DOPO LA LETTERA A DAGOSPIA SUL TRANS-POLITICO COLTO IN FALLO, OGGI TOCCA AI GIORNALI - "SONO TRE I VIP FINITI IN UNO STRALCIO DELL’INCHIESTA. UNO È UN IMPORTANTE POLITICO DEL CENTRODESTRA CHE RICOPRE UN INCARICO DI GOVERNO. L’ALTRO, UN COLLEGA AVVERSARIO, TRA I PIÙ IN VISTA DEL CENTROSINISTRA. INFINE, UN GIORNALISTA MOLTO CONOSCIUTO AGLI ADDETTI AI LAVORI E ANCHE AL PUBBLICO TV"

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1 - TREMA "CHIAPPE D'ORO" È CACCIA AI CLIENTI VIP
Roberta Catania per "Libero"

Piero Marrazzo nell'ufficio da presidente della Regione LazioPiero Marrazzo nell'ufficio da presidente della Regione Lazio

È partita una caccia frenetica ai cosiddetti "chiappe d'oro". Prima, però, occorre una premessa: il copyright del pittoresco soprannome è di Gianguarino Cafasso, pusher salernitano ed elemento chiave dell'inchiesta-scandalo che ha portato Piero Marrazzo alle dimissioni. Uno spacciatore che purtroppo non può più fornire informazioni utili, perché stroncato da un'overdose il 12 settembre scorso.

Fino a quella data, però, il suo è stato comunque un ruolo cardine: tra i primi a cercare di "piazzare" il video dell'ex governatore del Lazio in compagnia di un trans. Libero era stato contattato proprio da Cafasso, che commentando il filmino aveva spiegato: «Ahò, ma io li posso rovinare. C'ho dei clienti tra i politici, che se ve lo dico... C'è uno, uno grosso, che lo chiamano "chiappe d'oro" per come je piace».

ECCO GLI IDENTIKIT
Gli inquirenti iniziano a delineare un identikit preciso dei vip finiti nel calderone di via Gradoli. I viados si fanno sfuggire mezze ammissioni, anche con i giornalisti, e lasciano intendere che coinvolti nello scandalo siano pezzi davvero grossi. A quanto è dato sapere (e a quanto si può scrivere) sono tre i vip finiti in uno stralcio dell'inchiesta.

Uno è un importante politico del centrodestra che ricopre un incarico di governo. L'altro, un collega avversario, tra i più in vista del centrosinistra. Infine, un giornalista molto conosciuto agli addetti ai lavori e anche al pubblico del piccolo schermo.

condominio di via Gradoli 96, a Roma, dove sarebbe avvenuto l'incontro tra il presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, e un transessuale di origini brasiliane (foto di Benvegnù-Guaitoli)condominio di via Gradoli 96, a Roma, dove sarebbe avvenuto l'incontro tra il presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, e un transessuale di origini brasiliane (foto di Benvegnù-Guaitoli)

Tre vip che, fino a non molto tempo fa, frequentavano le favelas di via Gradoli 96. Infatti si è giunti a loro soprattutto grazie agli indizi forniti dai transessuali, che in questi giorni stanno sfilando nella caserma del Ros. Ad accreditare la notizia, comunque, è arrivata la conferma da una «fonte attendibile», che ha reso l'indiscrezione quantomeno "ufficiosa" (e non ufficiale, poiché niente di tutto ciò è stato messo agli atti).

Non ci sarà neanche un accenno, quindi, nelle carte che gli avvocati dei quattro carabinieri potranno ritirare oggi in cancelleria, le copie degli interrogatori e altre informative utili a preparare la difesa in vista dell'udienza del tribunale del Riesame.

Nessun segnale, tra l'altro, ha dato finora credito alla supposizione che anche loro tre - come altri vip che si dice frequentassero le alcove dei Due Ponti - abbiano subito minacce o estorsioni. Non l'hanno riferito testimoni, non è stato captato in alcuna intercettazione e certamente nessuno si è presentato per confessare di aver messo sotto scacco i tre personaggi noti.

E allora non è da escludere che gli inquirenti possano chiedere la loro collaborazione. Convocarle e farsi dire direttamente dalle «potenziali vittime» se siano mai state avvicinate da qualcuno che le abbia minacciate di dare i loro «vizi privati» in pasto all'opinione pubblica.

Il problema di una mossa del genere è che un solo passaggio dei tre all'interno del palazzo di giustizia, in questo momento, equivarrebbe a diramare un comunicato stampa sul loro presunto coinvolgimento. E allora, sempre che la procura decida di chiedere la collaborazione di questi clienti eccellenti, l'unica soluzione possibile è quella di organizzare un incontro tra gli investigatori e i supertestimoni in un luogo top secret.

marrazzo e la moglie robertamarrazzo e la moglie roberta

Un'occasione per chiarire anche un altro punto oscuro: le rapine ai trans e ai loro compagni del momento, che pare siano più volte stati presi di mira da vere o finte forze dell'ordine che passavano spesso in via Gradoli. Capito questo, ci sarebbe un mistero in meno. Ma rimangono comunque i due interrogativi più importanti: chi pagava la cocaina e a cosa servissero quei 5mila euro in contanti che la mattina del 3 luglio Marrazzo aveva portato nell'appartamento di Natalie.

Natalie - trans marrazzo - foto Ferrario-GMTNatalie - trans marrazzo - foto Ferrario-GMT

DAGLI ARCHIVI DEL '96
Il corto circuito tra politici e trans si allarga ulteriormente, pescando nel passato remoto. Il riferimento è a un controllo che sorprese un noto politico in un tratto di strada frequentato da transessuali. Ricostruzioni molto approssimative hanno poi ricamato su questa vicenda, condendola con molte fantasie. La storia è riscappata fuori ieri in una lettera ricevuta e pubblicata dal sito "Dagospia": «Politici di un noto ex grande partito di centrodestra farebbero meglio a stare zitti sul caso Marrazzo, aggiungo solo una data: 29 aprile 1996».

2- POLITICA E GOSSIP: CACCIA AI TRANS IN PARLAMENTO
Gabriella Villa per Il Giornale

Ricordate «Prima Pagina», il capolavoro di Billy Wilder, straordinaria satira-specchio del giornalismo? Ricordate una delle scene più significative di quel film, quando Jack Lemmon, irriducibile e scanzonato cronista dell'Examiner, nasconde nella scrivania della sala stampa del palazzo di giustizia, il «suo scoop», ovvero Earl Williams, il condannato all'impiccagione riuscito, rocambolescamente, a fuggire?

Bene, se ricordate quella scena, dimenticatevela. Perché oggi come oggi in altri luoghi e in altri palazzi nelle scrivanie si nascondono ben altri scoop. Parola di Candida Morvillo, direttrice di Novella 2000 che, in ossequio al proprio nome di battesimo, ha candidamente sintetizzato a Porta a Porta il clima in cui stiamo vivendo attualmente: «Si sono aperte le gabbie», si salvi chi può. «Non passa giorno - ha aggiunto - che io non mi ritrovi sulla scrivania qualche documento scottante su qualcuno o contro qualcuno».

Natalie - trans marrazzo - foto Ferrario-GMTNatalie - trans marrazzo - foto Ferrario-GMT

Così, aggiungiamo noi, c'è un interessante video che sta circolando su un politico molto noto, ripreso a stendersi tra le lenzuola, e non per fare le parole crociate, con una collega. Come ci si sono ancora altri servizi fotografici su Tizio che si regala una folle notte di vizi e stravizi dando libero sfogo a certe sue inconfessabili debolezze e pare, in un altro cassetto o in un'altra scrivania, c'è pure la registrazione, in presa diretta, dei sospiri di un autorevole uomo d'affari che ha una famiglia e una rispettabilità da difendere. E invece la rispettabilità e la famiglia in un batter di ciglia vanno alle ortiche (per non dire a puttane come pare sia di moda al momento).

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Basta una parolina sussurrata all'orecchio giusto e mezzo Parlamento trema. Basta un gossip, anche un gossip che somiglia a un anagramma o a un messaggio in codice, magari raccolto e rilanciato da Dagospia (come quelli che si sono susseguiti in tempi recenti) perché nel salotto dei personaggi pubblici, quelli dalle virtù e dai vizi molto privati, si cominci subito la sfiancante conta del «questa volta tocca a me, no tocca a te». Il disegno sembra terribilmente chiaro e la situazione terribilmente drammatica. Tempo fa qualcuno ha cominciato ad ammonticchiare, palata dopo palata, una bella montagna di fango.

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Poi un altro qualcuno, un volontario dalla mano lesta ha acceso il ventilatore, alla massima velocità, e gli schizzi sono partiti (e continueranno a partire) in varie direzioni.
A destra come a sinistra. Come, ovviamente, anche al centro. In principio (oddio, a voler esser precisi, prima del principio ci furono anche certe soste vietate compiute in auto dal portavoce di Prodi, Sircana) fu il caso Noemi Letizia, della sua amicizia con il premier, e della caccia ai vari terzi incomodi o comodi con le versioni rivedute e corrette fornite dal suo fidanzato Gino Flaminio.

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Poi vennero le escort ed entrò sulla scena, o meglio in camera da letto, Patrizia D'Addario da Bari, pronta per una fulminea carriera che l'ha portata sul tappeto rosso della Mostra del cinema di Venezia e nella grande piazza circense del domatore Santoro. Poi ancora vennero le dieci domande quotidiane di Repubblica che, fortunatamente, come le pecorelle che saltano lo steccato, aiutarono un po' tutti a prender sonno la notte. Ma da allora niente è più rimasto uguale, il mondo è cambiato. Il clima è irrespirabile perché intriso ormai di miasmi e veleni.

MarrazzoMarrazzo

Se ne è puntualmente accorto anche il Riformista che ieri in prima pagina titolava: «In Parlamento terrore trans-versale» approfittando per raccontare all'interno le preoccupazioni di due altri frequentatori dell'appartamento di via Gradoli, già caro a Marrazzo. Due notissimi esponenti uno del Pdl, area An e l'altro del Pd che rischiano di essere travolti da un nuovo scandalo, come dire, bipartisan se le dichiarazioni di certi viados diventassero di dominio pubblico.

Piero MarrazzoPiero Marrazzo

D'altra parte anche Dagospia continua a rimanere sulla notizia tanto che tra le rivelazioni internettiane di ieri riportava il seguente spiffero: «Caro Dago, come al solito ci hai preso.
Al tuo riferimento ai politici di un noto ex grande partito di centrodestra che farebbero meglio a stare zitti sul caso Marrazzo, aggiungo una data: 29 aprile 1996. È in quel giorno (anzi, quella sera) che un notissimo esponente di quel partito finì in una retata di clienti di travestiti a Roma e riuscì a salvarsi grazie al "lei non sa chi sono io" e all'indulgenza di troppi giornalisti della capitale che da allora sanno tutto ma sono rimasti muti. Firmato: Protosardo, che poi sarebbe tipografo sardo (che quella sera era in servizio).

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E tra spifferi e correnti d'aria meglio mettersi al riparo e interrogarsi. Cosa che farà stasera ad Annozero l'immarcescibile Santoro. Che si chiederà e chiederà al mondo: «Il caso Marrazzo è solo un affare privato o dimostra come la politica sia sotto ricatto? E di quella vicenda è stato chiarito tutto o ci sono ancora retroscena sconosciuti?». Tirando già la sua conclusione: «Una cosa è certa: dossier, veline, filmati sembrano essere diventate le armi della politica». E se lo dice lui.

 

 

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