE POTREBBE ROSICCHIARE VOTI A FORZA ITALIA, UDC E NOI MODERATI - L'APPOGGIO DI CONTE ALL'ASSESSORE DI ROMA SEMBRA UN "BACIO DELLA MORTE": "PROGETTO CIVICO" STA DIVENTANDO "PROGETTO PEPPINIELLO"? - GLI OCCHI DEGLI ADDETTI AI LAVORI SULLE ELEZIONI SUPPLETIVE DI REGGIO CALABRIA PER IL SEGGIO ALLA CAMERA: VUOI VEDERE CHE IL CANDIDATO DI VANNACCI TOGLIERA' VOTI AL CENTRODESTRA E FARA' VINCERE IL PD?

vecchione renzi ranucci sgrena mancini draghi conte gabrielli carlo parolisi

TRA LE PIEGHE DELL’AFFAIRE LAVITOLA-RANUCCI, RICICCIA UNO DEI TANTI MISTERI ALL’ITALIANA: IL FAMOSO SERVIZIO DI ‘’REPORT’’ DEL MAGGIO 2021 SULL’INCONTRO IN AUTOGRILL TRA MATTEO RENZI E MARCO MANCINI, UNO DELLE FIGURE PIÙ CONTROVERSE DELL’INTELLIGENCE ITALIANA - ALL’ORIGINE DEL RENDEZ-VOUS AUTOSTRADALE, FORSE C’ENTRA DI PIÙ IL FATTO CHE STAVA CADENDO IL SECONDO GOVERNO CONTE, A CAUSA DEL RITIRO DALL'ESECUTIVO DI ITALIA VIVA. QUALCUNO DEVE AVER SCOMMESSO SULLE DOTI AFFABULATORIE DI NEGOZIATORE DI MANCINI PER CONVINCERE RENZI A TROVARE UNA QUADRA PER MANTENERE IN PIEDI CONTE – UNA VOLTA CHE LA MISSIONE E' ANDATA A VUOTO, PERCHE' RANUCCI MANDO' IN ONDA IL SERVIZIO RENZI-MANCINI BEN CINQUE MESI DOPO LA SEPOLTURA DEL GOVERNO CONTE II? A CHI GIOVAVA? - BEN SAPENDO DI QUANTO MANCINI SIA DETESTATO DAI SUOI COLLEGHI, RENZI DEFINI' LO SCOOP UN "REGOLAMENTO DI CONTI INTERNO AI SERVIZI SEGRETI" – GLI ''ADDETTI AI LIVORI'' AGGIUNGONO ALTRE DUE IPOTESI: CHI PARTENDO DAL BURRASCOSO RAPPORTO TRA RENZI E RANUCCI, CHI CONSIDERANDO LA VOGLIA DI CONTE DI REGOLARE I CONTI CON COLUI CHE SI VANTA DI AVERLO SLOGGIATO DA PALAZZO CHIGI E DI AVER CONVINTO DRAGHI A PRENDERE IL SUO POSTO… 

meloni salvini tajani

DAGOREPORT – CON UN PARTITO IN DISCESA LIBERA E SEMPRE PIU' SPAPPOLATO DAI "LEGHISTI DEL NORD", NESSUNO, NEMMENO IL SUO "IDEOLOGO" E FUTURO SUOCERO DENIS VERDINI, RIESCE A FAR RAGIONARE MATTEO SALVINI - L’ULTIMA DELLE TANTE USCITE FUORI DI SINAPSI DEL "BOLLITO LOMBARDO'' SAREBBE AVVENUTA NEI GIORNI SCORSI, L'IPOTESI DI FDI DI VOTO CON BALLOTTAGGIO, L'AVREBBE TALMENTE "ALTERATO" DA CHIAMARE GIORGIA MELONI, SBRAITANDO: “TOLGO LA FIDUCIA AL GOVERNO!” - E DOMENICA 20 SETTEMBRE, A PONTIDA, POTREBBE SUCCEDERE DI TUTTO, SE SALVINI NON TROVA UN ACCORDO CON LA FRONDA CAPEGGIATA DA FONTANA E ROMEO – ALLA LEGA DEL CAOS, LA ''PREMIER DURACELL'' DEVE AGGIUNGERE LO STATO DI GUERRIGLIA IN FORZA ITALIA, DOVE IL “MAGGIORDOMO DI CASA MELONI", ANTONIO TAJANI , GIACE NEL TRITACARNE DEGLI OCCHIUTO, ZANGRILLO, MULÈ, ETC. – MA SE LA DUCETTA RICOMPATTA GLI ALLEATI E SFANGA LA LEGGE ELETTORALE, POTREBBE ARRIVARE LA DISCESA: L’ITALIA HA OTTIME PROBABILITÀ DI USCIRE DALLO STATO DI INFRAZIONE DEL 3%. E CON UNO SPOSTAMENTO DI BILANCIO NELLA FINANZIARIA, GIORGIA SI TRAVESTIRÀ DA BEFANA E CI INONDERÀ DI BALOCCHI E PROFUMI...

mattarella renzi conte schlein bonelli fratoianni

DAGOREPORT - DAJE E RIDAJE, I GALLETTI DEL CAMPOLARGO HANNO FINALMENTE DECISO DI SMETTERE DI BECCARSI MASOCHISTICAMENTE TRA LORO E DI FARE SQUADRA CONTRO L'ARMATA BRANCA-MELONI - IL NODO POLITICO PIÙ DIFFICILE DA SCIOGLIERE, LA PRESENZA DELL'INFIDO RENZI NELLA ALLEANZA, SI E' DISSOLTO IN UN INCONTRO A QUATTR'OCCHI SCHLEIN-CONTE: LA DUCETTA DEL NAZARENO, CHE HA UN PATTO CON MATTEONZO CHE SI CHIAMA CASA RIFORMISTA, HA TIRATO FUORI GLI ATTRIBUTI E A CONTE NON E' RIMASTO CHE SIBILARE: ELLY LO VUOLE ED IO NON POSSO FARCI NIENTE... (SEMPRE CHE RENZI RIESCA A MANTENERE LA PROMESSA DI FARE UN PASSO INDIETRO) – LA PIPPA DELLE PRIMARIE SI FARA', MA COME L'INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER SUL PROGRAMMA ELETTORALE, NON SERVIRA' A UN CAZZO: A DECIDERE IL PREMIER SARÀ, COME SEMPRE, SERGIO MATTARELLA – PER RISOLVERE L'ETERNO SCAZZO SULLA POLITICA ESTERA, E SULL'UCRAINA IN PARTICOLARE, A ELLY E CONTE BASTA UNA SUPERCAZZOLA LINGUISTICA, CHE SI PUÒ RIASSUMERE CON LO SLOGAN: "NO AL RIARMO NAZIONALE, SÌ ALLA DIFESA EUROPEA"...

leonardo del vecchio giorno

FLASH! - COSA FRULLA NELLA TESTA DI LEONARDINO? - DEL VECCHIO JR HA CAPITO CHE, ALL'OMBRA DELLA MADUNINA, IL MERCATO EDITORIALE È SATURO: POSSEDERE DUE TESTATE MILANESI, COME "IL GIORNALE" (DI CUI HA IL 30%) E "IL GIORNO" NON SERVE GRANCHÈ - PER DIVERSIFICARE, LEONARDINO HA INTENZIONE DI TRASFORMARE "IL GIORNO" IN UN QUOTIDIANO FINANZIARIO, MOLTO PIÙ UTILE PER I SUOI AFFARI, IN GRADO DI FARE CONCORRENZA A "SOLE 24 ORE" E "MILANO FINANZA" - DEL VECCHIO, CHE HA RIANIMATO IL MERCATO DEI GIORNALISTI, UN SETTORE CHE SEMBRAVA ORMAI MORTO E SEPOLTO, DOVREBBE CONFERMARE AGNESE PINI ALLA DIREZIONE DI "QUOTIDIANO NAZIONALE" (LA TESTATA CHE RIUNISCE "LA NAZIONE", "IL RESTO DEL CARLINO" E "IL GIORNO")