IN CONCLAVE CHI COPRÌ I PRETI PEDOFILI - NELLA DIOCESI DI ROGER MAHONY, A LOS ANGELES, CI SONO STATI CIRCA 500 CASI DI ABUSI, E L’ARCIVESCOVADO HA DOVUTO PATTEGGIARE RISARCIMENTI PER 660 MLN $ - ERA GIÀ SUCCESSO CON UN ALTRO CARDINALE ALLO SCORSO CONCLAVE - RATZINGER SI È BATTUTO CONTRO IL FENOMENO, MA L’OPPOSIZIONE DEL CLERO CONSERVATORE HA AVUTO LA MEGLIO...

Marco Politi per il "Fatto quotidiano"

Otto anni dopo torna in conclave un cardinale, che coprì preti pedofili nella sua diocesi. Allontanato dal suo successore da ogni incarico ecclesiastico, che aveva mantenuto dopo il pensionamento, il porporato viene tuttavia ritenuto degno di scegliere il nuovo pontefice. Si chiama Roger Mahony, cardinale ed ex arcivescovo di Los Angeles dal 1985 al 2011. Le 14 mila pagine di documenti della diocesi, rese note su ordine del tribunale, hanno rivelato che Mahony e l'incaricato diocesano del problema-abusi, monsignor Thomas Curry, avevano concordato ripetutamente iniziative per tenere "lontani" dalla polizia preti criminali.

"Leggere questi documenti è un'esperienza brutale e dolorosa", ha confessato il nuovo vescovo di Los Angeles Josè Gomez. Il fenomeno portato alla luce in questi anni è gigantesco. L'arcivescovado di Los Angeles ha già dovuto patteggiare risarcimenti per 660 milioni di dollari per rispondere a circa 500 casi di abusi. Un duro editoriale di condanna del Washington Post scandisce che il cardinale Mahony è "fortunato a non essere in prigione".

Era già successo al conclave del 2005. Allora si trattava del cardinale Bernard Law, chiamato provvidenzialmente da papa Wojtyla a Roma (dove gli era stata affidata la basilica di Santa Maria Maggiore) per evitargli guai con la giustizia. Il motivo era sempre il medesimo: spostamenti sistematici di parrocchia in parrocchia di preti pedofili. Nel 2005 una piccola delegazione di vittime, appartenenti alla organizzazione statunitense Snap, aveva pregato pubblicamente davanti a piazza San Pietro per chiedere che Law non fosse fatto entrare in conclave.

Invano. Puntuale come un fantasma, il carico di peccati e di problemi non risolti dalla Chiesa cattolica si ripresenta ora inesorabilmente alla porta della cappella Sistina. Non è un "problema specifico" come si affrettano a dichiarare i difensori d'ufficio dei sacri palazzi. Sesso e soldi - Ior, corruzione, pedofilia - hanno contribuito negli ultimi tre anni ad assestare colpi durissimi alla credibilità dell'istituzione ecclesiastica.

E se la Chiesa vuole risalire la china deve affrontare definitivamente anche questi due nodi. Il dossier degli abusi è uno dei più pesanti di quelli che si accumulano simbolicamente sul tavolo dei cardinali-elettori, chiamati a metà marzo all'elezione papale.

Papa Ratzinger durante il suo pontificato ha dato il segnale di una netta svolta, condannando senza scusanti i crimini e quanti tra i vescovi sono rimasti inerti, chiedendo pubblicamente perdono alle vittime e incontrandole in varie parti del mondo, invitando gli episcopati a elaborare linee di azione,a stabilendo pene ecclesiastiche più severe. Ma non c'è dubbio che la sua azione si sia impantanata tra resistenze e opposizioni.

A ogni passo in avanti verso la pulizia ha spesso corrisposto un contraccolpo sotterraneo. A Los Angeles il vescovo Gomez ha agito sicuro dell'appoggio di Benedetto XVI, ma contro il pontefice si sono scatenati nell'ambiente dei vescovi e cardinali più conservatori giudizi durissimi per avere "osato" stabilire il precedente che un cardinale - qual è Mahony - si può "punire pubblicamente".

Attacchi sotterranei a papa Ratzinger, motivati anche dalla paura che si aprano armadi pieni di scheletri, perché di vescovi e cardinali che hanno soprasseduto alla denuncia di preti criminali ce n'è più d'uno. Un brutto segnale per la politica di pulizia totale è stato anche il sollecito trasferimento a Malta del promotore di giustizia del Sant'Uffizio, monsignor Scicluna.

Trasferimento-promozione (Scicluna diventa arcivescovo) propugnato dal segretario di Stato Bertone. Scicluna è stato il collaboratore più determinato di Ratzinger (fu lui a raccogliere il dossier che ha incriminato il fondatore dei Legionari di Cristo Marcial Maciel) e più volte ha denunciato il clima di omertà sui delitti di pedofilia e la "cultura del silenzio" all'interno della Chiesa italiana. Allontanarlo l'autunno scorso non è stato un segnale incoraggiante, anche se il successore padre Robert Oliver di Boston appare egualmente deciso.

Scoraggianti sono anche le notizie provenienti dalla Germania, che spesso è stata un esempio per come l'episcopato organizza a vari livelli il contrasto agli abusi. Aveva suscitato grande interesse l'accordo tra la conferenza episcopale tedesca e l'Istituto di ricerca criminologica della Bassa Sassonia per un esame di tutte le cartelle personali del clero di Germania. Improvvisamente, sul finire del 2012, il contratto con l'Istituto è stato sciolto per volontà dell'episcopato.

Motivi del contrasto: posizioni differenti sulla "tutela della privacy" dei colpevoli e il rifiuto del direttore dell'Istituto professore Christian Pfeiffer di sottoporre preventivamente ai vescovi il rapporto finale. Il vescovo di Tre-viri, monsignor Ackermann, incaricato nazionale dell'episcopato tedesco per il dossier-abusi, assicura che il progetto sarà realizzato con un altro "partner".

Ma le varie forme di resistenza, che in tanti Paesi si sono manifestate contro l'operazione-trasparenza, rivelano in quale ginepraio Benedetto XVI si è cacciato quando si è proposta una linea di tolleranza zero. Tocca al conclave dare al nuovo papa un mandato per andare sino in fondo. Il punto è questo: la "volontà politica" come si diceva una volta in Italia.

 

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