SOTTO-MARINO COLPITO E AFFONDATO – LO STOP DEL TRIBUNALE AL COMUNE DI ROMA, CHE CHIEDEVA LA CONVOCAZIONE ANTICIPATA DELL'ASSEMBLEA DI ACEA. SBERTUCCIA LA LINEA DEL SINDACO MARZIANO

1. ACEA, STOP DEL TRIBUNALE AL COMUNE - RESPINTA LA RICHIESTA DI CONVOCAZIONE ANTICIPATA DELL'ASSEMBLEA
Celestina Dominelli per "Il Sole 24 Ore"

L'assemblea dei soci di Acea si svolgerà il 5 giugno come deciso dai vertici dell'utility capitolina guidata da Paolo Gallo. La linea del sindaco di Roma, Ignazio Marino, che puntava ad anticipare l'assise prima delle elezioni europee non è passata. Ieri, infatti, la terza sezione civile del tribunale di Roma (presieduta da Francesco Mannino) ha respinto l'istanza presentata dal Campidoglio dichiarando il «non luogo a procedere» sulla domanda di convocazione dell'assemblea e inammissibile la richiesta di anticipazione formulata dal Comune.

Nessuna nota ufficiale è arrivata dall'utility capitolina dove comunque la decisione è stata accolta come una conferma della bontà delle scelte assunte dagli amministratori nel pieno rispetto della legge. Mentre il sindaco Marino ha provato a vedere il bicchiere mezzo pieno nonostante il verdetto sfavorevole. «La decisione di oggi (ieri, ndr) da un lato prende atto che dopo il nostro ricorso finalmente l'assemblea è stata convocata, esattamente come da noi richiesto, dall'altro conferma il chiaro atteggiamento dilatorio degli attuali vertici della multiutility».

In realtà, le quindici pagine firmate da Mannino non esprimono, come rilevato anche da Piergaetano Marchetti - che, insieme ad Andrea Zoppini, ha assistito Acea nella querelle con il sindaco - alcun giudizio di merito sulla data individuata dalla società, ma si limitano a sottolineare, in astratto, che un'eventuale fissazione dell'adunanza «oltre il termine di 30 o 40 giorni (dall'istanza dei soci, ndr)» è comunque ammissibile purché adeguatamente giustificata.

I giudici, poi, hanno smontato le ulteriori richieste presentate dal Comune, ritenendo inammissibile anche la domanda, riformulata dai legali del sindaco in sede di udienza, di "scindere" l'assise, con una nuova data in cui si discuta dei soli argomenti (snellimento del board, nomina del cda e del presidente, riduzione dei compensi) chiesti dal sindaco. La cui prima missiva (quella del 3 marzo), ha fatto osservare il tribunale, non rappresentava «un'autonoma richiesta di convocazione», che si palesa soltanto con la diffida del 25 marzo, «ma un'istanza di integrazione dell'ordine del giorno».

Rispetto alla quale, ha rilevato ancora Mannino, non esiste alcun automatismo: agli amministratori o ai sindaci è sempre consentita una valutazione sulla forma e sui contenuti (come hanno fatto i vertici di Acea, muovendosi quindi in linea con le norme esistenti, con la richiesta al sindaco di ulteriori ragguagli sui temi da porre al vaglio dell'assemblea).

I riflettori sono puntati ora sull'assemblea del 5 giugno. Non è comunque da escludere che nei prossimi giorni possa esserci un nuovo incontro tra Marino e il principale socio privato di Acea (Caltagirone) che, come i francesi di Suez Environnement, non ha nascosto la sua contrarietà per la manovra del sindaco. L'offensiva, però, lascia perplessi anche altri azionisti. «La notizia della vittoria di Acea - ha spiegato al Sole 24 Ore, Lupo Rattazzi che, con GL Investimenti, di cui è socio anche Giovanni Malagò, detiene l'1,6% della società - è positiva per la società.

L'azienda ha tutto da perdere se Roma Capitale andrà avanti con la sua azione, ma mi auguro che ci sia spazio ora per una riflessione di tutti gli attori in campo affinché si persegua il bene dell'azienda che non coincide con la rimozione, avversata anche dal mercato, dell'ad Gallo». Quest'ultimo sta proseguendo il road show per far conoscere il piano industriale, illustrato nei giorni scorsi anche ai fondi esteri, inclusi i norvegesi di Norges Bank, che seguono con attenzione le mosse del sindaco.

Ieri, poi, anche l'opposizione in Campidoglio ha tuonato contro Marino. L'ex sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ha parlato di «brutta figura nazionale e internazionale», auspicando che «non ci siano altre forzature del sindaco fino a giugno». Mentre Fabrizio Ghera (Fratelli d'Italia) ha stigmatizzato come «irresponsabile» l'atteggiamento del primo cittadino. Ma anche l'ex capogruppo Pd in Comune, Umberto Marroni, ha criticato Marino definendo «confusa e inutile» la querelle giudiziaria.


2. SCONFESSATA LA LINEA DI MARINO
Celestina Dominelli per "Il Sole 24 Ore"

Il verdetto del tribunale di Roma sconfessa le ultime mosse del Campidoglio. E, sebbene Ignazio Marino, sindaco di Roma, si ostini a vedervi comunque un «riconoscimento» della legittimità della sua posizione, la decisione ribadisce la correttezza di Acea. Le cui sorti sono rimaste appese per una settimana alla giustizia italiana i cui tempi, evidentemente, non sono quelli, più celeri, del mercato.

Il confronto si sposterà adesso nell'assemblea degli azionisti, ma, da qui ad allora, i rischi per la società non sono finiti. Entro il 12 maggio, infatti, Marino dovrà presentare la sua lista e sarà quello un altro banco di prova per testare le reali intenzioni del primo cittadino. Che, a parole, lo ha fatto anche ieri, continua a invocare «la tutela degli interessi delle romane e dei romani» per giustificare il suo affondo, ma nei fatti si muove in direzione contraria.

Se il sindaco procedesse all'azzeramento dei vertici, non ci sarebbe infatti alcun «riassetto della governance all'insegna della razionalizzazione dei costi», come Marino continua a evidenziare, perché lo snellimento del board, e il suo rinnovo, comporterebbero almeno 5-7 milioni di euro di indennizzi per pagare gli amministratori mandati via anzitempo.

Senza contare poi il pericolo più grande: che il ritorno prepotente della politica metta in fuga gli investitori, inclusi i "big" internazionali (da Norges Bank a BlackRock, ai mega-fondi Wam e Tiaa-Cref). Con il risultato che, ai romani e alle romane, Marino finirebbe per consegnare una Acea più debole e con scarso appeal per il mercato.

 

 

IGNAZIO MARINO E OBAMAIGNAZIO MARINO E OBAMANuovo Logo AceaPAOLO GALLOgdf suez PIERGAETANO MARCHETTI Andrea Zoppini al Quirinale

Ultimi Dagoreport

dagospia 25 anni

DAGOSPIA, 25 ANNI A FIL DI RETE - “UNA MATTINA DEL 22 MAGGIO 2000, ALL’ALBA DEL NUOVO SECOLO, SI È AFFACCIATO SUI COMPUTER QUESTO SITO SANTO E DANNATO - FINALMENTE LIBERO DA PADRONI E PADRINI, TRA MASSACRO E PROFANO, SENZA OGNI CONFORMISMO, HAI POTUTO RAGGIUNGERE IL NIRVANA DIGITALE CON LA TITOLAZIONE, BEFFARDA, IRRIDENTE A VOLTE SFACCIATA AL LIMITE DELLA TRASH. ADDIO AL “POLITICHESE”, ALLA RETORICA DEL PALAZZO VOLUTAMENTE INCOMPRENSIBILE MA ANCORA DI MODA NEGLI EX GIORNALONI - “ET VOILÀ”, OSSERVAVA IL VENERATO MAESTRO, EDMONDO BERSELLI: “IL SITO SI TRASFORMA IN UN NETWORK DOVE NEL GIOCO DURO FINISCONO MANAGER, BANCHIERI, DIRETTORI DI GIORNALI. SBOCCIANO I POTERI MARCI. D’INCANTO TUTTI I PROTAGONISTI DELLA NOSTRA SOCIETÀ CONTEMPORANEA ESISTONO IN QUANTO FIGURINE DI DAGOSPIA. UN GIOCO DI PRESTIGIO…”

nando pagnoncelli elly schlein giorgia meloni

DAGOREPORT - SE GIORGIA MELONI  HA UN GRADIMENTO COSÌ STABILE, DOPO TRE ANNI DI GOVERNO, NONOSTANTE L'INFLAZIONE E LE MOLTE PROMESSE NON MANTENUTE, È TUTTO MERITO DELLO SCARSISSIMO APPEAL DI ELLY SCHLEIN - IL SONDAGGIONE DI PAGNONCELLI CERTIFICA: MENTRE FRATELLI D'ITALIA TIENE, IL PD, PRINCIPALE PARTITO DI OPPOSIZIONE, CALA AL 21,3% - CON I SUOI BALLI SUL CARRO DEL GAYPRIDE E GLI SCIOPERI A TRAINO DELLA CGIL PER LA PALESTINA, LA MIRACOLATA CON TRE PASSAPORTI E UNA FIDANZATA FA SCAPPARE L'ELETTORATO MODERATO (IL 28,4% DI ITALIANI CHE VOTA FRATELLI D'ITALIA NON È FATTO SOLO DI NOSTALGICI DELLA FIAMMA COME LA RUSSA) - IN UN MONDO DOMINATO DALLA COMUNICAZIONE, "IO SO' GIORGIA", CHE CITA IL MERCANTE IN FIERA E INDOSSA MAGLIONI SIMPATICI PER NATALE, SEMBRA UNA "DER POPOLO", MENTRE ELLY RISULTA INDIGESTA COME UNA PEPERONATA - A PROPOSITO DI POPOLO: IL 41,8% DI CITTADINI CHE NON VA A VOTARE, COME SI COMPORTEREBBE CON UN LEADER DIVERSO ALL'OPPOSIZIONE?

giorgia meloni ignazio la russa

DAGOREPORT - LA RISSA CONTINUA DI LA RUSSA - L’ORGOGLIOSA  CELEBRAZIONE DELL’ANNIVERSARIO DELLA FONDAZIONE DEL MOVIMENTO SOCIALE, NUME TUTELARE DEI DELLE RADICI POST-FASCISTE DEI FRATELLINI D'ITALIA, DI SICURO NON AVRÀ FATTO UN GRANCHÉ PIACERE A SUA ALTEZZA, LA REGINA GIORGIA, CHE SI SBATTE COME UN MOULINEX IN EUROPA PER ENTRARE UN SANTO GIORNO NELLE GRAZIE DEMOCRISTIANE DI MERZ E URSULA VON DER LEYEN - DA MESI 'GNAZIO INTIGNA A FAR DISPETTI ALLE SORELLE MELONI CHE NON VOGLIONO METTERSI IN TESTA CHE A MILANO NON COMANDANO I FRATELLI D'ITALIA BENSI' I FRATELLI ROMANO E IGNAZIO LA RUSSA – DALLA SCALATA A MEDIOBANCA ALLA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA, DAL CASO GAROFANI-QUIRINALE ALLO SVUOTA-CARCERI NATALIZIO, FINO A PROPORSI COME INTERMEDIARIO TRA I GIORNALISTI DI ‘’REPUBBLICA’’ E ‘’STAMPA’’ E IL MAGNATE GRECO IN NOME DELLA LIBERTÀ D’INFORMAZIONE – L’ULTIMO DISPETTUCCIO DI ‘GNAZIO-STRAZIO ALLA LADY MACBETH DEL COLLE OPPIO… - VIDEO

brunello cucinelli giorgia meloni giuseppe tornatore

A PROPOSITO DI…. TORNATORE – CRISI DEL CINEMA? MA QUALE CRISI! E DA REGISTA TAUMATURGO, NOBILITATO DA UN PREMIO OSCAR, CIAK!, È PASSATO A PETTINARE IL CASHMERE DELLE PECORE DEL SARTO-CESAREO CUCINELLI - MICA UN CAROSELLO DA QUATTRO SOLDI IL SUO “BRUNELLO IL VISIONARIO GARBATO”. NO, MEGA PRODUZIONE CON UN BUDGET DI 10 MILIONI, DISTRIBUITO NELLE SALE DA RAI CINEMA, ALLIETATO DAL MINISTERO DELLA CULTURA CON TAX CREDIT DI 4 MILIONCINI (ALLA FINE PAGA SEMPRE PURE PANTALONE) E DA UN PARTY A CINECITTA' BENEDETTO DALLA PRESENZA DI GIORGIA MELONI E MARIO DRAGHI - ET VOILÀ, ECCO A VOI SUI GRANDI SCHERMI IL “QUO VADIS” DELLA PUBBLICITÀ (OCCULTA) SPACCIATO PER FILM D’AUTORE - DAL CINEPANETTONE AL CINESPOTTONE, NASCE UN NUOVO GENERE, E LA CRISI DELLA SETTIMA ARTE NON C’È PIÙ. PER PEPPUCCIO TORNATORE, VECCHIO O NUOVO, È SEMPRE CINEMA PARADISO…

theodore kyriakou la repubblica mario orfeo gedi

FLASH! – PROCEDE A PASSO SPEDITO L’OPERA DEI DUE EMISSARI DEL GRUPPO ANTENNA SPEDITI IN ITALIA A SPULCIARE I BILANCI DEI GIORNALI E RADIO DEL GRUPPO GEDI (IL CLOSING È PREVISTO PER FINE GENNAIO 2026) - INTANTO, CON UN PO’ DI RITARDO, IL MAGNATE GRECO KYRIAKOU HA COMMISSIONATO A UN ISTITUTO DEMOSCOPICO DI CONDURRE UN’INDAGINE SUL BUSINESS DELLA PUBBLICITÀ TRICOLORE E SULLO SPAZIO POLITICO LASCIATO ANCORA PRIVO DI COPERTURA DAI MEDIA ITALIANI – SONO ALTE LE PREVISIONI CHE DANNO, COME SEGNO DI CONTINUITÀ EDITORIALE, MARIO ORFEO SALDO SUL POSTO DI COMANDO DI ‘’REPUBBLICA’’. DEL RESTO, ALTRA VIA NON C’È PER CONTENERE IL MONTANTE ‘’NERVOSISMO’’ DEI GIORNALISTI…