TAKE MY BREATH HUAWEI/2 - LA GERMANIA È ESATTAMENTE NELLA STESSA SITUAZIONE ITALIANA SUL 5G, CON LA DIFFERENZA CHE LA ''SPECIAL RELATIONSHIP'' CON XI JINPING LA COLTIVA DA ANNI, VISTO CHE LA MERKEL È LA PRIMA ALLEATA CINESE IN EUROPA - LE UNIVERSITÀ AMERICANE, PURE QUELLE PIÙ 'RADICAL' TIPO STANFORD, SI ALLINEANO A TRUMP E RIFIUTANO I FONDI DI HUAWEI

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1. DAGOSPIA, 2014: LA MISSIONE DELLE BARBEFINTE DELLA CIA NON ERA SPIARE SOLO I RAPPORTI TEDESCHI CON LA RUSSIA DI PUTIN, MA QUELLI CON LA CINA, SEMPRE PIÙ STRETTI E PROFICUI: IN SETTE (LUNGHE) VISITE LA CANCELLIERA HA INCASSATO ACCORDI MILIARDARI ED È DIVENTATA IL PARTNER POLITICO DEL DRAGONE IN EUROPA, RAPPORTO CHE NON E’ RIUSCITO AD OBAMA

 

http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/dopo-settimana-cacciata-suo-agente-cia-obama-chiama-81064.htm

 

 

2. ANCHE BERLINO È AL BIVIO TRA MERKEL E STATI UNITI BRACCIO DI FERRO SU HUAWEI

Paolo Valentino per il ''Corriere della Sera''

 

Non risparmia neppure la Germania il rovello esistenziale che affligge oggi tutti o quasi i Paesi europei: la scelta tra «avere» con la Cina o «essere» con gli Stati Uniti, il tormento tra interessi economici e interessi strategici.

Meng Wanzhou Meng Wanzhou

 

Il governo degli Stati Uniti ha minacciato di ridurre drasticamente o addirittura cessare del tutto la cooperazione d' intelligence con i servizi tedeschi, se Berlino dovesse aprire ai cinesi di Huawei la realizzazione del 5G, il network superveloce della telefonia mobile, destinato a rivoluzionare ancora una volta l' universo della comunicazione. Un vero e proprio ricatto, quello contenuto nella lettera che l' ambasciatore americano a Berlino, Richard Grenell, ha inviato nei giorni scorsi al ministro dell' Economia, Peter Altmaier.

 

Un tono talmente minaccioso, da costringere Angela Merkel a intervenire con inusuale durezza: «Per il governo federale - ha detto la cancelliera - la sicurezza è un bene supremo, anche nella costruzione del 5G. Ecco perché definiamo da soli i nostri standard».

 

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Grenell non è nuovo a questo genere di sortite, tanto da meritarsi l' appellativo di «piccolo Trump». Appena insediato a Berlino, nella scorsa primavera, «ordinò» alle imprese tedesche di «smettere immediatamente ogni affare con l' Iran», rompendo il codice diplomatico e suscitando forte irritazione in tutto l' establishment tedesco.

 

Ma la nuova uscita segna un salto di qualità e la dice lunga sulla determinazione della Casa Bianca a bloccare l' ingresso di Huawei nel 5G, considerato il cavallo di Troia con cui i cinesi potrebbero avere una finestra sul più moderno sistema di comunicazione dell' Occidente. Mai infatti, neppure Trump aveva minacciato ritorsioni nel settore dell' intelligence, dove la cooperazione con gli americani è considerata «esistenziale».

MERKEL XI MERKEL XI

Nella lotta al terrorismo, alle minacce cibernetiche o quant' altro, senza l' aiuto delle agenzie USA, disse una volta l' ex ministro degli Interni tedesco, Thomas de Maizière, «saremmo ciechi e sordi».

 

La lettera di Grenell ha provocato reazioni forti. «Non abbiamo bisogno di suggerimenti o minacce da parte dell' ambasciatore americano per decidere passi sensati in tema di sicurezza nazionale», ha detto il segretario generale del gruppo parlamentare Cdu-Csu, Michael Grosse-Broemer. «Non ci faremo coinvolgere nello scontro di Trump con la Cina», ha dichiarato la leader dei Verdi, Annalena Baerbock.

merkel xi jinping merkel xi jinping

 

Da mesi governo e forze politiche discutono se aprire o meno il 5G a Huawei. Decisione delicatissima, dove investimenti, interessi commerciali, politica estera e indipendenza tecnologica si mescolano in un cocktail esplosivo.

Un' apertura non sarebbe comunque esente da condizioni di sicurezza, già formulate in una lista dall' agenzia federale che supervisiona il progetto.

 

Se non soddisfatte, l' esclusione di Huawei dal network è scontata. «In ogni caso - ha precisato Merkel - dev' essere chiaro che se si lavora in Germania, lo Stato cinese non possa avere accesso a tutti i prodotti in cui sono coinvolte aziende cinesi».

 

D' altra parte rimane anche il timore che, nel caso Huawei rimanga fuori, anche la Cina decida misure di rappresaglia contro le imprese tedesche: a cominciare da Volkswagen che oggi produce nella Repubblica popolare quasi la metà delle sue automobili.

 

 

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3. USA, ANCHE STANFORD E PRINCETON RIFIUTANO DONAZIONI DA HUAWEI

Francesco Semprini per “la Stampa

 

Le università americane si schierano con Donald Trump nella crociata digitale contro Huawei, mentre l' amministrazione Usa estende all' Italia il monito già indirizzato alla Germania sull' assegnazione a operatori «pericolosi» delle infrastrutture strategiche. Alcuni prestigiosi atenei americani hanno deciso di non usufruire più di donazioni e fondi erogati dal colosso cinese a beneficio di enti e istituzioni Usa che lavorano nel campo della tecnologia e delle telecomunicazioni. Un passo indietro legato alle pressioni dell' amministrazione Trump e del Congresso, che chiedono di limitare gli accordi con Huawei per timori sulla sicurezza nazionale.

 

A compierlo sono stati quattro atenei, Princeton, Stanford, Ohio State University e la sede di Berkeley dell' Università della California. Huawei - secondo quanto riferito dal dipartimento dell' Istruzione Usa - ha erogato in tutto 10,6 milioni di dollari in donazioni e contratti a nove istituti universitari americani tra il 2012 e il 2018 per contribuire allo sviluppo di programmi nel campo tlc e hi-tech.

 

XI JINPING DONALD TRUMP XI JINPING DONALD TRUMP

«Molte altre nostre università taglieranno i ponti», col colosso americano, avverte Tobin Smith, vicepresidente dell' Associazione delle università americane che rappresenta 62 istituzioni. Smith ricorda come al riguardo l' Fbi stessa ha organizzato un «incontro importante» con le dirigenze degli atenei. A sottolineare il rischio percepito dalle istituzioni a stelle e strisce, secondo cui il gigante cinese della telefonia mobile è considerato una minaccia alla sicurezza in quanto potenziale «cavallo di Troia» da parte di hacker al soldo di Pechino.

 

Il timore nasce dalle reiterate attività di spionaggio cibernetico che vedono coinvolti i due Paesi: sono sempre più frequenti i tentativi di arrembaggio da parte dei bucanieri cibernetici del Dragone che tentano di rubare informazioni e dati sensibili dalle banche dati americane. A rincarare la dose è Jim Banks, deputato repubblicano dell' Indiana secondo cui realtà come «Huawei, Zte e Confucius Institutes non sono altro che serpi in seno». «Siamo determinati a tagliare i ponti con questi serpenti per impedire che infiltrino le nostre istituzioni accademiche, le nostre infrastrutture di tlc, e per la serie natura del rischio che essere rappresentano».

 

L' allarme sul rischio rappresentato dagli operatori cinesi, specie nel' ambito del 5G, ovvero la telefonia mobile di ultima generazione, è ribadito dalla stessa amministrazione Usa nei confronti dell' Italia. Un portavoce del dipartimento di Stato ha spiegato che il monito rivolto a Berlino solo tre giorni fa sul 5G di Huawei vale anche per Roma.

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«I progetti che non rispettano gli standard di sicurezza sollevano preoccupazioni per noi», ha detto il portavoce di foggy Bottom. Gli Usa ammoniscono l' Italia, come tutti gli alleati e partner degli Stati Uniti, a valutare «rigorosamente» i rischi di fornitori soggetti a governi stranieri prima di prendere qualsiasi decisione su infrastrutture critiche come la rete 5G. Le tempistica dell' ultimatum recapitato a Berlino aggravato dalla minaccia di una revisione dei rapporti di intelligence tra i due Paesi, non è del resto casuale.

 

La scorsa settimana l' autorità tedesca per le telecomunicazioni ha aggiornato un rapporto sui requisiti di sicurezza richiesti agli operatori delle reti infrastrutturali che non impedirebbe a Huawei di partecipare alla realizzazione del 5G, motivando così la prova muscolare di Washington. Da parte sua un portavoce del ministero dell' Economia tedesco ha replicato spiegando che i timori la cancelleria non ha sino ad oggi ravvisato elementi di turbativa da parte di operatori stranieri tali da mettere a rischio la sicurezza della Germania o dei suoi alleati.

 

 

 

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