emanuele trevi

SESSO, DROGA E LETTERATURA - EMANUELE TREVI, DOPO LA VITTORIA AL PREMIO STREGA: “NOI, LA GIOVENTÙ BRUCIATA DEGLI ANNI 90, DIETRO LA CUI CALMA PIATTA SI NASCONDEVA LA RIBELLIONE. IL MIO ROMANZO, “DUE VITE”, È UN INNO ALL’AMICIZIA TRA DROGA PARTY, GRANDI BEVUTE E CORSE IN MOTO - FONDAMENTALI ERANO LA MUSICA PUNK E L’UNIVERSO DELLE DROGHE, ESCLUSA LA COCAINA CHE ALL’EPOCA SI FREQUENTAVA POCO - QUESTA AVVENTURA RIEMPIVA L’ESISTENZA DI TUTTI QUELLI CHE COME ME VOLEVANO CONOSCERE MONDI DIVERSI - NON ERAVAMO CERTO DEI TOSSICI MA ERAVAMO PORTATI A CONSIDERARE LA NOTTE IL NOSTRO REGNO”

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Mirella Serri per “La Stampa” - 10 luglio 2021

 

EMANUELE TREVI

Cammina cammina, Emanuele Trevi ha vinto la 75ª edizione dello Strega. Per la sua marcia trionfale non ha utilizzato gli stivali delle Sette leghe, bensì le sneakers giallo-blu della Lidl. Il particolare ha scatenato un gran bailamme social: «Non voleva solo partecipare al Premio Strega, voleva vincerlo presentandosi con quelle scarpe», ha scritto su Twitter un ammiratore. E un altro: «Impazzisco, grandissimo, con quelle scarpe si assicura il premio stile».

 

«Non sono su Facebook e non ho Twitter ma comprendo l’entusiasmo. Queste scarpe sono per me un simbolo. Rivestono un importante significato consumistico. Non sono come Theodor Adorno o Franco Fortini i quali sostenevano che nella società di massa i beni fittizi appaiono come beni reali», osserva Trevi stanco ma appagato dai festeggiamenti. «Queste sneakers sono come il Gronchi rosa: tutti le vogliono e non ce sono abbastanza. Ho sentito in loro un’energia positiva, le ho indossate e mi hanno guidato alla vittoria».

PIA PERA EMANUELE TREVI

 

Scarpe a parte, il 57enne scrittore romano, che si è conquistato ben 187 preferenze con Due vite (Neri Pozza), ha sedotto con la qualità letteraria del racconto. Nel romanzo si intrecciano schegge di memoria e ricerca di nuove realtà: Emanuele appare nel romanzo in prima persona insieme con i suoi amici protagonisti del libro, Rocco Carbone e Pia Pera, scrittori scomparsi prematuramente.

 

È la gioventù bruciata degli anni 90, dietro la cui calma piatta si nascondeva la ribellione. Tra un cinema d’essai, una prima di Carmelo Bene e una citazione da un testo di semiologia, i tre romanzieri sono belli e dannati, condividono le serate romane che si svolgono tra droga party, grandi bevute e corse in moto.

 

Emanuele Trevi

Figlio del celebre psicoanalista junghiano Mario, Trevi è uno scrittore dal temperamento insolito, solitario e mondano. Laura Betti, nel libro che Emanuele le ha dedicato, chiamava Trevi «zoccoletta» e «paraculo», uno sempre controcorrente, un esploratore di mondi sconosciuti. Cosa ha attirato il pubblico dello Strega? «Rocco, Pia ed io eravamo dei ragazzi del ’900. Amavamo Samuel Beckett e Sylvia Plath ma anche Milan Kundera e Raymond Carver.

 

Il linguaggio che ci piaceva era quello di Alberto Savinio in puro stile anni 30-40. Fondamentali erano la musica punk e l’universo delle droghe, esclusa la cocaina che all’epoca si frequentava poco. Questa avventura non rientrava nella vita di Rocco e di Pia ma riempiva l’esistenza di tutti quelli che come me volevano conoscere mondi diversi.

 

emanuele trevi si aggiudica il premio strega -2021

La curiosità nel mio caso non ha mai avuto quell’accezione negativa che ha, per esempio, per Martin Heidegger il quale ci insegna che distrae l’individuo dalla contemplazione. Al contrario, io ho incontrato, sempre per dirla con Heidegger, “il mondo e gli altri mosso dal desiderio di vedere novità”. Non eravamo certo dei tossici noi ragazzi degli anni 90 ma, spinti dalla sollecitazione che il filosofo bolla come inautentica, eravamo portati a considerare la notte il nostro regno».

Emanuele Trevi

 

Nell’opera dello scrittore per primi vedono la luce testi che sono un incrocio tra saggistica e narrativa (Musica distante: meditazioni sulle virtù; Senza verso. Un’estate a Roma; Qualcosa di scritto. La vita quasi vera di un incontro con Pier Paolo Pasolini) e si pongono, come suggerisce il titolo di un altro libro di Trevi, come una sorta di Viaggio iniziatico.

 

I romanzi finalisti allo Strega, al contrario, hanno come tema centrale la famiglia. È stata questa sua diversità a far battere i cuori dei lettori? «Due vite è un inno all’amicizia. La generazione di autori che ha preceduto la mia aveva il culto delle ideologie. Amitav Ghosh si chiede perché gli scrittori non si interessino del global warming. Io mi sento coinvolto dai rapporti personali e dal senso del tempo che passa.

emanuele trevi cover

 

Di solito si dice “gli amici sono la tua famiglia fino a quando non ti fai la tua famiglia”. Questa per me è una sentenza di morte, non amo condividere le problematiche della vita quotidiana con un’altra persona. Detesto gli amori monogamici. Sono per una cultura libertina in cui i rapporti tra uomini e donne siano concepiti come un enorme gioco».

 

A proposito delle donne, Einaudi Stile libero ripropone un suo libro del 2003, I cani del nulla. Una storia vera, dove si parla di Gina, «avanzo di canile municipale» nella quale «emotività e furbizia paiono incarnare l’essenza stessa della femminilità». Un’immagine un po’ riduttiva dell’altro sesso, non le sembra? «Oddio, era una frase scritta all’inizio del nuovo millennio.

PIA PERA

 

Però basta! I modelli anglosassoni sono esiziali. Spero di morire prima che tutto il mondo sia dominato dal politically correct. La cultura protestante è dominata dal dover essere e dal puritanesimo. Quella cattolica è più imprevedibile e giocosa. Non voglio le donne schiave come in alcuni segmenti del mondo islamico, voglio con loro rapporti di cavalleria e infantilismo».

 

Del Ddl Zan cosa ne pensa?

ROCCO CARBONE

«Alessandro Zan, il deputato e attivista Lgbt che lo ha proposto, è una persona molto seria e competente. Ma sarebbe un disastro se l’attività estetica venisse affidata alla discrezionalità di un giudice. Le faccio un esempio. Voglio scrivere in un mio libro: “Il signor Smith si chiese dove fosse finito quel negro di merda”.

 

Una cultura che vieta il bacio di Biancaneve perché “rubato” potrebbe avere il desiderio di cassare questa frase o io stesso mi potrei autocensurare. Uno scrittore è un bambino perverso e la libertà è la più bella eredità dell’Illuminismo».

 

Lo Strega, sostiene Sandro Veronesi che ha bissato il premio capitolino, migliora la vita. Lo crede anche Trevi?

«No. Per me quello che è fatto è cenere. È alle spalle. Guardo solo in avanti e adesso mi preoccupo del prossimo libro che devo scrivere e dell’articolo che mi aspetta. Forse non mi so godere la vita».

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