CHE BARBAFLOP! – LA PADANIA SE NE FREGA DI FRONTE ALLE GESTA DEL BARBAROSSA, MALGRADO BOSSI (“ANDATE A VEDERLO COME SE ANDASTE A VOTARE”) E I SOLDI DEI CONTRIBUENTI – ROMA LADRONA HA GENTILMENTE OFFERTO 1.6 MLN € - IL REGISTA MARTINELLI TUONÒ CONTRO IL CINEMA ASSISTITO - SAREBBE IL CASO CHE BRUNETTA PARLASSE (MA NON PARLERÀ)…

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Michele Anselmi per "Il Riformista"

Bossi al raduno Lega Nord PadaniaBossi al raduno Lega Nord Padania

A quanto pare "il soccorso verde" non ha funzionato. Il Senatùr aveva ordinato: "Andate a vederlo come se andaste a votare". Ma il popolo leghista non ha risposto compatto all'appello. La doccia fredda arriva di lunedì mattina, coi dati Cinetel. "Barbarossa", il kolossal di Renzo Martinelli, è solo sesto al box-office: 401 mila euro in tutto, con una media per schermo molto bassa, 1.505 euro (e sono in giro 267 copie).

BarbarossaBarbarossa

Al primo posto, in classifica, irrompe "Bastardi senza gloria", ma "Baarìa" continua a macinare consensi (è a un passo dagli 8 milioni di euro), seguito da "Fame", "G-Force", "Basta che funzioni". Sesto, appunto, "Barbarossa".

A leggere il "Corriere" avrà pure sbancato nella multisala tra Legnano e Cerro Maggiore, in quelle terre del Nord che videro il 29 maggio 1176 la Lega lombarda sconfisse a colpi di falce il centralismo imperiale, ma la Padania tutta non sembra, per ora, così scaldarsi più di tanto per l'Alberto da Giussano incarnato da Raz Degan. E neanche per la comparsata digitale di Bossì.

La parte della falce l'ha svolta invece, con sibilante ruvidezza, il mercato. Molto evocato, di questi tempi, come regolatore naturale, valore unico, controprova della bontà di un film. Martinelli, che è regista anche spiazzante e controcorrente, dice di aver girato "Barbarossa" infischiandosene della presunta committenza politica: gli andava di realizzare un kolossal all'antica, pieno di cavalli e battaglie, per piacere non ai critici ma al grande pubblico.

Renzo MartinelliRenzo Martinelli BarbarossaBarbarossa

L'obiettivo dovrà essere ridimensionato. Brandito come un'alabarda dalla Lega (pure dal centrodestra, giornali inclusi), "Barbarossa" non trafigge il muro di gomma dell'indifferenza popolare, e anzi rimbalza, dimostrando quanto fossero ingiuste e strumentali le accuse dal ministro Brunetta rivolte al cinema finanziato dallo Stato.

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Nella girandola delle cifre attorno al costo di "Barbarossa" (30 milioni di dollari? 30 milioni di euro? 20 milioni di euro?), un dato appare incontrovertibile: il film, alla voce "interesse culturale nazionale", ha ricevuto dal ministero 1 milione e 600 mila euro. Basta collegarsi al sito ufficiale. La delibera risale al 7 ottobre 2008: dodici i film passati in quella sessione, per cifre che vanno da un minimo di 300 mila euro ("Matrimoni e altri disastri" di Nina Di Majo) a un massimo di 1 milione e 900 mila ("Il caso dell'infedele Klara" di Roberta Faenza).

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Il film di Martinelli sta nella fascia alta, e leggendo la motivazione acclusa capiamo il perché: "Si preannuncia come un grande epic-movie, con spettacolari scene di battaglia, il ‘Barbarossa', vero e proprio kolossal di appeal internazionale che nulla ha da invidiare, per mezzi e spettacolarità, alle mega-produzioni americane".

Naturalmente è possibile che "Barbarossa", nonostante il deludente avvio in sala, trovi acquirenti all'estero e riporti un po' dei soldi concessi dal ministero prima che Tremonti (non Bondi) chiudesse "i rubinetti" per far sbocciare un sorriso sul viso di Brunetta. Capita infatti che per il 2009 in corso, alla voce produzione, cioè fondi di garanzia, opere prime, documentari, cortometraggi e copioni da sviluppare, la Direzione cinema ministeriale possa disporre di appena 35 milioni di euro.

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Il che significa tagliare ancora, selezionare con cura, ridurre al minimo il sostegno: infatti, salvo rare eccezioni ("L'uomo nero" di Sergio Rubini, "La passione" di Carlo Mazzacurati, "Il gioiellino" di Andrea Molaioli), il contributo statale è sceso a 500-900 mila euro a film.

Eppure, in un'intervista che non risulta smentita, Martinelli teorizza: "Trovo che il cinema italiano debba essere affossato. Nelle condizioni in cui è, va chiuso, va tolta lo spina. Lo Stato italiano deve smettere di finanziare i film perché non è giusto, perché è immorale, perché io vorrei che qualcuno mi spiegasse la differenza tra me, cineasta, e un saggista, un musicista, uno scultore, un pittore. Il cinema non è forma d'arte. Il cinema è merce".

Renato BrunettaRenato Brunetta

E ancora, lodando il tax credit, che consente di detassare gli utili una volta reinvestiti in produzione cinematografiche o in esordi: "Così verrebbe meno il meccanismo perverso del cinema assistito, dove lavorano gli amici degli amici, i film non incassano e il regista pensa alla sua visione del mondo e non al mercato".

BarbarossaBarbarossa

Purtroppo, pensare al mercato non significa "fare" mercato. Ogni film, in quanto prototipo, fa storia a sé. Anche "Barbarossa": finanziato generosamente dalla Rai e dallo Stato, quindi "assistito", infine snobbato dal pubblico, nonostante il capillare marketing politico-identitario. Sarebbe il caso che Brunetta parlasse (ma non parlerà).

 

 

 

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