TOCCARSI, PREGO! - 17, PORTA BENE A FULL MONTI: 17 MINISTRI, DODICI CON PORTAFOGLIO (TRA QUESTI L'ECONOMIA, DEL QUALE MONTI HA L'INTERIM), CINQUE SENZA PORTAFOGLIO. TRE LE DONNE CON SUPER-PASSERA CHE HA BATTUTO GIULIETTO IN FATTO DI DELEGHE - SI SI ACCONTENTA GODE: "NELLE CONSULTAZIONI SONO ARRIVATO ALLA CONCLUSIONE CHE LA NON PRESENZA DI POLITICI NEL GOVERNO LO AGEVOLERÀ: TOGLIERÀ UN MOTIVO DI IMBARAZZO"…

Ansa.it

Sono diciassette i ministeri del governo Monti: dodici con portafoglio (tra questi l'Economia, del quale Monti ha l'interim), cinque senza portafoglio. Tre le donne nella squadra di governo.
I 12 ministeri con portafoglio sono:
Economia, Mario Monti (interim)
Esteri, Giulio Terzi di Sant'Agata
Interno, Anna Maria Cancellieri
Giustizia, Paola Severino
Difesa, Giampaolo Di Paola
Sviluppo-Infrastrutture, Corrado Passera

Agricoltura, Mario Catania
Ambiente, Corrado Clini
Lavoro-Pari Opportunita', Elsa Fornero
Salute, Renato Balduzzi
Istruzione, Francesco Profumo
Beni Culturali, Lorenzo Ornaghi
I cinque ministeri senza portafoglio sono invece:
Affari Europei, Enzo Moavero Milanesi
Turismo-Sport, Piero Gnudi
Coesione Territoriale, Fabrizio Barca
Rapporti con il Parlamento, Piero Giarda
Cooperazione Interna e Internazionale, Andrea Riccardi

Sottosegretario alla presidenza del consiglio Antonio Catricala'.

MONTI: AFFIDATI A DONNE MINISTERI GRANDE RILIEVO - ''Sono affidati a personalita' femminili ministeri di grande rilievo: Interno, Giustizia, Lavora e Politiche sociali con delega per le Pari opportunita' ''. Lo afferma Mario Monti, dopo aver sciolto la riserva sull'incarico a formare un nuovo esecutivo.

MISURE TRA RIGORE E SVILUPPO ED EQUITA' SOCIALE - Rigore, con un occhio all'effetto che la pressione dei mercati sta avendo sui conti (allontanando il pareggio di bilancio oltre il 2013); ma anche crescita (per 'invertire' la corsa del rapporto Debito-Pil) e infine equità sociale, ad esempio chiedendo un contributo a chi ha di più e rimodulando la 'macchina fiscale', già sotto esame alla Camera. Con attenzione a giovani e donne. Insomma la formula che fu dell'ex ministro del Tesoro e uno dei Padri fondatori dell'euro, Tommaso Padoa-Schioppa.

Monti non indica ancora a quali misure pensa pur apprezzando la disponibilità delle parti sociali al confronto. Anche su misure meno 'condivise'. Circola intanto la voce di un decreto di fine anno per dare una risposta netta e immediata alla speculazione. Anche perché - dice il capo del servizio studi della Banca d'Italia, Marco Magnani - le manovre estive sono state "deludenti".

L' "urgenza e orai assoluta" e occorre subito mettere mano alle riforme di fisco e lavoro. Dunque i tempi si stringerebbero e tra le prime misure le più gettonate sembrano essere in 'pole' una patrimoniale, il ritorno dell'imposta comunale sulle prime case cancellata dal centrodestra o la rivalutazione delle rendite catastali. Le pensioni d'anzianità e l'innalzamento dell'età pensionabile. Ecco alcune ipotesi sul tappeto in questi giorni:

- TARGET DEFICIT A RISCHIO: L'anno del pareggio entrate-uscite è fissato dal governo al 2013 con un deficit dello 0,1% (close to balance). Ma il problema è la scarsa crescita. Dall'Ue si esprimono dubbi sulla possibilità di centrare l'obiettivo. Potrebbe dunque essere necessaria una nuova manovra correttiva (16 miliardi per coprire lo scarto tra il deficit previsto dal governo 1,6% e quella dell'Ue, 2,3%). Ma c'é anche da compensare il maggior esborso per interessi (circa 4 miliardi). Basti pensare che con lo spread oltre i 500 punti l'aggravio sulle 'uscite' è di diversi miliardi. Inoltre dall'Ue ipotizzano un rallentamento per l'Italia con un Pil allo 0,5% nel 2011 e allo 0,1% nel 2012. Così chiaramente, anche con conti fermi, peggiorerebbe il rapporto deficit, debito e Pil.

- STRETTA SU PENSIONI: L'Ue preme: Olli Rehn ha detto che il nostro Paese deve fare "di più" sulle pensioni. Molte le vie possibili per un intervento del nuovo esecutivo: si potrebbe lavorare su 'quota 100', cioé il passaggio da quota 96 (per i dipendenti tra età e anni di contributi con un minimo di 60 anni di età) a 100 con almeno 64 anni di età. Anche per chi ha 40 anni di contributi potrebbe essere prevista una soglia di età. Si darebbe inoltre la libertà di uscita dal lavoro ma prevedendo svantaggi per chi lo fa; accelerare sull'adeguamento dell'età di vecchiaia delle donne nel settore privato e estendere il contributivo pro rata per tutti. Ma abbasserebbe gli assegni.

- LAVORO, SI RAGIONA SU FLESSIBILITA' IN USCITA: Ormai se ne parla da anni. Ma ogni volta i sindacati fanno muro. Si tratta di consentire una maggior flessibilità in uscita superando il reintegro previsto dall'Articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori. Il 'teorico' di questa linea è Piero Ichino, giuslavorista del Pd, che in una recente intervista all'Ansa spiegava: non si intende modificare la disciplina dei licenziamenti applicabile ai rapporti stabili già esistenti, ma soltanto ridisegnare un diritto del lavoro applicabile a tutti i rapporti che si costituiranno da qui in avanti. Inoltre la proposta presentata da Ichino prevede l'estensione a tutti - compresi i precari di oggi - della protezione dell'articolo 18 contro i licenziamenti discriminatori e quelli disciplinari.

- EQUITA'. RIFORMA FISCO, PATRIMONIALE E ICI: Monti ha già parlato di equità sociale. E i sindacati di un 'Patto di cittadinanza'. Le posizioni si dovrebbero tradurre in una revisione della riforma fiscale che, come noto, contiene una sorta di 'mannaia': il taglio 'lineare' di 20 miliardi alle attuali agevolazioni che, ad esempio, potrebbe ricadere in gran parte sulle famiglie. Ma anche le imprese chiedono maggior equità e di di dover sopportare un peso fiscale e contributivo inferiore rispetto agli attuali livelli record.

Per reperire risorse si guarda quindi ad una patrimoniale del cinque per mille (potrebbe essere ordinaria, o una tantum, coinvolgere o meno i patrimoni immobiliari e finanziari), oppure ad un prelievo sui capitali scudati. Si pensa anche ad un accordo con la Svizzera per la tassazione dei capitali esportati. Ma riprende quota anche l'ipotesi di una lotta più incisiva all'evasione (oltre 270 miliardi l'anno), ad esempio, aumentando la tracciabilità o tassando i prelievi di contante. Ma anche l'Ici sulla prima casa potrebbe tornare.

La crescita da una parte, le riforme e i tagli dei privilegi dall'altra. Saranno queste le stelle polari del futuro governo, chiamato a rispettare gli impegni presi dal dimissionario esecutivo Berlusconi in sede europea e a rispondere le sollecitazioni arrivate la scorsa estate dalla Bce. Il programma sara' fitto e difficile, ma non potra' prescindere da alcune voci che costituiscono il percorso obbligato per riportare l'Italia in carreggiata. Voci sulle quali, pero', i partiti che sosterranno l'esecutivo hanno da tempo espresso opinioni divergenti, anche al loro interno, e difficili da conciliare.

 

i ministri portafogliopasseraPAOLA SEVERINOPIERO GNUDI ANTONIO CATRICALA ENZO MOAVERO MILANESI

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