appendino

VIENI AVANTI, APPENDINO! LA SINDACA DI TORINO DICHIARA GUERRA AL GOVERNO: "GENTILONI CI RESTITUISCA 61 MILIONI € SU QUEI SOLDI CI SONO DUE SENTENZE A FAVORE. L’ESECUTIVO CI PENALIZZA PER IL COLORE POLITICO – LA RAGGI? HA AVUTO PROBLEMI ALL' INIZIO, MA HA UNA FORZA ENORME CHE LA AIUTERÀ ANCHE A RIMEDIARE A QUELLO CHE HA SBAGLIATO"

APPENDINOAPPENDINO

Luca Ferrua per la Stampa

 

 

L' ufficio al primo piano del Comune di Torino è buio, un po' per la giornata e un po' per i conti del Comune. Chiara Appendino, la sindaca, ha abbandonato per un giorno l' aplomb sabaudo per scegliere la via della guerra. Al governo.

 

Il primo atto formale legato al nuovo bilancio è di aprire un contenzioso con Palazzo Chigi. La sua giunta ha appena preso la decisione di chiedere indietro 61 milioni di euro previsti dal Fondo perequativo Imu-Ici e assegnati a Torino da due sentenze, una del Tar, l' altra del Consiglio di Stato. Ora di fatto dal Comune di Torino parte un atto ingiuntivo destinato al governo.

GENTILONI MERKELGENTILONI MERKEL

 

Buongiorno sindaca, nel giorno dei tagli del bilancio arriva anche una dichiarazione di guerra al governo?

GRILLO APPENDINOGRILLO APPENDINO

«È inaccettabile che un Comune si debba sobbarcare l' incapacità di un governo di garantire risorse che sono dovute e confermate da due sentenze. I Comuni sono i primi enti che erogano servizi essenziali e se i soldi non arrivano vuol dire fare tagli. Mi aspetto che tutto il territorio si unisca a noi in questa battaglia che è una battaglia per la dignità di Torino».

 

Le sentenze di cui parla sono nel cassetto dal 2015, perché Torino non ha fatto questo passo prima? Perché Lecce incasserà i soldi prima di voi?

«Questa strada che intraprendiamo è un segnale politico nell' interesse di Torino e se non adempiranno spontaneamente all' esito del giudizio di ottemperanza, sarà possibile chiedere al Consiglio di Stato di nominare un commissario ad acta che provvederà ad eseguire la decisione del giudice. Mi auguro che non si debba arrivare a tanto».

 

APPENDINO 11APPENDINO 11

Ma in campagna elettorale Maria Elena Boschi aveva minacciato i torinesi di perdere finanziamenti se avesse vinto Appendino?

«Mi aspetto i soldi che sono dovuti e mi attendo che tutti coloro che hanno a cuore la nostra città ci appoggino in questa battaglia, altrimenti saremo costretti a pensare che nei confronti di Torino c' è un atteggiamento diverso perché è governata dai Cinquestelle».

 

Oltre all' ingiunzione al governo come vi smarcate dal passato con questo bilancio?

«Non utilizziamo avanzo perché sono risorse che non esistono e sono solo un meccanismo contabile. Abbiamo fatto la scelta, anche alla luce dell' istruttoria della Corte dei Conti, di stanziare un fondo a copertura dei derivati. Abbiamo avviato un percorso virtuoso per incidere sulla capacità di riscuotere le entrate per far fronte alla grave crisi di liquidità dell' ente. Il bilancio è stato un lavoro di mesi molto impegnativo. La situazione è molto complessa a cominciare proprio dai problemi di cassa».

 

RAGGI APPENDINO - ADDIO A DARIO FORAGGI APPENDINO - ADDIO A DARIO FO

Anche per questo non avete rinunciato agli oneri di urbanizzazione che sembravano il vostro principale nemico in campagna elettorale?

«È stata una scelta necessaria, ma risponde a esigenze primarie per la città come la manutenzione delle scuole, delle strade, dei ponti e delle aree verdi.

Avessimo avuto le entrate delle amministrazioni passate lo avremmo evitato ma quando si amministra bisogna avere il coraggio di fare scelte anche dolorose, mettendo da parte l' ideologia per garantire servizi essenziali ai cittadini».

 

Dall' opposizione al governo è un bel salto allora?

«Le difficoltà e lo stato dei conti li abbiamo imparati sulla nostra pelle. Fare il sindaco è un' esperienza incredibile. Non cerco il consenso e l' ho dimostrato con battaglie come malasosta e i provvedimenti anti-smog, non so se altri le avrebbero fatte. Però chi mi ha preceduto conosceva le difficoltà che abbiamo ora, a cominciare dalla crisi di liquidità.

Ecco rinfaccio loro di non aver affrontato la questione, non per aiutare me ma per il bene di Torino».

 

E lei a cosa guarda quando fa le sue scelte?

chiara appendinochiara appendino

«Io mi sento libera e ho una giunta che mi supporta nel fare scelte che guardano al medio periodo. Bisogna mettere i conti in sicurezza, Torino paga 250 milioni l' anno di spesa per debiti fatti in passato. Lavoro affinché chi arrivi dopo di me erediti una situazione migliore, io non cerco il consenso, voglio mettere le cose a posto per le generazioni future».

 

Chi arriverà dopo di me? Già pensa a lasciare?

«Assolutamente no. Ma il primo dovere di un amministratore, a prescindere da qualunque carriera voglia fare, è dedicarsi alla sua città».

 

Cercare il consenso può aiutare a fare carriera?

«Io gestisco Torino in libertà e senza vincoli. Sono un amministratore pubblico che risponde ai torinesi. Il consenso non mi interessa, Torino viene prima di tutto».

 

La sua Torino può essere un modello di governo?

«Credo di sì. E credo che il nostro punto di forza sia stato individuare gran parte della squadra prima del voto e poi il senso di responsabilità nei confronti della città e del ruolo».

 

Ma perché voi siete diversi?

RAGGI APPENDINORAGGI APPENDINO

«Abbiamo una grande forza: essere molto compatti come giunta, come consiglio e come maggioranza. Gli assessori lavorano insieme ma nessuno di loro rappresenta categorie o interessi particolari. Anche quando si fanno scelte difficili sono collegiali. Spesso la contrapposizione tra interessi particolari e tra poteri può portare all' immobilismo».

Come accade a Roma?

«Roma non la conosco così bene. Con Virginia Raggi ho un ottimo rapporto e ci confrontiamo spesso. Lei è stata brava a chiudere presto il bilancio mentre noi abbiamo avuto grandi difficoltà. Lei ha avuto problemi all' inizio, ma è molto determinata e ha una forza enorme che la aiuterà anche a rimediare a quello che ha sbagliato. Ogni amministratore deve mettersi in discussione ogni giorno e se io mi dicessi che ho fatto tutto bene sbaglierei. Credo che Virginia faccia lo stesso».

 

Libertà e autonomia sono quindi il segreto del vostro successo, come la distanza dai vertici nazionali del movimento?

«No, non è così, Fraccaro e Casaleggio sono un supporto chiave. Non sono mai invadenti. Ci aiutano nelle singole battaglie. A Torino c' è un buon mix tra la spinta del territorio e l' aiuto nazionale. È chiaro che il sindaco risponde al territorio e ai cittadini e con loro ci mette la faccia».

 

RAGGI E APPENDINO SU FACEBOOKRAGGI E APPENDINO SU FACEBOOK

Non sente il peso di essere una bandiera del Movimento, la potenziale candidata a premier?

«Mi sento tre grandi responsabilità. La prima è di far parte del Movimento Cinque stelle e quindi dimostrare che siamo capaci di governare. Vede, ad altri nessuno lo chiede ma a noi sì. E poi c' è il fatto che sono giovane e che sono donna. Non è un peso ma l' opportunità di dire a tutti che c' è una generazione, che c' è un genere e che c' è una forza politica nuova in grado di governare il Paese».

 

Ma la responsabilità di governare prende in considerazione anche l' ipotesi di alleanze più larghe per il movimento?

«Bisogna capire cosa si intende. In Città metropolitana non abbiamo la maggioranza e votiamo a volte con il centrodestra altre con il centrosinistra.

RAGGI E APPENDINO AL BALCONE DEL PALAZZO SENATORIO 2RAGGI E APPENDINO AL BALCONE DEL PALAZZO SENATORIO 2

Alleanze no ma lavorare su alcuni punti per rappresentare la collettività sì».

APPENDINOAPPENDINOchiara appendino amatriciana a torinochiara appendino amatriciana a torino

 

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni carlo nordio fabio pinelli sergio mattarella ugo zampetti

DAGOREPORT – COSA, E CHI, HA CONVINTO SERGIO MATTARELLA A PRESIEDERE, PER LA PRIMA VOLTA IN 11 ANNI AL QUIRINALE, IL PLENUM DEL CSM? - LA MISURA ERA COLMA: NON SOLO PER IL DELIRIO DI CARLO NORDIO SUL SISTEMA “PARA-MAFIOSO” DEL CSM, LIQUIDATO AL PARI DI UN'ASSOCIAZIONE A DELINQUERE, MA ANCHE PER IL VIDEO RINGHIANTE DI GIORGIA MELONI CHE, DOPO AVER CHIESTO DI ABBASSARE I TONI AL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA, IERI SERA E' TORNATA ALLA CARICA CON UN VIDEO CONTRO I MAGISTRATI - BENCHE' NOMINATO VICEPRESIDENTE DEL CSM DALLA DESTRA, IL LEGHISTA FABIO PINELLI NON POTEVA NON REAGIRE: SI È “COORDINATO” CON UGO ZAMPETTI, SEGRETARIO GENERALE DEL COLLE, E I DUE HANNO PREGATO MATTARELLA DI METTERE FINE ALL’ESCALATION DI TENSIONE – E NORDIO ABBASSO' LA CRESTA: “MI ADEGUERÒ” - VIDEO

antonio tajani friedrich merz ursula von der leyen manfred weber

DAGOREPORT – A FORZA DI FARE IL "MAGGIORDOMO" DI CASA MELONI, ANTONIO TAJANI È FINITO IN CUL DE SAC (E NON C’ENTRA SOLO L'ANTI-TRUMPISMO DI MARINA BERLUSCONI): TRATTATO DALLA DUCETTA COME UN VOYEUR E SPEDITO A WASHINGTON ALLA RIUNIONE DEL ''BOARD OF PEACE'' A FARE L'"OSSERVATORE", IL MINISTRO DEGLI ESTERI FA INCAZZARE IL PARTITO POPOLARE EUROPEO, DI CUI È VICEPRESIDENTE – DA WEBER A MERZ, IL ''BOARD OF PEACE'' È L'ENNESIMO SCHIAFFO DI TRUMP AI VALORI DELLA DEMOCRAZIA – IL TENTATIVO DISPERATO E FALLITO DELLA MELONA DI COINVOLGERE MERZ PER NON LASCIARE TAJANI AD ESSERE L'UNICO MINISTRO PRESENTE DEI GRANDI PAESI DELL'UNIONE EUROPEA - IL CONTATTO TRA CONSIGLIERI DIPLOMATICI SULL’ASSE ROMA-BERLINO: I TEDESCHI HANNO RICORDATO A PALAZZO CHIGI LE "PERPLESSITA'" SULL'''OPERAZIONE COLONIALISTA'' DI TRUMP ESPRESSE DALLA SANTA SEDE DI PAPA LEONE...

giorgia meloni matteo salvini gian marco chiocci roberto sergio bruno vespa giampaolo rossi

FLASH! – IERI È STATO SVENTATO IL PROPOSITO DI GIAMPAOLO ROSSI DI DIMETTERSI DAL VERTICE DEL BORDELLONE RAI, NON CERTO IMPIOMBATO DALL’INESISTENTE OPPOSIZIONE, BENSÌ DEVASTATO DALLE FAIDE E LOTTE TRA I TELE-MELONIANI – “IL FILOSOFO DI COLLE OPPIO” HA RICEVUTO LE RICHIESTE RASSICURAZIONI: SEI IL NUMERO UNO E TUTTI I CHIOCCI E I SERGIO SON NESSUNO. DUNQUE STRINGI I DENTI E RESISTI FINO A MAGGIO QUANDO CON IL VARO DEL DECRETO DI RIFORMA RAI CADRÀ IL CDA E TUTTE LE DIREZIONI…

john elkann repubblica

ALTISSIMA TENSIONE SULLA ‘’TRATTATIVA ESCLUSIVA” TRA JOHN ELKANN E THEO KYRIAKOU PER LA VENDITA DEL GRUPPO GEDI – LE PROBABILITÀ CHE L’OPERAZIONE VADA A PUTTANE AUMENTANO AL PARI DELLE PERDITE DI ‘’REPUBBLICA’’ E ‘’STAMPA’’ - SE SALTA, PRENDE IL FARDELLO GEDI E LO METTE ALL’ASTA? RICICCIA LEONARDINO DEL VECCHIO? – FINORA, TUTTO ERA ANDATO IN DISCESA PER ELKANN: L’ACQUISIZIONE NEL 2020 DE “LA REPUBBLICA” E “LA STAMPA”, DA SEMPRE QUOTIDIANI DI RIFERIMENTO DEL PARTITO DEMOCRATICO, È STATA UN’ABILE MOSSA NON SOLO PER SQUAGLIARE LA FIAT IN STELLANTIS SENZA ROTTURE DI COJONI MEDIATICHE E SINDACALI, MA ANCHE PER PORTARE A TERMINE TRANQUILLAMENTE LA CESSIONE DELLE GRANDI AZIENDE ITALIANE DELLA HOLDING EXOR: DA MAGNETI MARELLI A IVECO – RESTAVA GEDI PRIMA DI VOLARE SOTTO IL CIUFFO DEL PREDILETTO TRUMPONE. MA, A VOLTE, NON TUTTE LE CIAMBELLE RIESCONO COL BUCO…

giuseppe conte stefano patuanelli

DAGOREPORT – ANCHE NEL MOVIMENTO 5 STELLE TIRA UNA BRUTTA CORRENTE: L’EX MINISTRO DELLO SVILUPPO ECONOMICO, STEFANO PATUANELLI, È IN DISACCORDO CON GIUSEPPE CONTE SULLE “TEMPISTICHE” DEL CAMPO LARGO. L’INGEGNERE TRIESTINO (E ANCHE UN PO’ TRISTINO) VUOLE ACCELERARE E SANCIRE IL PRIMA POSSIBILE L’ALLEANZA CON PD E ALTRI “PROGRESSISTI”, PER ORGANIZZARE LA CAMPAGNA ANTI-MELONI – PEPPINIELLO APPULO, INVECE, TEMPOREGGIA. IL MOTIVO? NON HA MAI ABBANDONATO IL SOGNO DI TORNARE A PALAZZO CHIGI…