giuseppe bono 9739

SILENZIO, PARLA GIUSEPPE BONO – IL GRAN CAPO DI FINCANTIERI (20MILA DIPENDENTI, 18 STABILIMENTI IN 4 CONTINENTI) NON LA TOCCA PIANO: ‘’IL PROBLEMA NON È CHIUDERE O NON CHIUDERE, MA QUELLO CHE BISOGNAVA FARE PRIMA DELL'ESTATE E QUELLO CHE BISOGNA FARE ORA PER AFFRONTARE IL DOPO” - “TUTTA QUESTA SCIENZA E TECNOLOGIA, DI CUI CI VANTIAMO OGNI GIORNO, CI È SERVITA A POCO: STIAMO AFFRONTANDO LA PANDEMIA COME SI AFFRONTAVA LA PESTE: L'UNICA CONTROMISURA È IL DISTANZIAMENTO. NON ABBIAMO SAPUTO FARE NIENT'ALTRO FINORA”

Sandro Iacometti  per “Libero quotidiano”

 

giuseppe bono inaugurazione nuovo ponte di genova

«Premetto che non ho la verità rivelata, non sono un virologo, né un esperto. Mi rifaccio a quello che dicono i medici come tutti. Però cerco di riflettere, basandomi su quello che percepisco nella realtà di tutti i giorni. E ciò che vedo è che, pur con tutti i progressi fatti in campo medico e clinico, stiamo affrontando la pandemia come si affrontava la peste: l' unica contromisura è il distanziamento. Non abbiamo saputo fare nient' altro finora. E ormai è inutile discutere se sia opportuno indossare o no la mascherina, restare o meno lontani. Dobbiamo farlo e basta».

 

FINCANTIERI

Giuseppe Bono, checché ne dica, non è un osservatore qualunque. Da 18 anni è a capo di Fincantieri, uno dei più grandi complessi cantieristici al mondo, primo in Europa, con 20mila dipendenti, 18 stabilimenti in 4 continenti e quasi 6 miliardi di ricavi.

Il gruppo, controllato dalla società del Tesoro Cassa depositi e prestiti, progetta e costruisce tutto ciò che ha a che fare con il mare e la tecnologia.

Giuseppe Bono

 

Dalle navi militari a quelle da crociera, dai traghetti ai mega yacht, dalle infrastrutture alle opere marittime, dai sistemi elettronici ai componenti meccanici, fino al ponte di Genova, costruito in tempi record. «Tutta questa scienza, però, ci è servita a poco - spiega Bono - il mondo occidentale ha fatto un percorso incredibile in termini di sviluppo della società, qualità della vita, benessere, ma ci siamo fatti fregare da una molecola che non sappiamo neanche dove è nata. Forse di questo bisognerebbe parlare per prepararsi al futuro, invece di discutere solo di grafici, numeri e curve».

Giuseppe Bono Richard Branson

 

Però su quelle curve si basano le decisioni del governo, che con gli ultimi Dpcm è tornato a chiudere quasi tutto...

«Il problema non è chiudere o non chiudere, ma quello che bisognava fare prima dell' estate e quello che bisogna fare ora per affrontare il dopo. La pandemia non è una costante storica, una roba che durerà secoli, è un fatto di contingente, passerà».

 

Sta dicendo che stiamo sbagliando completamente prospettiva?

FREGATE FINCANTIERI

«Le faccio un esempio. In Fincantieri abbiamo avuto subito la percezione che il Covid fosse una cosa seria e siccome siamo un' azienda che impiega molta manodopera, abbiamo capito che dovevamo adottare misure compatibili con la nostra situazione».

 

E cosa avete fatto?

«Abbiamo chiuso praticamente in coincidenza con il lockdown e ci siamo immediatamente messi al lavoro su come organizzarci per affrontare successivamente la riapertura e non dover richiudere in una situazione di ritorno della pandemia che tutti in qualche modo prevedevamo».

Giuseppe Bono

 

Ora come siete messi di fronte alla seconda ondata?

«Abbiamo oltre 20mila persone al giorno che lavorano nei nostri cantieri e la percentuale di contagi è inferiore al 3%».

 

Bene, no?

«Benissimo, però la stragrande maggioranza di quel 3% è composta da lavoratori stranieri».

 

Questo cosa significa?

FINCANTIERI - LA FREGATA PER US NAVY

«Questo significa che nessuno, pur sapendo tutti che i lavoratori stranieri sono indispensabili alla nostra economia, perché ci sono molte attività, come la vendemmia o la raccolta di derrate alimentari, che gli italiani non vogliono più fare, si è preoccupato di gestire i flussi migratori in maniera efficace e sicura. Non sono mica untori, ma è una questione di controlli, occorreva un' organizzazione diversa da molto tempo. Bisogna essere capaci di vedere le cose in maniera realistica, senza fare di ogni fenomeno un motivo di scontro e divisione».

Giuseppe Bono

 

Quando c' era Salvini al Viminale le cose andavano meglio?

«Mi limito a ricordare il giudizio di Salvini su quello che facciamo noi.

Quando venne nel giugno del 2019, da ministro, al nostro stabilimento di Genova e fu circondato da nostri dipendenti provenienti da ogni regione del mondo e d' Italia disse che il nostro è un bel modello di sviluppo e integrazione, fondato sul lavoro, sul rispetto e sulla conoscenza».

CONTE E TONINELLI A VALEGGIO SUL MINCIO CON GIUSEPPE BONO E IL LOGO DI FINCANTIERI INFRASTRUCTURES

 

Ne è convinto anche lei?

«Certo, e aggiungo coesione. Quella che serve al Paese e che sono riuscito, con orgoglio, ad ottenere nella mia azienda. Pensi che un sondaggio che abbiamo condotto internamente ha rivelato che il 91% dei dipendenti si è detto molto soddisfatto delle nostre misure di prevenzione anti-Covid».

Giuseppe Bono

 

Nel Paese, però, sembra ci sia meno armonia...

«Continuiamo a parlare di Recovery fund, di Mes, di manovre. Bisogna occuparsi delle cose concrete».

 

FINCANTIERI DI MONFALCONE

E quali sono?

«Questo è un momento in cui dovremmo pensare a dare aiuti ad aziende che hanno un mercato, aiutando al contempo le altre a ristrutturarsi.

Bisogna mettere il Paese in condizione di riequilibrare le proprie filiere, di adattarsi ai cambiamenti».

Giuseppe Bono

 

Basterebbe questo?

Assolutamente no. Ci sono il turismo, l' arte, le risorse naturali. E poi i porti: se avessimo un sistema efficiente potremmo fare dell' Italia una formidabile piattaforma logistica.

 

FINCANTIERI MONFALCONE

Da dove si comincia?

«Dalle risorse umane. Il miracolo italiano lo abbiamo fatto con le braccia, con i nostri migranti che dal Sud sono andati al Nord. Ora queste braccia le dobbiamo andare a prendere. Non ci possiamo permettere di avere il 30% di disoccupazione giovanile.

GIUSEPPE BONO

Dobbiamo costringerli a lavorare».

 

In che modo?

«Quelle statistiche mi fanno impazzire. Vorrei vedere uno ad uno quei giovani, chiedergli che cosa vogliono fare, cosa hanno studiato. Per quale motivo molti di loro non accettano di svolgere incarichi che le aziende non riescono a coprire, come voi recentemente avete testimoniato con un' intervista all' imprenditore Agnelli».

FINCANTIERI MONFALCONE

 

Il problema è vecchio e di non facile soluzione...

«Bisogna far capire a questi ragazzi che non si arriva in alto per merito dello Spirito santo. Si deve partire dal basso. Bisogna recuperare l' idea che il lavoro è dignità. Sono valori che il Paese ha perso».

 

Il reddito di cittadinanza non aiuta a recuperarli. O sbaglio?

GIUSEPPE BONO

«Guardi, io ho cominciato a lavorare a 18 anni, senza navigator. Sono convinto che dobbiamo aiutare chi resta indietro. E dare a tutti le stesse opportunità di esprimersi. Poi, però, dopo che abbiamo aiutato non è che possiamo farci carico di tutti, dalla culla alla tomba. Ognuno deve avere la responsabilità della propria vita. E deve essere anche ben chiaro che il pane, come dice anche la nostra tradizione cattolica, te lo devi guadagnare col sudore della fronte».

FINCANTIERI MONFALCONE

 

Non sarà mica tutta colpa dei giovani svogliati?

«Per carità, ma se parliamo della movida invece dei problemi reali, li allontaniamo ancora di più».

 

Allora parliamo del fatto che in Italia per realizzare un' infrastruttura ci vogliono decenni. Fincantieri lavora in tutto il mondo, accade lo stesso all' estero?

«No, ma anche noi siamo riusciti a fare un' opera in poco tempo. Guardi il nuovo ponte sul Polcevera. Come con le navi, siamo abituati a consegnare i nostri lavori all' ora e al giorno prestabiliti anni prima».

FINCANTIERI MONFALCONE

 

E avete fatto lo stesso col viadotto...

«Già, però per realizzarlo è servito il cosiddetto "modello Genova", un modello virtuoso che va adottato, non abbandonato».

 

Voi siete un' azienda pubblica. Mi sta dicendo che serve lo Stato in economia, come si sta pensando per l' Ilva, Alitalia e Autostrade?

«Io ho iniziato a lavorare alla Fiat, poi ero un po' presuntuoso e sono voluto andare nel pubblico perché volevo servire il Paese».

 

fincantieri morpheus

Però non ha risposto...

«Non vedo differenza. L' importante è che ognuno venga messo in grado di fare il proprio lavoro e il proprio dovere. Detto questo, nel privato c' è un' organizzazione che fa capo a una famiglia, a un imprenditore. Ti devi confrontare con un unico soggetto.

Nel pubblico c' è la politica, ci sono tanti referenti e qualcuno cerca di trovare scorciatoie, privilegiando le amicizie invece del merito».

 

Qual è la soluzione?

DONALD TRUMP JOE BIDEN BY EDOARDOBARALDI

«L' assunzione di responsabilità, che fatalmente comporta che venga riconosciuto il merito. Chi ha capacità superiori deve esplicarle assumendosi delle responsabilità».

 

Trump o Biden. Per chi voterebbe?

È complicato dirlo, ma conoscono bene gli Stati Uniti e non ho una visione fideistica. In America c' è una struttura di altissimo livello che sta sotto i presidenti e resta sempre la stessa. È quella la sua forza.

FINCANTIERI MONFALCONE

 

Continuerete a fare affari negli Usa?

«Dieci anni fa eravamo visti come una piccola azienda. Poi abbiamo ottenuto ordini per costruire 20 navi e abbiamo vinto recentemente una commessa da 6 miliardi.

Nessuno ci ha aiutato. Ci siamo solo rimboccati le maniche. Sono orgoglioso di tutti i nostri lavoratori».

giuseppe bono inaugurazione nuovo ponte di genova Giuseppe Bono

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni roberto vannacci pedro sanchez paolo mieli donald trump

DAGOREPORT - ALLA SCAZZO COATTO, SEGUIRA' VENDETTA, TREMENDA VENDETTA DEL TRUMPONE? QUANTO RISCHIA "GIGIORGIA" PER AVER PRESO IN GIRO, CON SORRISI E PROMESSE, IL DISTURBATO MENTALE DELLA CASA BIANCA? – PAOLINO MIELI NE E' CERTO: “A MELONI VERRÀ PRESENTATO IL CONTO. FARANNO L’IMPOSSIBILE PER FARLE PERDERE LE ELEZIONI, PER SPUTTANARLA” – “USERANNO ANCHE VANNACCI. LO POSSONO ALIMENTARE, DA UNA PARTE GLI AMERICANI, DA UNA PARTE PUTIN. LO POSSONO GONFIARE, DANDOGLI AUTOREVOLEZZA” –  PER CAPIRE QUANTO È “VENDI-CATTIVO” TRUMP, BASTA GUARDARE COSA È SUCCESSO A PEDRO SANCHEZ: PRIMA È SBUCATO UN DOSSIER PER CORRUZIONE SUL SUO “PADRINO” ZAPATERO. POI È ARRIVATO IL RINVIO A GIUDIZIO PER LA MOGLIE DEL PREMIER SPAGNOLO… - VIDEO

domenico centrone leonarda alberizia giovanni caravelli meloni nordio bartolozzi almasri mantovano

DAGOREPORT – CHE CURIOSA COINCIDENZA: IERI LE AUTORITÀ LIBICHE HANNO LIBERATO IMPROVVISAMENTE I DUE ATTIVISTI DELLA FLOTILLA, LEONARDA ALBERIZIA E DOMENICO CENTRONE, INGABBIATI DA UN MESE - E CHI ERA ATTERRATO IN LIBIA NEI GIORNI SCORSI, UFFICIALMENTE PER UN INCONTRO “ISTITUZIONALE” CON IL PREMIER DI TRIPOLI, ABDULHAMID DABAIBA? GIOVANNI CARAVELLI, DIRETTORE DELL’AISE, I SERVIZI SEGRETI ESTERI ITALIANI, UNO DEI PROTAGONISTI DEL CASO ALMASRI, IL TORTURATORE LIBICO ARRESTATO IN ITALIA CHE, MALGRADO FOSSE INSEGUITO DA UN MANDATO DI CATTURA INTERNAZIONALE, FU COMODAMENTE RIACCOMPAGNATO A TRIPOLI A BORDO DI UN JET DELL'INTELLIGENCE – QUESTA VOLTA, LA MATASSA CHE CARAVELLI AVEVA DA SBROGLIARE IN LIBIA ERA LA SCARCERAZIONE DEI DUE FLOTILLEROS? - CONOSCENDO GLI USI E GLI ABUSI DELLE TRIBU' LIBICHE ("PAGARE MONETA, VEDERE CAMMELLO"), CHISSA' QUANTO SARA' COSTATO AL GOVERNO MELONI RIPORTARE A CASA I DUE ATTIVISTI... - VIDEO

nicole minetti giuseppe cipriani sigfrido ranucci carlo nordio giampaolo rossi francesco spadafora

DAGOREPORT – A TELE-MELONI HANNO TROVATO IL PRETESTO CHE CERCAVANO DA TEMPO PER METTERE IN GINOCCHIO SIGFRIDO RANUCCI E RAGGIUNGERE L’OBIETTIVO FINALE: ACCOMPAGNARLO ALL’USCITA DI VIALE MAZZINI – LA RAI GUIDATA DA GIAMPAOLO ROSSI HA INFATTI NEGATO LA TUTELA LEGALE AL CONDUTTORE DI "REPORT" PER LA QUERELA DA 2 MILIONI DI EURO DI GIUSEPPE CIPRIANI SUL CASO DELLA "GRAZIA" A NICOLE MINETTI - DURANTE UNA PUNTATA DI “È SEMPRE CARTABIANCA”, SU MEDIASET, SIGFRIDO SE N'E' USCITO CON L’IMPROVVIDA FRASE: “UNA FONTE CI HA DETTO DI AVER VISTO CARLO NORDIO IN URUGUAY NEL RANCH DI GIUSEPPE CIPRIANI. UNA PISTA CHE STIAMO VERIFICANDO” (FRASE DI CUI HA CHIESTO SCUSA A NORDIO) – LA MAIL DI FUOCO INVIATA DA RANUCCI A ROSSI: COME LA MELONI CON TRUMP, SCRIVE DI NON ESSERE “ABITUATO A IMPLORARE”, E CHE SI DIFENDERÀ DA SOLO, PRECISANDO CHE “I FATTI CHE MI VENGONO CONTESTATI, PUR DETTI IN ALTRA EMITTENTE, SONO STATI RIPORTATI NELLA MIA FUNZIONE DI CONDUTTORE DI ''REPORT''. E IN TALE FUNZIONE AVREI DIRITTO ALLA TUTELA LEGALE…” - VIDEO

elly schlein festa unita

DAGOREPORT - DRAG QUEEN, "POLPETTE DEMOCRATICHE" E IL PIPPARDONE SULL’ANTIFASCISMO: L'APPARIZIONE DI ELLY SCHLEIN ALLA FESTA DELL’UNITA’ DI ROMA E' UN ASSIST AI SUOI DETRATTORI -LA SEGRETARIA DEM RICICCIA I SOLITI TEMI MINORITARI E IDENTITARI (DIRITTI, ANTIFASCISMO E CONFORMISMI ASSORTITI): ANCHE STAVOLTA DIMENTICA ALCUN DEI TEMI CHE STANNO A PIÙ CUORE AGLI ITALIANI: LA SICUREZZA E IL CONTROLLO DELL'IMMIGRAZIONE - ELLY SI LAMENTA CHE UN PEZZO DI ESTABLISHMENT NON LA VUOLE A PALAZZO CHIGI MA SE CONTINUA COSI' SARA' L'INTERO PAESE A DARLE IL BENSERVITO - AVVISO AI NAVIGATI: DOPO TRE ANNI E MEZZO DI GESTIONE ELLY, IL PD NON SI SCHIODA DAL 21-22%...

bernardino zapponi libro dino risi dario argento federico fellini tinto brass

IL LIBRO DEI GIUSTI: L’INEGUAGLIABILE ZAPPONI - LETTORE E SCRITTORE INSTANCABILE, CAPACE DI DARE UN SENSO, PROFONDO, A COSE MOLTO DISTANTI: DAI FUMETTI ALLA STAMPA EROTICA, DALLE SCENEGGIATURE PER FELLINI, RISI, ARGENTO, BRASS, MONICELLI, CORBUCCI, SORDI AGLI SKETCH PER “CAROSELLO” E VARIETÀ TV  IN LIBRERIA VI ASPETTA “CARISSIMO BERNARDINO…”, A CURA DI ROCCO MOCCAGATTA E ALBERTO PEZZOTTA, UN LIBRONE DI OLTRE 500 PAGINE CHE, IN QUESTO TEMPO DI FREGNACCE E CORIANDOLI, APPARE NON UN GIOCO INTELLETTUALE, MA UN MODO DI INTENDERE IL PENSIERO COME TESSITORE DI FILI E DI VOGLIA DI CONTAMINAZIONE, FIGLIA DI CURIOSITÀ E PERSINO UMILTÀ, TIPICA DI UN’ITALIA MERAVIGLIOSA CHE CHISSÀ DOVE SARÀ FINITA...

gender club degrado roma pina bausch matteo garrone

25 ANNI FA SPUNTÒ A ROMA UN CLUB IN MODALITÀ DARK-ROOM: AL "DEGRADO", IMMERSO NEL BUIO, SI FACEVA SESSO SENZA IL SENSO DEL PECCATO, IN MEZZO A TUTTI. UNO ‘’SBORRIFICIO” CHE NON HA AVUTO EGUALI E CHE DEMOLÌ I MURI DIVISORI TRA ETERO-BI-GAY-LESBO-TRANS-VATTELAPESCA - PER 9 ANNI, “CARNE ALLEGRA” PER TUTTI. OGNUNO VENIVA E SI FACEVA I CAZZI SUOI, E QUELLI DEGLI ALTRI. IL "DEGRADO'' POTEVA ESSERE RIASSUNTO IN UNA DOMANDA: CHI È NORMALE? - DAGO-INTERVISTA ALL’ARTEFICE DEL BORDELLO: “SCORTATA DA MATTEO GARRONE, UNA NOTTE È APPARSA PINA BAUSCH IMPEGNATA AL TEATRO ARGENTINA. SI ACCENDONO LE LUCI E UNA TRAVESTITA URLO': “AO' SPEGNETELE! IO STAVO A FA’ UN BOCCHINO. NUN ME NE FREGA ‘N CAZZO DE 'STA PINA!”