CONSULTA LO BOCCIA 9 A 6, VIOLATA due VOLTE LA COSTITUZIONE - BERLUSCONI: 11 GIUDICI DI SINISTRA, IMPOSSIBILE CHE LO APPROVASSERO - E MUOVE UN ATTACCO AL CAPO DELLO STATO: "NAPOLITANO SI SA DA CHE PARTE STA..." - BOSSI: "PRONTI ALLA GUERRA!" - BERSANI TEME IL VOTO ANTICIPATO (MEJO LA MAGISTRATURA): PREMIER CONTINUI A FARE IL SUO MESTIERE. A GIUDIZIO, DA CITTADINO COMUNE - DI PIETRO: BERLUSCONI SI DIMETTA E VADA FARE L'IMPUTATO - PECORELLA: CONSULTA NON COERENTE, SMENTISCE SE STESSA - IDV: UN GRANDE GIORNO PER ITALIANI ONESTI - E PER BERLUSCONI RIPRENDONO DUE PROCESSI-BOMBA A MILANO: IL CASO "FONDI NERI MEDIASET" E IL CASO "MILLS"

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17 - BERLUSCONI: 11 GIUDICI DI SINISTRA, IMPOSSIBILE CHE LO APPROVASSERO
Radiocor -
'Andiamo avanti, dobbiamo governare cinque anni con o senza Lodo. Io non ci ho mai creduto perche' con una Corte Costituzionale con 11 giudici di sinistra era impossibile che approvassero questo'. Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi commenta cosi' la sentenza della Consulta sul Lodo Alfano

Silvio BerlusconiSilvio Berlusconiberlusconi silvio debenedetti carlo imagoberlusconi silvio debenedetti carlo imago

18 - LEOLUCA ORLANDO: "L'ITALIA È GOVERNATA DA PERSONAGGI SIMBOLO DI ILLEGALITÀ, ARBITRIO ED EVERSIONE"
"L'arroganza di Bonaiuti che rifiuta di accettare le conclusioni della sentenza della Corte Costituzionale è conferma di quella stessa arroganza che dopo aver mortificato leggi, Parlamento e Costituzione manca di rispetto alla Suprema Corte Costituzionale" dichiara Leoluca Orlando, portavoce nazionale di IDV.
"Sembra di ascoltare le parole e i giudizi di Licio Gelli" - prosegue Orlando.
"L'insofferenza per ogni magistratura, fino all'insofferenza per la Corte Costituzionale, è conferma che l'Italia è governata da personaggi simbolo di illegalità, arbitrio ed eversione" - conclude.

La Consulta è di sinistra, io vado avanti». Sposa la tesi del giudizio «politico» il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi che commenta così la bocciatura da parte della Corte Costituzionale del Lodo Alfano. «Andiamo avanti, dobbiamo governare cinque anni, con o senza lodo. Non ci ho mai creduto perché con una Corte Costituzionale con undici giudici di sinistra era impossibile che approvassero questo» ha aggiunto il premier.

19 - ATTACCO DEL PREMIER AL CAPO DELLO STATO -

Silvio Berlusconi - copyright PizziSilvio Berlusconi - copyright Pizzi

Da Corriere.it Un Berlusconi visibilmente irato mentre si dirige a Palazzo Venezia per la mostra «Il potere e la grazia» se la prende anche con il capo dello Stato facendo l'elenco di un'Italia tutta in mano alla sinistra e dicendo «Napolitano si sa da che parte sta...». Poi incontrando alla mostra il cardinale segretario di Stato Bertone, Bertone Berlusconi trova anche il tempo di scherzare «La mostra - premette il premier - è bellissima, ho visto il catalogo e ho assistito ad alcune discussioni. Ho detto a Sua Eminenza - aggiunge sorridendo il premier - che c'è una grande lacuna, manca il ritratto di San Silvio da Arcore che fa sì che l'Italia non sia in mano a certi signori della sinistra...».

STATUA DECAPITATA DI BOSSISTATUA DECAPITATA DI BOSSI

20 - ALFANO: «SENTENZA CHE SORPRENDE» - «È una sentenza che sorprende, e non poco, per l'evocazione dell'articolo 138 della Costituzione. La Corte Costituzionale dice oggi ciò che avrebbe potuto e, inevitabilmente, dovuto dire già nel 2004 nell'unico precedente in materia» ha commentato il ministro della Giustizia Angelino Alfano. «È incomprensibile - ha aggiunto il Guardasigilli - come giudici costituzionali abbiano potuto spendere, nel 2004, pagine su pagine di motivazioni relative alla rinunciabilità della sospensione processuale, alla sospensione della prescrizione e tanto altro ancora senza fare alcun riferimento alla necessità di una legge costituzionale».

bossi lessie mafia berlusconi nonleggerlobossi lessie mafia berlusconi nonleggerlo

21 - BOSSI: «PRONTI ALLA GUERRA» - Minacciosi invece i toni di Bossi: «Se si ferma il federalismo facciamo la guerra» ha infatti affermato il leader della Lega subito dopo la notizia della bocciatura del lodo Alfano. «Andiamo avanti, non ci piegano». E, parlando del suo incontro con Silvio Berlusconi, ha riferito: «Nemmeno lui vuole le elezioni anticipate. L'ho trovato forte e questo mi ha fatto molto piacere, l'ho trovato deciso a combattere».

Gasparri, La Russa e Verdini - copyright PizziGasparri, La Russa e Verdini - copyright Pizzi

22 - GASPARRI: «CORTE NON PIU' ORGANO DI GARANZIA» - Maurizio Gasparri, presidente del gruppo Pdl in Senato, spara invece ad alzo zero contro i giudici che hanno bocciato il Lodo Alfano: «La Corte, un tempo costituzionale, da oggi non è più un organo di garanzia, perché smentendo la sua giurisprudenza ha emesso una decisione politica, che non priverà il Paese della guida che gli elettori hanno scelto e costantemente rafforzato di elezione in elezione. È una giornata buia per che segna il tramonto di una istituzione che ha obbedito a logiche di appartenenza politica e non a valutazioni di costituzionalità».

Niccolò Ghedini e Gaetano PecorellaNiccolò Ghedini e Gaetano Pecorella

23 - GHEDINI: «PROCESSI EVANESCENTI» - «Con questa decisione si pretende - secondo Niccolò Ghedini, deputato Pdl e avvocato di Berlusconi - contro la volontà popolare, che il presidente del Consiglio anziché occuparsi dei problemi nazionali ed internazionali, sia costretto quotidianamente a seguire evanescenti processi». «Riprenderemo questi processi - ha annunciato il deputato Pdl - nella consapevolezza che con un giudice super partes sarà certamente riconosciuta l'estraneità di Silvio Berlusconi da qualsiasi ipotesi di reato».

FORMIGONI BALLA CON 3 RAGAZZE - NOVELLA 2000FORMIGONI BALLA CON 3 RAGAZZE - NOVELLA 2000

24 - FORMIGONI: «SOLIDARIETA' E AFFETTO» - «Esprimo la massima solidarietà, la massima vicinanza e il mio grandissimo affetto al presidente Silvio Berlusconi dopo la sentenza della Corte Costituzionale sul lodo Alfano» ha detto invece il presidente della regione Lombardia Roberto Formigoni.

1 - CONSULTA LO BOCCIA 9 A 6, LA CARTA VIOLATA 2 VOLTE...
(Apcom) - La bocciatura del Lodo Alfano da parte della Corte Costituzionale, secondo le prime indiscrezioni, è avvenuta a maggioranza: nove giudici si sono espressi per la incostituzionalità, sei per la legittimità costituzionale. Trova inoltre conferma che le motivazioni della bocciatura siano sotto un doppio profilo: la Costituzione è stata violata dal Parlamento perchè non è stato rispettato il principio di uguaglianza dei cittadini davanti alla legge stabilito dall'articolo 3 e perchè non sono state adotatte le procedure di revisione costituzionale fissate dall'articolo 138.

ConsultaConsulta

2 - BERLUSCONI A LEGA, AVANTI CON MAGGIOR FORZA...
AGI) - Vado avanti, ancora con maggior forza. Non mi fermeranno, continuero' a governare. Secondo quanto si apprende, Silvio Berlusconi ai vertici della Lega ricevuti a Palazzo Grazioli non avrebbe minimamente manifestato l'idea di fare un passo indietro. In realta' la decisione della Corte costituzionale e' arrivata ufficialmente soltanto al termine dell'incontro a Palazzo Grazioli, ma il Cavaliere spiega chi ha partecipato alla riunione - non pensa affatto di cambiare linea. Nella riunione - riferisce la stessa fonte - non si e' nemmeno parlato di elezioni, si va avanti.

CONSULTACONSULTA

3 - BONAIUTI, DA CONSULTA SENTENZA POLITICA, GOVERNO VA AVANTI...
(Il Sole 24 Ore Radiocor) - è una sentenza politica ma il presidente Berlusconi, il Governo e la maggioranza continueranno a governare come, in tutte le occasioni dall'aprile del 2008, hanno richiesto gli italiani con il loro voto". Lo dichiara il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Paolo Bonaiuti, dopo la bocciatura del Lodo Alfano da parte della Corte Costituzionale.

4 - CALDERISI (PDL), CONSULTA CONTRADDICE SE' E CAPO STATO...
(Il Sole 24 Ore Radiocor) - "Dichiarando incostituzionale il 'lodo Alfano' in quanto non approvato con legge costituzionale, la Corte ha innanzitutto smentito se stessa, rivelando cosi' tutta la politicita' e la strumentalita' della propria decisione". Lo afferma Peppino Calderisi, capogruppo Pdl in Commissione Affari costituzionali della Camera e relatore della legge a Montecitorio. "Infatti - aggiunge Calderisi in una nota - nella precedente sentenza la Corte non aveva affatto eccepito questo motivo di incostituzionalita', inducendo il Parlamento a tener conto dei propri rilievi attraverso una nuova legge ordinaria.

SILVIO BERLUSCONI UMBERTO BOSSI - Copyright PizziSILVIO BERLUSCONI UMBERTO BOSSI - Copyright Pizzi

Ma la decisione della Corte e' ancora piu' grave in quanto essa ha contraddetto lo stesso presidente della Repubblica il quale nel comunicato del 2 luglio 2008 aveva sottolineato che 'punto di riferimento per la decisione del Capo dello Stato e' stata la sentenza n. 24 del 2004' osservando che 'a un primo esame - quale compete al Capo dello Stato in questa fase - il disegno di legge approvato il 27 giugno dal Consiglio dei ministri e' risultato corrispondere ai rilievi formulati in quella sentenza'. E' di tutta evidenza - conclude l'esponente del Pdl - che se il vizio di costituzionalita' e' quello cosi' radicale oggi rilevato dalla Corte, il Capo dello Stato non avrebbe dovuto promulgare la legge".

PIERLUIGI BERSANIPIERLUIGI BERSANI

5 - BERSANI TEME IL VOTO: PREMIER CONTINUI A FARE IL SUO MESTIERE. A GIUDIZIO, DA CITTADINO COMUNE...
(DIRE) - "Credo che ora Berlusconi dovra' continuare a fare il suo mestiere sapendo pero' che deve andare a sentenza, come un cittadino comune". Pierluigi Bersani non crede ai possibili sviluppi "da retroscena" della sentenza costituzionale sul Lodo Alfano. "Oggi si e' messo un punto fermo e la sentenza dice che Berlusconi deve sottoporsi al giudizio come tutti i cittadini".

6 - DI PIETRO, BERLUSCONI SI DIMETTA E VADA FARE L'IMPUTATO
(Adnkronos) - "E' incostituzionale. E noi lo abbiamo detto subito, sin da quando ci riunimmo a piazza Navona in migliaia per gridare allo scandalo su questa legge che Berlusconi si è fatto per sistemare i suoi processi. Già allora, ci rivolgemmo al Capo dello Stato per pregarlo di non firmare questo scempio di incostituzionalità e immoralità". Lo afferma il leader dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, commentando la sentenza della Corte Costituzionale sul Lodo Alfano.

Antonio Di PietroAntonio Di Pietro

"Allora rimanemmo stupiti -aggiunge Di Pietro- che il Capo dello Stato, non solo firmò il Lodo, ma dichiarò che lo faceva non per dovere, ma perché lo riteneva del tutto costituzionale".

"Spero che da oggi, alla luce della decisione della Consulta -conclude - il Presidente del Consiglio la smetta di fare leggi a proprio uso e consumo, si dimetta dall'incarico e vada a fare quello che da 15 anni si ostina a non voler fare: l'imputato. E spero che il Presidente della Repubblica, d'ora in poi, non sia così frettoloso nel firmare provvedimenti incostituzionali e immorali".

SANTELLI JOLE - copyright PizziSANTELLI JOLE - copyright Pizzi

7 - SANTELLI, CONSULTA CONTRADDICE SE' STESSA
(Adnkronos) - "Nel 2004, nella sentenza sul lodo Schifani, la Corte Costituzionale sancì che si trattava di sospensione, paragonandola al regime delle altre sospensioni previste dal codice di procedura penale e specificando che, a differenza delle altre, endoprocessuali, si trattava di una sospensione del processo 'extraprocessuale', e, in quanto sospensione, soggetta alla legge ordinaria". Lo afferma Jole Santelli, vicepresidente della Commissione Affari Costituzionali, che aggiunge: "Dunque, se oggi è questa la decisione della Consulta dal 2004 al 2009 la Corte si è contraddetta. Questa decisione pone un problema sì, politico, ma anche, di certezza del diritto e quindi di democrazia, in questo Paese", conclude.

8 - ROTONDI, RECUPERAVA PARTE IMMUNITA' VOLUTA DA COSTITUENTI (Adnkronos) - "Sarà interessante leggere come gli ermellini motivano che è illegittimo un istituto che dà a quattro alte cariche le garanzie che i costituenti diedero a tutti i parlamentari con l'immunità. In altre parole, il lodo recuperava in minima parte l'istituto dell'immunità voluto dai costituenti". Cosi' il ministro per l'attuazione del Programma Gianfranco Rotondi commenta la sentenza della Consulta sul lodo Alfano.

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9 - BUTTIGLIONE, SENTENZA NON IMPLICA DIMISSIONI PREMIER O ELEZIONI (Adnkronos) - "Ognuno è libero di condividere o meno i pronunciamenti della Corte Costituzionale sul lodo Alfano, ma tutti sono tenuti a rispettarli". Lo afferma Rocco Buttiglione dell'Udc.

"Questo -aggiunge- non vuol dire che Berlusconi debba dimettersi: chi ha la maggioranza ha il diritto-dovere di governare. Per lo stesso motivo nessuno pensi di convocare elezioni anticipate contro la Corte Costituzionale. Non lo diciamo certo perché l'Udc abbia paura delle urne, da cui uscirebbe sempre più rafforzato, ma lo diciamo per responsabilità istituzionale e per il bene del Paese".

10 - CICCHITTO, CONSULTA POLITICIZZATA ALL'ATTACCO DEL PREMIER
MAGGIORANZA POPOLO ITALIANO FARÀ SENTIRE SUA VOCE
(Adnkronos) - "E' incontestabile che la Corte Costituzionale ha rovesciato la sua precedente impostazione. L'unica spiegazione di questo così profondo cambiamento della sua dottrina sulla materia regolata dal lodo Alfano deriva da un processo di politicizzazione della Corte che si schiera sulla linea dell'attacco al Presidente Berlusconi". Lo afferma il presidente dei deputati del Pdl, Fabrizio Cicchitto.

"Ma il Presidente, forte dell'appoggio di cui gode nel Paese, continuerà a governare affrontando a viso aperto processi imbastiti sulla base dell'uso politico della giustizia. E' evidente che questo deliberato della Corte dà un contributo al deterioramento della dialettica politica nel nostro Paese considerando anche il sicuro uso strumentale che di esso verrà fatto. In questa vicenda dovrà far sentire la sua voce quella che sappiamo essere la maggioranza del popolo italiano", conclude.

angelino alfano  - copyright Pizziangelino alfano - copyright Pizzi

11 - PECORELLA, CONSULTA NON COERENTE SMENTISCE SE STESSA
(Adnkronos) - "La Corte Costituzionale, e questo non può non sorprenderci, ha smentito se stessa, perchè nella sentenza del 2004 sul Lodo Schifani aveva evidenziato alcuni aspetti di incostituzionalità ma il provvedimento rientrava nelle norme ordinarie del processo penale". A sottolinearlo è Gaetano Pecorella, parlamentare del Pdl e uno dei legali del premier che commenta così il verdetto della Consulta su cosiddetto Lodo Alfano.

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Pecorella dice all'ADNKRONOS: "Se ci voleva una legge costituzionale, bastava sottolinearlo nel 2004 e il Parlamento avrebbe provveduto. Se un organo di così alta autorevolezza ha cambiato i propri convincimenti, la cosa non può che non apparire coerente. E questa incoerenza avrà pure qualche spiegazione...".

12 - ALFANO (IDV): UN GRANDE GIORNO PER ITALIANI ONESTI
"Oggi è un grande giorno per il nostro Paese e per la nostra Costituzione. E' la vittoria degli italiani onesti che si sono ostinati a credere nella democrazia e che hanno raccolto le firme per il referendum contro una legge vergognosa e criminale per una nazione civile, partorita da una mente totalmente asservita a questo sistema di potere piduista e mafiosa". Lo afferma in una nota Sonia Alfano, europarlamentare dell'Italia dei Valori.

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13 - DE MAGISTRIS (IDV): BERLUSCONI TORNA TRA COMUNI MORTALI
"E' da mesi che sottolineavamo la manifesta incostituzionalità del Lodo Alfano perché in palese violazione, tra l'altro, di uno dei cardini della democrazia italiana: il principio di uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. Per questo non possiamo che accogliere con soddisfazione la decisione della Consulta e il fatto che anche il presidente del Consiglio ritorni, oggi, tra noi comuni mortali, sottoposti a quel rispetto della giustizia che è alla base della nostra Repubblica. Continueremo ad essere i custodi della Costituzione e difenderemo in Italia e in Europa la democrazia del nostro Paese". Lo afferma in una nota Luigi de Magistris, europarlamentare dell'Italia dei Valori

14 - TERMINATO VERTICE A PALAZZO GRAZIOLI, PRESENTE ALFANO
(Adnkronos)
- E' terminato a Palazzo Grazioli il vertice tra il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, il ministro della Giustizia Angelino Alfano, i ministri Umberto Bossi e Roberto Calderoli, il sottosegretario al Federalismo Aldo Brancher, i capigruppo della Lega Roberto Cota e Federico Bricolo, la vicepresidente del Senato Rosy Mauro, il capogruppo del Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto. All'incontro erano presenti anche Paolo Buonaiuti e Gianni Letta. La riunione è durata circa due ore.

Bossi CalderoliBossi CalderoliSILVIO BERLUSCONI UMBERTO BOSSI E CALDEROLI - Copyright PizziSILVIO BERLUSCONI UMBERTO BOSSI E CALDEROLI - Copyright Pizzi

Dopo il termine del vertice con la Lega a palazzo Grazioli il ministro della Giustizia Angelino Alfano, che aveva preso parte alla riunione, è rimasto a colloquio con il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Da pochi minuti sono anche arrivati nella residenza studio del premier il capogruppo del Pdl al Senato Maurizio Gasparri e il vicecapogruppo Gaetano Quagliariello. In precedenza alla riunione aveva preso parte anche il capogruppo del Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto.

15 - CONSOLO (PDL), LA CONSULTA HA CONTRADDETTO SE STESSA -UNICA VIA DA PERCORRERE È LEGGINA PONTE E CONTESTUALE NORMA COSTITUZIONALE
"La Corte, bocciando oggi il lodo Alfano, ha contraddetto se stessa, avendo il Legislatore tenuto in considerazione le linee guida che la medesima Corte aveva indicato nel 2004 con il Lodo Schifani". Lo dichiara in una nota l'on. Giuseppe Consolo (PdL), Vice Presidente della Giunta per le Autorizzazioni di Montecitorio.

GIUSEPPE CONSOLO - copyright PizziGIUSEPPE CONSOLO - copyright Pizzi

"Naturalmente è indispensabile leggere la sentenza prima di addentrarsi in considerazioni di diritto ma comunque, sotto il profilo politico-giuridico - prosegue Consolo - mi pare necessario presentare due leggi, la prima di rango costituzionale, che come è noto necessita del doppio passaggio, e per seconda una "leggina ponte", di assai rapida applicazione, che consenta, entro un termine prestabilito, di attendere l'esito della discussione parlamentare sulla legge costituzionale, tenuti anche in debito conto i rilievi di cui alla sentenza resa dal Giudice delle leggi".

16 - PER BERLUSCONI RIPRENDONO DUE PROCESSI A MILANO: IL CASO "FONDI NERI DIRITTI TV" E MILLS
(Adnkronos)
- Sono due i processi dove tra gli imputati compare anche Silvio Berlusconi e sospesi da circa un anno a Milano in attesa della decisione della Consulta sulla costituzionalità del Lodo Alfano, e che ora potranno 'ripartire': il caso legato ai 'diritti tv', quello che allo stato degli atti sarà probabilmente il primo ad essere calendarizzato. Il secondo è quello relativo al 'caso Mills', per il quale accusa e difesa dovranno ritrovarsi davanti ad un altro collegio giudicante rispetto a quello che ha già condannato David Mills. E i tempi potrebbero farsi un pò più lunghi.

gandus Nicolettagandus Nicoletta

Il primo, dunque, è quello relativo ai presunti fondi neri creati da Mediaset con la compravendita di diritti tv e cinematografici. In questo procedimento la Procura milanese ipotizza che delle major americane abbiano ceduto diritti televisivi a due società off shore collegate a Fininvest le quali li avrebbero in seguito rivendute a Mediaset a prezzi maggiorati.

Il processo, in dibattimento davanti ai giudici della prima sezione penale, era stato sospeso a fine settembre dello scorso anno dopo che il pm Fabio De Pasquale aveva chiesto al collegio di ricorrere alla Corte Costituzionale 'contro' il Lodo Alfano. Dopo una lunghissima camera di consiglio, il collegio presieduto da Edoardo Davossa aveva deciso di rimettere alla Corte Costituzionale la decisione e di sospendere il giudizio non solo per il Premier ma anche per tutti gli altri imputati.

Due, sostanzialmente, i profili di presunta incostituzionalità lamentati dall'aula del processo sui diritti tv. La prima sottolineava come le norme relative alle prerogative e all'attività di organi costituzionali richiedano un procedimento di revisione costituzionale, mentre il Lodo approvato è una legge ordinaria. Esattamente la tesi 'sposata' questa sera dalla Consulta.

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Il secondo è quello che sottolinea la disomogeneità per fonte di investitura delle cariche 'coperte' dal Lodo (Presidenza del Consiglio, della Camera, del Senato e della Presidenza della Repubblica) oltre a quella sorta di discriminazione tra presidenza e componenti che la legge in qualche modo sembra introdurre. Ed è questo il primo processo che potrà riprendere a Milano. E' solo questione di tempo e di calendario delle udienze, ma il procedimento potrebbe ripartire entro un mese se non prima.

Il secondo procedimento riguarda il caso Mills. In questa causa Silvio Berlusconi è imputato di corruzione in atti giudiziari ma la sua posizione, dopo il varo del Lodo Alfano, è stata stralciata da quella del legale inglese accusato di aver ricevuto una somma di denaro per mentire, quantomeno per omettere tutta la verità, nell'ambito di due cause celebrate a Milano nell'era immediatamente post-Mani Pulite: il processo 'All Iberian' e 'tangenti alla Guardia di Finanza'.

A differenza del processo celebrato davanti alla prima sezione penale, quello a carico di Mills-Berlusconi, al momento dell'entrata in vigore del lodo Alfano, era ormai al termine. E forse anche questo, come l'imminente prescrizione, aveva determinato, un anno fa, il collegio presieduto da Nicoletta Gandus a stralciare e 'congelare' la posizione del solo Premier e procedere oltre con il giudizio nei confronti di Mills.

millsmills

A giudizio di quel collegio, infatti, il legislatore volutamente non aveva esteso i privilegi del Lodo anche ai coimputati: per la precisione, avevano scritto i giudici, il discrimine tra alte cariche e conindagati era stata non "una omissione casuale ma frutto di consapevole scelta del legislatore". Con quella determinazione il collegio di Nicoletta Gandus è arrivato a giudizio per David Mills, condannato a quattro anni e mezzo di reclusione (venerdì prossimo inizierà il processo d'appello, ndr) ma ha perso ogni possibilità di giudicare in futuro il Premier.

Se nel caso dei diritti tv, in qualsiasi momento, il processo può ripartire a carico di tutti gli imputati, compreso il Presidente del Consiglio, nel caso Mills è certo che la causa, se non proprio dall'inizio, debba comunque ripartire quasi da zero davanti ad altri tre 'togati'.

Lo scontro è annunciato. mentre l'accusa chiederà di riprendere il 'filo del discorso' da dove è stato interrotto, la difesa del Premier, è pressochè scontato, infatti, non acconsentirà a dare il consenso alla validità degli atti compiuti quasi fino alla sentenza Mills. Tanto più che a lungo, e con una ricusazione, gli avvocati del Presidente del Consiglio avevano 'attaccato' il presidente del passato collegio, Nicoletta Gandus, accusandola di grave inimicizia nei confronti di Berlusconi.

MediasetMediaset

Il risultato è che il processo, se dovesse rinnovare anche solo parte degli atti formati a fatica soprattutto attraverso interrogatori per rogatoria, difficilmente potrà arrivare ad una conclusione prima che scadano i tempi della prescrizione, già 'risicatissimi' lo scorso anno. Non a giudizio, ma in attesa di andarci, è ora un terzo filone, 'figlio' del processo principale sui diritti tv ed è quello denominato Mediatrade.

In questo stralcio Silvio Berlusconi e' accusato di appropriazione indebita per aver 'sottratto', secondo i magistrati milanesi, alle casse di Mediaset e, prima ancora, di Fininvest, i proventi della compravendita di film e pellicole cinematografiche acquistate da majors americane e 'rivendute' al gruppo italiano con l'intermediazione di un uomo d'affari egiziano, Frank Agrama, nome che da tempo rimbalza nelle cronache giudiziarie, ritenuto il socio occulto del premier.

PALAZZO DI GIUSTIZIA DI MILANOPALAZZO DI GIUSTIZIA DI MILANO

Tutto sarebbe avvenuto all'estero, sostiene la procura, dove i profitti della compravendita sarebbero stati 'nascosti' in contiaccesi in Svizzera, Monte Carlo e le Bahamas. In questo filone, oltre al leader del Pdl, figurano Agrama e una decina di manager ed ex manager legati al gruppo di Segrate. Dopo due anni, dunque, anche lo stralcio Mediatrade, e' praticamente chiuso, e pronto a procedere con il deposito degli atti, preludio ad una richiesta di rinvio a giudizio. Le carte, una gran mole di faldoni, giacciono da settimane nell'ufficio del pm Fabio De Pasquale in attesa della Consulta.

 

 

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