giuseppe conte xi jinping

QUANTO HA PESATO POLITICAMENTE LO STUDIO ALPA DURANTE LA STAGIONE DI CONTE? - NICOLA BIONDO, EX CAPO COMUNICAZIONE M5S ALLA CAMERA, RACCONTA UNA STORIA DI “DIPLOMAZIA PARALLELA” CHE COINVOLGE TRIESTE, IL PORTO, I CINESI E L’INTELLIGENCE, CON LO STUDIO ALPA CHE DIFENDEVA 'LA VIA DELLA SETA' VOLUTA DA GIUSEPPI: “DI DONNA È IL VERTICE DI UNA SERIE DI RELAZIONI CON IL REGIME DI PECHINO ATTENZIONATE DA TEMPO NEI REPORT DEI SERVIZI ITALIANI E NON SOLO...”

Nicola Biondo per www.nicolariccardobiondo.medium.com

 

nicola biondo

Quanto ha pesato politicamente lo studio Alpa durante la stagione di Giuseppe Conte? C’è una storia, priva di risvolti giudiziari, che merita di essere raccontata. Una storia di diplomazia parallela nella quale spuntano lo studio dove l’ex-presidente si è affermato professionalmente e l’avvocato Luca Di Donna oggi indagato per associazione a delinquere finalizzata al traffico di influenze illecite. 

 

ZENO D AGOSTINO

Di Donna è il vertice di una serie di relazioni con il regime cinese attenzionate da tempo nei report dei servizi italiani e non solo, come vedremo. La trama di questa diplomazia parallela va rintracciata a Trieste nella tarda primavera del 2020 quando l’Anac — l’autorità anti-corruzione — depone il numero uno del porto giuliano Zeno D’Agostino.

 

Con mossa abile e spregiudicata D’Agostino chiama a sua difesa la studio Alpa. Mossa legale e legittima ma molto politica perché, come è noto, chiamare Alpa significava chiamare l’uomo che in quel momento sussurrava all’avvocato del Popolo saldamente a Palazzo Chigi e con un indice di gradimento ai massimi storici.

 

ZENO DAGOSTINO

Mossa che innesca una crisi diplomatica che qui proviamo a raccontare. Ufficialmente D’Agostino era stato ritenuto “colpevole” di conflitto di interessi, da qui la decisione dell’’Anac di rimuoverlo. In realtà quello stop è un tassello della lunga battaglia tra l’espansionismo cinese e l’Occidente. E racconta della virata filo-cinese che i governi Conte hanno impresso nel triennio ‘18-’20.

 

xi jinping conte

D’Agostino manager capace e stimato, da sinistra a destra, fino alla sua rimozione era l’uomo dell’accordo di ferro con il colosso statale di Pechino CCCC per la creazione di piattaforme logistico/distributive collegate ai terminal.

 

Il porto di Trieste sarebbe diventato l’hub principale della Via della Seta, l’arma politico-commerciale dell’espansionismo di Pechino. D’Agostino era l’interprete perfetto della nuova alleanza geo-politica che la Lega a Cinquestelle aveva messo in campo non appena arrivati nella stanza dei bottoni.

 

XI JINPING GIUSEPPE CONTE

L’accordo era di portata storica: Trieste sarebbe diventata la principale porta d’oriente nel cuore d’Europa, D’Agostino appariva l’uomo giusto nell’epoca giusta, Conte l’uomo che aveva fondato questa Ost-politik 2.0 forte dell’appoggio vaticano, della sua vecchia amicizia con il cardinale Achille Silvestrini e soprattutto con il suo erede il cardinale Parolin: tutti desiderosi di aprire alla Cina.

 

Il set di questa visione fu Villa Nazareth, sorta di college vaticano ma in realtà la vera Farnesina vaticana. Dietro l’accordo c’era chi vedeva una cessione di sovranità ad un regime totalitario, una scelta precisa del governo giallo-verde. Trieste diventò così ufficialmente un problema di sicurezza nazionale. Non solo per l’Italia ma anche per la Nato e gli Usa.

 

LUCA DI DONNA

L’accordo con i cinesi andava fermato. Su Trieste, e in particolare sul porto, l’attenzione delle intelligence erano fortissime da tempo. Altrettanto noto era il crescente fastidio degli americani. Nessuno però si sarebbe aspettato che a far precipitare tutto sarebbe arrivato un esposto anonimo contro D’Agostino: da qui il procedimento e poi la rimozione avvenuta nel giugno 2020.

 

Fin qui la politica. Ma passiamo agli affari. Luca Di Donna è uno degli ambasciatori “all’orecchio” dell’inner circle contiano (e non si offenda l’ex-Presidente ma davvero non è credibile che i due vecchi amici e colleghi allo studio Alpa non si sarebbero più visti dopo l’ascesa a Palazzo Chigi). Di Donna in Cina è di casa: è nel board dell’istituto italo-cinese che nell’aprile 2019 venne presentato a Whuan mentre nelle stesse ore Conte era a Pechino al forum sulla Via della Seta.

 

LUCA DI DONNA GIUSEPPE CONTE

Torniamo a Trieste: i contatti tra D’Agostino e lo studio Alpa furono dettati non solo da una scelta professionale ma eminentemente politica. Chiamare in soccorso Alpa significava palesare fortissime connessione governative, andare alla matrice di chi aveva deciso la svolta filo-cinese. Non solo: a Trieste c’è chi sostiene che il contatto fu mediato proprio da Luca Di Donna. L’avvocato infatti entrerà nel collegio di difesa di D’Agostino che contro l’allontanamento ricorse al Tar. Una difesa in punta di diritto ma anche molto politica.

 

Luca Di Donna

Ciò che fece saltare sulla sedia l’intelligence italiana, ma anche quella a stelle e strisce, furono una serie di foto. D’Agostino convocò una manifestazione dopo il siluramento a cui parteciparono centinaia di persone, una scena in stile “fronte del porto”. In mezzo alla folla apparvero alcune bandiere della Repubblica Popolare.

 

Trieste, uno dei baluardi occidentali durante e dopo la guerra fredda, stava entrando nell’orbita cinese: questa fu la lettura dell’intelligence italiana e americana. La propaganda di Pechino si scatenò: sia a livello diplomatico che mediatico. Ciò avveniva negli stessi mesi in cui Palazzo Chigi affidava la video-sorveglianza del suo perimetro e dei suoi ingressi ad una ditta cinese e si sperticava in lodi per gli aiuti, la maggior parte dei quali (ventilatori e mascherine) farlocchi, provenienti da Pechino.

conte xi jinping

 

Tutti atti finiti nei dossier dell’intelligence d’oltreoceano e al Copasir. La storia del porto e delle ramificazioni internazionali filo-cinesi del potere contiano non finisce qui, il fascicolo è ancora aperto.

 

Alla fine Zeno D’Agostino è stato reintegrato al porto di Trieste, appena un mese dopo il suo allontanamento: lo studio Alpa e quello Di Donna vinsero la battaglia al Tar. Che però segnalò come il conflitto di interessi non era una tesi campata in aria. Nel settembre 2020 il colosso cinese finì nella black list degli Usa, la “Entity List”. Era una chiaro segnale: Pechino non deve entrare a Trieste. La via della Seta si fermò.

 

conte xi jinping

Bloccato l’accordo con i cinesi al loro posto a Trieste sono arrivati i tedeschi di Hhla. Che proprio dallo scorso mese di settembre hanno come socio di minoranza Cosco, un colosso della logistica made in China. Come dicono alcuni vecchi lupi di mare triestini, “sanno proprio di soia, questi wurstel”.

Ultimi Dagoreport

salvini vannacci

DAGOREPORT - MATTEO SALVINI HA DECISO: ROBERTO VANNACCI DEVE ANDARSENE DALLA LEGA. IL PROBLEMA, PER IL SEGRETARIO, È COME FAR SLOGGIARE IL GENERALE. CACCIARLO SAREBBE UN BOOMERANG: È STATO SALVINI STESSO A COCCOLARLO, NOMINANDOLO VICESEGRETARIO CONTRO TUTTO E CONTRO TUTTI. L’OPZIONE MIGLIORE SAREBBE CHE FOSSE L’EX MILITARE A SBATTERE IL PORTONE E ANDARSENE, MA VANNACCI HA PAURA CHE I TEMPI PER IL SUO PARTITO NON SIANO MATURI (DOVE PUÒ ANDARE CON TRE PARLAMENTARI, NON CERTO DI PRIMO PIANO, COME SASSO, ZIELLO E POZZOLO?) – ENTRAMBI SANNO CHE PIÙ ASPETTANO, PEGGIO È, ANCHE IN VISTA ELEZIONI: AVVICINARSI TROPPO AL 2027 POTREBBE ESSERE FATALE A TUTTI E DUE – LA “GIUSTA CAUSA” PER LICENZIARE IL GENERALE CI SAREBBE GIÀ, MANCA LA VOLONTÀ DI FARLO...

peter thiel donald trump

FLASH – TRUMP, UN UOMO SOLO ALLO SBANDO! IL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO È COMPLETAMENTE INCONTROLLABILE: DOPO AVER SFANCULATO, NELL’ORDINE, STEVE BANNON, ELON MUSK, PAM BONDI E TUTTO IL CUCUZZARO “MAGA”, ORA SAREBBE AI FERRI CORTISSIMI ANCHE CON PETER THIEL, IL “CAVALIERE NERO DELLA TECNO-DESTRA”, E DI CONSEGUENZA IL BURATTINO DEL MILIARDARIO DI “PALANTIR”, IL VICEPRESIDENTE JD VANCE – TRUMP SI CREDE L’UNTO DEL SIGNORE CON LA DEVOZIONE DEL POPOLO AMERICANO, ED È PRONTO A TUTTO PUR DI VINCERE LE MIDTERM DI NOVEMBRE - IL SEGRETARIO DI STATO, MARCO RUBIO, NON HA LE PALLE DI RIBELLARSI, TERRORIZZATO DI FINIRE CACCIATO O MESSO ALLA PUBBLICA GOGNA – E CON UN TRUMP IN COMPLETA DISGREGAZIONE MENTALE, SENZA NESSUNO CHE LO FERMI E CON IL SOGNO DI DIVENTARE “IMPERATORE DEL MONDO” (COME HA DETTO ROBERT KAGAN), C’È DA AVERE DAVVERO PAURA...

fiorello dagospia

“EVVIVA DAGOSPIA” – FIORELLO SOTTERRA IL "FORNELLO DI GUERRA" E CHIEDE SCUSA A MODO SUO DOPO AVER DEFINITO I GIORNALISTI DI DAGOSPIA “CIALTRONI”: “VOI SAPETE COME SIAMO, NO? IO SONO FUMANTINO, E ANCHE DAGOSPIA. CI SIAMO ABBAIATI, COME I CANI CHE SI INCONTRANO, MA NON SI MORDONO, PERCHÉ ALLA FINE SI STIMANO” – “INVITIAMO QUI UNA RAPPRESENTANZA, VI CUCINO IO, COL FORNELLETTO A INDUZIONE E DUE POMPIERI VICINO, NON SI SA MAI” - LA RISPOSTA DELLA REDAZIONE: "SEPPELLIAMO IL FORNELLETTO DI GUERRA E ACCETTIAMO L'INVITO A PRANZO MA PORTIAMO NOI L'ESTINTORE E..." - VIDEO!

olocausto antonino salerno

IL CASO DEL LIBRO “UN GENOCIDIO CHIAMATO OLOCAUSTO”, FIRMATO DA TALE ANTONINO SALERNO, DIVENTA UN MISTERO: CONTATTATA DA DAGOSPIA, LA CASA EDITRICE "MIMESIS" PRECISA CHE "L’AGILE PAMPHLET" DA 1400 PAGINE NON È MAI STATO PUBBLICATO, NÉ LO SARÀ PIÙ, DOPO LA MAIL DI UN LETTORE A QUESTO DISGRAZIATO SITO – SE IL LIBRO, COME DICE “MIMESIS” ERA ANCORA IN FASE DI REVISIONE, E NON SAREBBE STATO PUBBLICATO PRIMA DI ALCUNI MESI, COME MAI IL 30 GENNAIO L’UNIVERSITÀ DELL’INSUBRIA AVEVA PROGRAMMATO UNA PRESENTAZIONE? SI PRESENTA UN LIBRO CHE NON E' STATO NEANCHE STAMPATO? – CHI È DAVVERO ANTONINO SALERNO? IN RETE SI TROVA SOLO UN "ANTONIO SALERNO", MA TRATTASI DI UN DIPENDENTE DEL MINISTERO DELLA CULTURA, DIRETTORE DI VARI MUSEI ARCHEOLOGICI IN CAMPANIA - E' LUI O NON E' LUI? L'AUTORE E' IGNOTO PERSINO ALLA STESSA CASA EDITRICE E A FRANCO CARDINI CHE, DEL LIBRO, HA SCRITTO LA PREFAZIONE (UN DELIRANTE TESTO IN CUI ARRIVA A DIRE: "SULLA SHOAH ESISTE UNA 'VERITA'' UFFICIALE INCERTA E LACUNOSA...")

RUGGIERI, TORNA COM’ERI! - DOPO AVER LETTO SU DAGOSPIA UN COMMENTO AI SUOI ELOGI A TRUMP, IL NIPOTE DI BRUNO VESPA RISPONDE CON UN VIDEO BILIOSO, DEFINENDO DAGOSPIA UN “SITARELLO” E PARLANDO DI “DELIRI STUPEFACENTI” - IL PARTY-GIANO RUGGIERI SI ADONTA PER COSÌ POCO? LO PREFERIVAMO GAUDENTE, TIPO BERLUSCONI IN SEDICESIMO, COME SVELATO DALLA SUA AMICA ANNALISA CHIRICO IN UN VIDEO DEL 6 GENNAIO. IN QUEL FILMATO, LA GIORNALISTA SVELÒ LE PASSIONCELLE DI RUGGIERI EVOCANDO “UN’AMICA MOLDAVA NON DICO CONOSCIUTA DOVE” - SORVOLIAMO SUI CONTENUTI POLITICI DEL VIDEO, DOVREMMO PRENDERLO SUL SERIO PER FARE UN CONTROCANTO. MA RUGGIERI, CHE ABBIAMO SEMPRE STIMATO PER LA SUA CAPACITÀ DI DRIBBLARE AGILMENTE IL LAVORO, È UN SIMPATICO BIGHELLONE DA TENNIS CLUB… - VIDEO!