conte letta salvini di maio giorgetti

EFFETTO DRAGHI: I PARTITI (INCERTI SUL FUTURO) SI RISCOPRONO TUTTI ROTTI – COME DAGO-RIVELATO, LETTA NON SI FIDA DEL M5S ED È PIÙ VICINO A SALVINI CHE A DI MAIO, CHE HA PIÙ PUNTI IN COMUNE CON GIORGETTI RISPETTO A QUANTI NE ABBIA CON CONTE - BERSANI HA SPIEGATO CHE CENTRODESTRA E UN PEZZO DI PD SONO PRONTI A USARE LO SNODO DEL COLLE PER ANDARE AL VOTO ANTICIPATO - L’ALT DA UN MAGGIORENTE DEM: “LE URNE? UNA SCELTA DA AVVENTURIERI” – NODO LEGGE ELETTORALE: COL PROPORZIONALE..

https://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/dagoreport-sotti-letta-ha-tanti-problemoni-risolvere-non-puo-288314.htm

 

 

Francesco Verderami per corriere.it

 

 

enrico letta

I partiti che sostengono il governo hanno un elemento in comune: sono tutti rotti. L’unica differenza è che c’è chi si azzuffa in risse da saloon e chi cerca di regolare i conti lontano da occhi indiscreti. Ma nessuno riesce a dissimulare la propria condizione di precarietà, perché una faglia attraversa in modo trasversale la Lega, il Movimento 5Stelle, il Pd, Forza Italia, persino Iv e la galassia dei centristi: tutti si trovano davanti allo stesso bivio e tutti sono divisi sul percorso da intraprendere.

 

Da una parte ci sono quelli che vorrebbero incamminarsi sulla strada del «draghismo senza Draghi», immaginando una versione aggiornata e virtuosa della Prima Repubblica. Dall'altra ci sono quelli che più semplicemente rivogliono il pallone indietro e puntano sul ritorno al bipolarismo.

 

Ecco il motivo delle continue scosse: c’è da compiere una scelta strategica. In questo senso — come dice un dirigente dem — «Letta è più vicino a Salvini che a Di Maio, che a sua volta ha più punti in comune con Giorgetti rispetto a quanti ne abbia con Conte». Non a caso Bersani ha denunciato giorni fa il centrodestra, reo di voler usare lo snodo del Colle per poter andare al voto anticipato. Ma ha aggiunto che «anche un pezzo del centrosinistra medita la stessa cosa». E siccome Bersani conosce il Pd per averlo frequentato, è chiaro a chi si riferisse. D’altronde il primo chiarimento al bivio si avrà con l’elezione del capo dello Stato.

giuseppe conte a in mezzora in piu 8

 

Ieri Salvini ha incrociato Draghi in aeroporto, in attesa di prendere lo stesso volo per Milano. C’è stato solo un breve scambio di saluti, perché sul Quirinale non è ancora venuto il momento di discutere. Avrà la sua buona dose di ragioni Lupi a stupirsi, sentendo i leader di partito prendere tempo sul tema che più appassiona il Palazzo: «Mancano di fatto poche settimane alla scelta del prossimo presidente della Repubblica. Quando dovremmo parlarne: durante le feste di Natale?». Sarà proprio intorno a quella data che le forze politiche conosceranno il pensiero del premier, come ha fatto chiaramente intendere l’altro ieri Salvini durante il vertice della Lega. E quel passaggio sarà rilevante ma non risolutivo. Al bivio si arriverà subito dopo.

 

GIORGIA MELONI E MATTEO SALVINI

Si spiegano così i contrasti nel Carroccio, visto che il suo capo — se non ci fosse più Draghi a palazzo Chigi — avrebbe in animo di lasciare la maggioranza. E c’è chi nel partito lo mette in guardia, perché l’assenza dall’eventuale futuro governo provocherebbe la rottura di un pezzo di Forza Italia e di (quasi) tutti centristi. E soprattutto esporrebbe la Lega al rischio di una legge elettorale ostile, che la condannerebbe all’isolamento.

 

Dall’altro lato Letta avrà il problema opposto. La discussione del gruppo dem al Senato — dove a sentire un testimone «se le son date di santa ragione» — è stata la fiera del non detto: «Si parlava di legge Zan ma tutti pensavano al Quirinale, alla legge elettorale, alla durata della legislatura, ai posti in lista».

luigi di maio e roberto speranza al compleanno di pierluigi bersani

 

Il fatto che la riunione del Pd fosse blindata e che la capogruppo appena eletta abbia messo a disposizione il proprio incarico, oltre a dare un segno di debolezza, ha reso l’idea del clima tra i democrat. Perché è scontato che la rottura dei «moderati» dai «populisti» e la conseguente nascita di un altro esecutivo, avverrebbe solo sull’altare di una legge elettorale proporzionale.

 

letta conte

Uno scenario di fatto anticipato da Boccia, che è membro della segreteria pd, e che nell’ultima direzione ha svolto un’orazione sull’Ulivo: «Il nostro glorioso passato». In quel caso però verrebbe meno lo schema del «nuovo Ulivo» a cui lavora Letta, e con esso svanirebbe l’identità maggioritaria del Pd. È il bivio. E nell’attesa di decidere da quale parte andare, uno dei più autorevoli dirigenti avvisa il Nazareno: «Le urne sarebbero una scelta da avventurieri».

 

bersani

Giusto per capirsi. Restano Forza Italia — che sembra la vittima predestinata di un’imminente spartizione, quasi fosse la Polonia del 1939 — e i grillini, che scaricano le loro divergenze sulle questioni di potere interno. I primi nelle scorse settimane sono arrivati a prendersi a parolacce, incrociandosi alle riunioni. I secondi duellano ferocemente sulla scelta dei capigruppo. È il derby tra Conte e Di Maio, che se va a cena con Giorgetti è perché insieme condividono come andrebbe affrontato il bivio.

giuseppe conte a in mezzora in piu 5di maio giorgettiLA CENA GIORGETTI-DI MAIO VISTA DA OSHOENRICO LETTA

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni carlo calenda

FLASH – CARLO CALENDA UN GIORNO PENDE DI QUA, L’ALTRO DI LÀ. MA COSA PENSANO GLI ELETTORI DI “AZIONE” DI UN’EVENTUALE ALLEANZA CON LA MELONI? TUTTO IL MALE POSSIBILE: IL “TERMOMETRO” TRA GLI “AZIONISTI” NON APPREZZA L'IPOTESI. ANCHE PER QUESTO CARLETTO, ALL’EVENTO DI FORZA ITALIA DI DOMENICA, È ANDATO ALL’ATTACCO DI SALVINI: “NON POSSO STARE CON CHI RICEVE NAZISTI E COCAINOMANI” (RIFERIMENTO ALL’ESTREMISTA INGLESE TOMMY ROBINSON) – IL PRECEDENTE DELLE MARCHE: ALLE REGIONALI DI SETTEMBRE, CALENDA APRÌ A UN ACCORDO CON IL MAL-DESTRO ACQUAROLI, PER POI LASCIARE LIBERTÀ “D’AZIONE” AI SUOI CHE NON NE VOLEVANO SAPERE...

donald trump peter thiel mark zuckerberg sam altman ice minneapolis

DAGOREPORT – IL NERVOSISMO È ALLE STELLE TRA I CAPOCCIONI E I PAPERONI DI BIG TECH: MENTRE ASSISTONO INERMI ALLE VIOLENZE DI MINNEAPOLIS (SOLO SAM ALTMAN E POCHI ALTRI HANNO AVUTO LE PALLE DI PRENDERE POSIZIONE), SONO MOLTO PREOCCUPATI. A TEDIARE LE LORO GIORNATE NON È IL DESTINO DELL'AMERICA, MA QUELLO DEL LORO PORTAFOGLI. A IMPENSIERIRLI PIÙ DI TUTTO È LO SCAZZO TRA USA E UE E IL PROGRESSIVO ALLONTANAMENTO DELL'EUROPA, CHE ORMAI GUARDA ALLA CINA COME NUOVO "PADRONE" – CHE SUCCEDEREBBE SE L’UE DECIDESSE DI FAR PAGARE FINALMENTE LE TASSE AI VARI ZUCKERBERG, BEZOS, GOOGLE, IMPONENDO ALL’IRLANDA DI ADEGUARE LA PROPRIA POLITICA FISCALE A QUELLA DEGLI ALTRI PAESI UE? – COME AVRÀ PRESO DONALD TRUMP IL VIAGGIO DI PETER THIEL NELLA FRANCIA DEL “NEMICO” EMMANUEL MACRON? SPOILER: MALISSIMO…

viktor orban giorgia meloni santiago abascal matteo salvini

FLASH – GIORGIA MELONI SI SAREBBE MOLTO PENTITA DELLA SUA PARTECIPAZIONE ALL’IMBARAZZANTE SPOTTONE PER LA CAMPAGNA ELETTORALE DI VIKTOR ORBAN, INSIEME A UN’ALLEGRA BRIGATA DI POST-NAZISTI E PUZZONI DI TUTTA EUROPA – OLTRE AD ESSERSI BRUCIATA IN UN MINUTO MESI DI SFORZI PER SEMBRARE AFFIDABILE ED EUROPEISTA, LA SORA GIORGIA POTREBBE AVER FATTO MALE I CONTI: PER LA PRIMA VOLTA DA ANNI, I SONDAGGI PER IL “VIKTATOR” UNGHERESE NON SONO BUONI - IL PARTITO DEL SUO EX DELFINO, PETER MAGYAR, È IN VANTAGGIO (I GIOVANI UNGHERESI NON TOLLERANO PIÙ IL PUTINISMO DEL PREMIER, SEMPRE PIÙ IN MODALITÀ RAGAZZO PON-PON DEL CREMLINO)

zelensky beltrame meloni putin

FLASH – CHI E PERCHÉ HA FATTO USCIRE IL DISPACCIO DELL’AMBASCIATORE “LEGHISTA” A MOSCA, STEFANO BELTRAME, RISERVATO AI DIPLOMATICI, IN CUI SI ESPRIMEVANO LE PERPLESSITÀ ITALIANE SULLE NUOVE SANZIONI ALLA RUSSIA, CON TANTO DI STAFFILATA ALL’ALTO RAPPRESENTANTE UE, KAJA KALLAS (“IL CREMLINO NON LA RICONOSCE COME INTERLOCUTRICE”)? NON SONO STATI I RUSSI, MA QUALCUNO DALL'ITALIA. EBBENE: CHI HA VOLUTO FARE UN DISPETTUCCIO A GIORGIA MELONI, CHE CI TIENE TANTO A MOSTRARSI TRA LE PIÙ STRENUE ALLEATE DI KIEV? -  PICCOLO REMINDER: BELTRAME, EX CONSIGLIERE DIPLOMATICO DI SALVINI AI TEMPI DEL VIMINALE, NELL’OTTOBRE DEL 2018 ORGANIZZÒ IL VIAGGIO DI SALVINI A MOSCA, AI TEMPI DELL’HOTEL METROPOL…

 donald trump ursula von der leyen xi jinping

DAGOREPORT – TRUMP SCHIFA L'EUROPA? E QUEL VOLPONE DI XI JINPING VUOLE USARLA PER FAR ZOMPARE L'ECONOMIA AMERICANA - IL PRESIDENTE CINESE HA FATTO UNA PROPOSTA “INDECENTE” ALLA COMMISSIONE EUROPEA DI URSULA VON DER LEYEN: “COMINCIAMO AD AVERE RAPPORTI ECONOMICI IN EURO”. TRADOTTO: LASCIATE PERDERE IL VECCHIO DOLLARO COME VALUTA DI RISERVA MONDIALE – XI SOFFIA SUL FUOCO: L’UE È IL PRIMO DETENTORE DEL DEBITO AMERICANO, PERTANTO HA IN MANO LE SORTI DELLA VALUTA USA (E QUINDI DELLA SUA ECONOMIA)

grande fratello vip pier silvio berlusconi alfonso signorini fabrizio corona ilary blasi

FERMI TUTTI: IL “GRANDE FRATELLO VIP” 2026 SÌ FARÀ - PIER SILVIO BERLUSCONI NON HA ALCUNA INTENZIONE DI DARLA VINTA A FABRIZIO CORONA NÉ TANTOMENO DI SCENDERE A COMPROMESSI: IL REALITY TORNERÀ IN ONDA, CON OGNI PROBABILITÀ, CON LA CONDUZIONE DI ILARY BLASI. IN RISERVA, RESTA IL NOME DI VERONICA GENTILI CHE, NELLA PASSATA STAGIONE, HA CONDOTTO CON MEDIOCRE FORTUNA L’“ISOLA DEI FAMOSI” – IN ENDEMOL, CASA DI PRODUZIONE DEL REALITY, C’È STATO UN AUDIT INTERNO PER FARE CHIAREZZA SUL TANTO VAGHEGGIATO "CASO SIGNORINI", E SUI METODI DI SELEZIONE DEI VARI CAST DELLE PASSATE EDIZIONI, NON RILEVANDO ALCUNA "CRITICITÀ" - RESTA IN PIEDI IL PIANO GIUDIZIARIO: LO STOP IMPOSTO ALLA PUNTATA DI OGGI DI “FALSISSIMO” SUL CASO SIGNORINI È UNA SBERLA PER CORONA CHE…