’O SOLE MIO STA...’NFRONTE A SANREMO? – FRA POCHI GIORNI SARANNO 150 ANNI DALLA NASCITA DI ENRICO CARUSO. EPPURE FINORA DA AMADEUS NON C'È STATO ALCUN ANNUNCIO SU UN EVENTUALE OMAGGIO AL TENORE AL FESTIVAL – IL PRONIPOTE DEL GRANDE INTERPRETE HA SCRITTO ALL’AD DELLA RAI, CARLO FUORTES, INVITANDO A PORTARE SUL PALCO DELL’ARISTON UN RICORDO DI “O SOLE MIO” – IL PRECEDENTE DEL CENTENARIO DI CARUSO “DIMENTICATO” DALLA TELEVISIONE PUBBLICA E LA DISATTENZIONE DELLA POLITICA… – VIDEO

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Michele Bovi per Dagospia

 

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“Mi chiedo se nell’edizione 2023 il Festival della canzone italiana ricorderà ‘O sole mio, ovvero la canzone italiana più famosa nel mondo e resa tale principalmente per l’interpretazione di Enrico Caruso, il mio bisnonno tenore che nacque proprio nel febbraio di 150 anni fa”.  

 

È quanto si legge nella lettera inviata a Carlo Fuortes, amministratore delegato della Rai, da Riccardo Caruso, pronipote di Enrico e a sua volta con trascorsi di voce tenorile nel coro del Maggio Musicale Fiorentino.

Fuortes s’intende di musica importante. Gli manca solo il Teatro alla Scala di Milano, giacché prima dell’incombenza nella radiotelevisione pubblica aveva per l’appunto ricoperto incarichi di vertice a Roma tra Auditorium Parco della Musica e Teatro dell’Opera, a Bari per la Fondazione lirico sinfonica Petruzzelli e a Verona per la Fondazione Arena.

 

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Per Sanremo 2023, tra tutti i nomi annunciati da Amadeus, quali ospiti o protagonisti di celebrazioni, è mancato finora quello di Enrico Caruso, che il 25 di questo mese verrà altrove ricordato per i 150 anni dalla nascita.  Ed Enrico Caruso, come scrive il pronipote Riccardo, non è soltanto un gigante della lirica italiana ma anche il più famoso esecutore di ‘O sole mio, il brano che grazie a quell’incisione del 1916 è diventato e resta nel mondo l’inno fondamentale della canzone italiana, etichetta che dal 1951 contraddistingue il Festival di Sanremo che ha successivamente prodotto altri popolarissimi motivi quali Nel blu, dipinto di blu e Quando quando quando.

 

Enrico Caruso francobollo San Marino Enrico Caruso francobollo San Marino

Il rischio che la Rai possa minimizzare l’evento è calcolato. I precedenti in proposito sono a dir poco sconcertanti.  Il 25 febbraio del 1973 la Rai non allestì celebrazioni per i 100 anni dalla nascita dell’artista. Addirittura il Radiocorriere Tv, all’epoca diffusissimo periodico cartaceo dell’azienda radiotelevisiva che ospitava spazi dedicati alla musica lirica, nella settimana dell’anniversario pubblicò un articolo sull’Elisir d’amore, l’opera di Gaetano Donizetti che aveva provocato il clamoroso divorzio tra Caruso e la sua Napoli, dimenticando del tutto però di citare Caruso.

 

 

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Il fattaccio originario risaliva agli ultimi due giorni del dicembre del 1901. Il tenore ventisettenne arrivò al Teatro San Carlo già forte di una pregevole reputazione: il suo stile di canto era innovativo, virile e passionale. Ma il pubblico, assuefatto alle interpretazioni languide di Fernando De Lucia il tenore che all’epoca dettava legge sui palcoscenici partenopei, non sembrò apprezzare immediatamente il protagonista dell’Elisir d’amore, quel Nemorino impersonato da Caruso.

 

Non ci furono fischi, come molti ancora oggi raccontano perpetuando frottole tramandate negli anni, ma solo un’accoglienza inizialmente tiepida, poi nel giro di un’ora convertita in un successo tondo. Caruso non convinse però il critico Saverio Procida che sul giornale Il Pungolo gli rimproverò una voce baritonale non adatta al ruolo di Nemorino e persino una notevole insufficienza tecnica. Ancora più pesante fu il giudizio di Procida sulla Manon Lescaut di Giacomo Puccini che Caruso interpretò subito dopo l’Elisir d’amore: “Gli mancano lo charme del cantante, la finezza dell’artista, l’eleganza dell’attore, la dizione raffinata”.

 

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Una critica in cui Caruso ingiustamente lesse la condanna di tutta Napoli. Ferito nell’orgoglio non si esibì più nella città natale, continuò la sua carriera trionfale altrove, all’estero, soprattutto oltreoceano. Tornò a Napoli nell’estate del 1921, per morirvi all’età di 48 anni.

 

Il caso dell’Elisir d’amore fu elemento centrale nella celebrazione del centenario. L’Associazione della stampa napoletana organizzò il 24 aprile del 1973 – due mesi dopo l’esatta ricorrenza - un maestoso concerto al Teatro San Carlo. Con l’orchestra diretta dall’imponente maestro Oliviero De Fabritiis si esibirono, ripercorrendo le tappe obbligate del repertorio di Caruso da l’Elisir d’amore a ‘O sole mio, le più prestigiose voci maschili della lirica mondiale: Mario Del Monaco, Ferruccio Tagliavini, Luciano Pavarotti, il francese Alain Vanzo, il russo Vladimir Atlantov.

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Mancarono all’appuntamento lo svedese Nicolai Gedda afflitto da laringite e lo spagnolo Placido Domingo proveniente da San Francisco ma bloccato all’aeroporto di Londra a causa della nebbia. L’autentica perla dell’evento fu la formale riappacificazione tra la Napoli melomane e il suo più glorificato erede.

 

Tra interminabili scrosci di applausi il pubblico del San Carlo accolse con commozione l’abbraccio riparatore tra il nipote di Caruso, Enrico junior, e Roberto Procida discendente del critico, che gli organizzatori avevano fatto sedere uno accanto all’altro nel palco reale.

 

 

Lo splendido live dei cinque tenori del 24 aprile 1973 fu inciso in un disco raro, solo recentemente messo a disposizione degli appassionati su youtube dai figli di Mario Del Monaco. Non esistono invece registrazioni della Rai e neanche segnalazioni del Radiocorriere Tv nella settimana di pertinenza.

Una distrazione replicata nel 2021, a 100 anni dalla scomparsa del tenore (Napoli, 2 agosto 1921).

 

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“Nel 2020 ci fu la proposta di connettere i due anniversari 2021-2023 attraverso una serie di iniziative patrocinate e coordinate dalla Rai a livello internazionale, dal Centro produzione di Napoli a quello di Milano, fino alla sede di New York - racconta il pronipote Riccardo Caruso – La proposta veniva proprio dal consigliere d’amministrazione della Rai Riccardo Laganà ed era rivolta all’amministratore delegato Fabrizio Salini, al presidente Marcello Foa e ai colleghi consiglieri.

 

L’appello di Laganà raccolse l’adesione di noi familiari, di musicisti, editori, giuristi, scrittori, giornalisti, soggetti eventualmente interessati a collaborare in concorso con le istituzioni culturali e musicali che da tempo si occupano di custodire le memorie del nostro bisnonno. Ma rimase lettera morta: il Consiglio di amministrazione Rai non inserì mai all’ordine del giorno la proposta che pure era partita da uno dei suoi membri, tra l’altro quello eletto non dalla politica ma dai dipendenti dell’azienda”.

 

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La disattenzione del servizio pubblico radiotelevisivo è forse scaturita dalla stessa mancanza di incisività da parte della politica nei confronti dell’artista universalmente più celebre di tutti i tempi. Unica eccezione l’entusiasmo dell’allora presidente della Repubblica Giovanni Leone che nel 1973 volle personalmente redigere la presentazione dell’opera omnia dedicata al centenario del tenore dalla sua casa discografica americana.

 

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Ma Giovanni Leone era napoletano. In quella stessa circostanza il ministro del turismo e spettacolo Vittorio Badini Confalonieri si limitò a inviare al Teatro San Carlo un telegramma. Badini Confalonieri era torinese. Oggi con Gennaro Sangiuliano, napoletano doc alla guida del ministero della cultura, le aspettative degli appassionati di Enrico Caruso sono molto più ottimistiche. A partire dalla attesa rievocazione in questa edizione del Festival. ‘O sole mio sta ‘nfronte anche a Sanremo?

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