matteo salvini giancarlo giorgetti mario draghi

I 90 MINUTI IN CUI SI È RISCHIATA LA CRISI - PER UN’ORA E MEZZO MARIO DRAGHI È STATO OSTAGGIO DEGLI ORDINI DEL GIORNO CONTRAPPOSTI SUL COPRIUFOCO - LEGA E FORZA ITALIA SI SONO ASTENUTI SU QUELLO DELLA MELONI, ALLA FINE L’INTESA È STATA TROVATA SULLA “REVISIONE” A MAGGIO - IL TOSTO FACCIA A FACCIA DRAGHI-GIORGETTI, IL LAPSUS DI SUPER-MARIO SUGLI “ONOREVOLI DEPUTATI” E IL RACCONTO DI RONCONE DAL SENATO: “PAZZESCO. POCO PIÙ DI DUE MESI FA QUI, PUR DI TENERE IN VITA CONTE, AVEVANO APERTO UN MERCATO OSCENO…”

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1 - SFILATA LA MASCHERINA, C’È STATO UN TOSTO FACCIA A FACCIA TRA DUE VECCHI AMICI, DRAGHI E GIORGETTI. IL TEMA, LE SCALMANE DI SALVINI. “DI' AL TUO AMICO DI NON ESAGERARE. SE VUOL FARE PROPAGANDA ELETTORALE, LIBERO DI FARLA. MA IO DAI MIEI PRINCIPI, DA QUOTA 100 ALL’ECOBONUS, NON MI MUOVO. IL RECOVERY L’HO FATTO, L’HO DISCUSSO CON I MIEI TECNICI, L’HO PRESENTATO ALL’UNIONE EUROPEA. E PER EVITARE TEMPI LUNGHI E OTTENERE SUBITO I SOLDI, SULLE RIFORME (FISCO, GIUSTIZIA, PA) HO MESSO LA FACCIA, HO DATO LA MIA PAROLA. CHIARO?”

https://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/flash-sfilata-mascherina-rsquo-stato-tosto-faccia-268349.htm

           

 

DANIELE FRANCO MARIO DRAGHI

2 - LEGA E FORZA ITALIA NON VOTANO CON IL RESTO DEGLI ALLEATI SULL'ORDINE DEL GIORNO MELONI

Fabio Martini per "la Stampa"

 

Poi tutti hanno frenato, e bruscamente, ma per un' ora e mezza il Palazzo è stato ostaggio di una schizofrenia senza precedenti nella storia della Repubblica, visto che la Camera aveva appena approvato, tra applausi a scena aperta, qualche ciglio bagnato e a larghissima maggioranza, il poderoso Recovery plan, il nuovo Piano Marshall al quale il presidente del Consiglio affida il «destino» del Paese.

MARIO DRAGHI GIANCARLO GIORGETTI

 

Ebbene pochi minuti dopo, sullo stesso palcoscenico, l' aula di Montecitorio, è andata in scena una plateale, pubblica dissociazione della Lega e di Forza Italia, che non hanno partecipato al voto sull' ordine del giorno Meloni sull' orario di apertura dei ristoranti, che è stato respinto con i voti di Pd, Cinquestelle e Leu. Per un' ora di coprifuoco in più o in meno il governo ha ballato pericolosamente e tutto questo appena 90 minuti dopo aver festosamente approvato l' epocale Recovery.

 

meme su Mario Draghi e il recovery plan

Una schizofrenia tale che dietro le quinte i principali protagonisti hanno sfiorato la rissa verbale. Il presidente del Consiglio Mario Draghi, che si era trasferito al Senato per il dibattito-bis sul Recovery plan, è stato aggiornato sulla novità dell' ultima ora: Matteo Salvini vuole una data precisa per portare l' apertura dei ristoranti dalle 22 alle 23. La risposta di Draghi ai suoi, il sottosegretario Roberto Garofoli e il ministro pentastellato Federico D' Inca, è stata chiara: «Sulla data non cambiamo idea: sulla base dei dati si deciderà che fare a metà maggio. E quanto alla Lega, troviamo un' intesa».

 

E così sulla base del mandato ricevuto da Draghi e dopo una lunga trattativa che ha visti impegnati Dario Franceschini e il capo della delegazione leghista Giancarlo Giorgetti, finalmente si trova un accordo: alla Camera il governo si presenterà con un testo nel quale si annuncerà che il governo è pronto a decidere «nel mese di maggio», la revisione degli orari di chiusura, naturalmente sulla base dei dati in via di aggiornamento.

DANIELE FRANCO MARIO DRAGHI AL SENATO

 

Il piccolo miracolo sembra compiuto: Salvini è dentro l' accordo. E qui è sopraggiunto lo scarto. Il capo della Lega ha dichiarato alle agenzie che l' aveva spuntata. Che il coprifuoco era superato. E a quel punto il sistema è andato in tilt. Nella riunione tra i capigruppo parlamentari di maggioranza sono volate parole grosse.

 

MATTEO SALVINI GIANCARLO GIORGETTI FEDERICO DINCA

Scambi accesi, culminati nella battuta di Nico Stumpo di Leu, che sostituiva Federico Fornaro. Rivolto verso il capogruppo di Forza Italia Roberto Occhiuto, Stumpo ha detto: «Scusate ma i vostri ministri, a differenza di quelli della Lega, in Consiglio dei ministri hanno votato il provvedimento sulle riaperture. Ma questa è l' ultima volta! Non si scherza col fuoco, così si rischia di mettere in crisi il governo».

GIANCARLO GIORGETTI E MATTEO SALVINI

 

Bersaglio ben mirato. In una delle giornate più confuse della recente storia parlamentare, hanno brillato per l' assenza, o per la divisione, due partiti: Forza Italia e Cinque stelle. La prolungata assenza di Silvio Berlusconi, sulla quale nessuno specula ma che dura da settimane, incide e ieri si è manifestato uno sbandamento inatteso: dopo la riunione riservata con Salvini, i forzisti hanno aderito alla linea leghista: non votare il testo che demandava lo sblocco del coprifuoco.

MARIO DRAGHI RECOVERY PLAN

 

E quanto ai Cinque stelle, in una giornata così calda, nessuno ha visto Di Maio e tutta la partita è stata nelle mani del ministro per i rapporti col Parlamento D' Incà. A fine serata, Salvini ha frenato ma la giornata si è conclusa con un grosso punto interrogativo su quella che si apre. Oggi si discute la mozione di sfiducia al ministro della Salute Roberto Speranza presentata da Fratelli d' Italia. Salvini, ancora ieri sera, faceva il vago: «Come voterà la Lega? Non lo so ancora, ne parlerò con Sileri».

PIERPAOLO SILERI A OMNIBUS

 

E cioè con il sottosegretario alla Salute che negli ultimi giorni non ha risparmiato critiche al titolare del suo dicastero. Difficile tirare la corda una volta ancora senza spezzarla. Ma ieri chi ha parlato con il presidente del Consiglio assicura di averlo visto deciso e irremovibile su quanto già deciso.

Ma anche sorpreso e genericamente preoccupato per turbolenze che capisce ma alle quali non è abituato.

 

2 - SGUARDI BASSI E ATTENZIONE A PALAZZO MADAMA IL «MERCATO» DI INIZIO ANNO SEMBRA LONTANISSIMO

Fabrizio Roncone per il "Corriere della Sera"

mario draghi giuseppe conte

 

Sono le 15.30, bisogna fare il punto con il giornale. Prima di disegnare le pagine, in via Solferino vogliono sapere com' è l' atmosfera, che facce ci sono, che facce hanno i senatori, con quale stato d' animo aspettano il discorso che - tra pochi minuti - Mario Draghi terrà anche qui a Palazzo Madama.

 

GIORGIA MELONI

Uscire dalla buvette, mettersi con il naso schiacciato sui finestroni nel corridoio dei Busti, ritrovarsi con un operaio sul ponteggio esterno che chiede: «Dottò: me sa che co' Draghi je la famo, ve?».

 

Allora: la sensazione forte è che i senatori se ne stiano tutti buoni e accucciati. Prima eravamo al bancone davanti alla solita ciofeca che i barman si ostinano a chiamare caffè e compare Matteo Renzi, seguito dal fedele Francesco Bonifazi (un elegantone simpatico e appassionato di barboncini bianchi: attualmente tesoriere di fiducia, ma ai bei tempi andati di Firenze noto come «Bonitaxi», perché il suo compito era un altro).

MATTEO RENZI

 

Renzi in completo blu, sbarbato, profumato, con le mani in tasca ma meno allegro, meno spaccone del solito. Un cronista, con perfidia, gli fa i complimenti per l' abbronzatura: lui replica pronto con un sorrisone forzato e spiega che non è merito solo dei viaggi in Arabia, ma anche delle corse dimagranti che va a fare sul Lungotevere, risalendo poi l' impegnativa rampa del Gianicolo (Bonifazi annuisce: il capo corre addirittura in salita). Atmosfera comunque di circostanza, Renzi sa di non potersi esibire nel consueto show, nessuno se l' è sentita di insistere e chiedergli qualcosa di Italia Viva, nei sondaggi precipitata addirittura all' 1,9%.

 

mario draghi

Si rientra nel salone Garibaldi, lo sguardo scorre subito sui senatori che chiacchierano paciosi, certi hanno cominciato ad ascoltare Draghi addirittura dai maxischermi, e annuiscono. Pazzesco: poco più di due mesi fa qui, su questo parquet scricchiolante, pur di tenere in vita il governo guidato da Giuseppe Conte, avevano aperto un mercato osceno.

 

GOFFREDO BETTINI GIUSEPPE CONTE

La tragica caccia a una ventina di «responsabili», i whatsapp pieni di strategie che Goffredo Bettini spediva da casa, Ciampolillo («In cambio del mio voto, Conte m' ha promesso che diventerà vegano») diventato un modo di dire, cercarono di truffare niente di meno che i Mastellas, provarono a far cadere in tentazione persino Paola Binetti, Rocco Casalino - terrorizzato dall' idea di dover abbandonare il suo ufficio grande come un campo da calcetto - si dava coraggio urlando «Li asfaltiamo!», un pomeriggio ricomparvero addirittura Razzi e Scilipoti: non c' entravano niente, ma sapevano di non poter mancare.

 

goffredo bettini guarda la diretta di giuseppe conte

Una pena. La politica umiliata. Il Paese sull' orlo del burrone. Adesso, eccoli lì i senatori con gli sguardi bassi, eccoli ascoltare Draghi che spiega un piano gigantesco, digitalizzazione/ innovazione/ competitività, strade e treni veloci anche al Sud, 248 miliardi - trovati mettendoci la faccia e garantendo per tutti noi - che possono portare il Paese dentro un futuro finalmente possibile, e magari, chissà: persino grandioso.

 

Forse i senatori colgono la solennità del momento, forse è che Draghi è Draghi. Poco fa, cominciando il suo intervento, li ha chiamati «onorevoli deputati»: l' hanno corretto, lui però si è riconfuso e ha ripetuto «onorevoli deputati»; e quando alla fine l' ha azzeccata, definendoli «senatori», è partito l' applauso (più riconoscente, che ironico).

 

Pure Matteo Salvini: eccitato dall' aver ottenuto che il coprifuoco a maggio verrà rivalutato, ma in altri passaggi addirittura ossequioso. «Grazie, Draghi. Restituisce autorevolezza all' Italia». E al mattino, da Myrta Merlino all' Aria che tira , su La 7: ragionevole, misurato - «Noi, lealmente al governo».

rocco casalino e giuseppe conte

 

«Però quando ricomincerà a lagnarsi - riflette il senatore Paolo Romani - io penso che Salvini possa comunque essere una risorsa, per il governo». Non la seguo. «Qual è il vero talento di Salvini? Capire la pancia del Paese. Le sue fitte, i crampi. Quindi, va utilizzato così». Un sensore.

 

mario draghi

«Esatto. Chiedersi sempre perché Salvini fa il suo capriccetto». Passa Maurizio Gasparri, berlusconiano di antico rango: «Suggerisco di augurare a Draghi buon lavoro. Siamo dentro giorni che possono cambiare la storia dell' Italia». Passano un bel po' di grillini, ma parlarci è tempo perso: sull' efferato discorso di Grillo in difesa del figlio restano - coraggiosamente - a bocca chiusa; e poi comunque hanno tutti in testa sempre e solo lo stesso stucchevole problema: potrò farmi un terzo giro da senatore o sarò costretto a trovarmi un lavoro?

 

Arriva il bollettino Covid: 10.404 nuovi casi e 373 morti. Il tasso di positività scende al 3,4%. In calo i ricoveri nelle terapie intensive. Usciamo dal Senato e si cammina nei vicoli di Roma ragionando su questi dati, sul piano di Draghi, sul destino di questo Paese.

È notte. Ma forse, laggiù, s' intravede un po' di luce.

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