paolo storari

IL PM DI MILANO PAOLO STORARI È STATO ASSOLTO A BRESCIA AL TERMINE DEL PROCESSO IN ABBREVIATO CON AL CENTRO IL CASO DEI VERBALI DI PIERO AMARA SU UNA PRESUNTA LOGGIA UNGHERIA - IL LEGALE DEL PM: "È LA FINE DI UN CALVARIO, È UNA DECISIONE CHE RIDÀ EQUITÀ A UN AMBITO CHE È STATO ANCHE FORSE UN PO' STRUMENTALIZZATO"

PAOLO STORARI

CASO PM MILANO: PAOLO STORARI ASSOLTO A BRESCIA

(ANSA) - Il pm di Milano Paolo Storari è stato assolto a Brescia al termine del processo in abbreviato con al centro il caso dei verbali di Piero Amara su una presunta loggia Ungheria. Lo ha deciso il gup Federica Brugnara.

 

 

CASO PM MILANO:STORARI ASSOLTO, FATTO NON COSTITUISCE REATO

(ANSA) - Il pm di Milano Paolo Storari è stato assolto a Brescia con la formula il fatto non costituisce reato. Storari era stato accusato di rivelazione del segreto d'ufficio per il caso dei verbali di Piero Amara sulla presunta loggia Ungheria.

 

CASO PM MILANO: LEGALE STORARI, ASSOLUZIONE È FINE CALVARIO 

FABIO DE PASQUALE SERGIO SPADARO

(ANSA) -  "È stata una battaglia veramente difficile e l'assoluzione è la decisione più corretta". Così l'avvocato Paolo Della Sala ha commentato la sentenza con cui il gup di Brescia Federica Brugnara ha mandato assolto il pm di Milano Storari, processato in abbreviato per il caso dei verbali di Piero Amara su una presunta loggia Ungheria.

 

"La buona fede era stata riconosciuta dalla stessa procura - ha aggiunto -. Spero che questa decisione ponga fine al calvario a cui Storari è stato sottoposto per aver fatto il proprio dovere dal suo punto di vista". Storari, dopo la lettura del dispositivo era visibilmente commosso.

 

PAOLO STORARI

Quella di oggi è "una decisione che ci ha soddisfatto - ha proseguito il legale - perché ridà equità a un ambito che è stato anche forse un po' strumentalizzato da una certa stampa". Inoltre "gli argomenti tecnici per poter arrivare a questa assoluzione erano solidissimi, noi siamo sempre stati molto fiduciosi".

 

Il difensore ha ricordato come anche il Csm, la scorsa estate, aveva rigettato la richiesta di un provvedimento disciplinare di tipo cautelare nei confronti di Storari. A chi ha chiesto se sia la fine di un calvario e se sia stata riconosciuta la buona fede, il legale ha replicato: "Qualcosa di più. Qui c'è stata una assoluzione piena, nemmeno con un richiamo alla contraddittorietà della prova, il che vuol dire che sostanzialmente è priva di dubbi interpretativi"

 

piercamillo davigo

PAOLO STORARI, ASSOLTO IL PM SUL CASO LOGGIA UNGHERIA: NON HA RIVELATO SEGRETI D’UFFICIO. «NON VOLEVO DARGLIELA VINTA»

Luigi Ferrarella per www.corriere.it

 

Dalla cacciata disciplinare — via dalla Procura di Milano e mai più in alcuna altra Procura italiana — il pm milanese Paolo Storari si era salvato nell’agosto 2021, quando il Csm aveva respinto la richiesta cautelare di trasferimento d’urgenza proposta dal procuratore generale della Cassazione, Giovanni Salvi.

 

E ora Storari esce indenne anche dall’ancora più periglioso fronte penale: la giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Brescia, Federica Brugnara, disattendendo la richiesta di condanna a 6 mesi formulata dalla Procura, lo ha infatti assolto nel processo di primo grado con rito abbreviato.

 

david ermini giovanni salvi

E ha cioè escluso che sia stato reato di «rivelazione di segreto d’ufficio» l’aver Storari consegnato nell’aprile 2020 a Piercamillo Davigo, ex pm del pool Mani pulite e allora membro del Consiglio Superiore della Magistratura, i verbali sulla presunta associazione segreta «loggia Ungheria» resi ai pm milanesi Pedio e Storari dall’ex avvocato esterno Eni Piero Amara: verbali sui quali Storari lamentava lo scarso dinamismo del procuratore Francesco Greco e della sua vice Laura Pedio nell’indagare per distinguere in fretta tra verità e calunnie di Amara, in un attendismo motivato (secondo Storari) dal timore dei vertici della Procura che potesse uscire erosa la credibilità di Amara in altre sue dichiarazioni, invece valorizzate contro Eni (assieme a quelle del coindagato Vincenzo Armanna) nel processo Eni-Nigeria del procuratore aggiunto Fabio De Pasquale e nella inchiesta del pm Pedio sul collegato depistaggio giudiziario Eni.

 

PAOLO STORARI

«Assoluzione piena»

«La formula dell’assoluzione — commenta il difensore di Storari, Paolo Della Sala — è assoluzione piena e del resto la buona fede di Storari era stata riconosciuta anche dalla stessa Procura di Brescia.

 

Spero che questa sentenza ponga fine al calvario al quale è andato incontro per avere fatto quella che, dal suo punto di vista e nella ragionevole prospettiva che aveva all’epoca, era la cosa giusta. È un verdetto che ridà equità a una vicenda che certa stampa ha voluto strumentalizzare in modo inutilmente aggressivo nei suoi confronti».

 

Davigo a processo

cerimonia di commiato per francesco greco 2

L’assoluzione di Storari risalta ancor di più visto che Davigo, il quale aveva scelto il rito ordinario, lo scorso 17 febbraio era stato invece rinviato a giudizio per aver poi nel 2020 mostrato o raccontato i verbali di Amara (datigli da Storari) al vicepresidente del Csm David Ermini, che ricevette da Davigo anche copia dei verbali e che ha dichiarato di essersi affrettato poi a distruggerli ritenendoli irricevibili, pur se parlò della vicenda con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella; ai consiglieri Csm Giuseppe Marra, Giuseppe Cascini, Ilaria Pepe, Fulvio Gigliotti e Stefano Cavanna; alle sue due segretarie al Csm Marcella Contraffatto e Giulia Befera; e al presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, il senatore (allora nel Movimento 5 Stelle) Nicola Morra, in un colloquio privato e fuori (per i pm) da qualunque regola, finalizzato solo a motivare i contrasti insorti con il consigliere Csm Sebastiano Ardita; mentre non hanno mai fatto parte delle contestazioni penali a Davigo le informazioni date al procuratore generale della Cassazione, Giovanni Salvi, e in misura minore al presidente della Cassazione, Pietro Curzio.

PAOLO STORARI

 

Gli altri pm ancora indagati

Su Storari la giudice Brugnara non ha dunque accolto la tesi giuridica — prospettata dal procuratore bresciano Francesco Prete e dai pm Donato Greco e Francesco Milanesi — che la consegna nell’aprile 2020 da Storari a Davigo delle copie word dei verbali resi tra dicembre 2019 e gennaio 2020 da Amara non potesse essere scriminata né dal fatto che fosse stato Davigo a rassicurare Storari sulla liceità della consegna e sulla non opponibilità del segreto investigativo a un consigliere Csm; né dal movente di Storari di lamentare i contrasti con i vertici della Procura sui ritardi (a suo avviso) nell’avviare concrete indagini.

 

SERGIO SPADARO

L’assoluzione di Storari, difeso dall’avvocato Paolo Della Sala, chiude il versante penale ma al pm resta ancora da affrontare il procedimento disciplinare ordinario, al momento pendente in Procura Generale di Cassazione, e anche la differente procedura aperta da mesi al Csm per decidere se Storari, come pure De Pasquale, debba o non debba essere trasferito per «incompatibilità ambientale» con la sede giudiziaria milanese.

 

Il bilancio attuale dell’intreccio di procedimenti innescato da Amara è che l’assoluzione odierna di Storari arriva dopo il rinvio a giudizio di Davigo e dopo l’archiviazione a Brescia dell’indagine sull’allora procuratore milanese Francesco Greco per l’ipotesi di omissione d’atti d’ufficio nel trattare il fascicolo sulla loggia Ungheria, trasmesso infine un anno fa per competenza territoriale da Milano alla Procura di Perugia.

 

E arriva prima che sempre la Procura di Brescia decida la sorte del procuratore aggiunto milanese Fabio De Pasquale e del pm Sergio Spadaro, indagati per «rifiuto d’atti d’ufficio» nell’ipotesi abbiano tenuto il Tribunale milanese del processo Eni-Nigeria all’oscuro di elementi potenzialmente favorevoli alle difese (benché segnalati da Storari ai due pm) sulla figura di Vincenzo Armanna.

 

PAOLO STORARI CON IL SUO AVVOCATO

Cioè dell’ex dirigente Eni coimputato ma anche accusatore di Eni, valorizzato sia nel processo Eni-Nigeria da De Pasquale, sia nell’inchiesta sui presunti depistaggi giudiziari Eni da Pedio: altra vice di Greco a sua volta pure indagata a Brescia nell’estate 2021 per omissione d’atti d’ufficio nell’ipotesi non avesse indagato tempestivamente su Armanna per calunnia dei vertici Eni in base agli spunti fornitele invano da Storari, ma avviata a prospettiva di archiviazione dall’inversione a 360 gradi operata a dicembre 2021 quando (dopo quasi 4 anni) Pedio ha contestato ad Amara e Armanna quella calunnia che Storari quantomeno da gennaio 2021 ravvisava negli atti.

i pm di Milano Fabio De Pasquale e Sergio Spadaro -U43070110205349sDC-593x443@Corriere-Web-Sezioni

 

La versione di Storari

«Intorno ai primi 15 giorni di aprile del 2020 — ha deposto il pm nel rito abbreviato a Brescia — io chiamo il dottor Davigo e gli dico di avere un problema di carattere lavorativo, gli dico che c’era un dichiarante, non credo di avergli fatto il nome, il quale riferiva di una Loggia massonica e coinvolgeva soggetti delle istituzioni, anche del Csm, e gli chiedo anche se posso parlargli di queste vicende».

 

Perché Davigo? «Io non avevo rapporti con il dottor Davigo, cioè non sono suo amico, la mia conoscenza con lui deriva dal fatto che sono invece amico con la sua compagna avendo lavorato lungo tempo in Direzione distrettuale antimafia» (dove Alessandra Dolci é procuratore aggiunto).

paolo storari

 

«Non vado da lui come amico, vado da lui come componente del Consiglio Superiore della Magistratura, già presidente di sezione alla Corte di Cassazione, componente delle Sezioni Unite della Cassazione, Presidente della Associazione nazionale magistrati, Presidente della Commissione che si occupava dell’interpretazione dei regolamenti del Csm, cioè dal mio punto di vista in Italia non esisteva soggetto più qualificato, almeno questa è la mia percezione a quel momento.

PIERO AMARA

 

E lui mi dice: “Sì, guarda Paolo, capisco che sono atti segreti di un procedimento penale, ma ai consiglieri del Csm non è opponibile il segreto, soprattutto quando sono indagini eventualmente riguardanti magistrati componenti del Csm.

 

Allora io, in quella situazione in cui mi trovavo, di lì a due giorni vado direttamente a casa sua e gli porto i miei file word di lavoro dei verbali, perché tutti gli atti in originale li custodiva la dottoressa Laura Pedio, l’alternativa era star lì un’ora a ricopiarmi i nomi e le circostanze che riguardavano queste persone, per cui prendo una chiavetta e gliela do».

 

vincenzo armanna

Ma a quale scopo? «Io mi sento tranquillizzato, sgravato di un problema che io avevo obiettivamente, avendo vissuto momenti veramente di totale solitudine, in cui io a un certo punto mi sono accorto di essere stato preso in giro più volte da quelli che per me erano...il procuratore della Repubblica e due procuratori aggiunti con cui lavoravo» (Pedio e Fabio De Pasquale).

 

Due pesi e due misure

Storari motiva questa affermazione con il contrasto, a suo avviso, tra il trattamento iper prudente sulle dichiarazioni di Amara su loggia Ungheria e invece le ben diverse velocità e incisività applicate nello stesso periodo dai vertici della Procura ad altre dichiarazioni di Amara, quelle che andavano a supportare le accuse contro Eni del coindagato Vincenzo Armanna nel processo Eni-Nigeria.

 

piero amara

Nel caso del fascicolo su loggia Ungheria, nel quale per Storari era urgente fare accertamenti per separare il vero dal calunnioso, «questo fascicolo è rimasto a Milano dal dicembre 2019 al gennaio 2021 e in un anno non c’è una delega alla polizia giudiziaria se non quella che ho fatto io per identificare dei soggetti... un anno a lasciare galleggiare... Uno si trova solo, solo, non può parlare con nessuno e loro ti rimbalzano, ti rimbalzano, quando proponi qualcosa ti traccheggiano duecento volte, hanno il muro di gomma...».

 

FRANCESCO GRECO

«Loro» sarebbe la «gestione condivisa» del procuratore Greco con i vice Pedio (contitolare del fascicolo con Storari) e De Pasquale (pm del processo Eni-Nigeria), «nulla di male, mangiavano tutti i giorni insieme, si trovavano fuori anche dall’ufficio, io una sera la trasmissione Report su Armanna sono andato a casa della Pedio a guardarla e c’erano Greco e De Pasquale.

 

Ripeto, nulla di male, nulla di male, però quello che voglio fare capire é che De Pasquale non era titolare del fascicolo Ungheria ma le cose le sapeva, anche da me, da Laura Pedio, da Greco...

 

De Pasquale a un certo punto mi ha detto: “Questo fascicolo secondo me deve stare nel cassetto per due anni”, e formalmente non aveva nessun titolo per fare questa affermazione, però loro tre, scusi l’espressione, sono una cosa sola».

 

Il «trabocchetto» al giudice Tremolada

ANTONIO DI PIETRO PIERCAMILLO DAVIGO FRANCESCO GRECO GHERARDO COLOMBO - POOL MANI PULITE

Differente, ad avviso di Storari, l’utilizzo di Amara laddove parlasse di Eni: «Quando le cose fanno comodo in Eni-Nigeria, le si usa nel processo; quando non fanno più comodo, zitti e muti». Storari lamenta ad esempio la scelta di Greco e De Pasquale di portare a Brescia brandelli di “de relato” di terza mano di Amara circa la pretesa avvicinabilità del giudice Tremolada, presidente del processo Eni-Nigeria, da parte dei legali Eni Paola Severino e Nerio Diodà (poi liquidata come del tutto infondata dai pm di Brescia): «Io della trasmissione degli atti a Brescia non lo sapevo perché a me non è stato detto nulla, infatti c’è in atti un mio documento che poi dice a Greco e Pedio che io non sono mai stato d’accordo con questa iniziativa, ma questa cosa significa ai miei occhi che un minimo di credibilità la stavano dando ad Amara, che non era (visto come, ndr) un pazzo».

piero amara 3

 

Il secondo episodio è quando, sempre nel gennaio-febbraio 2020, De Pasquale vuole depositare quelle frasi di Amara su Tremolada proprio nel processo Eni-Nigeria presieduto da Tremolada (che a quel punto rischierebbe di doversi astenere), proposta alla quale Storari si oppone in una riunione con i colleghi: «”Ma scusate, voi praticamente davanti al mondo lo infangate”, e loro mi rispondono: “Tu, Paolo, sei un corporativo, noi vogliamo farlo perché crediamo che Tremolada sia un soggetto che è troppo aderente alle difese”, e io rispondo: “Guardate, dovete passare sul mio corpo, io se succede faccio casino, perché queste cose non si fanno. Volete farle voi? Allora chiamate voi Amara nel vostro procedimento, lo sentite come attività integrativa di indagine e poi fate quello che volete, ma non usate il verbale che ho fatto io per mascariare un collega su nulla».

la videoregistrazione dell'incontro armanna amara

 

L’esito della riunione è allora che non si useranno queste frasi nella richiesta di De Pasquale al Tribunale di ascoltare in extremis su altri temi il teste Amara: «Ma poi da un articolo di giornale mi accorgo che De Pasquale invece aveva usato in udienza queste dichiarazioni, facendo al Tribunale quella richiesta brutta, a trabocchetto, che Amara dovesse venire a riferire, oltre che su una serie di altre circostanze a cui avevamo dato tranquillamente il via libera, anche su interferenze nei confronti dei giudici del processo».

 

piero amara intervistato a piazzapulita

Corto circuito che non esploderà soltanto perché l’ignaro Tribunale non ammetterà per ragioni procedurali l’esame fuori tempo massimo di Amara. L’attrito con i colleghi si acuirà quando tra fine 2020 e inizio 2021 Storari segnalerà invano ai vertici della Procura la necessità di depositare al processo Eni-Nigeria «le scoperte che grazie alle attività investigative avevo fatto io, e cioè che sia Amara che Armanna fossero due calunniatori: ma non lo faccio per distruggere il processo, lo faccio perché erano elementi oggettivi», e del resto «quello che dicevo io è stato confermato, ma a un anno di distanza, dalla conclusione dell’indagine», nella quale Pedio, affiancata dai due nuovi colleghi Civardi e Di Marco, a dicembre 2021 ha tra l’altro contestato per la prima volta ad Amara e Armanna anche la calunnia ai danni dell’amministratore delegato Eni Claudio Descalzi e del capo del personale Claudio Granata.

 

Loggia Ungheria, le indagini fatte oppure no

LA NOTA DI FRANCESCO GRECO SUL VIDEO DI AMARA E ARMANNA

Nel clima della primavera 2020 Storari afferma dunque di essersi confidato con Davigo per tre ragioni sulle dichiarazioni rese da Amara da dicembre 2019 su loggia Ungheria: «Primo, avvertire il Csm del contenuto delle dichiarazioni di Amara su magistrati; secondo, il procuratore della Repubblica e il procuratore aggiunto omettono iscrizioni, il che è un dato disciplinarmente rilevante; terzo, io non voglio partecipare a questo.

 

Il mio problema era informare un organo istituzionale di quello che stava avvenendo e io avevo individuato in Piercamillo Davigo l’istituzione che poteva assolvere questo compito. Davigo mi risponde: “Vado io a parlare con il Comitato di Presidenza del Csm”, e in seguito mi dà una sorta di ritorno e mi dice di aver parlato con il vicepresidente Csm Ermini e il pg della Cassazione Salvi», il quale avrá poi con Greco una interlocuzione che cronologicamente si sovrapporrá alla decisione dei vertici della Procura milanese di procedere il 12 maggio 2020 alle prime iscrizioni in base ai verbali di Amara.

LAURA PEDIO

 

In una relazione ufficiale del 6 maggio 2021 Greco e Pedio hanno invece rivendicato un lungo elenco di indagini svolte su Ungheria, elenco valorizzato anche dal giudice bresciano Andrea Gaboardi per archiviare un mese fa l’ipotesi di omissione d’atti d’ufficio contestata a Greco. Ma Storari, in una memoria in cui contesta punto per punto l’elenco, ribatte che «si è voluto gabellare per atti istruttori sulla loggia Ungheria robe che con Ungheria non c’entrano niente», disposte nell’altro fascicolo e non per Ungheria: «Se fosse veramente come dice la dottoressa Pedio, questi sarebbero stati illeciti disciplinari, ma non è andata così.

 

La prova definitiva che queste perquisizioni e intercettazioni non c’entrano nulla con Ungheria ce la fornisce proprio la dottoressa Pedio quando, interrogata il 15 settembre 2021, spiega di non avere firmato una delega alla GdF che le avevo proposto già a gennaio 2020 perché, ha ricordato, “noi il Nucleo GdF lo avevamo escluso dalle indagini”, per cui questo vuol dire che il Nucleo GdF non poteva occuparsi di Ungheria, lo dice Pedio, giusto? Bene, volete sapere a chi erano stati delegati quegli atti istruttori ora inseriti nell’elenco» di indagini che Pedio colloca nel fascicolo Ungheria? «Al Nucleo Gdf. E stanno a dirci che questo riguarda Ungheria?».

 

«Non volevo dargliela vinta»

Alessandra Dolci, Tiziana Siciliano, Laura Pedio, Letizia Mannella, Fabio De Pasquale

Al giudice che gli domanda perché non si sia limitato a farsi da parte se non era d’accordo sulla gestione del fascicolo, Storari risponde: «Sarebbe stato per me semplicissimo andare via, anche la Procura generale di Cassazione nell’interrogatorio disciplinare mi ha domandato “ma chi te l’ha fatto fare?”.

 

Ma questa soluzione la trovo francamente un po’ ipocrita, perché io so chi me l’ha fatto fare: io non volevo dargliela vinta, io non sono pagato per scansare i problemi. Credo che sia un compito del pubblico ministero, per come l’ho sempre fatto nella mia vita, non “avere le carte a posto”, non scansare il pericolo e dire “ah qui c’è un problema é allora io mi faccio di lato”. No, io non ho mai fatto questo, cercando con prudenza di fare le cose, ma nella mia vita questo non l’ho mai fatto anche se per me sarebbe stata la cosa più facile al mondo. Se io avessi fatto così, sarei qua oggi? Sarei da un anno esposto mediaticamente?».

FRANCESCO GRECO

 

La domanda vera su Amara

Alla fine di tutto, e qualunque sia il mix di responsabilità che si vogliono ripartire Storari-Greco-Pedio-De Pasquale, il risultato é che si é sprecata una occasione, e Storari stesso ammette di esserne consapevole: «Chi manda Amara? Fa tutto da solo o c’è un mandante dietro? Che è la vera domanda, a cui però io non ho potuto dare risposta».

 

Nelle prossime settimane l’unica che potrà ancora provare in parte a darla é la Procura di Perugia nelle pieghe della prevedibile futura archiviazione di gran parte del fascicolo Ungheria, scaturito dalle dichiarazioni di dicembre 2019-gennaio 2020 di Amara a Milano e trasmesso da Milano a Perugia per competenza a fine dicembre 2021.

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni donald trump

FLASH! – IL LATO POSITIVO DEGLI INSULTI DI TRUMP A "GIGIORGIA"? POTREBBE TRADURSI IN UN AUMENTO DEI CONSENSI, ESSENDO IL TYCOON ODIATO DA 8 ITALIANI SU 10 - NON A CASO, AL RADUNO DEGLI ALPINI A GEMONA, È STATA ACCOLTA TRA APPLAUSI E STRETTE DI MANO - AL DI LA' DI TRUMP, IL VERO PROBLEMA PER LA DUCETTA RESTA LO SFARINAMENTO DELLA LEGA E LO SBANDAMENTO DI FORZA ITALIA IN VISTA DEL VOTO 2027 - E POI C’È IL BOOM DI VANNACCI A SPESE DEI TRE PARTITI DELLA MAGGIORANZA (E M5S), RICICCIANDO TEMI IDENTITARI CARI ALL'UNDERDOG, ABBONDONATI UNA VOLTA A PALAZZO CHIGI… - VIDEO

giorgia meloni trump cairo

FLASH! - A PALAZZO CHIGI, DOPO LE MAZZATE DI TRUMP CONTRO GIORGIA MELONI, E' INIZIATA LA CACCIA ALLE STREGHE (CON QUALCUNO SI DEVONO SFOGARE) - E CON CHI SE LA SONO PRESA? CON URBANO CAIRO! - IL MOTIVO? A PUBBLICARE IL PRIMO AFFONDO DI TRUMP ("SONO SCIOCCATO, MELONI NON CI VUOLE AIUTARE SULLA GUERRA IN IRAN. PENSAVO AVESSE CORAGGIO") FU IL "CORRIERE DELLA SERA" A FIRMA DI VIVIANA MAZZA - IL SECONDO SFOGO DEL TYCOON ("MELONI MI FA PENA") E' STATO RIPORTATO DAL PROGRAMMA "L'ARIA CHE TIRA"  DA DANIELE COMPATANGELO SU LA7 (ANCORA EDITORE CAIRO!) - PER DARE UN SEGNALE DI "BUONA FEDE", IL "CORRIERE" IERI HA PUBBLICATO UN'INTERVISTA A MARY L. TRUMP, NIPOTE DI "THE DONALD", CHE DESCRIVE LO ZIO COME UN DISTURBATO MENTALE FUORI CONTROLLO...

andrea giambruno giorgia meloni renato de angelis

SE GIORGIA MELONI VOLESSE IMBASTIRE UNA VERA OPERAZIONE SIMPATIA, DOVREBBE SCRIVERE UN’AUTOBIOGRAFIA SENTIMENTALE – BARBARA COSTA: “MI SONO SORBITA LA NUOVA EDIZIONE DI ‘IO SONO GIORGIA’ E…CHE DELUSIONE! ZERO RIFERIMENTI ALLO ‘SCANDALO THREESOME’, E ZERO VITA SENTIMENTALE. COME SE A GIAMBRUNO SI FOSSE ARRIVATI INTATTI, SENZA EX, PASSIONI E GELOSIE, MA ANDIAMO, SIGNORA PRESIDENTE! COME È POSSIBILE? E INFATTI NON È VERO. MELONI HA AVUTO I SUOI AMORI, AI QUALI NEL SUO LIBRO NON DESTINA MEZZA RIGA” – CHI È ALESSANDRO GIOMBINI DETTO MANOLO, GIÀ MILITANTE DI CASA POUND? PERCHÉ NON RICORDARE LA RELAZIONE CON RENATO DE ANGELIS, CON AMOREGGIAMENTI IN GOMMONE A PONZA? – L’INCONTRO CON GIAMBRUNO, “BELLO COME IL SOLE”: “È STATA LEI A RIMEDIARE IL NUMERO E A..."

frocinema carocci rocca gualtieri

DAGOREPORT - MASSÌ, NEL PAESE CHE SI È INVENTATO IL “COMPROMESSO STORICO” E LE “CONVERGENZE PARALLELE” E IL “GOVERNO DELLA NON SFIDUCIA”, PRIMA O POI, DOVEVA CAPITARE DI TROVARSI DAVANTI A NUOVA MACHIAVELLICA DIAVOLERIA: BENVENUTI AL CINEMA “FASCIO E MARTELLO” - IL COMUNE DI ROMA GUIDATO DA ROBERTO GUALTIERI (PD) E LA REGIONE LAZIO CAPITANATA DA FRANCESCO ROCCA (FDI) SI SONO INASPETTATAMENTE ALLACCIATI IN UN TANGO CHE LI HA TRASCINATI ALL’ORGASMO DI STANZIARE UN DOVIZIOSO FINANZIAMENTO DI 250.000 EURO (IL CAMPIDOGLIO) E 300.000 EURO (LA REGIONE), AMBEDUE EROGATI SENZA UNO STRACCIO DI GARA E DESTINATI – FIATE ALLE TROMBETTE! RULLO DI TAMBURI! - AL PROGETTO ‘’FROCINEMA” DELLA ‘’FONDAZIONE PICCOLO AMERICA’’, CAPITANATA DAL MITOLOGICO ‘’PRINCIPE ROSSO SUL PISELLO”, VALERIO CAROCCI – E' SUCCESSO CHE QUANDO IL COMUNE E LA REGIONE HANNO APPROVATO LA RICONVERSIONE DEL METROPOLITAN, L'EX CINEMA DI VIA DEL CORSO CHIUSO DAL 2010, IN UN MEGA-STORE, IL DIABOLICO CAROCCI HA CAPITO CHE CON UNA FAVA POTEVA PRENDERE DUE PICCIONI: OLTRE AL COMUNE DE SINISTRA ANCHE LA REGIONE DE DESTRA CHE, UNA VOLTA IN MANO A FDI AVEVA CHIUSO IL RUBINETTO DEI FINANZIAMENTI - AL GRIDO: “SALVARE IL METROPOLITAN! FERMARE QUESTO NUOVO SACCO DI ROMA!’’ IL COCCO DI ZINGARETTI HA MONTATO UN PANDEMONIO MEDIATICO, ACCOMPAGNATO DA UNA BATTAGLIA LEGALE, FINO A QUANDO ROCCA HA SMOLLATO ED ORA I CAMERATI D’ITALIA POTRANNO GODERSI “FROCINEMA”…

maurizio maddaloni pd campania maurizio de giovanni luigi riello

“TRA NANI, BALLERINE, FROCETTI E LESBICHINE, DE GIOVANNI SARÀ A SUO AGIO” – COSÌ PARLÒ SU FACEBOOK MAURIZIO MADDALONI, DAL 2023 PRESIDENZA DELLA FONDAZIONE REAL SITO DI CARDITELLO A CASERTA (SCELTO DALL’EX MINISTRO SANGIULIANO). IL RIFERIMENTO È ALLA NOMINA DELLO SCRITTORE MAURIZIO DE GIOVANNI NELLA SEGRETERIA REGIONALE DEL PD DELLA CAMPANIA. ALTRETTANTO PESANTI LE PAROLE DI MADDALONI SULL’EX PROCURATORE GENERALE DI NAPOLI, LUIGI RIELLO, ANCHE LUI ENTRATO NELLA SEGRETERIA DEM: “RIELLO DA QUANDO È UN PENSIONATO DA DI MATTO: BEVE, DISTURBA GLI ALTRI COMMENSALI CON INDEGNI SPETTACOLINI” – IL SEGRETARIO REGIONE DEL PD, PIERO DE LUCA, SI DICE INDIGNATO (“LA DESTRA HA UN PROBLEMA CON LA CULTURA E CON LA LEGALITÀ”) E DENUNCIA LA DISASTROSA GESTIONE DELLA FONDAZIONE REAL SITO DI CARDITELLO: “QUESTO ODIO VIENE DA CHI HA PORTATO AL DEFAULT LA FONDAZIONE” – MINISTRO GIULI, NON SARÀ CHE IN CAMPANIA ABBIAMO UN PROBLEMINO?

giorgia meloni antonio tajani marina berlusconi roberto vannacci matteo salvini

DAGOREPORT - SIAMO COSI' OCCUPATI A VEDERE IL NAUFRAGIO DELLA LEGA, SORPASSATA DA VANNACCI, DA NON ACCORGERCI CHE STA IMPLODENDO ANCHE L'ALTRO ALLEATO DELL'ARMATA BRANCA-MELONI: FORZA ITALIA, GALLEGGIANTE INTORNO AL 7-8% CON TANTI ESPONENTI ATTRATTI DAL GENERALISSIMO – UNA SITUAZIONE GRAVE CHE HA SPINTO MARINA BERLUSCONI NEI GIORNI SCORSI A CONVOCARE IN GRAN SEGRETO ANTONIO TAJANI A MILANO, CHIEDENDOGLI GENTILMENTE DI TOGLIERE IL DISTURBO - IL CIOCIARO HA FATTO ORECCHIE DA MERCANTE: “SOLO I CONGRESSI POSSONO SFIDUCIARMI" - E LA CAVALIERA DI ARCORE ORA SI TROVA DAVANTI A UN BIVIO: PUO', MA NON LO FARA' MAI, TOGLIERE IL SANTINO DI BERLUSCONI DAL SIMBOLO DEL PARTITO, OPPURE NON LE RESTA ALTRO CHE SCENDERE IN CAMPO - MA SE SI VOTA AD APRILE, ANZICHE' AD OTTOBRE 2027, NON C'È TEMPO PER FAR FUORI TAJANI, VIA CONGRESSI – OLTRE AD AVERE LA LEGA MORIBONDA E FORZA ITALIA ALLO SBANDO, E VANNACCI IN ASCESA, LA DUCETTA SI RITROVA FRATELLI D’ITALIA SPACCATO DA UNA LOTTA DI POTERE TRA LE CORRENTI: LA RUSSA VS MELONI SISTER, LOLLOBRIGIDA-CROSETTO VS MANTOVANO- FAZZOLARI, RAMPELLI VS DONZELLI...