luigi calabresi leonardo marino adriano sofri

LO VEDI, ECCO MARINO (LEONARDO) - PARLA L’EX MILITANTE DI "LOTTA CONTINUA" CHE SI COSTITUÌ PER L’OMICIDIO CALABRESI: “I VECCHI COMPAGNI? NON CI TENGO A SENTIRLI DOPO TUTTO IL FANGO CHE MI HANNO BUTTATO ADDOSSO. A PARTE MUGHINI, CHE HA SEMPRE CONFERMATO CHE SOFRI SAPESSE DELL’AZIONE” - “QUELLA STESSA INTELLIGHENZIA MI HA DIPINTO COME UN INFAME, IN REALTÀ MI SONO ACCUSATO E IL MIO GESTO È STATO CORAGGIOSO” - IL CHIOSCO DI CREPES E IL PERDONO DELLA VEDOVA DEL COMMISSARIO

Da “Libero quotidiano”

 

LEONARDO MARINO

17 maggio 1972: il commissario Luigi Calabresi esce dalla sua casa di via Cherubini, a Milano, dove vive con la moglie Gemma e i due figli Mario e Paolo. Gemma è incinta di Luigi junior, che non conoscerà mai il suo papà. Perché Luigi Calabresi, quel 17 maggio, viene ucciso. Già da molti anni era iniziata una vera campagna d' odio nei confronti del giovane commissario, poiché un gruppo numeroso di intellettuali e uomini politici riconducevano proprio a Calabresi la responsabilità della morte di Giuseppe Pinelli, anarchico, partigiano ed ex ferroviere morto in questura a Milano il 16 dicembre del 1969, dopo essere stato fermato in quanto sospettato di essere coinvolto nella strage di piazza Fontana.

 

LUIGI CALABRESI

Nel 1988 Leonardo Marino, ex militante del giornale "Lotta Continua", si costituì denunciandosi quale colpevole - assieme a Ovidio Bombressi, Adriano Sofri e Giorgio Pietrostefani - di quell' efferato omicidio. Marino guidava la macchina mentre Bombressi materialmente sparò a Calabresi; Sofri e Pietrostefani erano indicati come i mandanti. Dopo anni di processi, tutti furono condannati . Oggi, a distanza di tanto tempo, Leonardo Marino ha deciso di raccontarsi.

Ovidio Bompressi - Omicidio Luigi Calabresi

 

LEONARDO MARINO: «DAL DELITTO CALABRESI AL MIO CHIOSCO DI CRÊPES. LA SINISTRA CHIC MI HA BOLLATO COME INFAME PER AVER DETTO LA VERITÀ SULL'OMICIDIO DEL COMMISSARIO»

Giovanni Terzi per “Libero quotidiano”

 

«A chi non si è pentito dico: Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno».

LEONARDO MARINO

«Vorrei dire subito ai lettori una cosa. Non credo che Luigi Calabresi sia stato ucciso da tre pallottole. Io credo che il commissario Calabresi sia stato ucciso da piombo sì, ma dal piombo di certi giornali, che per lui avevano coniato da tempo, ed in esclusiva, gli insulti più atroci, i marchi più roventi ed infami che avevano allestito un retroterra ideale per un delitto. Ci fu un tempo in cui Milano era letteralmente tappezzata di scritte che dicevano "Calabresi assassino"».

Giorgio Pietrostefani - Omicidio Luigi Calabresi

 

Questa è una parte dell' articolo che Enzo Tortora scriveva giovedì 18 maggio 1972 per La Nazione, all' indomani dell' efferato omicidio del commissario di polizia (270 mila lire lorde, guadagnava) avvenuto a Milano in via Cherubini, di fronte alla sua dimora.

 

LEONARDO MARINO NELLA SUA CREPERIE IN PROVINCIA DI LA SPEZIA

Così fino al 1988, quando Leonardo Marino, già attivista del movimento extraparlamentare «Lotta Continua», si pentì e si accusò di aver preso parte all' omicidio del commissario, assieme a un altro attivista, Ovidio Bombressi, su mandato di due capi del movimento, Adriano Sofri e Giorgio Pietrostefani .

delitto luigi calabresi

 

I RILIEVI DOPO L OMICIDIO DI LUIGI CALABRESI

Sono passati trent' anni da quella confessione e incontro Marino a Bocca di Magra, provincia di La Spezia, il luogo dove vive e lavora. Lo incontro assieme a Luciano Garibaldi, giornalista e storico, colui che ebbe la curatela del libro di Gemma Capra, la moglie del commissario Calabresi, Mio marito il commissario Calabresi. Diario inedito della moglie dopo 17 anni di silenzio (Edizioni Paoline, 1990).

adriano sofri nella redazione di lotta continua

 

Marino, l' omicidio Calabresi fu frutto di un clima particolare nel nostro Paese?

«In quegli anni ci fu un vero e proprio linciaggio nei confronti del commissario. A creare in noi la convinzione che Calabresi fosse un nemico fu l' atteggiamento dei grandi nomi della cultura di quel tempo. Non passava settimana che L' Espresso non pubblicasse pagine intere contro di lui».

 

IL CORPO DI LUIGI CALABRESI

Era L' Espresso il giornale della "buona borghesia": cosa importava a voi aspiranti rivoluzionari?

pagina-lotta-continua - delitto luigi calabresi

«A maggior ragione ci interessava, perché finché questo "odio" restava confinato al giornale Lotta Continua risultava in qualche modo ridotto. Diverso vederlo sui grandi giornali. Questo ci faceva dire: "Allora è tutto vero !"».

 

lotta continua

Un ragionamento da riferire anche al famoso "manifesto degli 800 "?

«Sì, quell' atto d' accusa contro Calabresi cui aderirono i nomi più importanti della cultura, da Scalfari alla Cederna, da Umberto Eco a Tinto Brass, per arrivare a Pierpaolo Pasolini».

 

delitto luigi calabresi

Conobbe qualcuno di questi firmatari?

PIER PAOLO PASOLINI

«Incontrai a Roma Pierpaolo Pasolini, che finanziava i gruppi extra parlamentari. I dirigenti di Lotta Continua mandavano noi operai a prendere i soldi, era più chic! In quell' occasione incontrai Pasolini».

GIUSEPPE PINELLI

 

Si ricorda il contenuto di quel manifesto?

«"Il processo che doveva far luce sulla morte di Giuseppe Pinelli si è arrestato davanti alla bara del ferroviere ucciso senza colpa. Chi porta la responsabilità della sua fine Luigi Calabresi ha trovato nella legge la possibilità di ricusare il suo giudice...": questo era l' inizio del manifesto degli 800, nella sostanza una sentenza di condanna nei confronti di Calabresi ».

 

LEONARDO MARINO 1

Dei suoi vecchi "compagni" che ha accusato ha più sentito qualcuno?

lotta continua pisa

«Assolutamente no, e non ci tengo per nulla dopo tutto il fango che mi hanno buttato addosso. Credo che lo stesso valga per loro: molti di loro hanno sempre pensato che io dicessi cose false. A parte Giampiero Mughini, che ha sempre confermato che Sofri sapesse dell' azione contro Calabresi».

GIAMPIERO MUGHINI

 

Dopo il suo pentimento ha subìto qualche atto fastidioso nei suoi confronti?

«Sono stato dipinto, da quella stessa "intellighenzia", come un infame, quando in realtà io mi sono accusato e il mio gesto è stato coraggioso e di verità . Ho avuto la fortuna di avere al mio fianco mia moglie, che ci ha lasciati poco tempo fa, e i miei figli Adriano e Giorgio. Tutta la mia famiglia mi ha sempre sostenuto e guai, per i miei figli , se qualcuno osa attaccarmi».

 

Cosa fanno oggi i suoi figli?

MUGHINI

«Adriano si è laureato in Giurisprudenza e vive a Londra, con moglie e figli, dove svolge la professione di avvocato. Giorgio è qui a Bocca di Magra, lavora con me nel nostro chiosco che fa crêpes da molti anni ».

 

IL COMMISSARIO LUIGI CALABRESI

Lei ha mai chiesto scusa alla vedova del commissario Calabresi?

«Le scrissi una lettera ma non ebbi risposta, anche se scrisse la postfazione del libro Così uccidemmo Calabresi (Ares Editore), da me scritto».

 

francobollo per Luigi Calabresi

Leonardo Marino prende il suo libro e mi legge il passo in cui la signora Gemma lo perdona: «Io ho perdonato Leonardo Marino perché è un vero pentito; non era in carcere e non ha deciso di pentirsi per avere sconti di pena. Viveva a casa sua e non esisteva e su di lui non esisteva nessuna indagine in corso... Marino, che dopo essersi costituito ha subìto le peggiori angherie, è un uomo che ha molto sofferto e siccome la sofferenza, anche se di origini diverse, accomuna, io mi sono sentito molto vicino a lui e ho sentito che dovevo perdonarlo».

 

ADRIANO SOFRI

Parole importanti, quelle della moglie di Calabresi: l' hanno fatta stare meglio?

«Certamente, è stato importante per me».

 

E i suoi figli, quando lei si è costituito, sono stati oggetto di angherie?

Sofri Bompressi Pietrostefani

«Hanno sofferto anche loro, ma hanno anche ricevuto tanti attestati di solidarietà. Un senatore del Pd che aveva il figlio che andava a scuola con mio figlio Adriano è sempre stato molto accogliente con lui».

 

In questi anni non ha più avuto contatti con nessuno?

ALLEGRA CALABRESI PINELLI

«Se da una parte il mio pentimento nasce da un profondo tema interiore e di coscienza, dall' altra era l' unico modo per "uscire dal giro"».

 

Cosa vuol dire?

IL LUOGO DELL OMICIDIO DI LUIGI CALABRESI

«Che se rimani "uno di loro", alla fine ti chiedono di fare qualche rapina o qualche cosa di brutto e, se magari hai bisogno di soldi , lo fai anche.

 

In questo modo ho rotto definitivamente con chiunque, nessuno mi ha mai più cercato. Rischiavo di fare la fine di Maurizio Pedrazzini, un compagno morto tanti anni dopo durante una rapina».

ALLEGRA PINELLI

 

Il giudice Pomarici credette sempre alla sua confessione: anche con lui non ebbe alcun incontro?

«A dire la verità, un giorno qui a Bocca di Magra vidi un uomo scendere dalla macchina e venire verso il nostro chiosco: era Ferdinando Pomarici, mi venne incontro e mi salutò. È sempre stato un uomo giusto e schivo a qualsiasi tipo di visibilità. Un uomo che stimo molto».

 

I FUNERALI DI LUIGI CALABRESI

Chi invece non stima?

«Sono un cattolico e di profonda fede, non esprimo giudizi. Mi piace però ricordare il necrologio che la moglie del commissario scrisse sui giornali: "Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno".

Giorgio Pietrostefani adriano sofri

 

Quel necrologio lo dedico a quelle persone che mai si sono pentite di essere il substrato di odio che ha causato l' omicidio del commissario Calabresi».

adriano sofri nella redazione di lotta continuaGemma Capra (c), vedova del commissario Luigi Calabresi, durante i funerali nel 1972 a Milano

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