carlo massagli giulio regeni al sisi giuseppe conte

“SIAMO RIMASTI MOLTO SORPRESI” – CONTE E CASALINO NON HANNO GRADITO IL MOVIMENTISMO DI DI MAIO SUL CASO REGENI – DOPO LE FRASI DEI GENITORI DI GIULIO, LUIGINO HA PROVATO AD ALZARE LA VOCE VISTO CHE 8 MESI FA AVEVA PROMESSO UN CAMBIO DI PASSO – A CONTE SI È RIZZATO IL CIUFFO: PENSAVA DI AVER RISOLTO IL CASO VENDENDO ALL’EGITTO 2 NAVI MILITARI E PREMIANDO L’AMICO AMMIRAGLIO MASSAGLI...

giulio regeni

1 – LA POLITICA ESTERA DEL CONTE CASALINO? IL BARATTO CON UNA VITA STRONCATA (DAGOSPIA DEL 9 GIUGNO 2020)

https://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/politica-estera-conte-casalino-baratto-vita-stroncata-238926.htm

 

2 – IL FLOP CHE IMBARAZZA IL GOVERNO. TENSIONE TRA CONTE E DI MAIO

Francesca Paci per “la Stampa”

 

«C’è forte delusione per l’esito dell’incontro tra le due procure, esigiamo un cambio di passo e soprattutto esigiamo rispetto per la famiglia Regeni». La prima reazione della Farnesina al nuovo guanto di sfida lanciato dall’Egitto all’Italia è più che irritata, toni irrituali laddove fino a ieri si ripeteva come la collaborazione tra Roma e il Cairo fosse la chiave di volta per arrivare alla verità sul ricercatore friulano torturato e ucciso 4 anni fa.

 

CARLO MASSAGLI GIUSEPPE CONTE

Soltanto martedì, in un’intervista a La Stampa, il ministro degli esteri Luigi di Maio giurava di avere Regeni come primo pensiero, insisteva sull’impossibilità di fare a meno di un interlocutore tanto strategico per il nostro Paese ma spiegava di aspettarsi un cambio di passo dall’incontro video tra il procuratore capo Michele Prestipino e il suo collega Hamada Elsawi.

 

La svolta, se c’è stata, è andata in senso opposto a quanto auspicato, con l’Egitto spintosi oltre, fino a rimettere in discussione l’attività del nostro ricercatore, insinuare. E la Farnesina ha alzato la voce, ha detto «trarremo le nostre valutazioni», ha lasciato intendere di voler analizzare «tutti gli aspetti», che, c’è poco da girarci intorno, arrivati a questo punto sono sostanzialmente due: l’eventuale richiamo dell’ambasciatore italiano e la revisione dei rapporti commerciali. Un’escalation vera rispetto alla linea del governo, che Palazzo Chigi ha notato e non ha gradito affatto.

genitori di giulio regeni

 

«Siamo rimasti molto sorpresi», ammettono da quelle parti, commentando le parole dure uscite dal ministero degli esteri. Un’espressione sibillina per far trapelare il fastidio ma anche la preoccupazione che sia in corso un riallineamento sull’intransigenza della famiglia, che, dopo aver tutti inclinato verso la realpolitik, si cerchi adesso in qualche modo di lasciare il cerino in mano al presidente del Consiglio.

 

AL SISI DI MAIO

Anche perché, nel frattempo, la posizione di Palazzo Chigi non è cambiata rispetto a quanto dichiarato in Commissione due settimane fa, quando Conte, pur ribadendo «grande rispetto per la famiglia», tenne il punto, ripetendo a più riprese, a capo chino, che «la collaborazione è l’unica via per arrivare a una soluzione, perché quando la collaborazione si è interrotta non ci sono stati passi avanti».

 

AL SISI GIUSEPPE CONTE

Per il governo insomma, l’ambasciatore non si discute. «Sicuramente per noi la voce della famiglia è molto importante», dicono. Ma nessuno minaccia di trarre «le valutazioni» evocate dalla Farnesina. Neppure oggi che un Egitto più sicuro di sé in virtù del diverso contesto geopolitico regionale sembra tornato all’offensiva come nella primavera del 2016, i giorni cupissimi dei depistaggi a catena.

 

GIULIO REGENI CON LA FAMIGLIA

Proprio in questi mesi, il giro di vite del Cairo contro gli oppositori e i “disturbatori della morale pubblica” si è fatto ferreo: arrestate le giovani star di TikTok, arrestata la sorella minore di Alaa Abdel Fattah, dimenticato nel lugubre carcere di Torah lo studente dell’università di Bologna Patrick Zaki, accusato di sedizione ma anche di oltraggio al comune senso del pudore per i suoi studi sul gender, il sommo tabù dell’alterità sessuale che, a distanza, ha ucciso anche la militante lgbt Sarah Hegazi.

 

patrick george zaky

Raccontano al Cairo che proprio l’attivismo dell’Italia in favore di Zaki avrebbe irrigidito l’Egitto come di fronte a un’offesa di lesa maestà fino a negare tutto al ragazzo, le visite dei genitori in prigione, il processo, la libertà concessa ad altri detenuti comuni per fronteggiare il coronavirus.

 

E siamo a ieri. Mamma e papà Regeni non avevano alcuna fiducia nell’incontro tra le due procure, anche perché, pochi giorni prima, la tanto sbandierata consegna dei fantomatici oggetti appartenuti al figlio si era risolta in una beffa, una serie di cose estranee che nulla aveva a che vedere con Giulio ma tutto con la casa in cui erano stati trovate, quella dei cinque poveracci ammazzati dalla polizia come i presunti assassini in uno dei più grossolani tentativi di depistaggio di questa brutta storia.

 

roberto fico

Lo scontro tra Roma e il Cairo è una guerra di posizione, con la famiglia Regeni a cui non è rimasto altro che chiedere la rottura dei rapporti diplomatici, il governo italiano convinto di poter giocare la carta del dialogo e quello egiziano forte, sempre meno in corner.

 

Finora, al netto di punte avanzate come il presidente della Camera Roberto Fico, la maggioranza aveva marciato grossomodo in una sola direzione, la stessa del governo Conte I, quando l’allora vicepremier Di Maio era andato al Cairo a sigillare i rapporti con il presidente al Sisi. Poi è arrivata la vendita delle due fregate militari, la grande attesa per la ripresa dei colloqui tra le due procure, il nuovo guanto di sfida che pare lanciato apposta per dividere.

CARLO MASSAGLI GIUSEPPE CONTEgiulio regeni 1

Ultimi Dagoreport

daniela santanche giorgia meloni giorgio mottola

DAGOREPORT - COME MAI LA FU “GIORGIA DEI DUE MONDI” HA DECISO LA “DESANTANCHEIZZAZIONE” DEL GOVERNO SOLO ADESSO, PUR AVENDO AVUTO A DISPOSIZIONE PIÙ DI TRE ANNI DI CASINI GIUDIZIARI PER METTERLA ALLA PORTA? - NON È CHE ALL’INDOMANI DELLA DISFATTA, MAGARI LEGGENDO UN POST SU FACEBOOK DI “REPORT” (‘’I SOLDI DELLA SOCIETA’ INDAGATA PER MAFIA A DANIELA SANTANCHE’ E LE OMBRE SUI “SALVATORI” DI VISIBILIA’’), LA PREMIER E IL SUO ENTOURAGE DI PALAZZO CHIGI HANNO SENTITO ODOR DI BRUCIATO E PRESO LA PALLA AL BALZO PER BUTTARE FUORI L’INSOSTENIBILE MINISTRO DEL TURISMO? GIÀ IL GIORNO DELLA SCONFITTA, IL RICHELIEU DI PALAZZO CHIGI, FAZZOLARI, AVEVA MESSO IN CONTO LA POSSIBILE REAZIONE DI UNA MAGISTRATURA RINGALLUZZITA DALLA VITTORIA, PREANNUNCIANDO CHE “L’AZIONE (DELLE TOGHE) POTREBBE DIVENTARE PIÙ INVASIVA" - E OGGI, LA PROCURA DI ROMA HA RICICCIATO IL CASO SOGEI CON PERQUISIZIONI AL MINISTERO DELLA DIFESA E IN UNA SERIE DI SOCIETÀ PUBBLICHE TRA CUI TERNA, RETE FERROVIARIA ITALIANA, POLO STRATEGICO NAZIONALE... - VIDEO DI GIORGIO MOTTOLA

radio deejay theodore kyriakou linus albertino

FLASH – THEO KYRIAKOU NON HA SCELTO A CASO DI ANDARE A MILANO PER IL DEBUTTO DA EDITORE DI “REPUBBLICA”: NEGLI STORICI STUDI DI VIA MASSENA C’È LA SEDE OPERATIVA DELLE RADIO DEL GRUPPO GEDI, CHE SONO L’UNICO ASSET CHE INTERESSA AL MAGNATE GRECO – QUEL VOLPONE DI KYRIAKOU, PIÙ FURBO DI ELKANN, HA DATO UNO ZUCCHERINO ALLA REDAZIONE DI “REP”, INCONTRANDO I GIORNALISTI E PROMETTENDO INVESTIMENTI. MA IL SUO VERO OBIETTIVO ERA IL FACCIA A FACCIA CON LINUS (DIRETTORE EDITORIALE DEL POLO RADIOFONICO): LA PRIORITÀ È METTERE A PUNTO UN PIANO PER DARE UNA RINFRESCATA A RADIO CAPITAL E RENDERE PIÙ COMMERCIALE LA DISCOTECARA “M2O”, DI CUI È DIRETTORE ARTISTICO ALBERTINO (FRATELLO DI LINUS)

netanyahu bin salman donald trump ghalibaf iran xi jinping

DAGOREPORT – TRUMP HA DETTO UNA MEZZA VERITÀ NEL SOLITO MARE DI STRONZATE: UN NEGOZIATO CON L’IRAN C’È ED È BEN AVVIATO. IL GUAIO È CHE DOVEVA RIMANERE SEGRETO, COME SEMPRE QUANDO CI SONO TRATTATIVE COSÌ DELICATE – IL RUOLO DEL MEDIATORE SPETTA AL PAKISTAN, POTENZA NUCLEARE IN OTTIMI RAPPORTI CON L’ARABIA SAUDITA DI BIN SALMAN (CHE VUOLE ANNIENTARE IL REGIME IRANIANO) – IL TYCOON È PRONTO A SPEDIRE IL VICE JD VANCE: SAREBBE UN MESSAGGIO ALLA BASE CONTRARIA ALLA GUERRA (VANCE È UN’ISOLAZIONISTA) – NETANYAHU HA ABBASSATO LE PENNE DOPO CHE I MISSILI BALISTICI DEGLI AYATOLLAH HANNO BUCATO L’IRON DOME E SONO ARRIVATI A UN PASSO DALL’IMPIANTO NUCLEARE DI DIMONA, SU INDICAZIONE DELL’INTELLIGENCE CINESE …

putin trump orban zelensky droni ucraina

DAGOREPORT – IL MONDO È CONCENTRATO SULLE BOMBE DI TRUMP E NETANYAHU IN IRAN E SI È DIMENTICATO DEI POVERI UCRAINI: IERI PUTIN HA LANCIATO MILLE DRONI SU TUTTO IL PAESE, GLI USA CONTINUANO CON IL LORO PRESSING SU KIEV PER LA RESA E IL PRESTITO DA 90 MILIARDI DALL'UNIONE EUROPEA È BLOCCATO PER IL VETO DI ORBAN (IL 12 APRILE SI VOTA A BUDAPEST E FINO A QUEL GIORNO NON SE NE PARLA) – ZELENSKY SI SBATTE COME UN MOULINEX PER FAR CAPIRE AL TYCOON CHE IL FRONTE È UNICO (RUSSIA E IRAN SONO ALLEATI) MA QUELLO NON CI SENTE – L’ESERCITO UCRAINO IN QUATTRO ANNI DI GUERRA È DIVENTATO UNO DEI PIÙ AVANZATI AL MONDO: È L’UNICO CHE SA COME ABBATTERE I DRONI IRANIANI, E STA ADDESTRANDO I PAESI DEL GOLFO...

giorgia meloni tajani nordio salvini delmastro bartolozzi conte schlein santanche la russa

DAGOREPORT - LA CADUTA DEI MELONI NEL VOTO (A PERDERE) - DOPO UNA SCONFITTA, PER UN LEADER SI APRONO DUE STRADE: O SI DIMETTE O RAFFORZA LA SUA LEADERSHIP - MELONI HA SCELTO DI RESTARE INCOLLATA ALLA POLTRONA DI PALAZZO CHIGI, MA ANZICHÉ GUARDARSI ALLO SPECCHIO E AMMETTERE L’ARROGANTE BULIMIA DI POTERE DOMESTICO E IL VASSALLAGGIO ESTERO-TRUMPIANO, HA DECISO DI FAR PIAZZA PULITA DEGLI INDAGATI BARTOLOZZI, DELMASTRO, SANTANCHE’ - E METTENDO AL MURO LA PANTERATA MINISTRA DEL TURISMO, IL BERSAGLIO NON PUÒ ESCLUDERE IL VOLTO MEFISTOFELICO DEL CO-FONDATORE DI FRATELLI D’ITALIA, NONCHE' BOSS DELLA PRIMA REGIONE ITALIANA PER PIL, IL SICULO-LOMBARDO LA RUSSA (CHI SCEGLIERÀ NEL ’27 IL CANDIDATO A SINDACO DI MILANO, ‘GNAZIO O GIORGIA?) - AL TEMPO STESSO, IL VOTO DI LUNEDÌ FA RIALZARE LA CRESTA AI DUE GALLETTI DEL “CAMPOLARGO”, SCHLEIN E CONTE, CHE S’ILLUDONO CHE I “NO” INCASSATI AL REFERENDUM SI POSSANO TRASFERIRE IN BLOCCO SUL CENTROSINISTRA - MA IL DRAMMA È UN ALTRO: 'STA ELLY CON ESKIMO È IN POSSESSO DELLE CAPACITÀ DI FARE LA PREMIER? E COME VIENE PERCEPITA DALL’OPINIONE PUBBLICA UNA CHE GRIDA SLOGAN CICLOSTILATI NEGLI ANNI ’70 INVECE DI PROPORRE L’IDEA DI UN “PAESE NORMALE”?