mattarella

IL FATTORE M (DAGOSCENARIO) - E’ DAVVERO PENSABILE, ANCHE SE NE ABBIAMO VISTE DI PIROETTE ISTITUZIONALI, CHE TRA UN ANNO DRAGHI ABBANDONI LA GUIDA DEL GOVERNO PER CANDIDARSI AL QUIRINALE? UN PASSAGGIO INEDITO CHE COMPORTEREBBE UN SECONDO MANDATO DI MATTARELLA, 80 ANNI IL PROSSIMO LUGLIO. PER EVITARE LA RIELEZIONE E PER TENERE INSIEME L’AMMUCCHIATA DEI PARTITI, LA MUMMIA SICULA HA TIRATO FUORI DALLA MANICA L’ASSO DRAGHI. MA IL SUO VERO CANDIDATO AL QUIRINALE È MARTA CARTABIA, PARTITI PERMETTENDO…

sergio mattarella e mario draghi

DAGONOTA

La nascita del governo Mattarella-Draghi, che oggi continua a dividere (anche sui media) i contrapposti spiegamenti (tra i delusi perplessi e i contenti con riserva) fronteggiatisi aspramente nel corso della crisi aperta con le dimissioni del Conte bis, in realtà è figlia soltanto di una “tempistica” e di un “metodo” che il Capo dello Stato aveva ben illustrato con il messaggio in tv di fine anno 2020. 

 

Mattarella e Mario Draghi

E se il ricorso al Manuale Cencelli sulla spartizione delle poltrone ministeriali, ormai una sorta di santo prontuario quanto la Sacra Bibbia e l’Artusi culinario, può scandalizzare soltanto chi ancora non ha preso atto che il destino della legislatura si giocherà nelle aule parlamentari e fuori da quel che resta delle segreterie di partito (senza partito). 

IL MANUALE CENCELLI

 

Certo, anche un Cencelli “buono” applicato dal Capo dello Stato non merita di essere citato dai giornaloni in calore per Draghi, incensato oltremisura e caricato di aspettative che fanno a pugni con la drammatica situazione politica-sanitaria-economica ereditata dal Conte uscente. 

 

Uno stato delle cose in cui a dettare la stessa agenda programmatica di Draghi sarà, piaccia o meno, il Cts. Cioè il Comitato tecnico scientifico da cui dipendono strettamente le decisioni anche del nuovo esecutivo sull’evolversi della pandemia che continua a seminare morti in Italia e nel mondo. 

 

Meglio allora, come scrive la Repubblica, mettere in soffitta quel manuale e osservare che il premier entrante “ha saputo usare con accortezza la bilancia” nel mettere in campo la sua formazione. Già, ma quale “bilancia” (partitica) se non l’innominabile Cencelli?  

Massimiliano Cencelli

 

Per tornare al Fattore M, cominciamo, dunque, dalla scadenza del settennato di Mattarella (febbraio 2022) per arrivare alla fine della legislatura (marzo 2023). Per il Capo dello Stato, che spesso ama citare l’Ecclesiaste - “per ogni cosa c’è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo. C’è un tempo per nascere e un tempo per morire, un tempo per piantare e un tempo per sradicare le piante” -, il suo discorso di Capodanno era anche il passo d’addio dal Quirinale, senza possibili ritorni (rielezione). 

GIUSEPPE CONTE MARIO DRAGHI

 

Il prossimo luglio Mattarella compirà 80 anni. E poiché anche la simbologia in politica ha una sua valenza, per la prima volta in sette anni il presidente della Repubblica aveva pronunciato il suo messaggio in piedi e al piano terra della Vetrata, con il cortile d’onore del palazzo unico sfondo.

 

il governo draghi

Così, di fronte all’ostilità ribalda di Matteo Renzi (che non ha giocato di sponda con il Quirinale come qualcuno aveva sospettato) e ai tentativi velleitari dei “responsabili” di far maggioranza a Palazzo Madama (tappabuchi) sostituendosi all’Italia dei livori, Mattarella si è trovato di fronte a un bivio: sciogliere soltanto il senato come gli consentirebbe la Costituzione e indire nuove elezioni. Oppure dare “per morto” il tentativo di un Conte ter. 

sergio mattarella e mario draghi

 

Scartata subito la prima ipotesi in un periodo di grande pandemia e con le regole del voto da riscrivere, Mattarella ha fatto appello alla ragione di tutte le forze parlamentari per un governo di unità nazionale. 

 

Il che l’ha costretto a tirare fuori dalla manica l’asso che fin qui aveva tenuto al riparo dai partiti per spianargli, senza bruciarlo, la via della sua successione al Quirinale: Mario Draghi. E tenersi en réserve de la Répubbliquel’altra sua candidata, l’ex presidente della Corte Costituzionale, Marta Cartabia, indicata da Mattarella per il dicastero della Giustizia. 

 

marta cartabia

E’ davvero impensabile, anche se ne abbiamo viste di piroette istituzionali, che tra un anno il nuovo inquilino di palazzo Chigi abbandoni la guida dell’esecutivo per candidarsi al Quirinale.

 

Tant’è che l’indisponibilità a scendere in campo dell’ex capo della Bce, da oltre un anno invocato più per scalzare Giuseppe Conte dalla poltrona che per averlo come scomodo inquilino di Palazzo Chigi, non era un mistero neppure per il “suo amico” Carlo De Benedetti, che era andato in tv dalla Gruber a raccontarlo ai quattro venti. 

mario draghi al quirinale

 

E va pure ricordato che nel 2007 l’allora capo dello Stato, Giorgio Napolitano, aveva tentato di portare Draghi a palazzo Chigi prima di dare l’incarico a Romano Prodi. Ricevendone un fermo rifiuto dal governatore di Bankitalia. “Un sistema finanziario moderno non tollera commistioni tra politica e banche. La separazione sia netta: entrambe ne usciranno rafforzate”, osservò rifiutando l’invito l’ex allievo di Federico Caffè. 

 

Una presa di posizione netta che oggi appare contraddirlo con la sua scelta di prelevare direttamente da palazzo Koch il direttore generale, Daniele Franco, per promuoverlo ministro dell’Economia. 

 

Già, l’uomo della Provvidenza invocato da Salvini a Berlusconi passando per Matteo Renzi (il cui unico scopo era andare all’incasso della testa di Giuseppi), la cui leadership burocratica (Max Weber) deve fare i conti non tanto con una “task force” ministeriale (titolone bufala della Repubblica), ma con un eptapartito multicolore (Pd-5 Stelle-Lega-Forza Italia-Leu–Italia Viva) tarato al centimetro con il bilancino della partitocrazia, il Cencelli da sempre tanto deprecato. 

 

cartabia mattarella

E con 8 ministri tecnici su 15 politici, alcuni definiti sbrigativamente – giusto o meno - dei “dilettanti” allo sbaraglio nell’esecutivo Conte. “E’ un Conte ter con Draghi”, rileva pungente il direttore de il Foglio.

 

Ma nei giorni delle consultazioni, il Capo dello Stato seguendo il suo “metodo”: evitare il voto anticipato (in settembre) a pochi mesi dalla sua uscita dal Quirinale (febbraio 2022), che avrebbe provocato un corto circuito istituzionale, con il suo “no” alla riconferma, si è costruito il “suo” governo bicefalo nel tentativo di arrivare con una nuova legge elettorale al voto dell’aprile 2023. 

 

Una sorta di Ortro mitologico. Un cane a due teste: Mattarella (politica) e Draghi (tecnica) che ancora non aveva fatto la sua apparizione nello zoo politico italiano.   

 

Ultimi Dagoreport

elly schlein giorgia meloni taruffi bonafoni de luca bonaccini

LA NUOVA LEGGE ELETTORALE PROPOSTA DA MELONI HA UN COMPLICE SEGRETO: ELLY SCHLEIN - OLTRE ALL’OBBLIGO PER UNA COALIZIONE DI INDICARE IL NOME DEL CANDIDATO PREMIER (ELLY E' SICURA DI BATTERE CONTE ALLE PRIMARIE), C’È UN NODO CHE STA SPACCANDO I PARTITI: LE PREFERENZE – IL “MELONELLUM”, CHE AVEVA ELIMINATO LA PREFERENZE PER "RESTITUIRE SOVRANITÀ" AGLI ELETTORI, TOGLIENDO POTERE AI CACICCHI E A FAVORE DELLE "NOMINE DALL'ALTO" DELLE SEGRETERIE NEI LISTINI BLOCCATI, È STATO BOCCIATO DA FORZA ITALIA E LEGA! - BRUTTO SCHIAFFO PER SCHLEIN CHE HA L'AMBIZIONE SFRENATA DI RIEMPIRE LE LISTE CON CANDIDATI A SUA IMMAGINE E SOMIGLIANZA - MA I RISULTATI DELLE AMMINISTRATIVE RACCONTANO UN’ALTRA STORIA: NEI COMUNI VINCONO CANDIDATI CHE NON NASCONO CON PD-ELLY, NON PARLANO IL SUO LINGUAGGIO DI SUPERCAZZOLE CON SCAPPELLAMENTO A SINISTRA E, IN MOLTI CASI, NON APPARTENGONO NEMMENO AL PERIMETRO DEL “CAMPO LARGO” TEORIZZATO DALLA SEGRETARIA - SE IL SISTEMA DELLE "LISTE BLOCCATE" DOVESSE ANDARE IN PORTO CHI PORTERÀ I VOTI AL PD, I CARNEADI DI ELLY: BONAFONI, TARUFFI, CHIARA BRAGA?

sallusti cerno

FLASH! - ALLA NOTIZIA DELLA NOMINA DI ALESSANDRO SALLUSTI A DIRETTORE DI “LIBERO”, TOMMASO CERNO HA INIZIATO A SMANIARE: E’ ANDATO IN CRISI DI ATTENZIONI – PER OSCURARE IL RITORNO DI SALLUSTI, E RIMETTERE SE STESSO AL CENTRO DEL VILLAGGIO, QUELLA REGINA PAZZA DI CERNO HA DATO DISPOSIZIONI ALLA REDAZIONE DI "SCHIERARE" DOMANI IN PRIMA PAGINA TUTTE LE FIRME PIU’ IMPORTANTI DE "IL GIORNALE" – STRANO, PER UN DIRETTORE CHE IN REDAZIONE SI VEDE POCO E HA VIA VIA OSCURATO GLI EDITORIALI ALTRUI LASCIANDO SPAZIO SOLO A SE STESSO…

giorgia meloni carlo calenda

FLASH! - CARI FRATELLINI D’ITALIA, SMETTETELA DI CORTEGGIARE CARLETTO CALENDA: CON L’ARMATA BRANCA-MELONI, NON ANDRÀ MAI E POI MAI - CALENDA CI HA INVIATO LA SEGUENTE PRECISAZIONE: “CARO DAGO, NON HO NESSUNA INTENZIONE DI CANDIDARMI A FARE IL SINDACO DI ROMA. NON HO MAI AVUTO CONTATTI CON LA DESTRA A QUESTO PROPOSITO E SE ME LO CHIEDESSERO RISPONDEREI “NO GRAZIE”. IL LAVORO IN CUI SONO TOTALMENTE IMPEGNATO È GUIDARE AZIONE ALLE PROSSIME ELEZIONI POLITICHE” – COME SI DICE ALLA GARBATELLA: “ 'A GIO', SE VEDEMO…”

il messaggero francesco gaetano caltagirone giorgia meloni villa galleria borghese crosetto

FLASH! – DOPO LA BATOSTA BANCARIA DI MPS, L’IDILLIACO RAPPORTO TRA I FRATELLI DI MELONI E CALTAGIRONE MINACCIA DI INCRINARSI? - SBIRCIANDO “IL MESSAGGERO” DI OGGI SPICCANO DUE ARTICOLI CHE NON AVRANNO FATTO ALCUN PIACERE ALLA FIAMMA MAGICA – IL PRIMO È ADDIRITTURA UNO SCOOP, ESSENDO L’UNICO GIORNALE A RIVELARE UNA “LITE FURIBONDA A PALAZZO CHIGI” TRA LA DUCETTA E CROSETTO (CHE HA SMENTITO) – IL SECONDO È UNA PAGINATA DEDICATA ALL’AMPLIAMENTO DELLA GALLERIA BORGHESE, CARO A CALTA-RUTELLI-CHICCOTESTA, CHE IL “TIMES” DI LONDRA, IN COMPAGNIA DI FDI (FABIO RAMPELLI), HA DEFINITO “BLASFEMO”…

manfredi lefebvre d'ovidio dovidio aponte, palenzona bisignani porro scaroni cimbri costamagna brachetti peretti, caltagirone nagel jes staley nicole junkerman stella li mara carfagna

ALTA SOCIETÀ, BASSA MAREA - NON AVENDO UN CAZZO DA FARE (O MOLTI AFFARI DA CONCLUDERE), 700 PERSONAGGI ILLUSTRI SONO SALITI A BORDO DELLA "CRYSTAL SYMPHONY" PER LA ZUPPA DI NOZZE DELL’ARMATORE ITALO-MONEGASCO MANFREDI LEFEBVRE D'OVIDIO – 5-GIORNI-5 DI UN’INDICIBILE CROCIERA DA CIVITAVECCHIA A MALTA CHE HA VISTO LA PARTECIPAZIONE DI APONTE, PALENZONA, BISIGNANI, NICOLA PORRO, SCARONI, CIMBRI, COSTAMAGNA, BRACHETTI PERETTI, BERNABÈ, PASSERA, DOMPÉ, MARA CARFAGNA, MARCO CARRAI; CILIEGINA SULLA TORTA: LA GLACIALE STRETTA DI MANO TRA CALTAGIRONE E NAGEL - PIÙ PICCANTE LA PRESENZA A BORDO DI DUE PERSONAGGI CHE HANNO AVUTO A CHE FARE CON JEFFREY EPSTEIN: L'EX CEO DEL COLOSSO BANCARIO BRITANNICO "BARCLAYS", JAMES STALEY, CHE GESTIVA PERSONALMENTE IL PATRIMONIO MULTIMILIONARIO DEL FINANZIERE PORCONE. E LA SPLENDIDA NICOLE JUNKERMAN, NONCHÉ CONTESSA BRACHETTI PERETTI, CHE PER 20 LUNGHI ANNI E' STATA AMICA DEL DEFUNTO DEPRAVATO...

rocco basilico - nicoletta zampillo - leonardo maria del vecchio

DAGOREPORT - FERMI TUTTI! COLPO DI SCENA NELLA TRIBOLATISSIMA “SUCCESSION” DEGLI EREDI DEL VECCHIO – DAGOSPIA PUÒ RIVELARE CHE NICOLETTA ZAMPILLO, VEDOVA DEL VECCHIO, CON UNA LETTERA AL BOARD DI DELFIN, HA DECISO DI DISCONOSCERE LA CESSIONE DEL 12,5% DELLE QUOTE DELLA HOLDING AL FIGLIO ROCCO BASILICO, AVUTO DAL MATRIMONIO COL BANCHIERE PAOLO BASILICO, APPOGGIANDO L’ALTRO FIGLIO LEONARDO, AVUTO DALLE SUCCESSIVE NOZZE COL PATRIARCA DI LUXOTTICA: “L’ATTO È STATO DA ME STIPULATO A SOLI TRE GIORNI DALLA MORTE DEL MIO COMPIANTO MARITO, ERA UN MOMENTO NEL QUALE, ANCORA DEVASTATA DAL DOLORE, NON ERO IN GRADO DI VALUTARE LA PORTATA E LE CONSEGUENZE” – LA MOSSA DELLA ZAMPILLO ARRIVA DOPO CHE ROCCO BASILICO HA FATTO RICORSO ALLA CORTE DEL LUSSEMBURGO PER BLOCCARE L’OPERAZIONE CON CUI LEONARDINO HA OTTENUTO L’OK PER PRENDERSI IL 25% DELLE QUOTE DI DELFIN DAI FRATELLI LUCA E PAOLA – NELLA LETTERA LA ZAMPILLO AGGIUNGE: “CON L’AUSILIO DEI MIEI CONSULENTI HO APPRESO CHE LA VALIDITÀ GIURIDICA DI QUELL’ATTO È FORTEMENTE DUBBIA…”