diabolik fabio gaudenzi

ECCO COME E’ MORTO DIABOLIK – “VIENI AL PARCO”, LA TRAPPOLA TESA DALL’AMICO FIDATOA PISCITELLI, POI L'ESECUZIONE. CON LUI, QUEL POMERIGGIO, C’ERA UNA SOLA PERSONA: L’AUTISTA CUBANO… - INTANTO GAUDENZI DAL CARCERE LANCIA UN SOS DOPO AVER PARLATO DEL CONTRABBANDO D’ORO INSIEME A DIABOLIK: "HO PAURA, VOGLIONO UCCIDERE ANCHE ME"

Foto di Ferdinando Mezzelani per Dagospia

Camilla Mozzetti e Giuseppe Scarpa per il Messaggero

 

 

bruciata la panchina dove fu ucciso diabolik

Per un istante forse l’ha percepito il rumore delle foglie e dei ramoscelli che si spezzano sotto il peso di un corpo che si avvicina. Ma non ha compreso, forse non ne ha avuto il tempo. Perché Fabrizio Piscitelli, 53 anni, è caduto in terra dopo che una pallottola, esplosa a distanza ravvicinata da una calibro 7,65, lo ha colpito alla nuca, all’altezza dell’orecchio sinistro.

 

È morto così “Diabolik”: lo scorso 7 agosto nel parco degli Acquedotti, a Roma, quando l’orologio ancora non segnava le 19. Chi ha firmato il suo omicidio non ha avuto timore: è entrato in azione quando il parco, con il sole ancora alto, era pieno di persone. Il killer, travestito da runner, con il volto coperto, non ha esitato, si è avvicinato e correndo ha sparato. Un colpo solo. Tanto è bastato per uccidere il capo della curva Nord, criminale in ascesa sotto l’aurea di Michele Senese.

 

fabio gaudenzi

 

 

Il Diablo era seduto su una panchina. Stava aspettando una persona con cui aveva un appuntamento ma la cui identità resta ignota, complice anche il “rebus” sui tre cellulari usati da Piscitelli e sequestrati poi dalla polizia che sono bloccati. Ad una società estera è stato affidato il compito di esfiltrarne i dati. Ad oggi, però, risulta impossibile decriptarli. Un omicidio eseguito su commissione. “Diabolik” da sempre guardingo e attento negli ultimi mesi a schermare quanto più possibile le telefonate - il livello di sicurezza imposto agli smartphone lo dimostra - è stato colto alla sprovvista. Non era un ingenuo. Tuttavia ignaro di quello che lo aspettava, si è fatto ammazzare mentre era seduto su una panchina, disarmato e con le spalle “scoperte”.

in ricordo di diabolik foto mezzelani gmt 18

 

Con lui, quel pomeriggio, c’era una sola persona: l’autista che da dieci giorni lo accompagnava, dopo che il suo storico guardaspalle se n’era andato in ferie. Un uomo, di origini cubane che Piscitelli aveva recuperato dentro le file della Curva perché parente di un ultrà che glielo aveva presentato. Il “cubano” poteva andare bene per il lavoro, aveva il profilo adatto: di corporatura robusta e di poche parole, per anni ha fatto il buttafuori in un locale sulla via Tiburtina.

 

L’AUTISTA CUBANO

funerali fabrizio piscitelli diabolik 82

Quel giorno come tutti gli altri dalla fine di luglio, il “cubano” aveva scorrazzato “Diabolik” in giro per la Capitale: il pranzo a ristorante, il passaggio nel primo pomeriggio nello studio di tatuatori in Prati “Eternal City Tattoo” che vede tra i proprietari un altro camerata ultrà Francesco Cuomo dove Piscitelli - per un macabro scherzo del destino - aveva deciso di farsi incidere sulla pelle l’immagine di un teschio. Il cubano era con lui anche al Parco degli Acquedotti. Gli era seduto a fianco e come lui, dava le spalle al sicario. Quando Piscitelli si è accasciato in terra lui si è girato ma il killer era già corso via. Non l’ha saputo riconoscere. Agli investigatori ha detto solo di aver visto un uomo con gli occhiali e una bandana che gli copriva il volto.

fabrizio piscitelli foto mezzelani gmt004

 

 

Gli agenti della Squadra Mobile lo hanno ritrovato nascosto dietro uno dei tanti alberi del parco. Non ha saputo - o non ha voluto - dire altro. Così come in silenzio è rimasto lo storico autista di Piscitelli, che in quei giorni si trovava in vacanza. «Mi potete anche arrestare, ma io non vi dirò nulla», ha detto agli inquirenti che hanno provato con lui a ricostruire le frequentazioni di “Diabolik”.

 

L’ARRIVO DEGLI ULTRÀ

Sono le 18.50 quando la notizia inizia a circolare: hanno ferito “Diabolik” pare che sia morto. Il parco degli Acquedotti si trasforma. Sul posto, in via Lemonia all’altezza del civico 273, arrivano le volanti della polizia, quelli della Scientifica. Due solo i testimoni oculari che, pur non assistendo alla sparatoria, vedranno il killer descrivendolo poi come un uomo alto, non troppo robusto, vestito da runner con una maglietta verde.

fabio gaudenziFABRIZIO PISCITELLI DIABOLIK

 

Il sicario, da quanto ricostruito, sarebbe poi scappato a bordo di uno scooter. Girato l’angolo ci sarebbe stato, dunque, almeno un secondo uomo ad aspettarlo. A poco a poco, intorno a quella panchina, con il corpo di Piscitelli steso in terra e coperto da un lenzuolo, si accalcano anche gli ultrà arrivati alla spicciolata dalla sede storica degli “Irriducibili” di via Amulio.

 

Arriva il fratello di Piscitelli, pretende di vedere il corpo mentre dal lenzuolo sbuca solo la gamba destra di “Diabolik”. Il corpo viene portato via, trasportato al policlinico di Tor Vergata dove sarà poi condotta l’autopsia, mentre negli uffici della Questura inizia il via-vai di parenti e amici.

 

Tutti ascoltati, tutti inconsapevoli, tutti ignari del motivo che ci sarebbe dietro la morte del capo ultrà. Iniziano le indagini, i pm titolari dell’inchiesta parlano di un agguato di «stampo mafioso». La criminalità organizzata come mandate dell’omicidio di “Diabolik” oppure un conto in sospeso che l’uomo aveva maturato con qualcuno o l’aiuto dato - come rivelato da Fabio Gaudenzi, nuovamente minacciato di morte solo sabato scorso nel carcere di Rebibbia - a chi non doveva?

 

I FUNERALI

Fabrizio Piscitelli Diabolik Foto Mezzelani GMT

A poche ore dall’omicidio, tuttavia, l’attenzione si sposta su altro: sul funerale del capo della curva Nord. Famiglia e tifosi sono compatti nel pretendere pubbliche esequie.

fabrizio piscitelli diabolik 9

Già se lo immaginano il rito nella Basilica di Santa Maria Ausiliatrice e la camera ardente nella sede degli “Irriducibili” distante solo pochi metri. Il Questore di Roma Carmine Esposito però dice no: «Per motivi di sicurezza e ordine pubblico» viene imposto un funerale in forma privata nella cappella del cimitero di Prima Porta sulla via Flaminia. Inizia un braccio di ferro che si distenderà solo quando autorità e Questura convergono sul rito al Santuario del Divino Amore, fissato per il 21 agosto, con l’ingresso in chiesa contingentato e autorizzato solo a 100 persone. Ma questo tuttavia non vieterà lo sfogo di un “popolo” che risponde all’estremismo di destra e alla violenza.

fabrizio piscitelli diabolik 8

 

“Diabolik” verrà celebrato con saluti romani e minacce ai cronisti, con la Curva che si ricompatta in un piazzale assolato sull’Ardeatina. Con volti noti alle autorità che sfileranno a bordo di suv e auto di grossa cilindrata, sfoggiando ai polsi rolex, bracciali tempestati di diamanti e vestendo le magliette con l’immagine di quegli occhi. Gli occhi di “Diabolik”.

(3 -continua)

 

GAUDENZI DAL CARCERE: «HO PAURA, VOGLIONO UCCIDERE ANCHE ME»

Giuseppe Scarpa per www.ilmessaggero.it

fabio gaudenzi

 

«Minacce di morte sabato 14 ore 15.35. Mi trovo nella sezione B-12 piano terra, cella numero uno. Anche questa volta la polizia penitenziaria non è stata in grado di identificare l’autore. Sono asserragliato da 72 ore nella mia cella per paura». È un biglietto scritto di pugno da Fabio Gaudenzi. L'estremista di destra arrestato il due settembre per detenzione abusiva di armi. L'uomo teme ripercussioni per quello che ha raccontato agli investigatori.

 

 

Dopo i video postati su You Tube, dello scorso due settembre, in cui sostiene di essere a conoscenza dei mandanti dell'omicidio dell'ultras Fabrizio Piscitelli, 53 anni, assassinato da un killer il 7 agosto in una panchina al parco degli Acquedotti. Gaudenzi ha paura ed è convinto di essere anche lui potenzialmente vittima di un omicidio. Tuttavia, con molta probabilità, le minacce ricevute in carcere, provengono da qualcuno che lo ritiene un "infame" per il solo fatto che sta fornendo elementi (tutti da verificare) alle forze dell'ordine sul caso Diabolik.

 

 

fabrizio piscitelli diabolik 4

Piscitelli e Gaudenzi condividevano la fede calcistica, ma anche quella politica. Si dichiaravano dei "fascisti". Gaudenzi, ma è una pista al vaglio degli inquirenti, sostiene che Diabolik sia stato ucciso per una questione collegata ad un grossa partita di oro, due quintali, acquistata in Africa e da far entrare in Europa. Una vicenda che coinvolgerebbe - sempre secondo quanto Gaudenzi ha riferito agli investigatori - Filippo Maria Macchi. Quest'ultimo avrebbe incassato i soldi da Gaudenzi «intorno al milione di euro», e poi sarebbe sparito con il metallo prezioso e il denaro.

 

di giannantonio dirigente omicidi foto mezzelani gmt004

Gaudenzi - questa la sua versione -  avrebbe richiesto l'aiuto prima di Maurizio Terminali e poi di Diabolik, vecchi amici camerati. Ebbene, il primo sarebbe morto per overdose a fine giugno, «l'avrebbero ucciso», afferma Gaudenzi mentre Piscitelli è stato assassinato con un colpo di pistola il 7 agosto. I due amici, nella narrazione di Gaudenzi, sarebbero stati fatti fuori dopo avergli detto dove si trovava Filippo Maria Macchi. Una versione degli fatti al vaglio della procura che, comunque, non la considera la principale pista da seguire per scoprire mandanti e assassino di Diabolik.

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