MEGLIO IL RAGLIO O IL BAVAGLIO? - IL DISEGNO DI LEGGE SULLE INTERCETTAZIONI NON AVREBBE FATTO EMERGERE IL BORDELLO DEL CAVALIER BANANONI CHE L’HA COSTRETTO A MOLLARE PALAZZO CHIGI, GIANNI LETTA NON AVREBBE TREMATO PER BALDUCCI, BERTOLASO, BISIGNANI, OGGI IL TROTA STAREBBE AL SUO POSTO, BOSSI SAREBBE IL LEADER, E ALLE ELEZIONI AVREBBERO PRESO IL TRIPLO DEI VOTI…

Piero Colaprico per "la Repubblica"

A chi conviene, ma soprattutto chi danneggia, il "bavaglio" alla stampa? Per comprendere le conseguenze, e i danni, del possibile divieto di pubblicare (anche per riassunto) intercettazioni telefoniche, o brani dei verbali d'interrogatorio, occorre mostrare qualche esempio concreto di possibili «verità sepolte ». A partire da un caso fresco, chiaro, e d'importanza nazionale.

Come sappiamo il 6 e il 7 maggio si è votato ed è stato un test importante per la vita politica italiana. Domanda: che cosa sarebbe uscito dalle urne se, poco prima, gli italiani non avessero letto alcune intercettazioni? «Gli dici a Bossi: "Guarda capo, se queste persone mettono mano ai conti del Federale, vedono quelle che sono le spese di tua moglie, dei tuoi figli e a questo punto salta la Lega". Papale, papale glielo devi dire: "Ragazzi, forse non avete capito che, se io parlo, voi finite in manette o con i forconi appesi alla Lega (...) Tu gli devi dire (...) "Capo, io so queste cose, finché sono qui io non tradirò mai, ma ricordati cosa c'è in ballo, perché se viene fuori lo capisci che cosa può succedere, altro che barbari sognanti"».

Il tesoriere della Lega Francesco Belsito, che diceva queste parole in conversazioni telefoniche intercettate nello scorso febbraio, non è stato arrestato né rinviato a giudizio. Quindi, se ci fosse stato il "bavaglio" previsto dal testo che sta elaborando il ministro della Giustizia, di cui ieri ha riferito Repubblica, quest'intercettazione clamorosa sarebbe stata inarrivabile per l'opinione pubblica. Renzo "Trota" Bossi sarebbe, nonostante le ruberie, ancora consigliere regionale. Umberto Bossi, nonostante la sua ricattabilità e debolezza ormai palese, sarebbe ancora capo assoluto della Lega. È giusto o sbagliato per la democrazia, per il voto, per l'opinione pubblica?

LA REGIONE LOMBARDIA
Lasciamo pure sullo sfondo gli stranoti casi politico-giudiziari Ruby Rubacuori, o le clamorose inchieste sulla ‘ndrangheta tra Nord e Sud, sui Casalesi, e osserviamo la Regione attualmente più inquisita d'Italia, la Lombardia. Prima Filippo Penati, big del Pd, vicepresidente del Consiglio regionale, s'è visto pubblicare le accuse sul "sistema Sesto". Dice tra l'altro il pentito-accusatore Piero Di Caterina: nel 1994 «ricordo elargizioni di 20-30 milioni di lire al mese».

Più di recente il governatore Roberto Formigoni scopre che Pierluigi Daccò, in carcere da novembre, nel primo verbale di diciassette pagine lo ha citato abbondantemente: «In occasione di tutte le vacanze di fine anno, ho sostenuto io tutte le spese di alloggio presso le ville prese in affitto ai Caraibi. Formigoni e altri amici hanno alloggiato in tali ville senza corrispondere alcuna quota». Erano settimane che Repubblica faceva a Formigoni la domanda su chi avesse pagato le sue vacanze, lui non ha mai risposto, l'ha fatto in sua voce un verbale che il "bavaglio" avrebbe tenuto sotto chiave.

MALATI DI "SERIE B" A PALERMO
Sono davvero numerosi gli esempi di quello che non avremmo saputo se la "legge bavaglio" dell'informazione, così come propugnata dal Pdl, fosse già in vigore. Esempi che riguardano spesso la gente comune: «Glielo devi fare (il Tadndr), ma che fa scherziamo? Il paziente si vomita, si disidrata ». Risposta: «Allora non hai capito che la prassi che fai tu costa alla clinica 250 euro e quello mi dà 100 euro». «Quello» era l'assessore alla Sanità e i carabinieri dei Nas scoprirono che ci furono malati di tumore di serie A e malati di serie B. A questi ultimi, toccavano molte sofferenze in più, perché non venivano somministrati loro i «costosi» farmaci disintossicanti dopo la chemioterapia: alcuni malati e familiari l'hanno compreso dopo aver letto le intercettazioni. Succedeva a Palermo, e la prima udienza c'è stata quindici giorni fa.

CALCIO SCOMMESSE
C'è il bomber dell'Atalanta Cristiano Doni che con un telefonino "clandestino" chiama
l'ex preparatore atletico del Ravenna Calcio Nicola Santoni: «Lei è Fantozzi (...) Fai il falsetto, fai il falsetto (camuffando la voce)». Per questa chiamata da «depistaggio», Doni finirà agli arresti. C'è anche Antonio Bellavista che chiama un portiere: «Sei un pazzo non sai che fine fai», perché ha giocato bene e parato tutto il parabile.

È grazie a queste e altre intercettazioni che l'Italia che ieri sera tifava contro l'Irlanda agli Europei ha scoperto il «marcio» delle partite truccate. Nessun rinvio a giudizio, al momento. Quindi non avremmo ancora saputo nulla della frase simbolo degli accordi per pilotare i risultati: «Tira centrale, che quello si butta a lato ».

LO SCONTRO PER FINMECCANICA
«Sono traditori della patria. Mascalzoni. Bisogna fargliela pagare», dice Lorenzo Borgogni, capo delle relazioni istituzionali di Finmeccanica. Il presidente Enav, Luigi Martini, lo interrompe: «Sì, ma bisogna capire chi è». «Come chi e?» lo investe Borgogni. «È il professor Giulio Tremonti con tutti i suoi scagnozzi: Marco Milanese, Ignazio La Russa, Paolo Berlusconi (...) La gente che va in barca, perché gliela pagano, che ha la casa in affitto e gli pagano l'affitto a Roma...». L'inchiesta Finmeccanica non è chiusa, ma grazie alle conversazioni intercettate ha mostrato da vicino uno scontro titanico tra lobby di potere, che sembrano comandare al di là e al di sopra della politica.

BISIGNANI E LAVITOLA
Stesso discorso per l'inchiesta sui faccendieri Luigi Bisignani e Valter Lavitola aperta a Napoli. Vale la pena di ricordare un'intercettazione del leader del centrodestra, Silvio Berlusconi: «Portiamo in piazza milioni di persone, facciamo fuori il palazzo di giustizia di Milano, assediamo Repubblica: cose di questo genere, non c'è un'alternativa... ». È in questo modo che il premier nell'ottobre 2009 si sfoga al telefono con Lavitola, il direttore dell'Avanti! specializzato nell'ottenere ricchi fondi statali. È così in confidenza con il faccendiere, che si trova all'estero, dove resterà a lungo latitante, da suggerirgli qualche mese fa: «Resta dove sei».

IL TERREMOTO DELL'AQUILA
«Oh, qui bisogna partire in quarta subito. Non è che c'è un terremoto al giorno. Così per dire, per carità, poveracci», dice l'imprenditore Pierfrancesco Gagliardi appena saputo del disastro di L'Aquila.

E il cognato, Francesco Maria De Vito Piscicelli, risponde: «Eh, certo, io ridevo stamattina alle 3 e mezzo dentro al letto». Se il "bavaglio" fosse stato in vigore, la conversazione intercettata il 6 aprile 2009 non avrebbe mai potuto essere pubblicata. Fu invece lo scandalo - «Le risate degli sciacalli... noi morivamo e loro parlavano d'affari », s'imbufalirono nelle tendopoli - a impedire ai due di dare l'assalto (sponsorizzato e dunque vincente) agli appalti pubblici.

Spieghiamo meglio: se fosse stato in vigore il "bavaglio" le loro macchine escavatrici - questo è il punto - avrebbero lavorato in Abruzzo per più di un anno. Almeno sino al maggio del 2010, quando c'è stata la richiesta di rinvio a giudizio su quello che il gip Rosario Lupo aveva chiamato il «sistema gelatinoso».

 

UMBERTO BOSSI FRANCESCO BELSITO RENZO BOSSI CON LA MAGLIETTA DEL TROTAruby Filippo Penati ROBERTO FORMIGONI CRISTIANO DONILorenzo Borgogni LUIGI BISIGNANI Lavitola appena sbarcato a FiumicinoFRANCESCO MARIA DE VITO PISCICELLI

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