jason momoa

“MENO COSE HAI, PIÙ CI VEDI CHIARO” - L’ELOGIO DEL PAUPERISMO DI JASON MOMOA: “SONO STATO IN TIBET QUANDO AVEVO 21 ANNI, SUBITO DOPO ESSERE STATO IN VATICANO: ERO INTERESSATO ALLA RELIGIONE. STUDIAVO I TESTI SACRI QUANDO FACEVO TREKKING, PRIMA DI DIVENTARE ATTORE. IL TIBET E LA SUA CULTURA MI HANNO SCONVOLTO IN SENSO POSITIVO. BAMBINI CHE GIOCAVANO CON NIENTE ED ERANO FELICI…” - L’ARRIVO DELLA NUOVA SERIE “SEE”

Silvia Bizio per “la Repubblica - Robinson”

 

JASON MOMOA IN SEE

La premessa della serie See è di quelle tipiche del filone post-apocalittico: un virus ha sterminato quasi tutta l'umanità e gli unici sopravvissuti sono ciechi. Sono passati 600 anni e la Terra è tornata praticamente all'età della pietra; in Canada si vive nel gelo coperti da pellame e per supplire alla cecità l'udito si è sviluppato in maniera esponenziale: campanelle, fili, sussurri, sono gli unici mezzi per orientarsi nel buio totale.

 

Ma si scopre che ci sono due vedenti, due gemelli, figli del leader della comunità, interpretato da Jason Momoa (Aquaman); a loro viene affidato il futuro dell'umanità. See, disponibile su Apple Tv +, è una delle serie più ambiziose del nuovo network streaming, con combattimenti, suspense, senso del tragico, folle di desperados, con in più la ricostruzione di un mondo deforestato. Un panorama epico in un futuro distopico.

JASON MOMOA IN SEE

 

Per la serie hanno chiamato a raccolta i più importanti attori non vedenti d'America mentre consulenti non vedenti sono stati sul set per supportare gli altri interpreti, che hanno passato mesi a Vancouver tra panorami mozzafiato, laghi e fiumi. Sul set di See gli attori hanno usato il "circolo del suono", un insieme di schiocchi di dita, movimenti di braccia, un linguaggio che ha unito attori vedenti e non.

 

Sono lezioni di "addestramento sensoriale" che tutti hanno seguito per mesi per prepararsi a girare come se davvero non vedessero, molti con lenti a contatto che appannano gli occhi. Nato alle Hawaii nel 1979, Jason Momoa è di padre hawaiano-polinesiano e madre dell’lowa ma di origine tedesca. Ne è venuto fuori un bel mix. Un metro e 93 di altezza, 40 anni, sposato con l'attrice Lisa Bonet, 12 anni più di lui, due figli.

JASON MOMOA IN SEE

 

Momoa, ci parli del pianeta Terra raccontato in questa serie.

«La Terra è guarita dopo 600 anni di epidemie, traumi e malattie. Ora è di nuovo incontaminata. Chi ci abita non può più distruggerla. Non avrebbero comunque i mezzi e gli strumenti per ferirla Sono rimasti circa due milioni di abitanti in tutto il pianeta, dai sette miliardi di oggi, e il mondo ha rimarginato le sue ferite. Il cancro è stato debellato».

 

«No, come ai bei vecchi tempi». Cosa l'ha attratta di questa storia? «Prima di tutto lavorare con persone non vedenti è stata un'esperienza fenomenale, per me senza precedenti. So di essere stato scritturato perché appaio un po' selvaggio di natura. E me ne compiaccio! A parte la cecità, sembra che il mio aspetto si addica a una forma di primitivismo futurista, qualsiasi cosa significhi. Mi ritengo fortunato».

 

JASON MOMOA IN SEE

Un hawaiano che si ritrova a lavorare al freddo.

«Amo il Canada, ci ho lavorato spesso. Qui ho girato anche Aquaman e Stargate: Atlantis. Ho potuto anche avere qui con me moglie e figli, che sono ancora piccoli, hanno 9 e 10 anni. 11 lavoro negli ultimi anni mi ha portato dappertutto e mi è mancato molto non poter mettere a letto i figli,  o svegliarmi con loro».

 

Com'è stato recitare in "See" senza poter vedere?

«Ho recitato davvero cieco, con gli occhi coperti da invisibili strati. Piano piano ho sviluppato anche io capacità auditive e sensoriali che non usiamo quando ci affidiamo alla vista. Si può davvero lottare basandosi solo suoi suoni? Sì, si può. Un trip incredibile.  Ho combattuto lupi e orsi, ammaestrati, sì, ma veri!»

 

Che rapporto ha avuto con il personaggio della sciamana Paris, interpretata da Alfre Woodard? «Alfre è come una zia per me. Il mio personaggio non sopporta il rumore della violenza. E Alfre gli insegna altri suoni, quelli della compassione e dell'unione. E lei che mi conduce all'illuminazione».

 

JASON MOMOA IN SEE

Lei ha mai provato sensazioni simili?

«Sì, in Tibet. Ci sono andato quando avevo 21 anni, subito dopo essere stato a Roma, in Vaticano: ero molto interessato alla religione, allora. Studiavo i testi sacri quando facevo trekking in giro per il mondo, prima di diventare attore. Avevo sempre un libro di religione nel mio zaino. Ma il Tibet e la sua cultura mi hanno sconvolto in senso positivo. Un mondo incredibile. Bambini che giocavano con bastoncini e pietre, nient'altro. Ed erano felici. Una vita semplice che mi ha insegnato tanto. Meno cose hai, più ci vedi chiaro».

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