STREMATI ALLA META – QUATTRO MESI IN PIÙ PER ANDARE IN PENSIONE DAL 2016 – I MASCHI DOVRANNO AVERE 66 ANNI E SETTE MESI (OLTRE AD ALMENO 20 ANNI DI CONTRIBUTI), MENTRE LE DONNE DEL SETTORE PRIVATO DOVRANNO AVERE 65 ANNI E SETTE MESI

Enrico Marro per il “Corriere della Sera”

 

Mario Monti Elsa Fornero Mario Monti Elsa Fornero

Il prossimo adeguamento dei requisiti pensionistici alla speranza di vita sarà di 4 mesi. Dal 2016, cioè, ci vorranno 4 mesi in più di lavoro prima di poter andare in pensione. L’adeguamento fu introdotto da una legge del 2010 (governo Berlusconi) con cadenza triennale. La riforma Fornero lo accelerò, disponendo dal 2019 scatti ogni due anni. Serve, nella logica della legge, per la sostenibilità finanziaria del sistema: più si allunga la durata della vita, più tardi si va in pensione.

 

 Il prossimo scatto è previsto dal primo gennaio 2016 ed è stato deciso con largo anticipo con un decreto interministeriale dei ministeri del Lavoro e dell’Economia sulla base dei calcoli dell’Istat. Come anticipato dal quotidiano Qn, l’aumento sarà di 4 mesi. I ministeri confermano che il relativo decreto è stato firmato e che presto sarà pubblicato in Gazzetta Ufficiale .

 

matteo salvinimatteo salvini

Dopo il primo scatto nel 2013, che fu di tre mesi, questa volta, quindi, l’aumento sarà maggiore: 4 mesi. Che si sommano sia al minimo d’età richiesto per la pensione di vecchiaia sia al minimo di anni di contributi necessario per la pensione anticipata. Questo significa che dal primo gennaio 2016 ai lavoratori dipendenti maschi, sia del privato sia del pubblico e ai lavoratori autonomi, per andare in pensione di vecchiaia non basteranno più 66 anni e tre mesi d’età, come fino alla fine del 2015, ma ci vorranno 66 anni e sette mesi (oltre a un minimo di 20 venti anni di contributi).

 

Stessa cosa per le lavoratrici dipendenti del pubblico impiego, mentre per quelle del settore privato l’aumento, sempre nel 2016, sarà più forte perché segue uno specifico percorso di armonizzazione previsto dalla legge, che prevede un aumento da 63 anni e 9 mesi, valido fino al termine del 2015, a 65 anni e 7 mesi. Discorso analogo per le lavoratrici autonome che passeranno dagli attuali 64 anni e 9 mesi a 66 anni e un mese dal primo gennaio 2016.

matteo salvini 5matteo salvini 5

 

Aumenta di 4 mesi anche il massimo di età fino al quale il lavoratore dipendente può chiedere di restare in servizio: dal 2016 sarà di 70 anni e sette mesi. E quattro mesi in più anche per accedere alla pensione di vecchiaia prevista per chi ha cominciato a lavorare dopo il 1995 (sistema contributivo). Si passa da 63,3 mesi a 63,7.

 

In tutti i casi sono sempre richiesti almeno 20 anni di contributi.

Per lasciare il lavoro in anticipo rispetto alla pensione di vecchiaia, gli uomini devono avere attualmente almeno 42 anni e sei mesi di contributi mentre alle donne bastano 41 anni e sei mesi. Sarà così ancora per un anno, fino alla fine del 2015. Poi dal 2016 il requisito salirà a 42 anni e dieci mesi per gli uomini e a 41 anni e dieci mesi per le donne.

 

La riforma Fornero prevedeva un sistema di penalizzazioni per chi, pur raggiungendo questo minimo contributivo, fosse andato in pensione con meno di 62 anni d’età. Con 59 anni, per esempio, l’assegno sarebbe stato tagliato del 4%. Con la legge di Stabilità appena approvata dal Parlamento questo sistema di penalizzazioni è stato sospeso fino al 31 dicembre 2017.

operaio operaio

 

Le tabelle elaborate dalla Ragioneria generale dello Stato al momento della riforma Fornero sviluppano fino al 2050 e oltre le conseguenze della norma sull’adeguamento periodico dei requisiti alla speranza di vita. Sulla base di queste stime, peraltro confermate dallo scatto decretato per il 2016, l’età per la pensione di vecchiaia salirà progressivamente fino a 70 anni nel 2050, anno in cui gli anni di contributi necessari per accedere alla pensione anticipata saranno arrivati a 46 anni e 3 mesi.

 

Ieri il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, nella conferenza stampa di fine anno, è sembrato escludere interventi di correzione della riforma Fornero. Ma molto dipenderà da cosa deciderà la Corte Costituzionale sul referendum abrogativo della stessa riforma promosso dalla Lega di Matteo Salvini. La pronuncia potrebbe arrivare già a gennaio. Se il referendum fosse ammesso, il governo si troverebbe davanti a un bivio: riscrivere la legge Fornero ed evitare così il referendum oppure lasciare la parola agli elettori. 

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