muti chailly

MUTI FU – NON PUÒ SORPRENDERE CHE IL MAESTRO ABBIA INVEITO CONTRO CHAILLY, NE’ CHE SI SIA CHIUSO IN CAMERINO IRRIDENDO QUALCUNO. C’È CHI LO AVREBBE VISTO FARE L’IMITAZIONE DEL POVERO DI JEFFREY TATE, IL DIRETTORE DISABILE.“L’UOMO È IL SUO CARATTERE”, SCRIVEVA UN FILOSOFO. E FORSE È PER QUESTO CHE UN SUO COLLEGA DIRETTORE ALLA DOMANDA: “CHI SONO GLI AMICI DI MUTI?” SORRISE GELIDO: “MUTI NON HA AMICI”. ANZI NO, DEI FINTI AMICI CE LI HA: SONO I GIORNALISTI SCELTI DA LUI.  O PRONI O NIENTE. E PRONI NE HA AVUTI MOLTI, PERSINO PAOLO ISOTTA CHE, PER 20 ANNI FU IL SUO AEDO. MA POI…

DAGOREPORTAGE

 

muti chailly

Muti-fu può sembrare il nome di un ologramma giapponese, invece è quanto rimane di un Gran Maestro.

 

“L’uomo è il suo carattere”, scriveva un filosofo e forse è per questo che un suo collega direttore alla domanda: “Chi sono gli amici di Muti” sorrise gelido: “Muti non ha amici”.

 

Anzi no, dei finti amici ce li ha: sono i giornalisti scelti da lui. Anche se qualcuno ha cercato di nascondere il polverone sotto il tappeto di via Solferino, l’esplosione dell’altra sera alla Scala contro il direttore musicale, Riccardo Chailly, e del Capo della Comunicazione, Paolo Besana, ha preso il via proprio quando Muti ha intercettato la presenza di possibili giornalisti davanti al camerino.

 

chailly muti

Muti ha sempre scelto i giornalisti perché i direttori di alcuni giornali glielo hanno sempre concesso. Così, talvolta, sono accaduti fatti curiosi.  Un giorno, in una tournée internazionale, Muti era atteso in una sala d’hotel per un incontro con la stampa. Gli si fecero innanzi i giornalisti taccuino alla mano e lui chiese loro: “Dove sono i giornalisti?”.

 

“Siamo noi, maestro”. Non erano quelli che conosceva: incontro finito.  Ad altri giornalisti, che lo seguivano con scrupolo, rimproverò di non avere preso posizione contro l’ex sovrintendente Carlo Fontana nel 2005 quando lui, da Vienna, incominciò a scrivere lettere ai consiglieri d’amministrazione Confalonieri e Tronchetti Provera per farlo cacciare. A quei giornalisti, che lo cercavano al telefono per chiedergli le ragioni, si negava. Quando, settimane dopo, atterrò a Linate questi gli si fecero incontro per chiedere una dichiarazione e Muti-fu rispose: “Andatevene. Io e voi, una volta, eravamo amici”.

 

chailly muti

O proni… o niente. E proni ne ha avuti molti, persino Paolo Isotta che, per vent’anni, fu il suo aedo. Poi, quando Muti andò a Roma, qualcosa si ruppe e le righe di Isotta si riempirono di un’indimenticabile aneddotica su lui e sulla moglie dai capelli azzurri. La moglie, Cristina Mazzavillani Muti, fu messa a dirigere il Festival di Ravenna creato ad hoc e la figlia a fare la regista nel solco del più tradizionale familismo italico (la tradizione italiana che piace a Muti-fu) declinato in salsa apulo-napoletana.

 

Leggende dicono che la moglie abbia dovuto mandare giù bocconi amari, stando alle confidenze che raccoglievano le giornaliste, anche quelle da lui predilette. Ma noi non crediamo a chi parla di segretarie americane, coriste e che persino, malignamente, connette a Muti-fu quell’articolo dell’Espresso intitolato “Tutti muti sui centri a luci rosse” scoperti a Milano. Quanto ai suoi capelli neri, invece, dice che non sono tinti e che li aveva così anche suo padre carabiniere.

 

riccardo muti

Abbiamo detto della figlia regista, ma il Gran Maestro Muti-fu, i registi, come i giornalisti, li ha sempre voluti proni. Non era questione di metodo, qualcosa alla Salieri del tipo “Prima la musica poi le parole”, ma di ego. Non parliamo dei registi, cosiddetti, “innovativi” (alla Michieletto) - che si videro alla Scala solo con l’arrivo di Stephane Lissner -, ma anche quelli “tradizionali” dovevano realizzare mere messe in scena di supporto alla sua interpretazione.

 

Non può sorprendere che Muti-fu abbia inveito contro un collega: non l’ha mai fatto prima? Né, come riferiscono le cronache, che l’altra sera si sia chiuso in camerino irridendo qualcuno. Non può sorprendere chi lo avrebbe visto fare l’imitazione del povero di Jeffrey Tate, il direttore disabile, o chi lo ascoltava raccontare barzellette goliardiche (sporche?). Non può sorprendere, come riferiscono le cronache (almeno quelle che ci sono, non quelle insabbiate), che abbia parlato male del sovrintendente di Napoli Stéphane Lissner, il primo che seguì dopo l’addio di Carlo Fontana e di lui stesso nel gran falò del 2005.

riccardo chiara muti

 

Fontana fu sostituito con manovre di palazzo alle quali cercò di opporsi l’ex sindaco di Milano, Gabriele Albertini; Muti-fu fu liquidato dai suoi stessi orchestrali con l’appoggio dei sindacati. Gli stessi orchestrali e sindacati che, nei giorni scorsi, hanno preteso che il teatro del Piermarini riaprisse con l’orchestra della Scala diretta dall’attuale direttore. Ah no! Lissner non fu il primo perché - e durò circa una settimana – Muti cercò di mettere come soprintendente un suo “uomo”: Mauro Meli, maestro di chitarra che ha talvolta lasciato vasti buchi nei teatri che ha gestito.

 

jeffrey tate

Si parlava, allora, di una stretta rete con il controverso agente monegasco Valentin Proczynsk e di uno sperequato rapporto di pagamento in favore degli artisti che si esibivano sia alla Scala che alla Filarmonica: tutte dicerie? Il Gran Maestro Muti-fu diresse, al Teatro degli Arcimboldi, anche concerti per sostenere i diritti dei lavoratori che si opponevano alle scelte del Cda; peccato che, a fine concerto, qualcuno dicesse di averlo visto uscire dal retro del teatro sull’automobile del consigliere di amministrazione privato più contestato da quegli stessi lavoratori. Una volta diede un serio schiaffo ai sindacati: quando, ancora giovane, Muti-fu salì sul palco accompagnando la “Traviata” al pianoforte sostituendosi alle “masse artistiche” in sciopero.

jeffrey tate

 

Non stupisce, come riferiscono le cronache, che il prossimo 7 dicembre Muti-fu intenderebbe dirigere un “Nabucco” alla Fondazione Prada tanto per rompere un po’ le scatole alla “prima” della Scala.  Non stupisce perché, per quasi tutti gli anni in cui fu direttore musicale alla Scala i 7 dicembre erano solo suoi e di grandi direttori internazionali se ne vedevano pochi. Anche gli sforzi finanziari andavano per i suoi spettacoli (chiedere anche a Roma).

 

Lissner

L’età ha giocato contro Muti-fu, dilatando, oltre la celebre mascella, i suoi rancori. Un direttore che poteva restare nel cuore dei melomani ha costruito un carcere intorno a se stesso. E ora, che il mondo è andato avanti, quel ragazzo stupendo che venne da Napoli a Milano per dirigere nella casa di Abbado si è trasformato in Muti-fu. Subito, si fece l’idea che la borghesia rossa della Scala lo avesse visto come l’emigrante con la valigia di cartone che vien da Napoli. C’era qualcosa di vero in quell’impressione-… se la legò al dito e, più di cinquant’anni dopo, Muti-fu il dito non l’ha ancora slegato contro un mondo di trapassati e di ombre.

 

 

paolo isotta

 

 

RICCARDO MUTI 4riccardo muti e napolitano all opera di roma per la prima di ernani riccardo muti cornaRiccardo Muti a FirenzeRICCARDO MUTI 3

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni e il referendum - meme by vukic

DAGOREPORT - L’ITALIA HA DETTO “NO” ALL'ARMATA BRANCA-MELONI! SFANCULATA L'OSCENA RIFORMA DELLA COSTITUZIONE - PER LA DUCETTA, CHE CI HA MESSO FACCIA E MENZOGNE E HA ACCETTATO LA POLITICIZZAZIONE DEL VOTO, È UNA BATOSTA CHE METTE IN DISCUSSIONE IL SUO FUTURO - E ORA L'UNDERDOG DE' NOANTRI CHE FA? ABBOZZA E BALBETTA: "ANDREMO AVANTI", MA SARÀ COSTRETTA A PRENDERE PROVVEDIMENTI. PRIMO: SCARICARE SUBITO IL “TOSSICO” TRUMP, ODIATO DAGLI ITALIANI E CHE CON LA GUERRA ALL'IRAN L'HA AZZOPPATA TOGLIENDOLE CONSENSO - SECONDO: CAMBIARE LA LEGGE ELETTORALE IN MODALITA' ANTI-CAMPOLARGO, MA TRATTANDO CON LEGA E FORZA ITALIA – LA STATISTA ALLE VONGOLE VORREBBE ANTICIPARE LE ELEZIONI DEL 2027 ALLA PRIMAVERA. UN ELECTION DAY COL VOTO DEI COMUNI DI TORINO, MILANO E ROMA, MA LA FIAMMA MAGICA FRENA – LA CACCIA AL CAPRONE ESPIATORIO SARÀ FACILE: PORTA DRITTO A VIA ARENULA (SULLA GRATICOLA I TRE CACCIABALLE NORDIO, BARTOLOZZI E DELMASTRO) - VIDEO: IL MESSAGGIO DI STIZZA MASCHERATA DELLA PREMIER SU INSTAGRAM

monte dei paschi di siena luigi lovaglio francesco gaetano caltagirone fabrizio palermo corrado passera francesco milleri

DAGOREPORT - IL PALIO DI SIENA IN VERSIONE BANCARIA SI È RIDOTTO A UN REFERENDUM: CALTA SÌ, CALTA NO - DOPO LA DECISIONE DI MILLERI DI NON ENTRARE IN CDA, PROBABILMENTE IN VISTA DI DISMETTERE IL PROPRIO 17,5% (UNICREDIT CI COVA), SONO RIMASTI IN CAMPO GLI ALTRI DUE INDAGATI PER “CONCERTO OCCULTO”: ‘’GOLIA’’ CALTAGIRONE VS ‘’DAVIDE’’ LOVAGLIO - LA PARTITA DEL 15 APRILE, MALGRADO LA DISTANZA DI QUOTE, RIMANE MOLTO APERTA PERCHÉ “ALMENO LA METÀ DEL CAPITALE DEL MONTE È CONTROLLATO DA INVESTITORI ISTITUZIONALI, TRA CUI GRANDI FONDI” - LOVAGLIO HA QUALCHE BUON MOTIVO PER INCAZZARSI CON CALTARICCONE DI AVERLO BUTTATO FUORI DA CEO ‘’PER VIA DEI RISCHI LEGATI AL SUO COINVOLGIMENTO” NEL PAPOCCHIO DELLA SCALATA MEDIOBANCA. OGGETTIVAMENTE, NON AVENDO IN TASCA AZIONI DI MPS, QUALE “CONCERTO” POTEVA METTERE IN ATTO LOVAGLIO? IL SUO RUOLO ERA SOLO DI “ESEGUIRE L’INCARICO”, COME SI EVINCE DALLE INTERCETTAZIONI….

edmondo cirielli guido crosetto giorgia meloni antonio tajani maurizio gasparri

DAGOREPORT - NELL’ARMATA BRANCA-MELONI, GIUNTA AL QUARTO ANNO DI POTERE, I REGOLAMENTI DI CONTI NON AVVENGONO SOLO TRA "VIA DELLA SCROFA E "FIAMMA MAGICA", TRA SALVINI E LA DUCETTA - CHI AVEVA INTERESSE A COLPIRE IL VICEMINISTRO DEGLI ESTERI IN QUOTA FDI, EDMONDO CIRIELLI, RENDENDO PUBBLICA SULLE COLONNE DEL “CORRIERE DELLA SERA”, LA NOTIZIA DEL SUO INCONTRO CON L’AMBASCIATORE RUSSO IN ITALIA ALEKSEJ PARAMONOV? - CHE LA DUCETTA SIA ANDATA SU TUTTE LE FURIE E' UNA CAZZATA PERCHE' IL MINISTRO TAJANI ERA A CONOSCENZA DELL'INCONTRO ESSENDO AVVENUTO ALLA FARNESINA ALLA PRESENZA DI DI DUE FUNZIONARI DEL MINISTERO - A VOLERE LO SCALPO DELL’EX GENERALE DI BRIGATA DEI CARABINIERI SONO IN TANTI, DATO CHE IL SUO CARATTERE FUMANTINO STA SUL GOZZO SIA AI CAMERATI D'ITALIA SIA A FORZISTI ITALIOTI - IL SILURO DIRETTO ALLE PARTI BASSE DI CIRIELLI È “MADE IN CIOCIARIA”…

donald trump benjamin netanyahu ali khamenei iran usa

DAGOREPORT – NON SIAMO ASSISTENDO AL DISORDINE POLITICO MONDIALE, MA PIUTTOSTO AL DISORDINE MENTALE DI GRAN PARTE DEI LEADER - LA STRATEGIA DELLA “DECAPITAZIONE” DI NETANYAHU  (BANG! BANG! UCCIDIAMO TUTTI I LEADER IRANIANI) È UNA MINCHIATA CHE RADICALIZZERA' ANCORA DI PIU' IL REGIME TEOCRATICO DI TEHERAN - PER OGNI AYATOLLAH SPEDITO A MAOMETTO, CE NE SONO ALMENO DUE ANCORA PIÙ ESTREMISTI PRONTI A SUBENTRARE - COME DIMOSTRANO GAZA E LIBANO: HAMAS E HEZBOLLAH, PUR DECIMATI, CONTINUANO A COMANDARE, GOVERNARE E COMBATTERE – L’UCCISIONE DI LARIJANI, CAPO DELLA SICUREZZA NAZIONALE CHE AVEVA PRESO LE REDINI DEL COMANDO DOPO KHAMENEI, AVEVA COME SCOPO DI NON FAR ''SCAPPARE'' TRUMP DALLA GUERRA (LA CASA BIANCA ERA STATA TENUTO ALL'OSCURO DAGLI ISRAELIANI) - CON LO STRETTO DI HORMUZ BLOCCATO E MINATO, LA BENZINA ALLE STELLE, TRAFFICI E COMMERCI IN TILT, UNA CRISI ECONOMICA GLOBALE MINACCIA GLI STESSI STATI UNITI, CHE PERDONO ALLEATI: DOPO GLI STATI EUROPEI, ANCHE IL GIAPPONE RINCULA - UNICA VIA USCITA PER TRUMP? DICHIARARE "HO VINTO" E ANDARE A CASA...

andrea iervolino antoniozzi giuli santanche floriana gentile cinecitta

DAGOREPORT – “CIAK”, SI SCAZZA! NON BASTAVA LA LITE CON BUTTAFUOCO E UN VESPAIO DI NOMINE DEMENTI, ORA IL MINISTRO GIULI-VO DELLA CULTURA SI RITROVA CONTRO IL CINE-PRODUTTORE ANDREA IERVOLINO, A CUI IL MIC HA BLOCCATO 66 MILIONI DI TAX CREDIT – OLTRE A UNA INTERROGAZIONE PARLAMENTARE DI FDI A SUO FAVORE (SIC!), LA SETE DI VENDETTA DI IERVOLINO SI ARMA DI UN "MANGANELLO DI CARTA": HA ACQUISITO DALLA SANTANCHE' LA RIVISTA “CIAK” PER SVELARE "DA VICINO E DA DENTRO TUTTI I MECCANISMI CHE MUOVONO I FILM: FINANZIAMENTI PUBBLICI, DINAMICHE DEL TAX CREDIT, PREMI E LORO MODALITÀ DI ASSEGNAZIONE" - IERVOLINO HA GIA' DENUNCIATO CHE LE SOCIETÀ DA PUNTARE, QUANDO SI PARLA DI TAX CREDIT, NON SONO LE SUE, MA PIUTTOSTO...