BINARI PARLANTI – UN CRONISTA DEL “FOGLIO” INTERCETTA UN SOTTOSEGRETARIO SUL TRENO E NE REGISTRA LE CHIACCHIERE – “L’ARTICOLO 18 È UN SIMBOLO CHE MERKEL E DRAGHI HANNO CHIESTO A RENZI” – IL PROSSIMO PRESIDENTE “È BIONDA E FINISCE PER ‘INOTTI”

Claudio Cerasa per "il Foglio"

 

renzi affacciato da palazzo chigi con maglietta biancarenzi affacciato da palazzo chigi con maglietta bianca

Bologna, giovedì due ottobre, treno, ora di pranzo. Il cronista sale su una carrozza di prima classe di un Frecciargento diretto a Roma Termini e pochi minuti dopo aver lasciato la stazione di Bologna Centrale scopre che di fronte alla sua poltrona c’è, seduto accanto a un amico, un pezzo grosso del governo che a quanto pare ha voglia di chiacchierare. L’amico è curioso, si vede che è in confidenza con il sottosegretario, cerca di capire cosa succede a Palazzo Chigi, al governo, nel Pd, nel mondo che ruota attorno al presidente del Consiglio, e, passo dopo passo, stazione dopo stazione, riceve alcuni spunti interessanti. Su Renzi. Su Napolitano. Sull’articolo 18. Sulla minoranza del Pd.

 

Il cronista si lecca i baffi, si traveste da schienale, poggia l’iPhone dietro la poltrona del sottosegretario e comincia a registrare. Clip numero uno: l’articolo 18. “Lo sanno tutti che non è riformando l’articolo 18 che si creano posti di lavoro. Non è quello il punto che blocca l’emorragia di disoccupati. La riforma va letta nella sua interezza. Ma la ragione per cui Matteo sta spingendo come un forsennato sull’articolo 18 è perché l’articolo 18, in Europa, è diventato un simbolo di conservazione. E da questo punto di vista, abolire l’articolo 18 è, prima di tutto, un messaggio per Angela Merkel e per Mario Draghi. D’altronde sono loro che hanno chiesto a Matteo di dare un segnale su questo punto.

mario draghimario draghi

 

Si dirà: cosa può fare la Bce? Vero: sta già facendo molto. Ha avviato un percorso di acquisto di obbligazioni garantite e di titoli cartolarizzati. Ma l’obiettivo è quello di dare, per quanto possibile, un aiuto a Draghi per superare le resistenze della Germania per l’acquisto diretto dei titoli di stato dei paesi in difficoltà. Non importa che poi Draghi lo faccia davvero, importa che quantomeno prometta di essere pronto a farlo. Sarebbe una rivoluzione, davvero”.

 

Clip numero due: le elezioni. “Matteo prova un piacere fisico nell’essere a Palazzo Chigi. Non riesco a immaginare che possa scegliere di far cadere tutto all’improvviso. Anche perché, diciamoci la verità, governare con Alfano è molto più semplice che governare con Vendola: è innocuo, meno offensivo, più disciplinato. Eppure, allo stesso tempo, lo dico a malincuore, mi rendo conto che ci sarebbero molte ragioni per andare a votare: Matteo ha un consenso incredibile, non ha avversari nel Pd, non ha avversari negli altri partiti, non ha opposizioni degne di questo nome, e in realtà non avrebbe neppure problemi ad andare a votare con la nuova legge elettorale. Il Consultellum potrebbe essere aggirato”.

 

angela merkel magnaangela merkel magna

La storia è più o meno questa: in caso di elezioni anticipate, l’attuale legge elettorale (il Consultellum) essendo un proporzionale puro costringerebbe Renzi ad allearsi con un altro partito (salvo che Renzi non ottenga più del 50 per cento dei voti) e verosimilmente quel partito dovrebbe essere Forza Italia. E anche se il Parlamento dovesse essere così lesto da approvare nel giro di poco tempo la nuova legge elettorale (l’Italicum), esiste un emendamento approvato lo scorso tre aprile alla Camera (il numero 2.3, firmato da Alfredo D’Attorre) che vincola l’entrata in vigore della nuova legge elettorale al Senato solo dopo l’approvazione della riforma costituzionale.

 

GRAZIANO DELRIOGRAZIANO DELRIO

 Siccome per approvare la riforma costituzionale occorrerà più di un anno e mezzo, dovessero esserci le elezioni dopo l’approvazione dell’Italicum ma prima dell’approvazione della riforma costituzionale si andrebbe a votare con una specie di Strabicum: l’Italicum (maggioritario con ballottaggio) alla Camera e il Consultellum (proporzionale) al Senato. Un pasticcio. Ma il sottosegretario dice che un’altra soluzione esiste. Eccome se esiste. “Io so che nel giro renziano hanno pensato a una soluzione per superare il problema della legge elettorale strabica. E’ molto semplice: un emendamento straordinario che in caso di voto anticipato andrebbe a sbloccare la situazione, abrogando l’emendamento precedente, quello firmato ad aprile da Alfredo D’Attorre, e che estenderebbe l’Italicum al Senato senza bisogno di approvare la riforma costituzionale. In teoria, dunque, lo spazio per andare a votare ci sarebbe. Chissà…”.

 

luca lotti nozze carrailuca lotti nozze carrai

Clip numero tre: la presidenza della Repubblica. “Sarà questa la battaglia più intrigante del prossimo anno. Cosa vuoi che ti dica? Matteo è chiaramente alla ricerca di un presidente giovane, donna, non legata a vecchi assetti di potere. Vuoi che ti dica che la vuole anche bionda? Vuoi che ti dica che la vuole con un cognome che finisce con -inotti?”. Chiede l’amico, sempre più curioso. “E gli altri? Veltroni, il Prof?”. “Chi è il Prof?”. “Prodi!”. “Niente, impossibile: se sono stati 101 l’altra volta questa volta sarebbero 202. Non ci sono le condizioni. Berlusconi non lo voterebbe mai”. “E Veltroni?”. “Troppo indipendente. Piacerebbe molto a Berlusconi ma Matteo non vuole nessuno della vecchia guardia che possa presentarsi come un contropotere”. “E quando se ne parlerà?”. “La partita si gioca nei primi mesi del prossimo anno. Entro Pasqua sono convinto che sarà tutto più chiaro”.

 

 Il treno arriva a Firenze, e a Firenze l’amico del sottosegretario chiede, ovviamente, come sia lavorare con tutti questi fiorentini al governo. “La squadra è buona ma c’è un problema di comunicazione, di filtro mi verrebbe da dire. Matteo è vero che si consulta prevalentemente con Luca Lotti e con Maria Elena Boschi e con pochi altri. Non credo sia vera la storia del litigio con Graziano Delrio ma credo che la verità sia nel mezzo. Più che Renzi, sono i renziani ad aver sottratto spazio a Graziano a Palazzo Chigi. Renzi ha un ottimo rapporto con Delrio ma c’è qualcosa che non torna. Perché è ovvio che tu mandi un messaggio di un certo tipo se affidi un dossier importante come quello del Cipe non al più esperto della compagnia, ovvero Graziano, ma a quello più vicino a te nella compagnia, ovvero Lotti”.

la concordia a genova matteo renzi roberta pinotti 28la concordia a genova matteo renzi roberta pinotti 28

 

Chiede sempre più curioso l’amico al sottosegretario: e Berlusconi? Sorrisi. “Guarda: la verità è che se non ci fosse stato lui, e l’alleanza con Forza Italia sulla legge elettorale, Matteo difficilmente sarebbe arrivato così velocemente a Palazzo Chigi e difficilmente avrebbe avuto la forza di rendere così irrilevante la minoranza interna del Pd. Il punto è semplice: fino a che ci sarà Berlusconi a offrire il sostegno esterno al governo, non ci sarà minoranza del Pd che sarà in grado di creare problemi al governo. E se Berlusconi dovesse fare un passo indietro, obiettivamente Matteo diventerebbe ostaggio dei gruppi parlamentari. Ma vedrete, Berlusconi non lo farà. Non gli conviene. Diventerebbe di nuovo irrilevante”.

Silvio Berlusconi RUDY  CAVAGNOLI  Silvio Berlusconi RUDY CAVAGNOLI

 

Clip finale: il partito. “Lo so: Matteo ha distrutto il vecchio Pd. Non esiste più. Sono cambiate le coordinate. E forse anche gli elettori. Non escludo che molte persone che un tempo votavano Pd oggi non lo facciano più. Da un certo punto di vista è naturale: Matteo sta facendo una politica trasversale, acchiappa tutti, seduce molti ma ha un problema: i nuovi elettori non sono elettori fedeli e basta poco per vederli andare via. Per questo, conoscendo Matteo, se le cose non dovessero cominciare a girare bene, e se l’economia non dovesse ripartire, per come è fatto lui penso davvero che la strada più naturale sarebbe quella di spendere il suo tesoretto e tornare a votare”.

Ultimi Dagoreport

vannacci meloni la russa crosetto alleanza nazionale movimento sociale fratelli d italia

DAGOREPORT - PER NON DIMENTICARE LA…MEMORIA - VANNACCI FA MALE A SALVINI MA ANCHE A GIORGIA MELONI. E NON SOLO PER RAGIONI ELETTORALI, CIOE’ PER I VOTI CHE PUO’ PORTARLE VIA, MA SOPRATTUTTO PER QUESTIONI IDEOLOGICHE - IL GENERALE, CHE RIVENDICA DI RAPPRESENTARE “LA VERA DESTRA”, HA BUON GIOCO A SPUTTANARE I CAMALEONTISMI E I PARACULISMI DELLA DUCETTA (BASTA ASCOLTARE GLI INTERVENTI DI QUANDO FDI ERA ALL'OPPOSIZIONE) - DAL COLLE OPPIO A PALAZZO CHIGI, LA DESTRA MELONIANA HA INIZIATO UN SUBDOLO SPOSTAMENTO VERSO IL CENTRO. E COSI' IL GIUSTIZIALISMO PRO-MAGISTRATI E' FINITO IN SOFFITTA; DA FILO-PALESTINESE E ANTI-SIONISTA E' DIVENTATA FILO-ISRAELIANA; DA ANTI-AMERICANA E ANTI-NATO, SI E' RITROVATA A FARE DA SCENDILETTO PRIMA A BIDEN ED OGGI A TRUMP - CERTO, LA VERA MISURA DELL’INTELLIGENZA POLITICA È LA CAPACITÀ DI ADATTARSI AL CAMBIAMENTO, QUANDO E' NECESSARIO. E LA “SALAMANDRA DELLA GARBATELLA” LO SA BENISSIMO. MA DEVE ANCHE TENER PRESENTE CHE CI SONO PRINCIPI E VALORI CHE NON VANNO TRADITI PERCHE' RAPPRESENTANO L'IDENTITA' DI UN PARTITO...

giorgia meloni elly schlein giuseppe conte antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT - LA LEGGE ELETTORALE BY MELONI-FAZZO È PRONTA E C’È UNA SORPRESA: SECONDO RUMORS RACCOLTI DA DAGOSPIA, LA RIFORMA NON PREVEDEREBBE IL NOME DEL PREMIER SUL SIMBOLO ELETTORALE, COME INVECE SOGNAVA LA SORA GIORGIA (AVENDO FALLITO IL PREMIERATO, “MADRE DI TUTTE LE RIFORME”, PROVAVA A INTRODURLO DI FATTO) – FORZA ITALIA E LEGA HANNO FATTO LE BARRICATE, E LA DUCETTA HA DOVUTO TROVARE UN COMPROMESSO - MA TUTTO CIO'  NON TOGLIE DALLA TESTA DI GIUSEPPE CONTE, DALL'ALTO DI ESSERE STATO DUE VOLTE PREMIER, LA FISSA DELLE PRIMARIE PER LA SCELTA DEL CANDIDATO PREMIER DEL CENTROSINISTRA UNITO - ALL'INTERNO DI UN PARTITO, LE PRIMARIE CI STANNO; PER LE COALIZIONI VIGE INVECE IL PRINCIPIO DEL PARTITO CHE OTTIENE PIU' VOTI (VALE A DIRE: IL PD GUIDATO DA ELLY SCHLEIN) - NEL "CAMPOLARGO" INVECE DI CIANCIARE DI PRIMARIE, PENSASSERO PIUTTOSTO A TROVARE I VOTI NECESSARI PER RISPEDIRE A CASA I “CAMERATI D'ITALIA” DELL’ARMATA BRANCA-MELONI…

giancarlo giorgetti - foto lapresse

FLASH! – UN “TESORO” DI RUMORS: I RAPPORTI TRA IL MINISTRO DELL’ECONOMIA, GIANCARLO GIORGETTI, E IL SUO PARTITO, LA LEGA, SEMBRANO GIUNTI AL CAPOLINEA – IL “DON ABBONDIO DEL CARROCCIO”, QUALCHE GIORNO FA, PARLANDO DEL CASO VANNACCI, SI SAREBBE SFOGATO IN PARLAMENTO CON UN CAPANNELLO DI COLLEGHI LEGHISTI (TRA CUI ANCHE QUALCHE FRATELLINO D’ITALIA), MOSTRANDO TUTTA LA SUA DISILLUSIONE - LA SINTESI DEL SUO RAGIONAMENTO? “NON MI SENTO PIÙ DELLA LEGA, CONSIDERATEMI UN MINISTRO TECNICO…”

donald trump emmanuel macron charles kushner

DAGOREPORT – NEL SUO DELIRIO PSICHIATRICO, DONALD TRUMP STAREBBE PENSANDO DI NON PARTECIPARE AL G7 DI EVIAN, IN FRANCIA, A GIUGNO - SAREBBE UNA RITORSIONE PER L'''AMMONIMENTO'' DATO DAL DETESTATISSIMO MACRON ALL’AMBASCIATORE USA, CHARLES KUSHNER (CHE DEL TYCOON E' IL CONSUOCERO), CHE SE NE FREGA DI FORNIRE SPIEGAZIONI AL MINISTRO DEGLI ESTERI, BARROT, SUI COMMENTI FATTI DA WASHINGTON SULLA MORTE DEL MILITANTE DI DESTRA, QUENTIN DERANQUE - PER LO STESSO MOTIVO ANCHE GIORGIA MELONI, DIMENTICANDO CHE L'ITALIA E' NELL'UE E HA MOLTO DA PERDERE, HA IMBASTITO UNA GUERRA DIPLOMATICA CON MACRON - È UNA COINCIDENZA O C’È UNA STRATEGIA COMUNE TRA LA DUCETTA E TRUMP?