angelucci berlusconi

LA FAMIGLIA BERLUSCONI VENDE "IL GIORNALE" AGLI ANGELUCCI? - "LA STAMPA" RIVELA: "NELLE PROSSIME ORE SI POTREBBE CAPIRE DI PIÙ DELLA TRATTATIVA CHE TRASFERIRÀ "IL GIORNALE" NELLE MANI DI ANTONIO ANGELUCCI, GIÀ EDITORE DE "IL TEMPO" E "LIBERO". L'ORIZZONTE È LA CREAZIONE DI UN POLO EDITORIALE DELLA DESTRA ITALIANA. LO SCHEMA DELLA FUSIONE PREVEDE UNA SINERGIA TRA TESTATE. UNA DELLE IPOTESI CHE CIRCOLA È DI AGGANCIARE "IL TEMPO" E "LIBERO" COME CRONACHE CITTADINE, RISPETTIVAMENTE DI ROMA E DI MILANO, "IL GIORNALE" OFFRIREBBE LA PARTE NAZIONALE"

I. Lomb. per "la Stampa"

 

Giampaolo e Antonio Angelucci

«A questo punto non avevo più scelta. O rassegnarmi a diventare il megafono di Berlusconi. O andarmene». Era l'11 gennaio del 1994 e con queste parole Indro Montanelli lasciava la direzione del Giornale, da lui fondato 20 anni prima. Quasi 30 anni dopo è Silvio Berlusconi a dire addio alla testata, di cui è socio dal 1977 (allora con una quota di minoranza del 12) e che dal 1992 è nelle mani del fratello minore Paolo attraverso la Società Europea di Edizioni.

 

Nelle prossime ore si potrebbe capire di più della trattativa che trasferirà Il Giornale nelle mani di Antonio Angelucci, imprenditore romano nel campo della sanità, deputato da tre legislature di Forza Italia, che in Parlamento però si è visto poco o nulla, e già editore de Il Tempo e Libero. L'orizzonte di questa acquisizione, è evidente, è la creazione di un polo editoriale della destra italiana. Lo schema della fusione prevede una sinergia tra testate. Una delle ipotesi che circola è di agganciare Il Tempo e Libero come cronache cittadine, rispettivamente di Roma e di Milano, a Il Giornale che invece offrirebbe la parte nazionale.

 

PAOLO BERLUSCONI VISITA IL FRATELLO SILVIO AL SAN RAFFAELE

Ma al di là delle strategie editoriali, il cambio di proprietà è a suo modo un capitolo della fine del berlusconismo che ha segnato gli ultimi tre decenni della storia politica italiana, tra strepitose vittorie politiche, scandali giudiziari, condanne, epiloghi boccacceschi, fino alla scommessa estrema di qualche giorno fa: tentare l'impossibile elezione al Quirinale.

 

Il Giornale è stato quel megafono che Montanelli non voleva diventasse la sua creatura: ha cavalcato la campagna di Berlusconi per il Colle, pubblicando il manifesto (uscito poi anche sul Corriere) che elencava le qualità dell'ex premier, politiche e non, tra le quali l'indubitabile «è padre di cinque figli e nonno di quindici nipoti».

 

silvio e paolo berlusconi

Croce e delizia della famiglia Berlusconi, da anni la figlia Marina chiedeva al padre di venderlo. Finché due anni fa non ha ridotto la quota di Mondadori a meno del 20%, lasciando allo zio Paolo oltre il 78. Nella storia del Giornale è disegnata la parabola politica del fondatore di Fi, padre padrone di un partito che da egemone è diventato minoritario nel centrodestra.

 

E che da ieri l'ex premier dice di voler riportare al centro, in uno spazio moderato, lontano dalle intemperanze sovraniste di Matteo Salvini. Sarà interessante capire cosa succederà. Pur restando in Fi (con il record di assenze alla Camera) Angelucci negli ultimi anni ha flirtato con il leader leghista. Perché era in ascesa. Ma, appunto, come tante storie d'amore, anche quelle editoriali finiscono.

antonio angelucci foto di bacco

Ultimi Dagoreport

trump meloni vance schlein conte

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI ALLA CAMERA HA PARLATO COME SE NON CI FOSSE STATO IL REFERENDUM: HA RIFILATO UN COMIZIO AUTO-CELEBRATIVO E VITTIMISTA, NELL’INDIFFERENZA DELL’OPPOSIZIONE - SCHLEIN E CONTE, INVECE CHE INCASTRARLA, HANNO PIGOLATO DISCORSETTI CHE PAREVANO SCRITTI DA CHATGPT: SONO TROPPO IMPEGNATI A FARSI LA GUERRA TRA LORO CHE A OCCUPARSI DELLE SORTI DEL PAESE – EPPURE, SAREBBE STATO FACILISSIMO METTERE ALL’ANGOLO LA TRUMPETTA DELLA GARBATELLA: A BUDAPEST IL VICEPRESIDENTE JD VANCE L’HA CITATA INSIEME A ORBAN TRA I LEADER UE CHE HANNO “AIUTATO” GLI STATI UNITI CON LA GUERRA IN IRAN, ARRIVANDO A DIRE CHE LA PREMIER ITALIANA “È STATA MOLTO UTILE”. A NESSUNO A MONTECITORIO È VENUTO IN MENTE DI CHIEDERE: COME?

donald trump benjamin netanyahu libano iran xi jinping

DAGOREPORT - CON IL CESSATE IL FUOCO NON VINCONO NÉ TRUMP NÉ I PASDARAN, MA PERDE NETANYAHU, CHE VOLEVA LA "GUERRA PERMANENTE" - IL TYCOON CERCAVA DA SETTIMANE UNA EXIT STRATEGY DAL CONFLITTO CON L'IRAN, E ALLA FINE È STATA LA CINA A FORNIRGLIELA (VIA PAKISTAN, TURCHIA, ARABIA SAUDITA), CONVINCENDO GLI AYATOLLAH ALLA TREGUA - ALLA FACCIA DELLA TREGUA, NETANYAHU CONTINUA A BOMBARDARE IL LIBANO E TRUMP LO STRIGLIA: "RIDUCI GLI ATTACCHI" - ED ORA FINALMENTE CAPIREMO CHI COMANDA: NETANYAHU O TRUMP - "BIBI" ANNUNCIA NEGOZIATI DIRETTI CON IL GOVERNO LIBANESE, MA SE NON LA SMETTE DI GETTARE BOMBE SU BEIRUT, ALLORA VUOL DIRE CHE TIENE PER LE PALLE L'UOMO PIÙ POTENTE DEL MONDO (DAVVERO BASTA QUALCHE "EPSTEIN FILES"? 

gian piero cutillo mariani lorenzo giovanbattista fazzolari

DAGOREPORT - ALLACCIATE LE CINTURE DOMANI IN BORSA: PER LA NOMINA DEL NUOVO AD DI LEONARDO È ANCORA TUTTO IN ARIA - LA PARTITA NON È AFFATTO CHIUSA: IL TUTTOFARE GIOVANBATTISTA FAZZOLARI, IN VERSIONE CACCIATORE DI TESTE, HA VOLUTO VEDERE LORENZO MARIANI, AD DI MDBA ITALIA, GIÀ CANDIDATO CEO DI CROSETTO NEL 2023. SU UNA COSA "FAZZO" E MARIANI SONO GIÀ D’ACCORDO: SPIANARE L’ATTUALE GRUPPO DIRIGENTE DI CINGOLANI - GIAN PIERO CUTILLO, MANAGING DIRECTOR DELLA DIVISIONE ELICOTTERI DI LEONARDO, IL CUI NOME AVEVA PRESO QUOTA NEL POMERIGGIO, È CONSIDERATO TROPPO VICINO A GIORGETTI E CROSETTO...

matteo piantedosi claudia conte

DAGOREPORT - CLAUDIA CONTE HA CREATO UNO "SCHEMA PONZI" DELL'AUTOREVOLEZZA: ACCUMULARE INCARICHI E VISIBILITA' PER OTTENERNE SEMPRE PIU' - LA 34ENNE CIOCIARA E' GIORNALISTA PUBBLICISTA: CON QUALE TESTATA HA COLLABORATO PER ISCRIVERSI ALL'ORDINE? CHE FINE HANNO FATTO I SUOI VECCHI ARTICOLI? - GRAZIE AL TITOLO, HA INANELLATO OSPITATE, MODERAZIONI DI CONVEGNI E INCARICHI E IL "SISTEMA" DEI MEDIA, NELL'INDIFFERENZA DEI GIORNALONI (CHE, A DIFFERENZA DI DAGOSPIA, NON SI SONO NEANCHE CHIESTI CHI FOSSE), HA TRASFORMATO L'EX "RAGAZZA CINEMA OK" IN UN'OPINIONISTA AUTOREVOLE (PENSA CHE COJONI)