IL FAR WEST ESISTE, MA È A ORIENTE - VITA DEI “DISSIDENTI” DELL’EST, RICCONI CHE PESTANO CACCHE E DIVENTANO RICERCATI

1. "NOI DISSIDENTI BRACCATI IN TUTTA EUROPA SPERO SOLO CHE ORA PARIGI NON SI PIEGHI"
Fiammetta Cucurnia per "la Repubblica"

«IO l'ho sempre saputo, e ve lo avevo detto. Nazarbaev ci inseguirà fino alla fine. E Mukhtar è il più importante del gruppo, il suo principale oppositore, colui che finanziava direttamente l'opposizione kazaka. Però le cose non saranno così facili, questa volta. Dopo lo scandalo seguito alla deportazione in fretta e furia di sua moglie e della sua figlioletta da Roma, non credo che la Francia vorrà fare la stessa cosa».

Muratbek Ketebaev, dissidente kazako rifugiato in Polonia, ha appena saputo che il suo amico e compagno di battaglie Mukhtar Ablyazov è stato arrestato nel sud della Francia. «Prima o poi c'era da aspettarselo - dice - siamo come Davide contro Golia. Ma fosse anche la nostra ultima guerra, la dobbiamo giocare fino in fondo».

Mukhtar Ablyazov ha ottenuto l'asilo politico in Gran Bretagna. Come mai si trovava in Francia?
«Non lo sento da un po', ma so che dispone di un passaporto diplomatico consegnatogli personalmente dal Presidente della Repubblica centroafricana che gli
permetteva di muoversi con una certa libertà. So che in Francia ha dei nipoti e credo abbia abbassato la guardia, facendosi intercettare mentre li chiamava dall'agenzia investigativa israeliana che Nazarbaev gli ha messo alle costole».

È certo che non intendesse consegnarsi, magari per ottenere il rilascio della sua famiglia?
«Ne sono assolutamente sicuro. Anche perché, in questo momento, con tutti i riflettori puntati su Alma e la bambina, la loro situazione è temporaneamente e relativamente sicura. Sono terrorizzate, questo sì. Pensi che neppure noi riusciamo a metterci in contatto, perché lei non risponde al telefono, ben sapendo di essere ascoltata».

Lei dice che la Francia non vorrà fare la figura dell'Italia?
«Non lo credo. La questione ora verrà analizzata in tutti i risvolti e ci vorranno due o tre anni per venirne a capo. Il suo tempo per salvare la vita».

Però stavolta non è solo il Kazakhstan a chiedere l'estradizione, ma ci sono anche la Russia e l'Ucraina per l'affare della Banca Bta.
«Anche la storia della banca sembra complicata, ma non lo è. Da noi tutti i grossi affari o sono di Nazarbaev o girano intorno a lui. Mukhtar era il proprietario dell'unica banca privata del Paese. Un gigante da 20 miliardi di dollari di attivo e 4 miliardi di capitale. Grazie a ciò era diventato il principale finanziatore di tutta l'opposizione kazaka.

Dal 2006 al 2008, Nazarbaev ha mandato i suoi emissari per farsi consegnare la metà delle azioni. Lo so bene perché in quel momento eravamo molto vicini e Mukhtar mi raccontava tutto. Alla fine Nazarbaev intervenne di persona e a quel punto lui si rese conto che non ce l'avrebbe fatta a resistere. Perciò portò via il denaro attraverso società offshore e lo reinvenstì in grandi progetti ancora operativi in tutto il mondo».

Se è così, perché la Russia e l'Ucraina si spendono per riportarlo indietro?
«Perché sono alleati di Nazarbaev e hanno tutto l'interesse ad affiancarlo, sul piano geopolitico. La vicenda, di per sé, per loro è un'inezia, priva di qualunque interesse. Che cosa vuole che sia un gruppo di dissidenti kazaki e le loro famiglie?».


2. MA L'ESTRADIZIONE A KIEV NON È SCONTATA
Alberto Mattioli per "La Stampa"

Anche se dalla Procura competente, quella di Grasse, dicono di non saperne niente, non c'è dubbio che la Polizia francese ha arrestato Mukhtar Ablyazov e l'ha fatto su mandato ucraino, non kazako. Che l'oppositore numero uno del presidente Nursultan Nazarbayev possa essere effettivamente estradato è, invece, tutt'altro che scontato.

Certo la Francia ha ratificato la Convenzione del Consiglio d'Europa sull'estradizione. Ma, come tutti i Paesi, ha indicato una serie di riserve che limitano il suo campo d'applicazione. In particolare, l'estradizione può essere rifiutata se la giustizia del Paese che la richiede «non assicura le garanzie fondamentali di procedura e di protezione dei diritti della difesa», se può comportare «conseguenze di gravità eccezionale per la persona» e, ovviamente, se viene richiesta per ragioni politiche.

Negli ultimi anni, i tribunali francesi si sono mostrati riluttanti a estradare persone nei Paesi ex sovietici. Il caso che ha fatto notizia è molto recente (sentenza della Corte d'appello di Aix-en-Provence, 24 maggio 2012) e presenta molte somiglianze con quello di Ablyazov. La Russia aveva chiesto l'estrazione di Vitaly Arkhangelsky, ex presidente-direttore generale di una holding pietroburghese delle attività portuali e del trasporto marittimo, appunto per reati economici, proprio, pare, come quelli di cui è accusato Ablyazov.

A parte una serie infinita di sottigliezze legali (e il pessimo francese con cui era formulata la richiesta), i giudici di Aix l'hanno respinta citando un rapporto del 2009 della Commissione sui diritti dell'uomo del Consiglio d'Europa, che in sostanza accusa la Russia di non garantire nei suoi tribunali i diritti fondamentali della difesa. Mosca l'ha presa malissimo e Alexandre Zviaguintsev della Procura generale ha firmato una lettera durissima per il Ministero della Giustizia di Parigi. È un precedente importante, ma è solo l'ultimo caso di una serie.

«La Francia - commenta Pierre Henry, direttore generale e portavoce di "France Terre d'asile" - ha una lunga tradizione di accoglienza per i dissidenti politici e i combattenti della libertà, a patto beninteso che dimostrino di esserlo davvero. Negli ultimi anni, come in generale in tutta Europa, l'atteggiamento è meno aperto e c'è un certo ripiegamento. Però mi sembra che gli Stati dell'ex Urss non diano molte garanzie di rispetto dei diritti della difesa. Diciamo che si prendono delle grandi libertà con le libertà fondamentali».

 

 

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