christine lagarde

“IL DOLCE STILNOVO DELLA LAGARDE SEMBRA GIÀ FAR RIMA CON CRISI DEL DEBITO SOVRANO 2.0” – “IL GIORNALE” VERGA UN VELENOSISSIMO RITRATTO DELLA PRESIDENTE DELLA BCE: “CON LA STESSA FREQUENZA DEI SUOI TAILLEUR CHANEL D'ORDINANZA ESIBITI IN PUBBLICO, LA TENDENZA ALL'ERRORE L’HA ACCOMPAGNATA IN TUTTO IL SUO PERCORSO PROFESSIONALE. DALLO SFONDONE SULLA CRISI DEI MUTUI SUBPRIME (IL PEGGIO È DIETRO LE SPALLE), FINO A QUELLO SULL'INFLAZIONE (È UN FENOMENO TEMPORANEO). NE SANNO QUALCOSA I GRECI…” - L'ATTACCO DI GIAVAZZI (PER CONTO DI DRAGHI) È SOLO L'INIZIO?

1 - L'EFFETTO LAGARDE SUI MERCATI

Francesco Guerrera per “la Repubblica”

 

CHRISTINE LAGARDE

Viste le sue origini, Christine Lagarde conosce bene la parola gaffe. Visto il suo ruolo, la presidente della Banca Centrale Europea dovrebbe evitare di commettere l'atto descritto da quella parola. Soprattutto in questo periodo di debolezza economica, nervosismo dei mercati e profonde spaccature all'interno della zona euro.

 

Purtroppo, l'ultima gaffe di Lagarde - l'aver lasciato la porta aperta ad un aumento dei tassi d'interesse molto più grande di quanto preventivato da mercati, governi ed esperti - sta rendendo la vita difficile non solo alla Bce ma anche a Paesi dalle finanze fragili come l'Italia.

 

sarkozy lagarde

Con l'inflazione della zona euro a livelli record, i banchieri centrali europei stanno giocando su tre diversi campi: nelle Borse mondiali, nelle capitali nazionali e nel confronto con le altre autorità monetarie.

 

La prima partita è, al momento, la più importante. Spaventati dalla possibilità di un rapido e considerevole aumento dei tassi, i mercati si stanno accanendo sugli anelli deboli della moneta unica, tra cui l'Italia. La provocazione è stata, ahimè, un'altra gaffe di Francoforte, che aveva fatto trapelare di avere in programma uno "scudo" contro il balzo dello spread di alcuni Paesi, salvo poi non annunciare nulla di concreto.

 

christine lagarde 3

La risalita del rendimento dei Btp negli ultimi giorni è una sfida degli investitori alla banca centrale: sfoderate lo scudo o creeremo un'altra crisi del debito. La Bce probabilmente risponderà di avere risorse illimitate per combattere la speculazione, ma un braccio di ferro con hedge fund miliardari è l'ultima cosa di cui ha bisogno in questo momento.

 

La seconda partita è la più delicata, come dimostrato ieri dalle dichiarazioni di Francesco Giavazzi. «La Bce promette di alzare i tassi per rispondere all'aumento dell'inflazione con uno strumento sbagliato», ha detto il consigliere economico, e grande amico, di Mario Draghi ad un convegno. Giavazzi ha poi spiegato di non aver voluto criticare la Bce, che usa l'unica arma a sua disposizione per ridurre il caro-prezzi.

 

DOMINIC STRAUSS KAHN - CHRISTINE LAGARDE

A suo avviso, il miglior modo per contrastare l'inevitabile frenata economica causata dall'aumento dei tassi è quello di spendere bene e presto i fondi del Pnrr. Come a dire: il vero "scudo" contro lo spread è la crescita.

 

Detto ciò, la querelle (tanto per rimanere nel lessico francese) ha messo a nudo le sensibilità dei governi nazionali di fronte ad una politica monetaria aggressiva, e ad una politica della comunicazione scompigliata, da parte di Francoforte.

 

Non sarà l'ultima volta che un esponente politico nazionale dirà la sua sulle azioni della Bce. La terza battaglia è quella che durerà più a lungo. È ormai chiaro che la Federal Reserve americana alzerà i tassi molto più velocemente delle sue controparti in Europa, Gran Bretagna e Giappone.

 

FRANCESCO GIAVAZZI

Il risultato, e già lo stiamo vedendo, è un rafforzamento del dollaro contro le altre grandi valute. La buona notizia è che le aziende esportatrici del nostro blocco - e ce ne sono tante in Italia ma anche in Germania - guadagneranno ordini, ricavi e, si spera, posti di lavoro.

 

La brutta notizia è che una moneta debole ci costringe ad "importare" inflazione, gravando di costi ulteriori i bilanci già stremati di milioni di famiglie. Sono tre fronti complessi, tortuosi e pericolosi, distanti anni luce dalla semplicità del compito delle banche centrali negli ultimi decenni: elargire stimolo con il pilota automatico. Ora la Bce, e l'Europa, hanno bisogno di una guidatrice dalla mano ferma e le parole chiare. È nell'interesse di tutti sperare che Christine Lagarde sia la persona giusta.

christine lagarde 1

 

2 - QUELLA NOVELLA MARIA ANTONIETTA CHE NON NE HA MAI INDOVINATA UNA

Rodolfo Parietti per “il Giornale”

 

Dovevamo capirlo fin dall'inizio, da quel comunicherò col mio stile. Frase con cui Christine Lagarde, di fresca investitura alla guida della Bce, aveva da subito voluto marcare uno iato rispetto al modus comunicandi di Mario Draghi. Quello sempre stringato e tecnico, persino un poco ingessato nel lessico. Ma è da quel dire per sottrazione che si è poi dispiegata la potenza salvifica del Whatever it takes. Col suo stile, la capa della Bce continua invece a combinar disastri.

sarkozy lagarde merkel

 

A Madame molti attribuiscono un'indubbia abilità politica, riconoscimento peraltro non suffragato dall'infausta esperienza come ministro francese dell'Economia. È il 2008 quando sembra destinata a finire nel tritacarne: l'imprenditore Bernard Tapis fa crac, lei è presa in mezzo. Tre anni dopo, però, i giudici la fanno cadere in piedi: è colpevole di negligenza, ma la fedina penale non si macchia. Erano i tempi di Nicolas Sarkozy all'Eliseo.

 

Giavazzi Draghi

Erano gli anni di Christine in versione Biancaneve con sfumature masochiste: Fai di me ciò che vuoi, scrive al suo Sarko. Attrazione fatale verso il potere.

 

Anche ora che ha messo a ferro e fuoco i mercati con la supercazzola sullo scudo anti-spread, girano voci che la vorrebbero premier di Francia. Lo sponsor sarebbe proprio Nicolas, che ne apprezza la naturale attitudine ad ascoltare tutti. Che, poi, rischia di essere il difetto capitale di chi stenta ad avere idee proprie. Christine, nata Lallouette, fatica a manifestarle. Da sempre.

 

Forse colpa di quelle lacune curriculari, mai colmate dopo la laurea in scienze politiche e il fallito approdo all'ENA. Di economia mastica quel che ha imparato allo studio legale Baker&McKenzie, di cui diventò presidente nel 1999.

 

christine Lagarde

Ai tempi, in Francia, la chiamavano l'Americaine, e non per farle un complimento. Intelligente, un sorriso accattivante ma con la stessa rigidezza plastificata di chi ha praticato il nuoto sincronizzato, è sempre stata capace di fiutare da che parte tira il vento. Fino al punto di scalare, gradino dopo gradino, la sua personale stairway to heaven. Prima della Bce, c'era stato il Fondo monetario internazionale.

 

Con Christine, il "pink power" veniva issato per la prima volta, anche grazie al priapismo di Dominique Strauss-Khan, sulla plancia di comando di una delle più potenti organizzazioni internazionali. Non furono anni memorabili.

 

Di quell'inclinazione perpetua a cambiare carreggiata ne sanno qualcosa i greci. Dopo aver aperto i cordoni della borsa all'Argentina con un prestito non rimborsabile, Madame si impuntò, fra insulti reciproci (l'ellenico «Criminale» contrapposto al lagardiano Non fate i bambini), sulla proroga di una tranche di prestiti che Atene doveva restituire al Fmi.

 

EMMANUEL MACRON CHRISTINE LAGARDE

Il default venne sfiorato, e solo dopo arrivò il mea culpa: Abbiamo commesso un errore evidente nel calcolo dei moltiplicatori. Tradotto: non abbiamo capito una mazza sugli effetti pesantemente recessivi dell'austerity.

 

Con la stessa frequenza dei suoi tailleur Chanel d'ordinanza esibiti in pubblico, questa tendenza all'errore ha accompagnato Lagarde in tutto il suo percorso professionale. Dallo sfondone sulla crisi dei mutui subprime (Il peggio è dietro le spalle), fino a quello sull'inflazione (È un fenomeno temporaneo).

christine lagarde mario draghi

 

Il Covid l'ha, come dire, aiutata a non terremotare l'eurozona anzitempo grazie al varo del Pepp da 1.850 miliardi. Ma prima della pandemia, causa originaria di innesco dell'inflazione, pareva già essersi appuntata al bavero della giacca la spilla coi colori della Germania.

 

Si annusava l'odore di abiura del quantitative easing di SuperMario da quel non siamo qui per ridurre gli spread del marzo 2020. Da non derubricare a rango di cazzata, tipo la gaffe da Maria Antonietta con l'invito rivolto ai francesi, nel 2007, a usare la bicicletta contro i rincari della benzina.

lagarde draghi mattarella

 

Quelle parole erano una scelta di campo. Ora, comme d'habitude, ci risiamo. Oltre ad accelerare il processo di normalizzazione della politica monetaria, viene di fatto tollerato l'allargamento degli spread. Con ciò rendendo più impervia la strada dell'aggiustamento dei conti pubblici, esponendo Eurolandia al rischio di recessione e alimentando le spinte anti-euro. Il dolce stilnovo della Lagarde sembra già far rima con crisi del debito sovrano 2.0.

Articoli correlati

LAGARDE TIRA IL TASSO E NASCONDE LA MANO - LA BCE STUDIA UNO SCUDO ANTI-SPREAD PER I PAESI FRAGILI

GIAVAZZI, PER CONTO DI DRAGHI, ATTACCA LAGARDE: AUMENTO DEI TASSI E\' STRUMENTO SBAGLIATO

LAGARDE HA CREATO IL PANICO SUI MERCATI: LO SPREAD E\' ARRIVATO A 245 PUNTI BASE E I RENDIMENTI...

NEMMENO DRAGHI PUO NULLA: IL DIFFERENZIALE TRA I BTP ITALIANI E I BUND TEDESCHI CONTINUA A CRESCERE

L\'IRRITAZIONE DELL'ITALIA SULLA STRETTA MONETARIA E TUTTA DIRETTA VERSO LA BANCA CENTRALE EUROPEA...

SI E SPENTO IL BAZOOKA - CHRISTINE LAGARDE ANNUNCIA LA FINE DEL QUANTITATIVE EASING

DEL RESTO LA LAGARDE L'AVEVA DETTO: \'NON SIAMO QUI A RIDURRE GLI SPREAD\' - A DUE ANNI DALLA GAFFE..

\'I SACRIFICI OCCORRE RIPARTIRLI CON EQUITA, MA NON SI PUO ILLUDERSI DI EVITARLI\' - STEFANO LEPRI...

Ultimi Dagoreport

silvio berlusconi mediaset bettino craxi televisione ceccarelli

DAGOREPORT - 1980, NON LO VIDERO PROPRIO ARRIVARE IL TELE-BERLUSCONISMO... NÉ DA DESTRA NÉ DA SINISTRA - EPPURE, GIÀ NEL 1977 L’ASSESSORE PCI ALLA CULTURA DI ROMA, RENATO NICOLINI, AVEVA AVVERTITO UN REPENTINO MUTAMENTO DELLO SPIRITO DEI TEMPO, LANCIANDO L’ESTATE ROMANA E LA ‘’CULTURA DELL’EFFIMERO’’ - ALL’AVVENTO DELLA TV COMMERCIALE, DC E PC FECERO SPALLUCCE, SPREZZANTI, DIMENTICANDO CHE LA SOCIETÀ CAMBIA NON PER RIVOLUZIONI, IDEOLOGIE, RELIGIONI, ETC.; CAMBIA OGNI VOLTA CHE I MEZZI DI COMUNICAZIONE CAMBIANO - LA NASCITA DEL BISCIONE RIDEFINÌ LE ASPETTATIVE E LE DINAMICHE DI VITA DELLA CULTURA DI MASSA DEGLI ANNI ’80: AL DIAVOLO IL CONCETTO NOVECENTESCO DI PROFONDITÀ, VIVA LA SUPERFICIE COME MASSIMO DELLA PROFONDITÀ - UN CAMBIO DI FORMAT CHE L’EX PALAZZINARO DI MILANO 2 COLSE AL VOLO, MANDANDO IN ONDA UN PALINSESTO A IDEOLOGIA ZERO CHE PREFERIVA L’IMMAGINARIO ALLA RAPPRESENTAZIONE DELLA REALTÀ - SE PCI E DC CONTINUARONO IMPERTERRITI A DEMONIZZARE IL BISCIONE, IL PSI DI BETTINO CRAXI COLSE AL VOLO L’OCCASIONE DI SMARCARSI DALLA TENAGLIA DEI “DUE CHIESE”, SUPPORTANDO SILVIONE - (UN SAGGIO DI FILIPPO CECCARELLI SU COME IL CAVALIERE CREO' IL SUO IMPERO MEDIATICO)

elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – DAJE E RIDAJE, CON CONTE IN MODALITÀ VENTRILOQUO DI TRAVAGLIO, CON I SONDAGGI CHE SPROFONDANO UN PD SUBALTERNO AL M5S SOTTO IL 20%, CON IL CAMPO LARGO RIDOTTO A UNO SPETTACOLO SEMPRE PIÙ UMILIANTE E GROTTESCO, ELLY AVRÀ PENSATO CHE ERA GIUNTA L'ORA DI FINIRLA: CARO GIUSEPPE, HA ROTTO IL CAZZO CON 'STE PROVOCAZIONI QUOTIDIANE SU EUROPA E UCRAINA, E SEMPRE CON QUEL TONETTO DA "PICCOLA, TORNA A PETTINARE LE BAMBOLE". ORA LA MISURA È COLMA: VEDIAMO CHI CE L'HA PIÙ LUNGO: “NEL PROGRAMMA UNO NON VALE UNO, IL PD HA IL DOPPIO DEI VOTI” - MA LA GOCCIA CHE HA FATTO TRABOCCARE I NEURONI DI SCHLEIN FUORI DALLE SINAPSI È STATA LA DICHIARAZIONE DELL'AZZECCAGARBUGLI STELLATO: “ERO A FAVORE DI UN FEDERATORE NEL CENTROSINISTRA, MA MI È STATO DETTO DI NO”. UNA FRASETTA CHE HA STIZZITO OVVIAMENTE ELLY (MANCO NOMINATA), MA ANCHE GLI ESPONENTI DI SPICCO DEL VERTICE DEL M5S (IN PRIMIS, PATUANELLI), I QUALI DI UN EVENTUALE "TERZO UOMO" NON NE AVEVANO MAI SENTITO PARLARE - STASERA CONTE HA REPLICATO AL TURBO-VAFFA SPARATO DA ELLY FARFUGLIANDO LA SOLITA SUPERCAZZOLA CON SCAPPELLAMENTO NEL VUOTO DEI GAZEBO: "A QUESTO PUNTO NON CI SONO ALTERNATIVE ALLE PRIMARIE" (E LA GIOSTRA RICOMINCIA...) - VIDEO

sicilia toto cuffaro renato schifani gaetano armao geremia lombardo elvira amata gaetano galvagno

DAGOREPORT – IL TINTINNIO DI MANETTE FA TREMARE IL CENTRODESTRA SICILIANO IN VISTA DELLE ELEZIONI REGIONALI DEL 2027 – LA RICHIESTA DI ARRESTO PER L’EX VICEPRESIDENTE DELLA REGIONE, GAETANO ARMAO, MARITO DELL’EX “ZARINA” GIUSI BARTOLOZZI, ACCUSATO DI CORRUZIONE, HA FATTO SCALPORE. MA LE ANTENNE DI DAGOSPIA IN SICILIA CI SEGNALANO CHE IL NOME PIÙ “PESANTE”, IN TERMINI POLITICI, TRA I NOVE COINVOLTI NELL’INCHIESTA È QUELLO DI GEREMIA LOMBARDO, NIPOTE DELL’EX GOVERNATORE RAFFAELE - LOMBARDO È DEPUTATO DELL’MPA E PRESIDENTE DELL’UFFICIO DI QUESTURA DELL’ASSEMBLEA REGIONALE, DA DOVE PASSANO LE DECISIONI SULLE SPESE – I GUAI GIUDIZIARI DEL CENTRODESTRA NELL'ISOLA NON RISPARMIANO FDI: SONO A PROCESSO PER CORRUZIONE L’ASSESSORE AL TURISMO, ELVIRA AMATA, E IL PRESIDENTE DELL’ARS GAETANO GALVAGNO – E ORMAI È FUORI DAI GIOCHI ANCHE TOTO’ CUFFARO...

report sigfrido ranucci giorgio mottola italo bocchino valter lavitola giorgia meloni - giampaolo rossi

DAGO-“REPORT” - MA LA RAI ALLA FIAMMA VUOLE VERAMENTE LIBERARSI DEL “SINISTRO” SIGFRIDO RANUCCI? – MESSO ALLO SPIEDO DA ANNI PER LE INCHIESTE DI “REPORT”, UNIDIREZIONALI CONTRO LA DESTRA DI GOVERNO, COME MAI L’AD DI TELE-MELONI, GIAMPAOLO ROSSI, NEL 2024 HA MANTENUTO NEL RUOLO DI VICEDIRETTORE AD PERSONAM L'''AMICO FRATERNO'' DI LAVITOLA? - MAGARI ROSSI NON VUOLE ESSERE ACCUSATO DI AVER EPURATO "IL PIÙ IMPORTANTE GIORNALISTA D'INCHIESTA DELLA TV PUBBLICA", BENCHE' SIA FINITO NEL VERMINAIO DEL PESCIVENDOLO DEL “CEFALÙ BISTROT’’? – SERPEGGIANO ALTRI RUMORS: ROSSI POTREBBE AVER RICEVUTO DIKTAT DA ALTRI PALAZZI A CUI RANUCCI, AL DI LÀ DELLE POLEMICHE E DELLE QUERELE, SERVE ED APPARECCHIA? – NON SOLO LAVITOLA: IL RAPPORTO AMICALE DI RANUCCI CON L'UBIQUO ITALO BOCCHINO - SALE IL CLIMA DI TENSIONE NELLA SQUADRA DI “REPORT” DOVE SONO IN MOLTI A CREDERE AL REINTEGRO DI “SIG”: E METÀ REDAZIONE È PRONTA A GIRARE I TACCHI…

roberto vannacci giannetta reggio calabria meloni salvini tajani occhiuto roscioli cannizzaro lotito

DAGOREPORT – LA CALABRIA NON È STATA LA SASSONIA, MA VANNACCI HA LANCIATO UN SASSO PESANTE – IL CENTRODESTRA HA AVUTO L’ORDINE DI ESULTARE PER LA VITTORIA DI FABIO ROSCIOLI ALLE SUPPLETIVE DI REGGIO CALABRIA, EPPURE IL RISULTATO DI FUTURO NAZIONALE IN DOPPIA CIFRA HA SPIAZZATO LA MAGGIORANZA – L’OBIETTIVO ERA SUPERARE IL 60%, MA ROSCIOLI SI È FERMATO AL 51% IN UNA CITTÀ “BLINDATA” – L’11% DI GIANNETTA DIMOSTRA CHE L’EX GENERALE SI STA ORGANIZZANDO SUI TERRITORI, AGGIUNGENDO IL “VOTO STRUTTURATO” DEI CACICCHI LOCALI A QUELLO DI OPINIONE, CHE RIESCE A INTERCETTARE IN PRIMA PERSONA – A QUESTO PUNTO, PER GIORGIA INTERROMPERE L’ASCESA DI VANNACCI STA DIVENTANDO UN ROMPICAPO...

andrea stroppa elon musk beppe grillo

DAGOREPORT - PER CAPIRE IL SENSO DELL’INCONTRO TRA IL LUOGOTENENTE DI MUSK IN ITALIA, ANDREA STROPPA, E BEPPE GRILLO BISOGNA CAPIRE IL CONTESTO DELLA DESTRA “MAGA” – ARCHIVIATO IL TRUMPISMO, IN PATRIA THIEL E MUSK PUNTANO LE LORO FICHES SU JD VANCE. MA HANNO BISOGNO DI UNA RETE INTERNAZIONALE DI “SUPPORTO” – IL SUDAMERICA SE L’È INTESTATO THIEL (CHE FLIRTA CON L'ARGENTINO MILEI), MA L’EUROPA È TERRENO DI MUSK - IN GERMANIA IL FONDATORE DI TESLA HA TROVATO SODDISFAZIONE AIUTANDO I NEONAZISTI DI AFD - E IN ITALIA? DOPO IL ''TRADIMENTO'' SULL'AFFARE STARLINK DI MELONI, CON SALVINI ALLA FRUTTA E QUEL VANNACCI SU CUI ALEGGIANO DUBBI E SOSPETTI, ECCO CHE MUSK CHIEDE AL SUO REFERENTE STROPPA DI TASTARE IL TERRENO PER CAPIRE COME E QUANDO INTERVENIRE SULLO SCENARIO ITALIANO - ANCHE INCONTRARE QUEL VECCHIO GRILLO, CHE GRAZIE ALL'EMINENZA GRIGIA TECNO-VISIONARIA DI CASALEGGIO PORTO' IL M5S AL 33%, PUO' STIMOLARE QUALCHE IDEUZZA...