riccardo chailly

LA PRIMA NON PRIMA DELLA SCALA - IL DIRETTORE MUSICALE RICCARDO CHAILLY SPIEGA IL 7 DICEMBRE SENZA OPERA - "È UN GRANDE DOLORE NON VEDERE IN SCENA LA LUCIA DI LAMMERMOOR MA FAREMO IN TV UN VIAGGIO EPOCALE IN UN SECOLO DI STORIA DELL'OPERA ITALIANA - COME FAREMO SENZA IL PUBBLICO? NON LO SO. SENZA L'APPLAUSO FINALE, SI AVVERTIRÀ UN VUOTO. LIVERMORE IL MIO REGISTA? CON LUI VADO MOLTO D'ACCORDO MA IL MACBETH DEL '21 NON È ANNUNCIATO: PER ORA, È SOLO GOSSIP" – E SULLA RIAPERTURA DELLA SCALA…

ALBERTO MATTIOLI per la Stampa

 

riccardo chailly

Meno cinque. Cinque giorni al 7, la prima della Scala covidata più strana di tutti i tempi: niente pubblico in sala, niente opera, ma un concertone lirico per la tivù (quasi tutto registrato). Titolo: A riveder le stelle, insieme un augurio e una constatazione, dato che le stelle del canto ci sono quasi tutte.

 

Unica certezza: sul podio, come sempre, il direttore musicale della Casa, Riccardo Chailly. Rimpianti?

«Sinceramente sì. Dovevamo inaugurare con una Lucia di Lammermoor che non abbiamo nemmeno mai potuto annunciare ufficialmente. Avevamo però già fatto due settimane di prove, lo spettacolo iniziava a prendere forma. È un grande dolore, una sofferenza, non vederlo in scena. Era dal '67, dalla famosa edizione Abbado-De Lullo, che la Scala non apriva con Donizetti. Allora c'ero, sarebbe stato bello riportare Lucia alla prima».

 

Parliamo di questo 7 dicembre. Il programma è lungo e in gran parte sarà registrato prima. Che effetto le fa?

riccardo chailly

«Intanto bisogna venirne a capo. La gabbia organizzativa è molto complessa, con arrivi e partenze continui di cantanti che raggiungono Milano da tutto il mondo, in un momento in cui viaggiare non è esattamente facile. Mi ricorda il primo disco che incisi per la Decca, più di quarant' anni fa, il Guglielmo Tell di Rossini con Freni, Pavarotti e Milnes che arrivavano a Londra a seconda dei loro impegni».

 

Qui però non c'è l'opera, ma una specie di antologia...

«L'idea è che non sia soltanto un serie di arie staccate, ma un vero percorso sia dentro i singoli titoli, con più brani di ognuno, sia attraverso un secolo di opera italiana, dal Tell di Rossini a Turandot di Puccini.

 

scala milano

Più qualche brano non italiano, come Carmen o il finale del primo atto di Walküre di Wagner. Per l'orchestra si tratta chiaramente di un impegno enorme: non solo per la quantità di musica, circa tre ore, ma anche per le differenze stilistiche che ovviamente non bisogna appiattire. Per chi suona, un viaggio epocale».

 

La fine è l'inizio: il programma si chiude con l'apoteosi finale del «Tell».

«L'ho voluto in italiano e non nell'originale francese perché si capiscano le parole di Calisto Bassi sulla musica sublime di Rossini: "Tutto cangia, il ciel s' abbella / L'aria è pura, il dì è raggiante".

 

scala milano

Un messaggio di speranza che dalla Scala si alzerà verso Milano, l'Italia e il mondo, sperando che questa pandemia non sia soltanto una tragedia ma anche una catarsi purificatrice».

 

Come sarà, fare musica senza pubblico?

«Sono sincero: non lo so. Non mi è mai capitato. Ma so che senza il calore del pubblico, senza l'applauso finale, sarà diverso, si avvertirà un vuoto. Stiamo facendo un lavoro che non è il nostro, in condizioni che non sono quelle abituali, in una situazione di emergenza dove tutto è inusuale, a cominciare dal fatto che l'orchestra suona in platea, il coro canta nei palchi e io dirigo guardando verso il palco reale.

laura marzadori con chailly

 

È un unicum, un'esperienza eccezionale e non ripetibile. La tecnologia ci aiuta, ma è qualcosa di più, un'aggiunta. Il futuro è tornare a far musica come l'abbiamo sempre fatta, ma con una consapevolezza in più: siamo dei privilegiati».

 

Davide Livermore firma lo spettacolo e la drammaturgia che farà da collante ai quindici titoli d'opera in programma. Alla vostra terza prima di fila, si può dire che sia il suo regista? Anche perché con il «Macbeth» del 7 dicembre '21 saranno quattro...

«Si sa che io ho un rapporto sempre complicato con le regie: per ora con Davide andiamo molto d'accordo. Credo che sia la persona giusta per questa inaugurazione perché conosce benissimo e sa sfruttare le potenzialità tecniche del teatro e del palco. Quanto al Macbeth, non è un titolo annunciato ma gossippato».

chailly

 

Nella prossima stagione quanto e cosa dirigerà?

«Trovo detestabile l'onnipresenza del direttore musicale. Voglio che la Scala ospiti il maggior numero possibile di grandi maestri. Sono due le opere cui ho dovuto rinunciare: Salome e, appunto, Lucia. Se non potrò farlo io, una sarà ripresa da un altro direttore».

davide livermore 1

 

Il 7 non dirigerà i balletti.

«È soltanto un problema di sovrapposizione delle prove. Sono molto contento che in una serata così significativa per la Scala ci sia anche il suo Corpo di ballo con Roberto Bolle».

 

L'11 dicembre riapre il Covent Garden di Londra e il 15 l'Opéra di Parigi. E la Scala?

«L'atteggiamento di Dominique Meyer è quello di un'assoluta cautela, poi ognuno si assume le sue responsabilità. L'importante è che la Scala il 7 dicembre, in un modo o nell'altro, ci sia».

dominique meyerroberto bolle nell'aida di zeffirelli diretta da chailly 1chaillyDAVIDE LIVERMOREchaillydavide livermore 3dominique meyerRICCARDO CHAILLY SCALAELENA DI EURIPIDE BY DAVIDE LIVERMORE tosca davide livermoredavide livermore 6davide livermore 1davide livermoredavide livermore5ELENA DI EURIPIDE BY DAVIDE LIVERMORE riccardo chaillyCHAILLY Riccardo Chaillyriccardo chaillyscala di milanoscala di milanochailly

Ultimi Dagoreport

monte dei paschi di siena luigi lovaglio francesco gaetano caltagirone fabrizio palermo corrado passera francesco milleri

DAGOREPORT - MPS, LA PARTITA È PIÙ APERTA CHE MAI - A MILANO SUSSURRANO UN’IPOTESI CHE AI PIÙ PARE PIUTTOSTO AZZARDATA: UN IMBUFALITO LOVAGLIO STAREBBE LAVORANDO PER PRESENTARE UNA SUA LISTA - I FONDI NON APPREZZEREBBERO POI L’ECCESSIVA “IMPRONTA” DI CALTAGIRONE SU FABRIZIO PALERMO, CHE POTREBBE ESSERE SUPERATO DA VIVALDI COME AD - NEMMENO LA CONFERMA DI MAIONE È COSÌ SCONTATA. E SI RAFFORZA L’IPOTESI, CALDEGGIATA DA MILLERI, DI CORRADO PASSERA COME PRESIDENTE - LOVAGLIO MOLTO INCAZZATO ANCHE CON GIORGETTI…

lovaglio meloni maione caltagirone mps mediobanca caltagirone

DAGOREPORT – POVERO LOVAGLIO, USATO E GETTATO VIA COME UN KLEENEX USATO. CHE FARÀ ORA L’AD DI MPS, (GIUSTAMENTE) FUORI DI SÉ DALLA RABBIA DOPO ESSERE STATO ESCLUSO DALLA LISTA PER IL VERTICE DEL “MONTE”, NONOSTANTE ABBIA PORTATO A TERMINE CON SUCCESSO IL RISANAMENTO DI MPS E IL RISIKO MEDIOBANCA ED OGGI SCARICATO A MO’ DI CAPRONE ESPIATORIO? IL “LOVAGLIO SCARICATO” È IMBUFALITO IN PRIMIS CON CALTAGIRONE, CHE GLI PREFERIREBBE COME CEO FABRIZIO PALERMO, MA ANCHE CON GLI “ANTIPATIZZANTI” SENESI ALLA SUA RICONFERMA: NICOLA MAIONE, PRESIDENTE DI MPS, E DOMENICO LOMBARDI, PRESIDENTE DEL COMITATO NOMINE – È UNA MOSSA INEVITABILE (AGLI ATTI DELLA PROCURA C'È L'INTERCETTAZIONE BOMBA CON "CALTA" IN CUI SI DANNO DI GOMITO: "MA LEI È IL GRANDE COMANDANTE?"; "IL VERO INGEGNERE È STATO LEI"), MA RISCHIOSISSIMA: COSA USCIRÀ DALLA BOCCUCCIA DI UN INCAZZATISSIMO LOVAGLIO QUANDO SI RITROVERÀ SOTTO TORCHIO DA PARTE DEI PM DELLA PROCURA DI MILANO CHE INDAGANO SUL “CONCERTONE”? AH, SAPERLO….

crosetto meloni mantovano mattarella caravelli

DAGOREPORT - SUL CAOS DEL VIAGGIO DI CROSETTO A DUBAI, SOLO TRE QUESTIONI SONO CERTE: LA PRIMA È CHE NON SI DIMETTERÀ DA MINISTRO, PENA LA CADUTA DEL GOVERNO (CROSETTO HA INCASSATO ANCHE LA SOLIDARIETÀ DI MATTARELLA, CHE OGGI L’HA RICEVUTO AL QUIRINALE) – LA SECONDA È LA GRAVE IDIOSINCRASIA DELLO “SHREK” DI CUNEO PER LA SCORTA: COME A DUBAI, ANCHE QUANDO È A ROMA VA SPESSO IN GIRO DA SOLO. LA TERZA, LA PIÙ “SENSIBILE”, RIGUARDA LA NOSTRA INTELLIGENCE: GLI 007 DELL’AISE, INVECE DI TRASTULLARSI CON GLI SPYWARE E ASPETTARE DI ESSERE AVVISATI DA CIA E MOSSAD, AVREBBERO DOVUTO AVVERTIRE CROSETTO, E GLI ALTRI TURISTI ITALIANI NEGLI EMIRATI, CONSIGLIANDO DI NON SVACANZARE TRA I GRATTACIELI DI DUBAI. E INVECE NISBA: SUL SITO DELLA FARNESINA, NON ERANO SEGNALATI RISCHI...

giorgia meloni trump iran

DAGOREPORT – GLI ITALIANI NON SOPPORTANO PIÙ IL BULLISMO DI TRUMP E SONO TERRORIZZATI DALLE POSSIBILI RIPERCUSSIONI DELLA GUERRA NEL GOLFO, TRA AUMENTO DELL’ENERGIA E L’ALLARGAMENTO DEL CONFLITTO. QUESTA INSOFFERENZA PUÒ FARE MALE A GIORGIA MELONI, CHE DI TRUMP È LA CHEERLEADER NUMERO UNO IN EUROPA, GIÀ CON IL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DI FINE MARZO – LA DUCETTA SOGNAVA UNA CAMPAGNA ELETTORALE NON POLITICIZZATA, MA NORDIO E MANTOVANO HANNO SBRACATO TRA “MERCATO DELLE VACCHE”, “SISTEMA PARA-MAFIOSO”, “CATTOLICI CHE VOTANO SÌ”. ORA È COSTRETTA A METTERCI LA FACCIA, MA CON MODERAZIONE: UN SOLO COMIZIO, IL 12 MARZO, AL TEATRO PARENTI DI MILANO…