giorgia meloni matteo salvini silvio berlusconi

SCATTA LA RESA DEI CONTI NEL CENTRODESTRA - DOPO LA CAPORETTO ELETTORALE, BERLUSCONI DI NUOVO IN CAMPO PER PREPARARE IL VERTICE A TRE CON SALVINI E MELONI CHE RESTANO DIVISI SU TUTTO (ANCHE SULLA SFIDUCIA A LAMORGESE) – LA LOGICA DEL DERBY TRA "IL CAPITONE" E "LA DUCETTA" PER UN VOTO IN PIÙ NON FUNZIONA E MANCA UN FEDERATORE ALLA BERLUSCONI - LE MOSSE DEL CAV CHE SOGNA IL QUIRINALE: SI E’ ROTTO LE SCATOLE DI SALVINI E MELONI E STA LAVORANDO PER UN…

https://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/flash-ndash-dopo-caporetto-elettorale-si-rsquo-acuito-eufemismo-286704.htm

 

 

Francesco Verderami per corriere.it

 

berlusconi salvini meloni

 

In attesa di verificare se Salvini e Meloni riusciranno a risolvere la loro personale controversia sulla premiership, nel centrodestra hanno iniziato a discutere su una soluzione alternativa: non disponendo di un altro Berlusconi, alla coalizione servirebbe un Prodi, cioè un candidato per Palazzo Chigi capace di essere un valore aggiunto per l’alleanza e in grado di rappresentarli tutti. Il tema del federatore — che fu la soluzione escogitata nel ‘96 dal centrosinistra quando D’Alema disse al Professore «noi le conferiamo la nostra forza» — alimenta i conversari di dirigenti che per un ventennio non si sono dovuti porre (quasi) mai il problema: tanto c’era il Cavaliere.

berlusconi salvini meloni

 

E il solo fatto che si affronti l’argomento, testimonia che l’idea di incoronare leader chi ha «un voto in più» non regge, perché finisce per scadere in un derby interno che priva l’alleanza della forza necessaria per presentarsi unita davanti ai cittadini, in modo da conquistare «un voto in più» rispetto agli avversari. D’altronde a mettere in discussione questo schema sono stati proprio Meloni e Salvini, quando nell’ultima fase della campagna elettorale — dopo un braccio di ferro logorante — si sono resi conto che lo contesa li avrebbe condannati entrambi. Troppo tardi. Le urne sono state come una sentenza. E in vista dell’appello c’è da riorganizzare il rassemblement.

salvini meloni e berlusconi in conferenza stampa

 

 

Sulla validità del modello fin qui adottato, si interrogano tutti gli alleati. I centristi lo definiscono «infantile», pur ammettendo che «c’è un problema: come si spiega alla Meloni che il meccanismo per la premiership cambia, ora che nel centrodestra è formalmente prima?». «Eppoi oggi un Prodi noi non ce l’abbiamo», sostiene un autorevole dirigente di FdI, che evidenzia le differenze rispetto al passato, quando Berlusconi era egemone: «Mentre adesso sarebbe difficile trovare un federatore per due forze di eguale peso». Ma il tema è sul tavolo, si scorge nelle parole del leghista Centinaio, che pur restando fedele alla logica del «voto in più», aggiunge: «... Se invece si scegliesse, ad esempio, il più moderato, il più europeista, allora andrebbe chiarito. Mettendo in campo i nuovi criteri».

SALVINI BERLUSCONI MELONI

 

E oplà, il dibattito su un «Prodi berlusconiano» viene cripticamente aperto. Per certi versi questa è la cartina di tornasole dei problemi di un’alleanza che resta in testa nei sondaggi ma che sconta un deficit d’immagine e politico, su cui La Russa concentra l’attenzione: «Bisogna dimostrare agli italiani che la coalizione non è schiacciata a destra ma è di centrodestra».

 

Con un concetto di ispirazione tatarelliana, l’ex ministro della Difesa fa capire che il buco è al centro, che quel buco va coperto, che FdI e Lega per la loro parte devono farsene carico, agevolando la nascita di una formazione in quell’area rimasta orfana della vecchia potenza forzista.

 

BERLUSCONI SALVINI MELONI AL QUIRINALE

Lì, alla zona di confine con il centrosinistra dove si vincono le elezioni, il centro del centrodestra è oggi piccolo e diviso, minacciato da nuove micro-scissioni che non sottrarrebbero voti ma credibilità all’alleanza. Ecco a cosa si riferisce La Russa.

 

Ed ecco perché il leader udc Cesa rivolge un appello al Cavaliere, affinché per un verso «promuova una federazione centrista capace di allargare i confini attuali», e per l’altro «individui insieme agli alleati una personalità a cui affidare la guida della coalizione alle prossime elezioni. Altrimenti sarebbe complicato vincerle». A parte l’indole da sovrano di Berlusconi, andrebbero superate le (legittime) remore dei sovranisti Salvini e Meloni.

 

Si vedrà quale piega prenderà la discussione sulla premiership, nel frattempo sarà sull’ elezione del capo dello Stato che si misurerà l’unità del centrodestra. «Dovremo saper dire insieme sì o no ai candidati per il Quirinale», riconosce uno dei maggiorenti dell’alleanza: «Due nomi sui quali potremmo compattarci li abbiamo già. Sono Draghi e Berlusconi». Ma il primo a sospettare che non sia così è proprio il Cavaliere...

 

SALVINI MELONI BERLUSCONI

 

RESA DEI CONTI NEL CENTRODESTRA

Emanuele Lauria per la Repubblica

 

(...)

 

Eccolo di nuovo qui, Berlusconi, nei panni ancora del federatore, di anziano tutor di uno schieramento che qualche mese fa proclamava il suo essere maggioranza nel Paese e ora vive gli incubi di una scoppola elettorale e paga il pegno di errori che Giorgia Meloni riassume sostanzialmente nell'avere tre atteggiamenti diversi nei confronti di Draghi.

 

BERLUSCONI MELONI SALVINI

 

Ma ieri stesso la presidente di Fratelli d'Italia ha fatto sapere che il suo non era un invito formale spedito agli alleati perché lascino il governo. E Matteo Salvini, come pronta risposta, ha rallentato sull'attacco a uno dei simboli dell'esecutivo, la ministra dell'Interno Luciana Lamorgese. Sferzata sì nell'aula di Palazzo Madama, ma non al punto da chiederne quelle dimissioni invocate invece fino a qualche giorno fa. Particolare non secondario, nelle ore in cui la pasionaria della Destra romana lanciava una petizione perché Lamorgese lasci l'incarico.

 

SALVINI MELONI BERLUSCONI

 

Il fatto è che, mentre Meloni si interroga sulle contraddizioni di questa coalizione con un piede fuori e uno dentro Palazzo Chigi, la Lega rientra nuovamente nei ranghi, riavvicinandosi a Draghi, malgrado le scaramucce in cdm sulla riforma delle pensioni, che non sarà più quota 100 ma 102 o 104 epperò, fanno notare in ambienti del Carroccio, non sarà comunque il ritorno alla Fornero.

 

SILVIO BERLUSCONI E MATTEO SALVINI

Quanto a Forza Italia, la collocazione ferma dentro il governo Draghi, a difesa di Lamorgese e contro le strizzatine d'occhio a No Vax e No Pass, non è neppure in discussione. Non a caso, ieri, la ministra Mara Carfagna che già aveva individuato nella competizione fra Salvini e Meloni un "problema" per il centrodestra, è tornata a muovere le sue critiche: "Bisogna scommettere sulle nuove speranze degli italiani anziché sulle loro vecchie rabbie: è questa la strada che il centrodestra dovrebbe imboccare senza esitazioni dopo il deludente esito dei ballottaggi".

 

Saranno tanti, i nodi da sciogliere per Berlusconi che si accinge all'ultima fatica con il metronomo in mano, per dettare il ritmo a una coalizione "cui serve una costituente o forse un ricostituente", per dirla con un'altra metafora, e il copyright è del sottosegretario Giorgio Mulè. Parola d'ordine è voltare subito pagina, mettere in archivio queste sciagurate elezioni affidate a candidature scelte da Meloni e Salvini che Berlusconi ha bocciato a urne ancora aperte. "Michetti? Ma su, era il civico ignoto", si toglie il classico sassolino Maurizio Gasparri.

silvio berlusconi con matteo salvini

 

(...)

 

Il Quirinale è il primo banco di prova, e Meloni ha già lanciato verso il Colle Mario Draghi, nella prospettiva-speranza di elezioni anticipate che Forza Italia però non vuole e Salvini non si sa più.

 

Questo Berlusconi in versione Colonnello Kurtz dovrà fare la faccia dura con i giovani colleghi "sballottolati" ma anche cercare una via d'uscita soft, moderata, non fosse che per il fatto che Fi - pur avendo vinto a Trieste e in Calabria - resta l'ultima forza dello schieramento e soprattutto per la non secondaria circostanza che il Cavaliere crede nel sogno del Quirinale. E nessuno lo scoraggia.

giorgia meloni 9

 

Ma la coperta è corta: Berlusconi agli alleati dirà che si vince al Centro e non inseguendo minoranze di piazza, e inviterà i suoi a evitare le tentazioni lib-dem che pure sono forti fra ministri e parlamentari del Sud, come dimostra l'incontro fra  Matteo Renzi e il presidente forzista dell'Ars Gianfranco Micciché. "Scommettere ancora su questo centrodestra è un'impresa", è l'opinione di molti berlusconiani attratti dal modello Ursula. Il Cavaliere proverà a dimostrare il contrario. Un vero miracolo.

berlusconi salvini renzisalvini renzi meloni Berlusconi

Ultimi Dagoreport

emmanuel macron friedrich merz giorgia meloni donald trump volodymyr zelensky vladimir putin

DAGOREPORT – ET VOILA', ANCHE SULLA SCENA INTERNAZIONALE, IL GRANDE BLUFF DI GIORGIA MELONI È STATO SCOPERTO: IL SUO CAMALEONTISMO NON RIESCE PIÙ A BARCAMENARSI TRA IL TRUMPISMO E IL RUOLO DI PREMIER EUROPEO. E L'ASSE STARMER-MACRON-MERZ L'HA TAGLIATA FUORI – IL DOPPIO GIOCO DELLA "GIORGIA DEI DUE MONDI" HA SUPERATO IL PUNTO DI NON RITORNO CON LE SUE DICHIARAZIONI A MARGINE DEL G20 IN SUDAFRICA, AUTO-RELEGANDOSI COSÌ AL RUOLO DI “ORBAN IN GONNELLA”,  CAVALLO DI TROIA DEL DISGREGATORE TRUMP IN EUROPA - DITE ALLA MELONA CHE NON È STATO SAGGIO INVIARE A GINEVRA IL SUO CONSIGLIERE DIPLOMATICO, FABRIZIO SAGGIO… - VIDEO

barigelli cairo

DAGOREPORT - PANDEMONIO ALLA "GAZZETTA DELLO SPORT"! IL DIRETTORE DELLA “ROSEA” STEFANO BARIGELLI VIENE CONTESTATO DAL COMITATO DI REDAZIONE PER LE PRESSIONI ANTI-SCIOPERO ESERCITATE SUI GIORNALISTI – LA SEGRETARIA GENERALE FNSI DENUNCIA: “I COLLEGHI DELLA 'GAZZETTA' CHE VOGLIONO SCIOPERARE VENGONO RINCORSI PER I CORRIDOI DAI LORO CAPIREDATTORI E MINACCIATI: ‘NON TI FACCIO FARE PIÙ LA JUVENTUS…” - BARIGELLI AVREBBE RECLUTATO UNA VENTINA DI GIORNALISTI PER FAR USCIRE IL GIORNALE SABATO E DIMOSTRARE COSI' ALL’EDITORE URBANETTO CAIRO QUANTO CE L’HA DURO – LA VICE-DIRETTRICE ARIANNA RAVELLI AVREBBE PURE DETTO IN MENSA A BARIGELLI: “STIAMO ATTENTI SOLO CHE NON CI SPUTTANI DAGOSPIA...” - VIDEO

luigi lovaglio giuseppe castagna giorgia meloni giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone milleri monte dei paschi di siena

DAGOREPORT - È VERO, COME SOSTENGONO "CORRIERE" E “LA REPUBBLICA”, CHE L’OPERAZIONE MPS-MEDIOBANCA È “PERFEZIONATA E IRREVERSIBILE”? PIU' SAGGIO ATTENDERE, CON L'EVENTUALE AVANZAMENTO DELL'INCHIESTA GIUDIZIARIA MAGARI (IERI ED OGGI SONO STATI PERQUISITI GLI UFFICI DEGLI INDAGATI), QUALE SARÀ LA RISPOSTA DEGLI INVESTITORI DI PIAZZA AFFARI (GIA' MPS E' STATA MAZZOLATA IN BORSA) - POTREBBERO ANCHE ESSERCI RIPERCUSSIONI SUL COMPAGNO DI AVVENTURE DI CALTARICCONE, FRANCESCO MILLERI, CHE GUIDA L'HOLDING DELFIN LA CUI PROPRIETÀ È IN MANO AI LITIGIOSISSIMI 8 EREDI DEL DEFUNTO DEL VECCHIO - MA IL FATTO PIÙ IMPORTANTE SARA' IL RINNOVO AD APRILE 2026 DELLA GOVERNANCE DI GENERALI (PER CUI È STATA ESPUGNATA MEDIOBANCA) E DI MPS DEL LOQUACE CEO LUIGI LOVAGLIO (VEDI INTERCETTAZIONI) - INFINE, PIÙ DI TUTTO, CONTANO I PASSI SUCCESSIVI DELLA PROCURA DI MILANO, CHE PUÒ SOSPENDERE L’OPERAZIONE DELLA COMBRICCOLA ROMANA FAVORITA DA PALAZZO CHIGI SE INDIVIDUA IL RISCHIO DI REITERAZIONE DEI REATI (DA PIAZZA AFFARI SI MOLTIPLICANO LE VOCI DI NUOVI AVVISI DI GARANZIA IN ARRIVO PER I "FURBETTI DEL CONCERTINO''...)

putin witkoff marco rubio donald trump zelensky

DAGOREPORT – SI ACCENDE LA RIVOLTA DEL PARTITO REPUBBLICANO CONTRO TRUMP - I DANNI FATTI DA STEVE WITKOFF (SOTTO DETTATURA DI PUTIN), HANNO COSTRETTO L’IDIOTA DELLA CASA BIANCA A METTERE IN CAMPO IL SEGRETARIO DI STATO MARCO RUBIO CHE HA RISCRITTO IL PIANO DI PACE RUSSIA-UCRAINA - CON IL PASSARE DELLE ORE, CON UN EUROPA DISUNITA (ITALIA COMPRESA) SUL SOSTEGNO A KIEV, APPARE CHIARO CHE PUTIN E ZELENSKY, TRA TANTE DISTANZE, SONO IN SINTONIA SU UN PUNTO: PRIMA CHIUDIAMO LA GUERRA E MEGLIO È…

giorgia meloni ignazio la russa matteo salvini antonio tajani

DAGOREPORT – LE REGIONALI SONO ANDATE A FINIRE COME NON VOLEVA, SALTELLANDO FUNICULÌ-FUNICULÀ, GIORGIA MELONI: LA "STATISTA DELLA SGARBATELLA", CHE RISCHIA DI NON TORNARE A PALAZZO CHIGI TRA DUE ANNI, ACCELERA SULLA DOPPIETTA PREMIERATO-LEGGE ELETTORALE, MA NON TUTTO FILA LISCIO A PALAZZO CHIGI: SALVINI E TAJANI SPUTERANNO SANGUE PUR DI OPPORSI ALL’INDICAZIONE DEL NOME DEL PREMIER SULLA SCHEDA ELETTORALE, CHE FINIREBBE PER CANNIBALIZZARLI - LA LEGA È CONTRARISSIMA ANCHE AL PREMIO DI MAGGIORANZA ALLA COALIZIONE (CON LA SOGLIA AL 40%, LA LEGA DIVENTEREBBE SACRIFICABILE) – ALTRA ROGNA: IGNAZIO LA RUSSA SCENDE IN CAMPO IN MODALITÀ SCASSA-MELONI: HA RINFOCOLATO LA POLEMICA SU GAROFANI E SE NE FOTTE DEI DIKTAT DELLA DUCETTA (FIDANZA SINDACO DI MILANO? NO, MEJO LUPI; PRANDINI GOVERNATORE DELLA LOMBARDIA? NO, QUELLA È ROBA MIA)

francesco de tommasi marcello viola daniela santanche ignazio leonardo apache la russa davide lacerenza pazzali

DAGOREPORT - CHE FINE HANNO FATTO LE INCHIESTE MILANESI SULLA SANTANCHE', SUL VISPO FIGLIO DI LA RUSSA, SUL BORDELLO DELLA "GINTONERIA" AFFOLLATA DI POLITICI, IMPRENDITORI E MAGISTRATI, OPPURE SULL'OSCURA VENDITA DELLA QUOTA DI MPS DA PARTE DEL GOVERNO A CALTAGIRONE E COMPAGNI? - A TALI ESPLOSIVE INDAGINI, LE CUI SENTENZE DI CONDANNA AVREBBERO AVUTO UN IMMEDIATO E DEVASTANTE RIMBALZO NEI PALAZZI DEL POTERE ROMANO, ORA SI AGGIUNGE IL CASO DEL PM FRANCESCO DE TOMMASI, BOCCIATO DAL CONSIGLIO GIUDIZIARIO MILANESE PER “DIFETTO DEL PREREQUISITO DELL’EQUILIBRIO” NELL’INDAGINE SUL CASO DI ALESSIA PIFFERI – MA GUARDA IL CASO! DE TOMMASI È IL PM DELL’INCHIESTA SUI DOSSIERAGGI DELL’AGENZIA EQUALIZE DI ENRICO PAZZALI, DELICATISSIMA ANCHE PER I RAPPORTI DI PAZZALI CON VERTICI GDF, DIRIGENTI DEL PALAZZO DI GIUSTIZIA MILANESE E 007 DI ROMA - SE IL CSM SPOSASSE IL PARERE NEGATIVO DEL CONSIGLIO GIUDIZIARIO, LA CARRIERA DEL PM SAREBBE FINITA E LE SUE INDAGINI SUGLI SPIONI FINIREBBERO NEL CESTINO - LA PROCURA DI MILANO RETTA DA MARCELLO VIOLA, CON L'ARRIVO DELL'ARMATA BRANCA-MELONI, E' DIVENTATA IL NUOVO ''PORTO DELLE NEBBIE''?