VENTI DI GUERRA A GIBILTERRA – L’ENNESIMO SCONFINAMENTO DI UNA NAVE SPAGNOLA FA INCAZZARE GLI INGLESI (FLOP DELLA MEDIAZIONE DIPLOMATICA UE)

Claudio Antonelli per "Libero"

«A un passo dalla guerra», ha esclamato un diplomatico inglese commentando l'ultima disputa territoriale tra Gibilterra, dipendenza britannica d'oltremare, e Spagna. L'ennesimo sconfinamento iberico in acque gibilterrine ha nettamente fatto alzare i toni dello scontro.

C'è il rischio concreto che Londra invii proprie truppe sul territorio di Gibilterra, mentre il premier Fabian Picardo ha addirittura dichiarato che le imbarcazioni che sconfinano potrebbero essere confuse per quelle di terroristi e dunque mitragliate. La scorsa settimana, infatti, una nave per studi oceanografici battente bandiera spagnola, la Ramon Margalef, abbordata da una vedetta della Royal Navy e da un'imbarcazione della polizia locale, si è rifiutata per 18 ore di fila di rientrare nelle acque internazionali.

Ne è nato un parapiglia. La nave spagnola ha urtato la vedetta e così è stata trattenuta per diversi giorni. Liberata solo nel momento in cui il governo di Londra ha convocato l'ambasciatore spagnolo Federico Trillo. Per avere chiarimenti e per cercare di risolvere una situazione di tensione che si trascina da oltre sei mesi.

LE ACCUSE
Le premesse per un ritorno all'amicizia non sembrano però esserci e la mediazione della Ue invocata da entrambe le parti è stata un flop. Anzi, nemmeno è partita. L'Unione sembra aver dato un colpo al cerchio e uno alla botte. La Spagna aveva fatto una formale denuncia contro il Paese della Rocca e si è rivolta alla Commissione per sapere se Gibilterra sia ancora un paradiso fiscale e come tale sanzionabile dall'Europa sotto diversi profili.

La risposta del 12 novembre scorso è stata in sintesi: non lo è più. Sul fronte opposto, Gibilterra ha denunciato alla Ue l'oppressione spagnola. Da quando sono cominciate le tensioni, Madrid ha ordinato ai propri doganieri di controllare e fermare ogni veicolo. Risultato?

Code chilometriche e difficoltà a reperire merci e materiali. In una dichiarazione, la Commissione europea ha affermato di aver effettuato il 25 settembre «un'ispezione tecnica» al checkpoint di confine di Gibilterra, e in base ai risultati e ai materiali consegnati dalle due parti, di ritenere che nessuna prova dimostri che la Spagna abbia violato le leggi comunitarie. La Commissione conclude: «Serve attuare una migliore collaborazione».

Facile a dirsi. In realtà, la tensione aumenta. Gli sconfinamenti di navi iberiche sono passati da una media di tre al mese a una quarantina al mese. La collaborazione sta sparendo e la situazione è di fatto tornata a quando tutto è iniziato. Ovvero quando Gibilterra ha avviato il cantiere di Sandy Bay.Una barriera di cemento di 70 metri lungo le coste dell'aeroporto che serve per nuove infrastrutture e che, secondo gli spagnoli, danneggia la pesca e viola le norme internazionali.

Per impedirne la costruzione, Madrid ha bloccato i Tir che cercavano di trasportare i blocchi di cemento. La Rocca ha aggirato l'embargo e ne ha acquistati 40mila tonnellate dal Portogallo. A quel punto sono iniziate le code chilometriche al confine con tanto di minacce spagnole. Inizialmente si è pensato a un pedaggio di uscita da 50 euro. Ma avrebbe violato le norme di Schengen.

Così gli spagnoli hanno inviato una nave militare e gli inglesi in tutta risposta hanno spedito addirittura la Hms Westminster accompagnata da una mini flottiglia con l'Union Jack. Parecchia mobilitazione per una barriera di 70 metri. Infatti, i giornali spagnoli puntano il dito su questioni che starebbero a monte rispetto allo scontro diplomatico.

Il traffico di sigarette (i 30mila abitanti importano ogni anno 60 milioni di pacchetti), il parassitismo del welfare (6700 gibilterrini vivono in Spagna ma pagano le tasse alla Regina) e le banche offshore. In realtà Gibilterra, come ha certificato la Ue non è più un paradiso fiscale e anche se 21mila società spagnole continuano a essere registrate all'ombra della Rocca per eludere il fisco di Madrid, il business sta scemando. Tanto che il vero motivo del contendere potrebbe essere un altro business che nonostante la crisi continua a essere iper-redditizio.

Quello del gambling e del gaming on line. Quattro mesi fa il governo inglese ha annunciato ufficialmente (ma l'idea era nell'aria da tempo) l'intenzione di cambiare le regole dei siti on line registrati a Gibilterra. Dal primo dicembre 2014 tutte le vincite subiranno un prelievo del 15%. Londra conta di incassare 300 milioni di sterline all'anno su un giro d'affari di circa 2miliardi. Quasi contemporaneamente anche la Spagna ha messo gli occhi sullo stesso gettito.

GUERRA SUL WEB
Il ministro Garcìa-Margallo tra tante minacce urlate (chiudere lo spazio aereo spagnolo ai velivoli diretti e provenienti dallo scalo di Gibilterra) ne ha inserita una silenziosa. Le società di gaming registrate a Gibilterra che usano server spagnoli dovranno pagare le tasse a Madrid. Sarebbe un buon motivo perché le due nazioni non desistano dal mandare navi militari. Il rischio come sempre in queste cose è che si perdano di vista gli obiettivi veri e si finisca col fare confusione. Gli spagnoli non dovrebbero dimenticare che Londra ha il grilletto facile. Certo, adesso a Downing Street non c'è più una Margaret Thatcher.

 

code al confine gibilterra spagnagibilterramappa gibilterra Gibilterra

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