boris johnson

L’EX PRIMO MINISTRO BRITANNICO BORIS JOHNSON HA ANNUNCIATO LE SUE DIMISSIONI DA DEPUTATO, INNESCANDO UNA CRISI CHE MINACCIA D'INVESTIRE LA SOPRAVVIVENZA DEL GOVERNO DI RISHI SUNAK, SUO SUCCESSORE – IN UNA LETTERA, JOHNSON HA INFORMATO DI AVER RICEVUTO IL RAPPORTO FINALE DELLA COMMISSIONE PARLAMENTARE BIPARTISAN INCARICATA DI VALUTARE SE EGLI AVESSE MENTITO ALLA CAMERA SULLO SCANDALO “PARTYGATE” (I RITROVI ORGANIZZATI A DOWNING STREET DURANTE IL SUO MANDATO IN VIOLAZIONE DELLE RESTRIZIONI ANTI COVID ALLORA IN VIGORE): “CONTRO DI ME UN VERGOGNOSO PREGIUDIZIO”

boris johnson fa jogging

(di Alessandro Logroscino) (ANSA) - LONDRA, 09 GIU - Terremoto al cuore della politica britannica. Boris Johnson, ex primo ministro e leader Tory trionfatore delle elezioni di fine 2019, caduto fra scandali e rivolte interne l'estate scorsa, ha annunciato stasera d'improvviso anche le sue dimissioni con effetto immediato da deputato: innescando una crisi che minaccia d'investire la sopravvivenza medesima del governo di Rishi Sunak, suo successore, ex ministro delle Finanze e ormai avversario interno.

 

L'addio al seggio nella Camera dei Comuni è stato motivato in una lunga e furibonda lettera aperta resa pubblica in serata dall'artefice principale della Brexit; lettera in cui BoJo, controverso e divisivo fino all'ultimo, ha puntato esplicitamente il dito verso l'esecutivo attuale e la direzione politica impressa al suo partito da Sunak, oltre che sull'opposizione laburista e sulle inchieste aperte in questi mesi contro di lui per il cosiddetto scandalo Partygate dei ritrovi organizzati a Downing Street durante il proprio mandato in sospetta violazione delle restrizioni anti Covid allora in vigore.

STANLEY JOHNSON CON IL FIGLIO BORIS

 

Johnson ha informato nel testo di aver ricevuto in queste ore il rapporto finale della commissione parlamentare bipartisan incaricata di valutare se egli avesse mentito alla Camera a suo tempo, agli albori di quello scandalo. Un rapporto di sostanziale condanna, frutto a suo dire del "vergognoso pregiudizio" con cui la commissione sarebbe stata condotta dalla sua presidente, Harriet Harman, deputata veterana del Labour. "Non ho mentito, e credo che in cuor loro alla commissione sappiano perfettamente - ha scritto l'ex premier riferendosi ai membri della commissione - che quando ho parlato ai Comuni stavo dicendo ciò che sinceramente credevo fosse vero".

 

boris johnson

Ma sono comunque determinati a cercare di "spingermi fuori dal Parlamento" in modo "anti-democratico". Epilogo che Johnson - tutt'altro che rassegnato a rientrare nell'ombra dopo gli alti e bassi di una carriera politica passata attraverso innumerevoli polemiche e rinascite nel percorso da sindaco di Londra a primo ministro di Sua Maestà - non intende evidentemente subire. E che preferisce precipitare in prima persona, sbattendo la porta "almeno per ora", come non manca di sottolineare.

 

boris johnson e la moglie al funerale della regina elisabetta

E lasciando vacante quel collegio di Uxbridge, alle porte della capitale, che al momento, sondaggi alla mano, il Partito Conservatore del 'traditore' Sunak rischia di perdere. Gli strali della lettera di dimissioni non sono d'altronde rivolti solo contro la commissione guidata da Harman (o contro l'alta funzionaria Sue Gray, trasferitasi armi e bagagli a svolgere funzioni di capo di gabinetto del numero uno dell'opposizione laburista Keir Starmer pochi mesi dopo aver a sua volta indagato dall'interno di Number 10 sul Partygate).

 

Ma anche contro gli stessi Tories e gli orientamenti del primo ministro che in questi mesi - dopo l'effimera parentesi di Liz Truss - è risucito a sostituirsi a lui sullo sfondo di una spietata faida intestina. La maggioranza "da me conquistata" tre anni e mezzo fa, ha denunciato, "la più grande maggioranza (Tory) in mezzo secolo, è ora chiaramente a rischio". Colpa nelle sue parole di una nuova leadership che ha rinunciato a "tagliare le tasse", ha accantonato "troppo facilmente" i negoziati per un trattato di libero scambio post Brexit con gli Usa e avrebbe "bisogno di ritrovare urgentemente fiducia in ciò che questo Paese può fare".

boris johnson volodymyr zelensky 10

 

Oltre che di "dimostrare come ottenere il meglio dalla Brexit attraverso un'agenda pro crescita e pro investimenti". Una sfida in piena regola, ma anche un attacco nucleare all'autorità di Rishi Sunak, portato poche ore dopo che il premier in carica aveva approvato la sua lista d'onore di nomine e decorazioni di fedelissimi ricompensati in veste di capo di governo uscente in forma decurtata: e senza l'inclusione di pretoriani quali l'ex ministra della Cultura Nadine Dorries, dimessasi a sua volta da deputata per protesta.

 

bici inghilterra boris johnson

Attacco la cui onda d'urto andrà ora misurata in concreto nei suoi effetti su governo e legislatura. Ma che potrebbe rivelarsi fatale. Mentre BoJo, ringalluzzito nei mesi scorsi anche dal ruolo internazionale svolto durante la prima fase dell'invasione russa in Ucraina - e dai riconoscimenti a tutto tondo che continua a ricevere da figure come il presidente Volodymyr Zelensky - mostra, dimissioni a parte, di non avere alcuna intenzione di ritirarsi a vita privata. Tanto meno di chiudersi nel silenzio.

Ultimi Dagoreport

vannacci meloni la russa crosetto alleanza nazionale movimento sociale fratelli d italia

DAGOREPORT - PER NON DIMENTICARE LA…MEMORIA - VANNACCI FA MALE A SALVINI MA ANCHE A GIORGIA MELONI. E NON SOLO PER RAGIONI ELETTORALI, CIOE’ PER I VOTI CHE PUO’ PORTARLE VIA, MA SOPRATTUTTO PER QUESTIONI IDEOLOGICHE - IL GENERALE, CHE RIVENDICA DI RAPPRESENTARE “LA VERA DESTRA”, HA BUON GIOCO A SPUTTANARE I CAMALEONTISMI E I PARACULISMI DELLA DUCETTA (BASTA ASCOLTARE GLI INTERVENTI DI QUANDO FDI ERA ALL'OPPOSIZIONE) - DAL COLLE OPPIO A PALAZZO CHIGI, LA DESTRA MELONIANA HA INIZIATO UN SUBDOLO SPOSTAMENTO VERSO IL CENTRO. E COSI' IL GIUSTIZIALISMO PRO-MAGISTRATI E' FINITO IN SOFFITTA; DA FILO-PALESTINESE E ANTI-SIONISTA E' DIVENTATA FILO-ISRAELIANA; DA ANTI-AMERICANA E ANTI-NATO, SI E' RITROVATA A FARE DA SCENDILETTO PRIMA A BIDEN ED OGGI A TRUMP - CERTO, LA VERA MISURA DELL’INTELLIGENZA POLITICA È LA CAPACITÀ DI ADATTARSI AL CAMBIAMENTO, QUANDO E' NECESSARIO. E LA “SALAMANDRA DELLA GARBATELLA” LO SA BENISSIMO. MA DEVE ANCHE TENER PRESENTE CHE CI SONO PRINCIPI E VALORI CHE NON VANNO TRADITI PERCHE' RAPPRESENTANO L'IDENTITA' DI UN PARTITO...

giorgia meloni elly schlein giuseppe conte antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT - LA LEGGE ELETTORALE BY MELONI-FAZZO È PRONTA E C’È UNA SORPRESA: SECONDO RUMORS RACCOLTI DA DAGOSPIA, LA RIFORMA NON PREVEDEREBBE IL NOME DEL PREMIER SUL SIMBOLO ELETTORALE, COME INVECE SOGNAVA LA SORA GIORGIA (AVENDO FALLITO IL PREMIERATO, “MADRE DI TUTTE LE RIFORME”, PROVAVA A INTRODURLO DI FATTO) – FORZA ITALIA E LEGA HANNO FATTO LE BARRICATE, E LA DUCETTA HA DOVUTO TROVARE UN COMPROMESSO - MA TUTTO CIO'  NON TOGLIE DALLA TESTA DI GIUSEPPE CONTE, DALL'ALTO DI ESSERE STATO DUE VOLTE PREMIER, LA FISSA DELLE PRIMARIE PER LA SCELTA DEL CANDIDATO PREMIER DEL CENTROSINISTRA UNITO - ALL'INTERNO DI UN PARTITO, LE PRIMARIE CI STANNO; PER LE COALIZIONI VIGE INVECE IL PRINCIPIO DEL PARTITO CHE OTTIENE PIU' VOTI (VALE A DIRE: IL PD GUIDATO DA ELLY SCHLEIN) - NEL "CAMPOLARGO" INVECE DI CIANCIARE DI PRIMARIE, PENSASSERO PIUTTOSTO A TROVARE I VOTI NECESSARI PER RISPEDIRE A CASA I “CAMERATI D'ITALIA” DELL’ARMATA BRANCA-MELONI…

giancarlo giorgetti - foto lapresse

FLASH! – UN “TESORO” DI RUMORS: I RAPPORTI TRA IL MINISTRO DELL’ECONOMIA, GIANCARLO GIORGETTI, E IL SUO PARTITO, LA LEGA, SEMBRANO GIUNTI AL CAPOLINEA – IL “DON ABBONDIO DEL CARROCCIO”, QUALCHE GIORNO FA, PARLANDO DEL CASO VANNACCI, SI SAREBBE SFOGATO IN PARLAMENTO CON UN CAPANNELLO DI COLLEGHI LEGHISTI (TRA CUI ANCHE QUALCHE FRATELLINO D’ITALIA), MOSTRANDO TUTTA LA SUA DISILLUSIONE - LA SINTESI DEL SUO RAGIONAMENTO? “NON MI SENTO PIÙ DELLA LEGA, CONSIDERATEMI UN MINISTRO TECNICO…”

donald trump emmanuel macron charles kushner

DAGOREPORT – NEL SUO DELIRIO PSICHIATRICO, DONALD TRUMP STAREBBE PENSANDO DI NON PARTECIPARE AL G7 DI EVIAN, IN FRANCIA, A GIUGNO - SAREBBE UNA RITORSIONE PER L'''AMMONIMENTO'' DATO DAL DETESTATISSIMO MACRON ALL’AMBASCIATORE USA, CHARLES KUSHNER (CHE DEL TYCOON E' IL CONSUOCERO), CHE SE NE FREGA DI FORNIRE SPIEGAZIONI AL MINISTRO DEGLI ESTERI, BARROT, SUI COMMENTI FATTI DA WASHINGTON SULLA MORTE DEL MILITANTE DI DESTRA, QUENTIN DERANQUE - PER LO STESSO MOTIVO ANCHE GIORGIA MELONI, DIMENTICANDO CHE L'ITALIA E' NELL'UE E HA MOLTO DA PERDERE, HA IMBASTITO UNA GUERRA DIPLOMATICA CON MACRON - È UNA COINCIDENZA O C’È UNA STRATEGIA COMUNE TRA LA DUCETTA E TRUMP?