CHE FARE? - MUGHINI: “C’è DEL MARCIO se il capo del governo può essere messo spalle al muro da una puttana barese: SE TIRA FUORI LE FOTO CADIAMO NELL’ABISSO” – FELTRI: “NON C’è NEMMENO UNA PROVA. DIMISSIONI? SAREBBERO GUAI PER TUTTI”… -

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1 - ALTRO CHE NOEMI. QUI SIAMO ALLO SPROFONDO...
Giampiero Mughini per "Libero"

Vittorio Feltri gnam - Copyright PizziVittorio Feltri gnam - Copyright Pizzi

Mettiamo che la donna barese di nome Patrizia D'Addario sia una millantatrice, una mitomane, una potenziale ricattatrice che non sa come altro ottenere una partecipazione all'"Isola dei Famosi", una che si sta inventando tutto a proposito delle serate e delle notti passate nell'abitazione ufficiale del capo del governo, il presidente Silvio Berlusconi.

In questo caso voi non avete che da buttar via questo articolo, un articolo che di certo il direttore Vittorio Feltri non dovrà remunerarmi, e dunque passare alle notizie che contano in questi giorni: il maremoto politico in Iran, la Fiat che cerca di guadagnare spazio in Europa e nel mondo, la produzione industriale italiana che è andata giù rispetto all'anno scorso del 15 per cento.

Ma se invece (come non ho dubbi) la puttana barese (uso il termine a specificare una professione, così come direi di una sarta o di una grafica pubblicitaria) di nome Patrizia D'Addario ha conservato nel suo telefonino le immagini della camera da letto di Palazzo Grazioli di cui è stata ospite ammirata e remunerata, allora è diverso. Molto diverso.

Diverso dalle fanciulle ospitate da Berlusconi in una splendente villa della Sardegna, diverso dalla diciottenne al cui compleanno lui ha portato un vistoso omaggio, diverso dai gossip velenosi sussurrati a mezza bocca da giornali velenosissimi nei confronti di Berlusconi.

Giampiero MughiniGiampiero Mughini

Mi direte che no. Che l'uso delle puttane è un fatto privato. Che a contare i potenti del mondo che non vi abbiano fatto ricorso e sollazzo, le dita di una mano sarebbero ultrasufficienti. Mi direte che un John Fitzgerald Kennedy si avventava su qualsiasi cosa di femminile che respirasse. Mi direte anzi che per lui una Marilyn Monroe non fu qualcosa di molto diverso di una Patrizia D'Addario, e che non fu questo a buttarlo fuori dalla politica e bensì le due pallottole che gli trapanarono il cranio.

Marilyn de noantri
Sì, epperò scegliersi Marilyn come puttana non è lo stesso che scegliersi la D'Addario. E a parte il fatto che Marilyn non venne candidata a un seggio del Senato Usa, e mentre invece la D'Addario è stata lì lì per essere candidata a qualcosa. A questo di insopportabile siamo, nel regno di Danimarca.

Ovvero nell'Italia del 2009. Ho fatto un paio di telefonate prima di cominciare a scrivere questo, le ho fatte a gente che la politica la vive di mestiere. Siamo all'orlo dell'abisso?, ho chiesto. Chi tace acconsente. Loro hanno taciuto. Se vengono fuori le immagini del telefonino della signora D'Addario, nell'abisso ci cadiamo dentro.

PATRIZIA DADDARIO - CALENDARIO 2004 BY FERRANTEPATRIZIA DADDARIO - CALENDARIO 2004 BY FERRANTE

C'è qualcosa di marcio nel regno di Danimarca, se il capo del governo può essere messo spalle al muro da una puttana barese. Ed è un qualcosa di marcio che ci contagia tutti, che ci riguarda tutti. Che contagia tutti i partiti politici. Non credo che il Pd potrebbe sghignazzare del fatto che un avversario politico che li ha fatti a pezzi alle elezioni vada giù a causa di una questione d'alcova. Altro che marcio, è una roba da incubo. Lo dice uno che è a distanza lunare dalle vicende di partito.

È da incubo che l'acclamatissimo capo politico del nostro Paese sia talmente "vulnerabile", come hanno scritto ieri da sponde opposte e Giuliano Ferrara e Giuseppe D'Avanzo. Benissimo le belle ragazze, ovvio che siano la cosa più bella del mondo, epperò c'è modo e modo.

Marilyn Monroe E John Fitzgerald KennedyMarilyn Monroe E John Fitzgerald Kennedy

C'è modo e modo nello sceglierti un sistema di vita e di preferenze e di frequentazioni e di lussurie (il peccato più veniale al mondo, così lo definiva Leonardo Sciascia). A François Mitterrand le belle donne piacevano enormemente, però i libri che raccontano la sua vita dedicano pagine e pagine alle sue visite nelle librerie antiquarie. E parte l'alcova e le sue furie, l'anomalia stava all'origine.

Potenti d'Italia
Un imprenditore da combattimento, l'uomo più ricco del Paese che diventa un capo politico. Altro che vulnerabilità. Ve lo immaginate un Enrico Mattei, il capo dell'Eni degli anni Cinquanta, uno che frequentava puttane che all'epoca dovevi remunerare con una milionata di lire, uno che trattava i partiti come taxi su cui si saliva e da cui agilmente si discendeva, che diventa il capo politico del Paese? Lo avrebbero trafitto peggio che un San Sebastiano.

GIULIANO FERRARA - Copyright PizziGIULIANO FERRARA - Copyright Pizzi

Oppure un Gianni Agnelli, uno al quale potevi far risalire tutti i traffici e i fondi i più neri della Fiat? Sarebbe stato un massacro, e difatti l'"Avvocato" si limitava a far visita ai potenti del momento a far capire chi era il vero potente d'Italia. (Bellissimo il racconto di un ex vicedirettore del "Corriere della Sera", il siciliano Nino Milazzo, che descrive la visita di Agnelli all'allora direttore del gran quotidiano lombardo).

E poi c'è ancora una cosa. Io non ho nulla ma proprio nulla contro le puttane e lo dico da mane a sera, e anche se non le frequento. È diverso se tu sei il capo politico di un governo che vanta la sua ultracattolicità, che difende "la vita" anche quando non è più vita, di un governo che si mette la mano alla bocca quando parla di gay, che toglie le prostitute dalla via Salaria di Roma. Allora non ci siamo più, davvero non ci siamo più. Maledetto il regno di Danimarca e noi che ci viviamo dentro.

2 - GLI ATTRIBUISONO SCORRETTEZZE SENZA UNA PROVA...
Vittorio Feltri per "Libero"

Giuseppe D'AvanzoGiuseppe D'Avanzo

Caro Giampiero, tu e Ferrara avete delle ragioni e mi guardo dal confutarle. Vorrei solo ricordare le nostre battaglie a proposito del diritto a non essere linciati sulla base dei pettegolezzi, dei si dice, dei forse. Sono d'accordo, Berlusconi non è un cittadino qualsiasi, ma il presidente del Consiglio, obbligato quindi a salvare anche le forme.

Tuttavia, premier o non premier, non è lecito attribuirgli delle scorrettezze senza nemmeno esibire una prova, almeno una. Né è lecito pretendere che lui risponda alle domande di un giornale su reati non commessi, quantomeno non dimostrati.

Da aprile il Cavaliere vive sotto un bombardamento le cui finalità sono trasparenti: rovinargli la reputazione di uomo visto che quella politica è inattaccabile, e mandarlo comunque a casa perché liberarsi di lui significa dare spazio alle ambizioni di rilancio del Pd.

Lo hanno capito tutti che lo scopo dello sputtanamento organizzato di Silvio è questo. Perfino noi cronisti, scettici di professione, a forza di leggere sulla stampa illazioni di ogni tipo ci siamo persuasi che sotto sotto qualcosa di vero debba pur esserci. E dimentichiamo la vecchia regola: chi mette la cacca nel ventilatore ottiene sempre un risultato, perché qualche schizzo imbratta tutti.

Gianni AgnelliGianni Agnelli

Nel caso di Berlusconi, i ventilatori sono centomila e per alimentarli c'è materiale in abbondanza. Non bastano le lettere di Veronica, le foto a villa Certosa, le intercettazioni con Saccà, le voci di orge? Coraggio, una ragazza disinvolta pronta a recarsi - compensata - in un luogo col registratore nella borsetta si ingaggia facilmente.

Se aumentano le trappole, poi, aumentano anche le probabilità che un dito si fratturi. Siamo di fronte a una macchinazione inedita nel mondo politico italiano, ma i macchinisti sono vecchie volpi, non pare destinati a concludere la loro carriera in pellicceria.

Il Cavaliere è accusato di fare ciò che dubito possa fare: dedicarsi instancabilmente a una sfrenata attività sessuale, al punto che, per soddisfarsi, sarebbe indotto a ricorrere alle prestazioni remunerate delle squillo di pronto intervento. Fantasie.

Frequento da alcuni anni gli urologi. Questioni di prostata, data l'età. I medici spiegano. Se la prostata è ingrossata si può intervenire chirurgicamente per ridurne il volume. Dopo di che rischi l'impotenza, ma non è detto; anzi. Se invece hai un cancrone proprio lì, la prostata va eliminata insieme al tumore. E allora, addio rapporti. Facendo strame della privacy, affermo che Silvio nel 1996 fu operato di cancro alla prostata all'Ospedale San Raffaele di Milano.

Silvio BerlusconiSilvio Berlusconi

Caro Giampiero, so che tu hai avuto problemi del genere, e saprai: non racconto balle se dico buonanotte al sesso. Berlusconi ha quasi 73 anni, non ha più la prostata. La scienza fa miracoli tranne uno: quello. Dichiarare che è un maniaco sessuale è semplicemente ridicolo. Ma vi sono quotidiani che hanno sprezzo del ridicolo, e insistono. Fossi in Silvio avrei la tentazione di andare in tivù a sbandierare il certificato del dottore.

I guai del Cavaliere tra l'altro sono cominciati dopo che il governo ha ripulito Napoli dalla immondizia, facendo un gran dispetto alla Camorra che notoriamente ne aveva fatto un business. Già. Da quel momento il premier non ha più avuto pace. Da Noemi a Patrizia D'Addario, la ragazza col registratore incorporato e la telecamera del cellulare in azione.

Quale sarà la prossima mossa di stile camorristico contro il presidente? Salterà su una cretina a dire: durante le cene e le feste nelle dimore presidenziali, a un determinato punto, venivano fuori da qualche tasca delle bustine di cocaina, e ci divertivamo come matti. Ne abbiamo combinate di tutti i colori.

Ecco un nuovo filone d'inchiesta. Interrogatori, intercettazioni di due anni orsono, testimonianze, giuramenti. E gli affaristi della spazzatura si faranno quattro risate. L'ho scritto cento volte: il Cavaliere ha sbagliato; a Casoria non si va neppure a bere un caffè in piazza. Figurati se è prudente andarci per rompere le scatole ai criminali.

Nei giorni venturi assisteremo a un macello. Gli italiani perdonano tutto eccetto la droga. La droga non c'è? La si inventa. E la barca dello sputtanamento va. Gli spacciatori di bugie sono numerosi, e chi è disposto a berle pure. In attesa della verità, secondo i registi della commedia "Casino Italia", Berlusconi dovrebbe dimettersi.

Sarebbe una sciagura non soltanto per lui.

 

 

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