mughini olimpiadi

LA VERSIONE DI MUGHINI - PRENDO I GIORNALI E NON RIESCO A LEGGERE NULL’ALTRO SE NON CIÒ CHE ATTIENE ALLE OLIMPIADI - NON C’È SCENA TEATRALE O COMMEDIA UMANA CHE REGGA IL PARAGONE QUANTO A SITUAZIONI, PERSONAGGI, DRAMMI, VITTORIE E SCONFITTE, INSOMMA TUTTO IL REPERTORIO DELLO STARE AL MONDO - DEVI ANDARE A PRENDERE LE OPERE COMPLETE DI SHAKESPEARE PER TROVARCI QUALCOSA CHE STIA AL PARO CON IL DRAMMA DELL’AMERICANINA SIMONE BILES…

Giampiero Mughini per Dagospia

 

mughini

Caro Dago, se non fosse che la mancanza di sonno fa di me un rudere certo che domattina più o meno alle tre metterei la sveglia pur di seguire in diretta la gara sui 1500 stile libero del nostro Greg Paltrinieri, entrato in finale con il quarto tempo. Di tutti gli atleti e atlete azzurri che si sono finora comportati valorosamente a Tokio, a mio avviso “Greg” è stato il più strepitoso. Nella batterie di qualificazione degli 800 metri stile libero era andato di merda, lui che si presentava con il titolo di campione del mondo.

 

Aveva nuotato male e disperatamente per non affondare, da quanto non gli riusciva nulla della sua nuotata felice e guizzante, Era entrato in finale per il rotto della cuffia, settimo di otto finalisti. Gli era perciò toccata la corsia la più lontana, una corsia nella quale lui non credo avesse nuotato mai in vita mia. Tale è stato il suo rango fin dagli esordi nel nuoto internazionale, che a lui toccava sempre la corsia 4 o la 5 cinque, le corsie dalle quali vedi bene dove sono e che stanno facendo i tuoi avversari.

gregorio paltrinieri

 

Dalla corsia 8 non vedi niente o quasi. Ebbene da quella corsia si è tuffato ed è parto al modo di “un pazzo” come ha scritto Massimo Gramellini, uno che decenni fa aveva esordito da giornalista sportivo. Un pazzo che si era avventato a scapicollarsi per 16 vasche dopo che il giorno prima era arrivato al traguardo più morto che vivo. Per almeno 15 di quelle vasche “Greg” è rimasto primissimo e sebbene avesse alle costole due mostruosi avversari, un americano e un ucraino.

 

gregorio paltrinieri

Negli ultimi 20 venti metri i due gli si avvicinano ancora, è una lotta a guadagnare o perdere dei centimetri, per un attimo “Greg” è terzo per poi arrivare secondo dietro il ventunenne americano Finke. Da brividi. Com’è sempre dello sport, la più bella e la più leale delle contese tra gli umani.

 

Da quando sono cominciate le Olimpiadi, prendo i giornali e non riesco a leggere null’altro se non ciò che attiene alle Olimpiadi (le pagine relative al destino di Roberto Calasso fanno eccezione). Non c’è scena teatrale o commedia umana che regga il paragone quanto a situazioni, personaggi, drammi, vittorie e sconfitte, insomma tutto il repertorio dello stare al mondo.

 

Simone Biles 2021

Sì o no, devi andare a prendere le opere complete di William Shakespeare per trovarci qualcosa che stia al paro con il dramma dell’americanina Simone Biles alta un metro e 51 tutti ferro e molle umane, la più grande ginnasta di tutti i tempi, che s’è ritratta da alcune finali perché la tensione dell’appuntamento olimpico le ha fatto perdere “il controllo del suo corpo”, quel corpo che fino a quel momento era stato perfetto nel farla volteggiare a tutti e quattro gli attrezzi del programma femminile.

 

E che dire della nostra Federica Pellegrini che da vent’anni e passa ogni giorno va su e giù lungo una piscina, sola, solissima, metro dopo metro in lotta con sé stessa, e lo ha fatto per cinque olimpiadi successive.

 

Simone Biles 2016

E poi c’è che in occasione delle Olimpiadi, in televisione vanno indietro a raccontarci personaggi e sfide del passato. A un certo punto mi ritrovo a guardare una terrificante sfida di una ventina d’anni fa tra un sollevatore di pesi turco e uno greco. Ciascuno dei due porta su fin oltre i 180 chili. Ogni volta è una sfida terrorizzante, il volto che si contrae fino allo spasimo, il collo che si tende nello sforzo inaudito, le gambe che devono tenere botta sotto quel peso sovrumano.

 

simone biles

Il turco porta su 187 chili se non sbaglio, e a questo punto è primo. Il greco cerca di sopravanzarlo con un’alzata di 190 chili. Non ce la fa, è secondo. Si avvicina al rivale e gli mormora “Oggi sei stato il migliore”. E il vincitore della medaglia d’oro che gli risponde “No, oggi noi due siamo stati i migliori”. Ebbene, quanto a intensità teatrale che ne dite di paragonare questo duetto a quello che succede fra i grillini italiani, Conte e compagnia cantante? Provate la stessa emozione nei due casi e rispettivi protagonisti?

 

Tutta la mia vita è stata scandita dagli appuntamenti olimpionici. Nel 1964 avevo poco più di vent’anni e a casa nostra non potevamo permetterci un televisoore. Ho bussato alla porta della nostra vicina di casa e le ho chiesto se la sera poteva ospitarmi un attimo perché c’era la finale del corpo libero maschile di ginnastica, quella dov’era favoritissimo il ginnasta italiano Franco Menichelli, uno che oggi ha la mia età.

 

mennea

La signora mi accolse, mi sedetti in un cantuccio, aspettammo una mezz’oretta, finalmente Menichelli entrò in pedana. Fece tutto alla perfezione, ho detto alla perfezione. Medaglia d’oro al corpo libero. Tra parentesi tale è stato lo sviluppo della ginnastica agonistica che con l’esercizio del Menichelli 1964 oggi non vinceresti neppure una gara ragionale juniores.

 

mennea rocchetti

E poi la finale olimpionica dei 200 metri a Mosca, la finale di Mennea. Vado a vederla in casa dal mio amico fraterno e rivale al tennis tavolo, il libraio catanese Carmelo Volpe (che oggi non c’è più). Giochiamo un po’ di partite in attesa della finale. Accendiamo il televisore. Gli otto finalisti sono ai blocchi. Partono. All’uscita della curva il telecronista annuncia con voce straziata che Pietro è ultimo. Dirittura finale.

 

Pietro risale, ne supera uno, due, tre, quattro. Ha ancora un inglese davanti, mancano pochissimi metri al traguardo. Lo supera un istante prima di squarciare col petto il filo del traguardo. Medaglia d’oro. Dio mio Pietro, Pietro, con quel suo volto da meridionale povero. Dio mio che emozione mentre ci sto pensando vent’anni dopo.  

Ultimi Dagoreport

donald trump flavio briatore

CIAO “BULLONAIRE”, SONO DONALD! – TRUMP, CON TUTTI I CAZZI E I DAZI CHE GLI FRULLANO NELLA TESTA, ALMENO DUE VOLTE A SETTIMANA TROVA IL TEMPO PER CAZZEGGIARE AL TELEFONO CON IL SUO VECCHIO AMICO FLAVIO BRIATORE – DA QUANDO HA VENDUTO IL TWIGA, L’EX FIDANZATO DI NAOMI CAMBPELL E HEIDI KLUM E' UN PO' SPARITO: CENTELLINA LE SUE APPARIZIONI TV, UN TEMPO QUASI QUOTIDIANE - IN DUE MESI È APPARSO NEI SALOTTI TV SOLO UN PAIO DI VOLTE: UNA A DICEMBRE A "DRITTO E ROVESCIO" CHEZ DEL DEBBIO, L’ALTRA MERCOLEDÌ SCORSO A “REALPOLITIK” MA NESSUNO SE N’È ACCORTO (UN TEMPO BRIATORE FACEVA NOTIZIA)

donald trump giorgia meloni ixe sondaggio

DAGOREPORT - CHE COSA SI PROVA A DIVENTARE “GIORGIA CHI?”, DOPO ESSERE STATA CARAMELLATA DI SALAMELECCHI E LECCA-LECCA DA DONALD TRUMP, CHE LA INCORONÒ LEADER "ECCEZIONALE", "FANTASTICA", "PIENA DI ENERGIA’’ E ANCHE "BELLISSIMA"? - BRUTTO COLPO, VERO, SCOPRIRE CHE IL PRIMO DEMENTE AMERICANO SE NE FOTTE DELLA “PONTIERA” TRA USA E UE CHE SI È SBATTUTA COME MOULINEX CONTRO I LEADER EUROPEI IN DIFESA DEL TRUMPISMO, E ORA NON RACCATTA NEMMENO UN FACCIA A FACCIA DI CINQUE MINUTI, COME È SUCCESSO AL FORUM DI DAVOS? - CHISSÀ CHE EFFETTO HA FATTO IERI A PALAZZO CHIGI LEGGERE SUL QUEL “CORRIERE DELLA SERA” CHE HA SEMPRE PETTINATO LE BAMBOLE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI, IL DURISSIMO EDITORIALE DI UN CONSERVATORE DOC COME MARIO MONTI - CERTO, PER TOGLIERE LA MASCHERA ALL’INSOSTENIBILE GRANDE BLUFF DELLA “GIORGIA DEI DUE MONDI”, C’È VOLUTO UN ANNO DI ''CRIMINALITÀ'' DI TRUMP MA, SI SA, IL TEMPO È GALANTUOMO, I NODI ALLA FINE ARRIVANO AL PETTINE E LE CONSEGUENZE, A PARTIRE DAL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DI FINE MARZO, POTREBBERO ESSERE MOLTO AMARE TRASFORMANDO IL ''NO'' ALL'UNICA RIFORMA DEL GOVERNO IN UN "NO" AL LEGAME DI MELONI CON LA DERIVA FASCIO-AUTORITARIA DI TRUMP... 

tommaso cerno barbara d'urso durso d urso francesca chaouqui annamaria bernardini de pace

FLASH – IERI SERA GRAN RADUNO DI PARTY-GIANI ALLA CASA MILANESE DI TOMMASO CERNO, PER CELEBRARE IL 51ESIMO COMPLEANNO DEL DIRETTORE DEL “GIORNALE” – NON SI SONO VISTI POLITICI, AD ECCEZIONE DI LICIA RONZULLI. IN COMPENSO ERANO PRESENTI L’AVVOCATESSA ANNAMARIA BERNARDINI DE PACE E L’EX “PAPESSA” FRANCESCA IMMACOLATA CHAOUQUI. A RUBARE LA SCENA A TUTTE, PERÒ C’HA PENSATO UNA SFAVILLANTE BARBARA D’URSO STRETTA IN UN ABITINO DI DOLCE E GABBANA: “BARBARELLA” AVREBBE DELIZIATO I PRESENTI ANNUNCIANDO CHE, DOPO FABRIZIO CORONA, ANCHE LEI TIRERÀ FUORI QUALCHE VECCHIA MAGAGNA…

giorgia meloni carlo calenda

FLASH – CARLO CALENDA UN GIORNO PENDE DI QUA, L’ALTRO DI LÀ. MA COSA PENSANO GLI ELETTORI DI “AZIONE” DI UN’EVENTUALE ALLEANZA CON LA MELONI? TUTTO IL MALE POSSIBILE: IL “TERMOMETRO” TRA GLI “AZIONISTI” NON APPREZZA L'IPOTESI. ANCHE PER QUESTO CARLETTO, ALL’EVENTO DI FORZA ITALIA DI DOMENICA, È ANDATO ALL’ATTACCO DI SALVINI: “NON POSSO STARE CON CHI RICEVE NAZISTI E COCAINOMANI” (RIFERIMENTO ALL’ESTREMISTA INGLESE TOMMY ROBINSON) – IL PRECEDENTE DELLE MARCHE: ALLE REGIONALI DI SETTEMBRE, CALENDA APRÌ A UN ACCORDO CON IL MAL-DESTRO ACQUAROLI, PER POI LASCIARE LIBERTÀ “D’AZIONE” AI SUOI CHE NON NE VOLEVANO SAPERE...

donald trump peter thiel mark zuckerberg sam altman ice minneapolis

DAGOREPORT – IL NERVOSISMO È ALLE STELLE TRA I CAPOCCIONI E I PAPERONI DI BIG TECH: MENTRE ASSISTONO INERMI ALLE VIOLENZE DI MINNEAPOLIS (SOLO SAM ALTMAN E POCHI ALTRI HANNO AVUTO LE PALLE DI PRENDERE POSIZIONE), SONO MOLTO PREOCCUPATI. A TEDIARE LE LORO GIORNATE NON È IL DESTINO DELL'AMERICA, MA QUELLO DEL LORO PORTAFOGLI. A IMPENSIERIRLI PIÙ DI TUTTO È LO SCAZZO TRA USA E UE E IL PROGRESSIVO ALLONTANAMENTO DELL'EUROPA, CHE ORMAI GUARDA ALLA CINA COME NUOVO "PADRONE" – CHE SUCCEDEREBBE SE L’UE DECIDESSE DI FAR PAGARE FINALMENTE LE TASSE AI VARI ZUCKERBERG, BEZOS, GOOGLE, IMPONENDO ALL’IRLANDA DI ADEGUARE LA PROPRIA POLITICA FISCALE A QUELLA DEGLI ALTRI PAESI UE? – COME AVRÀ PRESO DONALD TRUMP IL VIAGGIO DI PETER THIEL NELLA FRANCIA DEL “NEMICO” EMMANUEL MACRON? SPOILER: MALISSIMO…

viktor orban giorgia meloni santiago abascal matteo salvini

FLASH – GIORGIA MELONI SI SAREBBE MOLTO PENTITA DELLA SUA PARTECIPAZIONE ALL’IMBARAZZANTE SPOTTONE PER LA CAMPAGNA ELETTORALE DI VIKTOR ORBAN, INSIEME A UN’ALLEGRA BRIGATA DI POST-NAZISTI E PUZZONI DI TUTTA EUROPA – OLTRE AD ESSERSI BRUCIATA IN UN MINUTO MESI DI SFORZI PER SEMBRARE AFFIDABILE ED EUROPEISTA, LA SORA GIORGIA POTREBBE AVER FATTO MALE I CONTI: PER LA PRIMA VOLTA DA ANNI, I SONDAGGI PER IL “VIKTATOR” UNGHERESE NON SONO BUONI - IL PARTITO DEL SUO EX DELFINO, PETER MAGYAR, È IN VANTAGGIO (I GIOVANI UNGHERESI NON TOLLERANO PIÙ IL PUTINISMO DEL PREMIER, SEMPRE PIÙ IN MODALITÀ RAGAZZO PON-PON DEL CREMLINO)