pupetta maresca

ADDIO PUPETTA - È MORTA IERI SERA A 86 ANNI ASSUNTA MARESCA DETTA PUPETTA, “MADAME CAMORRA”: DA INCINTA UCCISE ANTONIO ESPOSITO, IL BOSS CHE LE AVEVA AMMAZZATO IL MARITO. CONDANNATA E POI GRAZIATA, PROVÒ A RIFARSI UNA VITA E INTERPRETÒ SE STESSA NEL FILM “DELITTO A POSILLIPO”. POI SI SPOSÒ CON UN ALTRO CAMORRISTA, UMBERTO AMMATURO, DETTO "O PAZZO", CHE POI FU SOSPETTATO DI AVERLE UCCISO IL PRIMO FIGLIO - LA FICTION CON MANUELA ARCURI, L’AVVERSIONE PER "GOMORRA" E SAVIANO E LA SFIDA A CUTOLO: “NON DISSI ‘IO TI AMMAZZO’, MA…” - VIDEO: LA CANZONE “O BENE MIO”

 

PUPETTA MARESCA OGGI

UNA VITA DA PUPETTA – LA SFIDA A CUTOLO, L’OMICIDIO DI ANTONIO ESPOSITO E LA FAMA MONDIALE: PARLA "MADAME CAMORRA", PUPETTA MARESCA – “GOMORRA È DISEDUCATIVA. HO VISTO UNA PUNTATA, MA DI FRONTE A CERTE SCENE ANCH' IO HO SPENTO LA TV” – “UCCISI ESPOSITO PER AMORE, PER VENDICARE IL MIO UOMO, MA SUL CORPO FURONO TROVATI ALTRI COLPI DI PISTOLA” – “LA CONFERENZA STAMPA CONTRO CUTOLO? SE AVESSI TACIUTO, SAREI MORTA NEL SILENZIO E NELL'INDIFFERENZA GENERALE. NON DISSI 'IO TI AMMAZZO!', MA…" - VIDEO: LA CANZONE "O BENE MIO" NEL FILM "DELITTO A POSILLIPO"

https://www.dagospia.com/rubrica-29/cronache/vita-pupetta-ndash-sfida-cutolo-rsquo-omicidio-antonio-288057.htm

pupetta maresca canta o bene mio in delitto a posillipo

 

È MORTA PUPETTA MARESCA, LA CAMORRISTA CHE SFIDÒ CUTOLO E VISSE TRA FAIDE DI CLAN E FICTION TV

Jacopo Iacoboni per www.lastampa.it

 

oche donne hanno infranto il codice non scritto della mala (le donne a casa) come Assunta Maresca, detta Pupetta, morta ieri sera nella sua casa di Castellammare di Stabia, a 86 anni. Una donna che si trovò nel fuoco di due delle più spaventose guerre di camorra che la storia di Napoli ricordi, fu amata, odiata, disprezzata, lusingata.

 

manuela arcuri pupetta maresca.

Sposa del boss Pasquale Simonetti, detto Pascalone ‘e Nola, era incinta quando suo marito fu ammazzato da un uomo che era stato il loro testimone di nozze, Orlando Carlo Gaetano, mandato da Antonio Esposito, detto Totonno ‘e Pomigliano. Era il 15 luglio del 1955.

 

Il 4 ottobre, pochi mesi dopo – quando Pupetta era incinta al sesto mese – andò lei stessa a ammazzare a sua volta per vendetta Esposito. Venne condannata a 13 anni e 4 mesi, anche se la corte le riconobbe come attenuante la «provocazione» dell’assassinio del giovane marito.

pupetta maresca

 

L’opinione pubblica, napoletana e non solo, si divise. Pupetta rimandava un’immagine di Napoli totalmente stereotipata e adatta al clichè, ma era anche una donna, bella, in primo piano, che aveva ucciso forse per vendetta, si pensò all’inizio.

 

Divenne una leggenda nera, un archetipo di donna camorrista che fu in seguito fronteggiato da poche altre figure, forse Rosetta Cutolo. Ma la sorella di Cutolo non aveva sovvertito così potentemente il codice della malavita entrando direttamente lei nella scena di un omicidio. Rosetta stava a casa, e comandava da dietro le quinte, Pupetta scendeva nel teatro dell’azione.

 

Dieci anni dopo, Maresca ricevette la grazia. Era una donna molto bella, ancora giovane. Il cinema s’interessò a lei, con un mix di attrazione e pruderie che riassumeva quelle dell’Italia verso di lei, e certo non contribuì a darle una vita normale, del resto Pupetta Maresca non sembrava fatta per la normalità, come molte sue scelte successive confermarono.

 

pupetta maresca 12

La prima: sposare un criminale sanguinario della camorra, Umberto Ammaturo, detto ‘o Pazzo, che fu poi sospettato – la certezza non si ebbe mai – di averle ucciso il primo figlio, avuto dal boss Simonetti, un ragazzo che sparì in maniera misteriosa. A quel punto la scelta camorrista di Pupetta era stata fatta, e lei rimase in quella vita.

 

Nella prima metà degli anni ottanta, quando Napoli era scossa dalla più grave guerra di camorra che la storia ricordi, con un morto ammazzato al giorno, e lo scontro truculento tra la Nuova Camorra di Raffaele Cutolo, e i clan napoletani che – coalizzatisi – cercavano di fermare il boss di Ottaviano, Pupetta Maresca divenne una delle più spietate nemiche di Cutolo. C’è chi dice fosse lei la capa, ma è leggenda, e la “Nuova Famiglia” non lo avrebbe consentito.

 

pupetta maresca.

Certo è che poche volte si assistette a una rivendicazione così esplicita e lampante di camorrìa come quella che fece Pupetta Maresca, accusata (anche qui, la certezza non fu trovata) di aver ammazzato Ciro Galli, uno dei luogotenenti di Cutolo. Le chiesero, in un’incredibile conferenza stampa, se lei si sentiva parte della Nuova Famiglia. Rispose: «Sentite, se voi per Nuova Famiglia dite tutta quella gente che si difende dallo strapotere di quest'uomo (Cutolo, nda.), allora mi ritengo affiliata».

 

Forse piaceva, a Pupetta Maresca, essere a un tempo personaggio noir, criminale, ma anche da rotocalco. Da anziana aveva concesso a Mediaset di fare una fiction che andò in onda nel 2013, in cui lei era interpretata da Manuela Arcuri.

pupetta maresca

 

Ci furono polemiche perché una criminale, con quel volto affascinante, facilmente finiva a sembrare un'eroina, per chi ormai nulla sapeva della sua storia (per capirci, Maresca invece disse che “Gomorra”, tratto dal libro di Roberto Saviano, era «una fiction diseducativa».

 

Le piaceva finire su Mediaset, non la camorra ricostruita da Saviano). Molto fedele alla sua vita era stato invece “Il caso Pupetta Maresca”, di Marisa Malfatti e Riccardo Tortora, un film dell’82 che però fu visto solo quindici anni dopo, quando cadde la censura e i tagli che aveva subito.

 

Lei stessa era stata attrice, in un film degli anni sessanta, “Delitto a Posillipo”, in cui c’è una scena in cui lei stessa canta una canzone di cui fu autrice, 'O bbene mio. Il crimine, la retorica di “o’ vasc”, la canzone napoletana, fusi insieme in un mix truffaldino e indistinguibile, che faceva di Napoli, sempre e per sempre, quella cosa lì. Una ribelle che, paradossalmente, inchiodava l’immagine della città ai suoi più triti clichè: la bella donna, la camorra, o sang.

 

pascalone

Forse la psicologia della boss fu capita solo da Francesco Rosi, a caldo dopo l’omicidio di Esposito. Ma Maresca ebbe ancora una lunga e attiva carriera, dopo. Non ammise mai di aver avuto piacere nella sua vita criminale. Disse di aver ucciso solo perché era costretta: «Lui venne con una pistola, ma anch’io cominciai a girare armata, perché mi minacciava da tempo. Si avvicinò allo sportello della macchina per farmi scendere dall’auto e farmi uccidere dai suoi killer. Cosa avrei dovuto fare? Mi sono difesa, né più né meno. Potevo morire anch’io, ma sparai sei volte con una pistola calibro 7,65 che portavo nella mia borsetta piccola».

la morte di pascalone e nola

 

BIOGRAFIA DI PUPETTA MARESCA

Da www.cinquantamila.it - La storia raccontata da Giorgio Dell’Arti

 

• (Assunta) Castellammare di Stabia (Napoli) 27 aprile 1935. Camorrista. Almeno a stare a quanto disse lei, quando sfidò pubblicamente Raffaele Cutolo, dichiarando in una conferenza stampa: «Se per Nuova Famiglia si intende tutta quella gente che si difende dallo strapotere di quest’uomo, allora mi ritengo affiliata a questa organizzazione».

 

pupetta maresca 2

• Da parte di padre discendente dei Lampetielli, così chiamati perché veloci come il lampo nelle decisioni e negli affari. In famiglia si festeggiava ogni anno la Madonna di Pompei, per celebrare il giorno in cui il padre di Pupetta, Alberto, era evaso di prigione calandosi con un lenzuolo dal finestrino di una latrina (la madre, per ricordare il fatto, organizzava un banchetto di cento coperti, con tanto di complesso musicale, e a fine serata mandava i figli a sparare i fuochi davanti all’immagine della Madonna esposta al lato della porta di casa).

 

Era proprio bella (vinse un concorso di miss locale), quando si innamorò di lei Pasquale Simonetti (detto Pascalone ’e Nola per la sua mole). I Lampetielli benedissero il fidanzamento il giorno della Madonna di Pompei del 1954. Unico ostacolo al loro amore, Pascalone aveva una piccola condanna da scontare e Pupetta rifiutava di sposarlo se prima non si costituiva (lo accompagnò fino all’ingresso in caserma a Napoli, e lì rimase tutto il giorno per poterlo scorgere dietro le sbarre di una finestra della guardina ogni volta che la porta si apriva).

MANUELA ARCURI PUPETTA MARESCA

• Ad aprile dell’anno successivo, quando si sposarono, lei era già incinta. Il giorno stesso si recarono al santuario della Madonna di Pompei, dove Pascalone si levò di tasca la pistola facendola scivolare nelle mani di Pupetta, con la promessa solenne che avrebbe cambiato vita.

 

pupetta maresca canta o bene mio in delitto a posillipo

Invece tre mesi dopo (17 luglio 1955), venne sparato per ordine di Antonio Esposito, detto Totonno ’e Pomigliano, un contrabbandiere di sigarette. Portato agli Incurabili, prima di spirare fece in tempo a sussurrare all’orecchio della moglie il nome di Totonno.

 

Pupetta andò a San Giovanni Rotondo a parlare con padre Pio e giurò vendetta. Il 4 ottobre 1955, vestita a lutto, noleggiò un tassì e, accompagnata dal fratello Ciro, andò dritta al bar “Grandone”, zona stazione di Napoli, dove ammazzò Totonno a pistolettate. Prima ancora di pensare a nascondersi si recò al santuario della Madonna di Pompei, che non ascoltò le sue preghiere: il 13 ottobre l’arresto, e poche settimane dopo il parto, nell’infermeria del carcere (nasce Pasquale junior, detto subito “ Pascolino ’o Pascalotto”).

manuela arcuri pupetta maresca

 

• Condannata a 13 anni e 4 mesi (con l’attenuante della provocazione), fu graziata e scarcerata il 17 aprile 1965, giorno di Pasqua.

 

• Provò a rifarsi una vita. Sull’onda della celebrità nel 1967 interpretò se stessa nel film Delitto a Posillipo, trasposizione della sua biografia. Chiusa la parentesi cinematografica, si dedicò a due negozi di abbigliamento a Napoli, mentre riscopriva l’amore con il camorrista Umberto Ammaturo (ebbero due gemelli, Roberto e Antonella, ma lei non accettò mai di sposarlo).

 

PUPETTA MARESCA

• Il 2 gennaio Pasqualino (che per emulare il padre aveva intrapreso la via della malavita) scomparve nel nulla. Pupetta ebbe a dire: «Il lavoro per me è una ragione di vita. Mi aiuta a non pensare, a cercare di non capire. Di Pasqualino non so più niente. Mi facessero sapere con una telefonata o con una lettera anonima. Se per mio marito ho trascorso undici anni in una cella, per vendicare mio figlio affronterei trent’anni di reclusione». Ma Pasqualino non comparve mai più. Si incrinò anche il rapporto con Umberto Ammaturo, quando fu incarcerato con l’accusa dell’omicidio del figliastro (nell’aprile del 1975 l’assoluzione, per insufficienza di prove).

 

• Pupetta finì di nuovo in carcere, accusata in concorso con Ammaturo dell’omicidio di Ciro Galli (uomo di Cutolo) e dell’omicidio di Aldo Semerari, lo psichiatra che aveva fatto dichiarare pazzo Cutolo e lo stesso Ammaturo. Ma fu assolta, così anche dalle successive accuse di tentata estorsione (ad una banca), traffico di stupefacenti e associazione camorristica.

delitto a posillipo.

 

• Quando Ammaturo fu arrestato in Perù, in compagnia della sua bellissima e ricca fidanzata, Yohanna Valdez: «Per me Umberto non esiste più, è morto; resta solo il padre dei miei figli che gli vogliono bene e lo rispettano come è loro dovere».

• Chiusi i negozi di Napoli (per i continui furti e devastazioni), si ritirò a Castellammare, per aprire un nuovo esercizio commerciale, e stare più vicina ai figli (soprattutto alla figlia, cardiopatica).

 

matrimonio pascalone o nola con pupetta maresca

• La sua storia ispirò i registi Francesco Rosi (1958, La Sfida), Marisa Malfatti e Riccardo Tortora (1982, Pupetta Maresca, cronaca di un delitto: bloccato dal pretore su istanza dei legali della stessa Pupetta, che si riteneva lesa nella propria onorabilità, andò in onda sulla Rai solo nel 1994, attrice protagonista Alessandra Mussolini).

Nel 2013 anche Canale 5 ha prodotto una fiction ispirata alla sua storia (spettatori della prima puntata, 5 milioni). Pupetta: «Ho ritrovato nella Arcuri la mia tempra. Vorrei che la gente capisca chi ero al di là dell’immagine pubblica che mi è stata cucita addosso. Prima di arrivare a impugnare quella pistola, avevo denunciato più volte il mandante dell’omicidio di mio marito».

 

alessandra mussolini interpreta pupetta maresca

Il commento spietato di Aldo Grasso: «“Pupetta” è un racconto ultrapop, piace ai semplici per eccesso di sentimentalismo e piace anche ai più avvertiti perché permette loro meta-risate ironiche, un piacere proibito. Però, l’interpretazione di Manuela vale la serata. Per chi è affascinato dall’abisso. O dal comico» [Cds 8/6/2013].

 

delitto a posillipo pupetta maresca canta o bene mio in delitto a posillipo 4

• Ha un fiore tatuato sul polpaccio destro.

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