matteo salvini luigi di maio

UN’ALTRA CREPA NEL GOVERNO: M5S E LEGA LITIGANO SULL’AUTONOMIA - PER SALVINI “I 5 STELLE FANNO MURO E SI NASCONDONO DIETRO I BUROCRATI” - DI MAIO RIBATTE: “NESSUN BLOCCO, MA QUANDO SI GOVERNA LE COSE SI FANNO IN DUE” – LA BATTUTA ATTRIBUITA A LUIGINO: “QUESTI VOGLIONO LA SECESSIONE” – PALAZZO CHIGI SMONTA ‘L’AUTONOMIA’: SALIREBBE LA SPESA PUBBLICA -  IL VICEPREMIER GRILLINO TENTA IL BLITZ SU ‘AUTOSTRADE’...

Monica Guerzoni per il “Corriere della sera”

 

matteo salvini luigi di maio

Altro che tregua. Il vertice sull' autonomia di Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna è finito oltre la mezzanotte, dopo tre ore di diverbi e reciproche accuse. Per Salvini «i 5 Stelle fanno muro e si nascondono dietro i burocrati», mentre a sentire Di Maio «non c' è nessun blocco, ma quando si governa le cose si fanno in due».

 

Basta ultimatum, è il messaggio del capo del Movimento, seccato perché il leader della Lega nel bel mezzo di una riunione tesissima ha mollato Palazzo Chigi «per andarsene in tv da Bianca Berlinguer», cedendo la seggiola a Giancarlo Giorgetti: «È come se fossi io...». Quando Danilo Toninelli è arrivato, gli umori erano ormai tali che nemmeno sui destini incrociati di Atlantia e Alitalia è saltato fuori uno straccio di intesa. Governo bloccato e lo spettro del voto anticipato che aleggia tra Montecitorio e Palazzo Chigi.

 

L' accordo sull' autonomia è lontano. La bozza che Salvini voleva approvare oggi stesso, non sarà nel pomeriggio sul tavolo del Consiglio dei ministri: tutto rinviato al prossimo mercoledì. Sono le sette quando il «Capitano» della Lega entra al vertice di Palazzo Chigi con alcune idee fisse nella testa. Battere cassa, forte della vittoria del «partito del sì» sul fronte delle Olimpiadi invernali. Accelerare su autonomia e flat tax. E stanare i 5 Stelle.

matteo salvini luigi di maio

«Basta frenare - si è sfogato il leader con i suoi - Io voglio governare quattro anni, ma un no al taglio delle tasse non lo accetto».

 

Ci sono Fraccaro, Buffagni, Garavaglia ed Erika Stefani e al premier Giuseppe Conte tocca arbitrare l' ennesimo braccio di ferro. Il capo politico del M5S non intende cedere ai diktat, né piegarsi al pressing della Lega che «strumentalizza Olimpiadi e Tav». E se Salvini ritiene che il testo base dell' autonomia non abbia bisogno di emendamenti, Di Maio chiede di consentire alle commissioni parlamentari di esaminare e correggere il provvedimento.

 

matteo salvini luigi di maio

Deciso a incidere sulle materie da trasferire alle regioni del Nord produttivo, il capo del M5S invoca il tempo che serve a «sciogliere i nodi su ambiente, sanità, trasferimenti fiscali alle Regioni, scuola, trasporti». Sa di non poter fermare la corsa del Carroccio verso l' autonomismo, perché il contratto lo prevede, ma vuole far valere le ragioni del M5S.

«L' ultima parola spetta al premier», avverte Di Maio, segnalando come i tecnici del Dipartimento affari giuridici e legislativi di Palazzo Chigi abbiano messo a verbale «una valutazione negativa» sulla bozza. Il ministro del Lavoro, che al mattino aveva fatto il punto con i ministri Costa, Grillo, Bonisoli e Toninelli, gioca d' azzardo. Ma non è un bluff. Il Dagl in effetti ha messo a verbale come l' applicazione dell' articolo 116 della Costituzione non debba comportare un aumento della spesa complessiva nazionale per le materie oggetto di eventuale trasferimento.

matteo salvini luigi di maio

 

«Questi vogliono la secessione», è la battuta attribuita a Di Maio. Sospetti infondati, ribattono i leghisti: «La bozza non toglie nemmeno un centesimo alle regioni del Sud». E la tensione è tale che un accordo sul destino di Atlantia dopo il drammatico crollo del Ponte di Genova si rivela impossibile. Di Maio e Toninelli tentano il blitz, formalizzando la proposta di revocare la concessione ad Autostrade. Ma Salvini è contrario. Teme che stoppare la concessione impedisca di coinvolgere in Alitalia l' azienda della famiglia Benetton (Atlantia), riducendo quasi a zero le possibilità di salvare la compagnia di bandiera.

 

2 - “COSÌ SALIREBBE LA SPESA PUBBLICA”

Simone Canettieri per “il Messaggero”

 

CONTE SALVINI DI MAIO MOAVERO MATTARELLA

«Dubbi di costituzionalità». Ma anche: «Spostamento verso l'alto del valore medio nazionale della spesa pro-capite, destinata così ad aumentare». E ancora: «Bilancio dello Stato a rischio». In dodici pagine il Dipartimento per gli affari giuridici e legislativi di Palazzo Chigi smonta, pezzo per pezzo, l'Autonomia differenziata di Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna.

 

 

L'analisi, sul tavolo del presidente del consiglio Giuseppe Conte è datata 19 giugno. Prende in esame la seconda versione della bozza di pre-intesa confezionata dal ministro per gli Affari regionali Erika Stefani e trasmessa al premier lo scorso 16 maggio. Un testo che i ministri non hanno ancora mai visto e che Matteo Salvini vorrebbe portare oggi in Cdm.

 

Il documento - che Il Messaggero ha letto in anteprima - è un dossier firmato dal capo del dipartimento della presidenza del consiglio dei ministri, Ermanno de Francisco.

 

LE MATERIE

GIUSEPPE CONTE MATTEO SALVINI LUIGI DI MAIO CHERNOBYL BY LUGHINO

I tecnici di Palazzo Chigi mettono in guardia il governo sul rischio che l'articolo 116 della Costituzione, che apre all'Autonomia delle regioni, possa confliggere con il 117 che fissa le competenze dello Stato. Perché, «pure nel contesto dell'intero Titolo V della Costituzione, una simile scelta applicativa desta serie perplessità, poiché non tiene conto dei limiti derivanti dal combinato disposto con ulteriori norme costituzionali». In quanto, ed il caso di Lombardia e Veneto, a fronte delle richieste avanzate c'è il rischio che «si determini la creazione di nuove Regioni a statuto speciale».

 

Da qui, mettono nero su bianco dal Dipartimento di Palazzo Chigi, c'è più di «qualche dubbio di costituzionalità». Ma non basta: alcune delle materie avocate da Lombardia e Veneto «risultano strutturalmente non devolvibili interamente alle Regioni». Gli esempi riportati riguardano il coordinamento della finanza pubblica del sistema tributario, l'ambiente ovvero le grandi opere di trasporto e navigazione, così come la materia riguardante la distribuzione e trasporto nazionale dell'energia.

 

luigi di maio matteo salvini

Infine, lo staff giuridico e legislativo di Conte richiama lo Stato affinché, al di là di qualsiasi intesa esca fuori dal governo, «tuteli l'unità giuridica ed economica» del Paese, intervenendo «laddove necessario». Per quanto riguarda, nel merito, l'impatto su ambiti di competenza dello Stato, come sanità e istruzione, «l'affidamento ad alcune regioni di servizi a forte contenuto redistributivo potrebbe portare all'indebolimento dei diritti di cittadinanza, nonché a problemi per l'assegnazione delle risorse».

 

LA PROCEDURA

Trovandosi davanti a un unicum nella storia della Repubblica, Palazzo Chigi dice che «appare necessario garantire il ruolo del Parlamento , assicurando nelle diverse fasi procedurali un adeguato coinvolgimento dell'organo parlamentare». Si intima dunque di procedere con «una legge rinforzata, ma tuttavia ordinaria». L'idea di Salvini dunque di passare solo dalle commissioni parlamentari competenti è bocciata. Così come appare «ineluttibile» l'emendabilità dei testi.

 

luigi di maio matteo salvini giuseppe conte

Secondo le bozze presentate da Stefani il Veneto ha chiesto 23 materie (tutte), la Lombardia 20 (sono fuori giustizia di pace, casse rurali ed enti di credito), Emilia Romagna 16 (non ci sono le infrastrutture e le professioni). In questo modo entrano in conflitto le competenze dello Stato con quelle delle regioni, e svaniscono le peculiarità su cui si fonda la richiesta di Autonomia.

 

LE RISORSE

Il vero nodo riguarda i costi dell'operazione. Secondo la proposta Stefani, l'attribuzione delle risorse finanziare vincola lo Stato alla definizione dei fabbisogni standard per ogni singola materia. Nel frattempo viene usato come metro la spesa storica. Qualora dopo tre anni non si arrivasse al calcolo dei fabbisogni standard entra in vigore un meccanismo di calcolo alternativo. Che, si legge nel dossier, «produrebbe un aumento delle somme da trasferire rispetto alla modalità del calcolo basato sul costo storico». Perché? Sempre secondo la proposta della Lega la spesa per le regioni autonome non può «essere inferiore al valore medio nazionale pro-capite della spesa statale per l'esercizio delle stesse».

luigi di maio matteo salvini

 

E così si creerebbe la seguente beffa: le regioni virtuose autonomiste riceverebbero, dopo tre anni e in mancanza dei fabbisogni standard, un ammontare di finanziamenti più alto della spesa storica di riferimento. In quanto pari valore nazionale. Questo meccanismo, spiega ancora il dossier visionato da questo giornale, «sposta verso l'alto la spesa statale pro-capite». Fino a porre «a rischio il principio dell'equilibrio di bilancio».

 

tria di maio salvini conte

L'ultimo passaggio riguarda la burocrazia coinvolta in questa riforma. O meglio: la soppressione e il ridimensionamento degli uffici statali, ospitati tutti nella Capitale. Nella proposta del Carroccio non appare chiaro, scrivono dal Dipartimento per gli affari giuridici e legislativi, come una decisione del genere possa essere presa con un semplice decreto del presidente del Consiglio. Sono tutti questi i dubbi che spingono verso un rinvio di ciò che appare come un vero e proprio Spacca-Italia.

DANILO TONINELLI LUIGI DI MAIO GIUSEPPE CONTE MATTEO SALVINISalvini Di Maiomatteo salvini luigi di maiogiuseppe conte parla con avvocato in mutande a napoli 5CONTE SALVINI DI MAIO MOAVERO MATTARELLAsalvini di maioMATTEO SALVINI LUIGI DI MAIO COME BUD SPENCER E TERENCE HILL

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