VIVA VIVA LA TRATTATIVA! - MARTELLI E SCOTTI IN COMMISSIONE ANTIMAFIA CONFERMANO IL PATTO STATO/MAFIA - E’ MARTELLI IL PIU’ DURO: “FU SCALFARO IL REGISTA DELLA STRATEGIA CHE PER FERMARE LE STRAGI TENTO’ DI ASSECONDARE L’ALA MODERATA DI COSA NOSTRA” - CETRIOLONE PER GIULIANO AMATO, ACCUSATO DI AVER MENTITO SULLE NOMINE DI MANCINO AL VIMINALE E CONSO ALLA GIUSTIZIA - “SE CI SONO DEI RISVOLTI PENALI SPETTA AI MAGISTRATI PROVARLO…”

Davide Vecchi per il "Fatto quotidiano"

La trattativa tra Stato e mafia c'è stata. Lo hanno confermato ieri in audizione davanti alla Commissione antimafia gli ex ministri Claudio Martelli e Vincenzo Scotti. Il primo è tornato a indicare in Oscar Luigi Scalfaro il regista, dominus della strategia che per fermare le stragi tentò di "assecondare l'ala moderata di Cosa Nostra" sostituendo gli "uomini chiave della lotta alla mafia". Mentre Scotti ha ricordato che tentarono di legittimarlo lo invitarono a non occuparsi della cupola.

"‘E' meglio che non fai più dichiarazioni sulle questioni che riguardano il Viminale'. Così mi disse il mio ex capo di gabinetto del ministero dell'Interno nel luglio del 1992, il giorno dopo l'assassinio di Paolo Borsellino", ha raccontato durante l'audizione ieri Scotti. "Ero ministro degli Esteri e avevo dichiarato al Tg1: ‘Non si può indebolire la lotta alla mafia'".

Scotti era stato ministro dell'Interno nel governo Andreotti e in tale periodo, ha ricordato, aveva sostenuto la linea del pool antimafia di Palermo e di Giovanni Falcone che aveva permesso di celebrare il maxi processo, aveva istituito (insieme a Martelli) il carcere duro per i mafiosi (41 bis) e la Direzione Investigativa Antimafia (Dia). Si attendeva una riconferma. Invece nel governo Amato, costituito il 28 giugno, fu nominato ministro degli Esteri, e al Viminale andò Nicola Mancino.

"Restai al governo 33 giorni solo per senso di responsabilità". Il presidente dell'antimafia, Giuseppe Pisanu, gli ha chiesto se non si lamentò dello spostamento agli esteri. "Non è mia abitudine lamentarmi . So assumere le mie responsabilità. La questione era sotto gli occhi di tutti. Forse il presidente del Consiglio non leggeva i giornali? E il presidente della Repubblica non ha forse visto che il governo istituiva il ministro dell'Interno e quello della Giustizia?", è stata la risposta di Scotti.

Anche Martelli ha puntato il dito contro Scalfaro, confermando quanto già dichiarato in un'intervista a Il Fatto Quotidiano lo scorso agosto, ma soprattutto contro Giuliano Amato accusandolo di aver raccontato "bugie" ieri nel corso dell'audizione davanti alla stessa commissione asserendo di non aver ricevuto pressioni dall'ex segretario del Psi Bettino Craxi sulla sua revoca da ministro della Giustizia.

"Giuliano Amato ha mentito e sono pronto a citare anche testimoni", ha detto Martelli. "Amato mi disse che Craxi era contrario a un mio nuovo mandato a via Arenula e l'episodio avvenne in un ristorante a Trastevere sotto la mia abitazione. Posso citare persone che erano presenti e che possono testimoniare che è andato proprio come io ho raccontato".

A sostituire Martelli al ministero della Giustizia fu Giovanni Conso. "C'è una responsabilità politica - ha detto ancora Martelli - e l'ha spiegato anche Conso nella sua audizione. Si voleva assecondare l'area moderata di Cosa Nostra per far terminare le stragi e questo togliendo di mezzo quei politici che avevano esagerato nella loro fermezza contro Cosa Nostra. C'è una responsabilità politica e se poi ci sono dei risvolti penali spetta ai magistrati provarlo".

Di fronte alle parole di Martelli, l'ex prefetto Achille Serra ha proposto al presidente Pisanu di trasmettere le "parole di Amato e Martelli all'autorità giudiziaria per vedere se c'è falsa testimonianza". Ma in commissione l'obbligo di dire la verità "è esclusivamente morale" ha spiegato il presidente.

"Mentire è stupido perché ci sono numerosi testimoni: io rimasi turbato da quanto mi disse Amato a pranzo", ricorda Martelli. "Ne parlai con diversi colleghi e amici esprimendo i miei dubbi ma non telefonai a Craxi né lo cercai, chiamai invece Amato ma lui mi disse: ‘Senti Craxi, io sono solo un ambasciatore, non prendertela con me'. Io ribattei: ‘Digli che io o resto a fare la lotta alla mafia o vengo a fare battaglia in aula'. Dopo poco lui mi richiamò dicendo: ‘Craxi dice che le tue sono argomentazioni valide'".

Come fa dunque Amato a negare? "Mente anche sull'incarico a Mancino - prosegue Martelli - perché fu proprio Mancino in commissione vigilanza a dire che fu in primis Scalfaro a contattarlo per il Viminale". E "mente anche sulla nomina di Giovanni Conso", aggiunge Martelli. "Venne a casa mia e mi garantì che avrebbe continuato il lavoro che avevo fatto io: cinque giorni dopo la sua nomina, al comitato ordine e sicurezza di cosa si discute? Di 41bis. Strano".

Ma Conso, concede Martelli, "in questo fuggi fuggi dalle responsabilità si è assunto le sue con onestà". Ma perché "le stragi a un certo punto si fermarono?", ha chiesto interessano Pisanu. "Perché c'era una parte dello Stato che la lotta alla mafia l'aveva fatta e la stava facendo sul serio".

 

 

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