transilvania romania deforestazione disboscamento

I NUOVI VAMPIRI DELLA TRANSILVANIA: ABBATTONO ALBERI E AMMAZZANO I GUARDIABOSCHI - IN TRE ANNI 4  MORTI. ALL’ULTIMO RANGER GLI HANNO SQUARCIATO IL PETTO A COLPI D’ASCIA. I CLAN CHE STANNO DEPREDANDO I BOSCHI PRIMORDIALI DI MARAMURES, IN ROMANIA, SONO LEGATI A DEPUTATI DI BUCAREST E FATTURANO DECINE DI MILIARDI (ANCHE GRAZIE ALL'EVASIONE)

Francesco Battistini per “7 – Corriere della Sera”

 

zona disboscata dai predatori di alberi nel cindrel natural park

Camminava da solo. Passo lento, silenzioso, sospettoso. I segreti del bosco vecchio di Maramures non hanno fretta d’essere svelati e il guardaparco Liviu Pop lo sapeva. Le solite regole di prudenza, le stesse da sette anni: spegnere il motore, abbassare il volume della radio, togliere la suoneria allo smartphone (troveranno la sua jeep posteggiata, mezz’ora di sentiero più sotto). Aveva fatto tutta quella strada in salita, calpestando cauto i rami caduti da farnie e tigli, scavalcando indagatore i tronchi delle querce già abbattute, seguendo col fiatone il lamento delle motoseghe sempre più vicino, sempre più assassino.

 

A un certo punto gli vibrò in tasca il cellulare: era la moglie. La prima volta non rispose, continuò a camminare. Ma pure lei continuava a chiamare, perché si sentiva qualcosa di strano e stava insistendo. Liviu si fermò un attimo e tirò su sbrigativo, forse un filo spazientito: «Ciao, scusa, adesso non posso, ci parliamo dopo, sto per fare un arresto, ladri di legna...».

 

alberi abbattuti dai tagliatori di legna abusivi a maramures, romania

Si sa com’è, chi lavora sul serio: avanti, forza, è un mestiere pericoloso, ma qualcuno deve pur farlo. E quel mercoledì mattina, in quel taglio, c’era da zittire il grido di quelle motoseghe. Liviu camminò ancora un po’. Qualche centinaio di metri. Svoltò per un tratturo. Scese in una gola.

 

Alla fine li vide, e fu perduto. Era entrato nel bosco, verticale. Senza immaginare che ne sarebbe uscito orizzontale. Hanno ammazzato Liviu: a colpi d’ascia, in ottobre. Hanno picchiato un’altra guardia, Raducu Gorcioaia: a morte, il mese prima. Hanno ucciso quattro ranger, negli ultimi tre anni. E dieci, ancora, li hanno minacciati e inseguiti e pestati sino a mandarli in ospedale. In Transilvania, i vampiri succhiano la linfa delle foreste e di tutti noi. Mafia del legno che bastona e non perdona. «Quando ho investigato sul parco di Retezat», racconta Gabriel Paun, capo dell’ong Agent Green, «una banda di teppisti mi ha aggredito e mi ha rotto le costole, le mani, la testa. Non mi hanno ammazzato perché sono scappato. Non è stato arrestato nessuno, per mesi sono rimasti a piede libero in attesa del processo. No, devo essere chiaro: non mi aspetto che gli assassini dei ranger la paghino».

pastori del villaggio di rusu bargaului

 

Intervistati di spalle, i killer parlano in tv

Il guardaparco Liviu aveva trent’anni, tre bambini, trecento euro di stipendio. Conosceva i suoi killer e molti sanno chi sono, ma quando le troupe tv di Bucarest salgono fino ai boschi primordiali di Maramures, dove di legna si campa e si muore, le interviste sono regolarmente di spalle e con la voce criptata. L’omertà è tale che il giudice Bogdan Gabor, messi in galera tre sospetti, ha dovuto usare la macchina della verità per interrogare i pochi testimoni disponibili. E sui social si discute se l’omicidio, in fondo, non sia stato solo un atto di legittima difesa.

 

E in cambio della pensione di reversibilità, la vedova Pop ha finito per accettare un referto surreale stilato dai medici locali: c’è scritto che Liviu non è morto per il torace squarciato, ma a causa di un’emorragia interna e della sua salute precaria. «Forse è stato un suicidio», ha postato qualche amico degli amici. Il buio è ben oltre la siepe. Nella regione di Maramures, prima del comunismo, i padroni delle terre avevano potere tanto sui buoi quanto sul boia: poco è cambiato.

 

 

ranger controlli al rodna national park

A Rusu Bargaului, il “borgo rosso” fatto di casette misere che stanno lungo uno stradone verso l’Ucraina, 800 abitanti tutti disoccupati e nemmeno un ambulatorio medico o un negozio d’alimentari, c’è un prete ortodosso che all’affollatissima messa della domenica punta il dito sui guardaparco e sui poliziotti corrotti, sui politici a libro paga, su quelli che si voltano dall’altra parte.

 

Prova a dire la verità: è stato arrestato tre volte, malmenato anche di più, gli hanno ucciso il padre, suo figlio ranger è stato mobbizzato dietro una scrivania perché non desse fastidio e l’altro figlio, pope pure lui, viene minacciato ogni giorno. «I mafiosi del legno hanno alleati potenti e arrivano ovunque», dice padre Ioan Platon: «Per screditarmi davanti alla mia comunità, si sono inventati che il ladro di legna sono io. Da vent’anni, il potere e il traffico illegale li controllano sempre gli stessi ». Tutti legati dall’affare: i sindaci con le mogli che mettono i cugini a capo della polizia locale, i capi della polizia che nominano altri cugini al controllo dei boschi...

 

 

«I clan sono familiari, hanno legami con deputati di Bucarest, diventano ogni giorno più ricchi mentre la gente è sempre più povera. Usano la forza e corrompono chiunque: mi hanno mandato in chiesa perfino un mio vecchio compagno di scuola, per consigliarmi di tacere». Nel borgo rosso non c’è niente, le industrie hanno chiuso e la terra non è buona per coltivare, il legno è l’unica risorsa: agli inizi del secolo scorso, i carpentieri di qui erano famosi per l’abilità nel fare incastri e nel costruire campanili in abete alti settanta metri, senza usare un solo chiodo. Poi arrivò il comunismo e il legno diventò un tabù: di proprietà statale, ovvero del partito e del sindaco. Oggi, chi abita a Rusu Bargaului non può segare un ramo, né arderlo, né venderlo. È ancora e soltanto roba loro, di chi comanda. Basta percorrere i bordi delle foreste: hanno chiuso i boschi con cancelli & lucchetti e piazzato agli ingressi brutti ceffi armati di kalashnikov, che allontanano i curiosi nelle settimane del taglio illegale. Appena un giornalista va a curiosare, com’è capitato a 7, prima deve pagare cento euro di permesso al sindaco e poi un suv nero gli s’appiccica h24, per pedinarlo.

romania, una croce nel luogo dove e' stato ucciso un guardaparco

 

 

 

 

«Quando vedo i film sulla mafia in Sicilia», dice N., un ranger collega di Liviu Pop che non autorizza a scrivere nemmeno l’iniziale del cognome, «penso che dovrebbero farne uno su come si vive qui. Nessuno fa rispettare la legge, perché la legge la fanno loro». Se cancellassimo la Transilvania e la sua natura preistorica, scriveva un grande geografo dell’Ottocento, Simion Mehedinti, la Romania sarebbe come una ruota senza raggi. Non solo la Romania: in questi Carpazi sopravvive la metà delle ultime, grandi foreste vergini d’Europa cresciute dopo l’era glaciale. Ci scorrazzano orsi e lupi, linci e gatti selvatici che non hanno mai visto uomo. Ci crescono larici d’ottanta metri e faggeti così fitti che non hanno mai fatto ombra a una strada o a una macchina. Dagli inizi degli anni Novanta, ci s’arricchiscono bande che tagliano tre ettari l’ora e vendono illegalmente i tronchi a segherie, cartiere, industrie dell’arredamento nell’Ue e in Giappone.

 

 

le conseguenze di una valanga di fango a slanic moldova provocata dal disboscamento illegale

Secondo l’Onu, dopo il traffico di droga, d’armi, d’esseri umani e d’avorio, quello del legname proibito è il più lucroso affare del crimine internazionale: cento miliardi di dollari l’anno, tra il 20 e il 30 per cento del mercato mondiale di legna. Ma se molto sappiamo dei disboscamenti di mogano, teak e palissandro ai Tropici o in Amazzonia, il silenzio copre quel che accade ai confini dell’Europa, nasconde gli effetti sull’economia e sull’ambiente provocati da questi clan dell’Est. Che sfuggono a controlli e a tassazioni per almeno cinque miliardi di euro; drogano il mercato del truciolare e del legno pregiato, abbattendo i prezzi e danneggiando i produttori onesti; deforestano senza limiti, finendo per alterare i tassi d’anidride carbonica nell’atmosfera e aumentando il riscaldamento globale. Nei villaggi intorno a Slanic Moldova, ogni inverno si vedono i risultati del disboscamento: valanghe di fango, incontrollate, che travolgono case e cose.

 

 

Rusu Bargaului, una abitante del villaggio riceve la visita di padre Ioan Platon, prete ortodosso che da sempre denuncia i clan che depredano il territorio, impoverendo la gente che vi abita (foto Antonio Faccilongo)Rusu Bargaului, una abitante del villaggio riceve la visita di padre Ioan Platon, prete ortodosso che da sempre denuncia i clan che depredano il territorio, impoverendo la gente che vi abita (foto Antonio Faccilongo)

Dal satellite la verità: sparisce la foresta primordiale

L’Università del Maryland e Greenpeace hanno incrociato centinaia di foto satellitari e calcolato che in quindici anni sono stati tagliati almeno 280 mila ettari di rarissima foresta primordiale, circa nove milioni di metri cubi d’alberi: la metà stava in parchi nazionali, teoricamente protetti.

 

padre ioan platon discute con i fedeli in chiesa

Tre ong hanno chiesto in settembre l’intervento del Consiglio europeo e Bruxelles ha dato una strigliata al governo romeno, che peraltro nel 2016 s’era già dotato di un’inutile legge per la tutela dell’ambiente. Nel Paese governato da una classe politica fra le più corrotte d’Europa, la mafia dei boschi non è una priorità: quando l’Interpol ha tentato d’usare droni e gps, per bloccare i ladri di legno, un ministro ha risposto che è complicato, che non ci sono risorse finanziarie, che non è chiaro dove operino esattamente le gang... «La domanda è perché il nostro governo permetta questa devastazione», s’interroga Paun, dandosi una risposta: «Forse è una cosa che fa comodo a tanti».

 

 

Ci sono complicità. Gravi complicità. Il traffico d’alberi si svolge da sempre lungo il confine ucraino: la porta d’ingresso per legname che gli ambientalisti sospettano arrivi da zone poco controllate o addirittura contaminate (una su tutte: la regione di Chernobyl) e venga poi smerciato in tutt’Europa come romeno. Un affare che fa gola. Uno sfruttamento intensivo che dura da trent’anni e che ormai ha trasformato Maramures in una miniera illegale del legno.

 

Com’è accaduto? Deposto Ceausescu, nel 1989, Bucarest aprì agli investitori stranieri e fu così che pure i boschi del profondo Nord vennero invasi. Un Far East senza controlli, prateria adatta alle scorribande di spregiudicate aziende europee. Una di queste, l’austriaca Holzindustrie Schweighofer, vecchia di 400 anni, clienti che vanno dal Giappone alla Germania, dall’Italia alla Gran Bretagna, è finita al centro d’inchieste giudiziarie e di manifestazioni di protesta: i suoi manager avrebbero offerto bonus per l’acquisto di legno illegale proveniente da Maramures, rivendendolo poi come biomassa e materiale per arredo a grandi catene commerciali.

 

 

citta' di sebes, transilvania stabilimento della fabbrica kronospan

 

Gli attivisti di Agent Green, che hanno rivelato i traffici, sono stati aggrediti con spray al peperoncino e manganelli da misteriose squadre armate, mentre investigavano sugli stabilimenti e sugli stoccaggi di legna a Sebes. Sui giornali è finita una lettera del ceo di Schweighofer, indirizzata al primo ministro romeno, in cui si minacciavano gravi conseguenze nelle relazioni diplomatiche con Vienna, nel caso fosse stata approvata una legge che limitava lo sfruttamento. Lo scandalo ha fatto un po’ di rumore, subito inghiottito.

 

Nessuno ha sloggiato gli austriaci, nessuno ha dato un taglio al taglio selvaggio, nei boschi di Maramures le motoseghe continuano a gridare. «Voi non ve ne rendete conto», dice padre Ioan, «ma probabilmente la sedia su cui sedete, il tavolo a cui mangiate, il letto in cui dormite è fatto con legna illegale». Hanno ammazzato Liviu, Liviu è vivo: ma solo nella memoria di chi sa.

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