BALOTELLI NON SI VENDE (ANCORA) - IL MILAN SMENTISCE LA PARTENZA DI MARIO A GENNAIO. MA DOPO I MONDIALI…

Arianna Ravelli per il "Corriere della Sera"


Finisce con un intervento difensivo il 2013 di Mario Balotelli. È quello del Milan a protezione della sua unica stella, che convince gli sponsor a firmare contratti a vita e l'amata Fanny a tornare a casa (ora i due sono a Dubai per la verità), che è simbolo di tante cose più grandi di lui, ma che in campo brilla solo a tratti.

Mario Balotelli (salvo rivoluzioni ora non ipotizzabili) non andrà via dal Milan a gennaio, lo dice il buon senso (a maggior ragione dopo il protrarsi dell'assenza di Stephan El Shaarawy), lo ribadisce il comunicato ufficiale della società, dai toni (e dagli aggettivi) che non lasciano molto spazio al dubbio: «AC Milan smentisce assolutamente e con forza le dichiarazioni che sarebbero state attribuite al presidente del Milan circa una impensabile collocazione di Mario Balotelli sul mercato. Mario Balotelli è e resta un giocatore del Milan».

Di tutta questa storia, però, la notizia è che Balotelli abbia bisogno di protezione. Ne ha bisogno perché poteva anche sembrare plausibile che il Milan (e, in particolare il suo presidente, deciso a riprendere in prima persona le redini della società) non ritenesse il suo rendimento all'altezza.

L'indiscrezione era del Secolo XIX e riferiva di uno sfogo, ad alcuni esponenti di Forza Italia, di Silvio Berlusconi, deciso a disfarsi al più presto del bomber mai del tutto apprezzato: risale a quasi un anno fa (era il 3 gennaio), la famosa frase presidenziale sulla «mela marcia che potrebbe infettare tutto lo spogliatoio» (frase in un secondo momento smentita nella lettera, ma che insomma rendeva la sostanza).

Perché se è vero che Balotelli non è tra i preferiti del presidente (a parte le questioni comportamentali e di immagine, Berlusconi vorrebbe che giocasse più vicino alla porta, come gli ha puntualmente ricordato nel dialogo dal sapore maieutico che si è svolto a Milanello), è altrettanto vero che Mario non è stato argomento di nessuna conversazione natalizia tra il padre e la figlia Barbara. E Adriano Galliani, che è a Rio (dove ieri, in compagnia di Leonardo è stato al Maracanà ad assistere all'amichevole tra stelle del passato, con Zico) ha per sicurezza sentito il presidente prima di dettare il comunicato ufficiale comparso sul sito.

Dunque, «Balotelli resta al 150%». Fino a quando? È chiaro che quel che è «impensabile» a gennaio, a giugno potrebbe diventare non solo pensabile, ma anche fattibile. Se, come tutti gli italiani si augurano, Mario dovesse diventare Super al Mondiale e quindi rivalutarsi sul mercato, il Milan prenderebbe in considerazione eventuali offerte (che potrebbero poi consentire di acquistare un attaccante che piace davvero a Berlusconi, magari Dzeko).

Inoltre è ancora tutto da verificare cosa il futuro allenatore Clarence Seedorf, per forza di cose legato a una certa e antica idea dello spogliatoio del Milan (con più regole e meno ritardi) pensi del numero 45 (a proposito: l'incontro a Rio tra l'olandese, allenatore in pectore, e Galliani ancora non c'è stato).

Ma l'estate è lontanissima, a maggior ragione per una squadra che, dopo la sosta (raduno domani pomeriggio, amichevole a Milanello il 3 gennaio con la Solbiasommese), si ritroverà a fare i conti con un 13° posto e 19 punti (mai così pochi nell'era Berlusconi). Per la risalita, Balotelli è condizione necessaria - forse, azzardando un po' -, persino sufficiente se ritrovasse la percentuale realizzativa della seconda parte della scorsa stagione (12 gol in 13 partite).

Ma quel Balotelli non si è ancora rivisto, nonostante i 6 gol in campionato e i 3 in Champions e i tentativi di migliorare sul piano caratteriale: le ammonizioni continuano a fioccare (nell'anno solare ne ha collezionate 17, in questa stagione 8, più un'espulsione, per un totale di 4 giornate di squalifica), così come l'abitudine di lasciarsi cadere con troppa facilità, ma all'arbitro del derby, Mazzoleni, ha riservato solo occhiatacce e un tweet ironico (poteva andare meglio, ma anche molto peggio).

Ma è sul piano tattico che i suoi due allenatori, cioè Massimiliano Allegri e Cesare Prandelli, pretendono di più da Mario. Il ragazzo è considerato, da entrambi, ancora troppo anarchico in campo: soprattutto quando si gioca con un'unica punta deve diventare il riferimento di tutta la squadra. Serve un salto di qualità per diventare davvero tra i più forti al mondo e non solo una colossale potenzialità. In modo che, a giugno, le indiscrezioni di mercato possano passare da «Mario mi ha stufato» a «Mi hanno offerto troppo per tenere Mario».

 

 

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