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HIRST DIXIT! “IO DETESTO I MESSAGGI, QUELLO CHE MI INTERESSA SONO I MITI, LE FEDI, LE CREDENZE. PERCHÉ CREDERE È QUALCOSA DI MOLTO PIÙ FORTE E IMPORTANTE DELLA VERITÀ - ABBIAMO BISOGNO DEL MITO PER VIVERE, SOCIALIZZARE E COMUNICARE. ABBIAMO PIÙ FIDUCIA IN QUEL CHE ARRIVA DAL PASSATO PIUTTOSTO CHE NEL PRESENTE CHE ABBIAMO SOTTO GLI OCCHI. SI CREDE DI PIÙ DI FRONTE A UN VECCHIO CROCEFISSO ROTTO CHE A UNO NUOVO” - VIDEO

Alessandra Mammì per D Donna - La Repubblica - foto Marcus Jan

 

DAMIEN HIRSTDAMIEN HIRST

Impossibile non credere a Damien Hirst. Impossibile non cedere al suo entusiasmo quando racconta la storia di Cif Amotan II di Antiochia, schiavo liberato dalle catene ma imprigionato nell'ossessione del collezionismo. L'uomo che nacque povero e poi divenne molto ricco, tanto da poter comprare tutte le belle cose che arrivavano da diverse culture, miti, religioni e paesi del mondo.

DAMIEN HIRSTDAMIEN HIRST

 

alessandra mammi     ph pizzi mazzarellaalessandra mammi ph pizzi mazzarella

Un visionario che voleva erigere un palazzo in omaggio al Sole e mostrare al popolo tanta immensa collezione, insieme alla sua potenza e imperitura gloria. Ma la gloria fu invece effimera, in quanto il vascello Apistos (in greco l' Incredibile), su cui il liberto Amotan aveva caricato l' intero suo tesoro, affondò nei mari d' Africa trascinando tutte le opere negli abissi e nell' oblio.

 

Solo venti secoli anni più tardi torneranno alla luce grazie a un' altra ossessione, quella del nostro celebre artista inglese (anche lui nato povero e divenuto ricco) che per dieci anni della sua vita insegue il tesoro, lo trova e lo recupera dal fondo del mare.

HIRST A VENEZIA - TOPOLINO HIRST A VENEZIA - TOPOLINO

 

Impossibile non credergli, nonostante il lampo ironico che accende l' azzurro degli occhi, quando Hirst entra nei dettagli e parla di scienziati e archeologi che l' hanno aiutato nell' impresa di strappare dagli abissi la fortuna di Amotan, pezzo per pezzo.

 

DAMIEN HIRSTDAMIEN HIRST

Alcuni, incrostati di coralli e madrepore, sono attorno a lui, in questo ufficio nel centro di Londra dove lo incontriamo in anteprima, tra un' opera di Jeff Koons e un dipinto di Bacon.

 

Sculture preziose pronte, come lui, a partire per Venezia e per la più stupefacente mostra che Hirst abbia mai ideato: Treasures from the Wreck of the Unbelievable (Tesori dal relitto dell' Incredibile), una messa in scena epocale fortemente voluta da François Pinault, curata con infinita attenzione e pazienza da Elena Genua. Un evento che fa di Hirst il primo artista degno di occupare l' intera Fondation Pinault.

 

creatura favolosa di hirstcreatura favolosa di hirst

Un museo dell' archeologia fantastica che abita tanto Palazzo Grassi quanto l' intera Punta della Dogana, che già di suo ha la forma e i riverberi di un vascello riaffiorato dalle acque della laguna.

 

damien hirst con lo squalo damien hirst con lo squalo

Centinaia sono le opere: alcune minime come gli scorpioni in oro tempestati di zaffiri e rubini; altre imponenti come i complessi scultorei che immortalano leggende ed eroi. Un colosso acefalo di ben 18 metri d' altezza minaccia l' atrio di Palazzo Grassi e l' integrità delle balaustre, mentre la sua testa, identica a un orco del Signore degli Anelli, è rotolata nella stanza accanto. Bacheche degne di un museo egizio raccolgono ordinatamente monete e monili.

 

 

HIRST A VENEZIAHIRST A VENEZIA

Divinità arcaiche e teste di Medusa condividono lo spazio con mostri appena usciti da un fumetto. Agli originali scorticati dal mare si aggiungono le copie ritrovate e perfettamente conservate nell' integrità di magistrali fatture e materiali, tutti preziosi, che vanno dall' agata alla malachite, dai marmi pregiati ai cristalli di rocca.

 

HIRST 2HIRST 2

Impossibile non essere soverchiati da questa folle e delirante ricostruzione dell' immaginario universale, mentre Hirst, rannicchiato su un divanetto, beve caffè da un bicchiere di carta e indica sorridendo sia il frammento di una scultura di cui sono rimaste solo due mani giunte in preghiera, sia la meravigliosa testa egizia con occhi di smeraldo o un Mickey Mouse di bronzo sfigurato dal mare.

 

DAMIEN HIRSTDAMIEN HIRST

Come spiega Topolino, signor Hirst? E lui come un allegro burattinaio di fronte al suo teatrino, parla di corsi e ricorsi, di un tempo ciclico che da un secolo all' altro cattura e restituisce forme immaginarie, come la risacca del mare. Lo spiega divertito, da artista consapevole di aver prodotto l' ultima sua provocazione. Un delitto perfetto che comprende e scavalca quell' operazione commerciale e finanziaria che molti gli attribuiscono come scopo di tanta impresa. Ma non è così.

HIRST A VENEZIAHIRST A VENEZIA

 

hirst in studiohirst in studio

Siamo di fronte a un progetto ben più potente, che parla di collezionismo e di follia, di bello e di fantastico, di illusione e di fede, di religione e di favole, di creazione e comunicazione.

Ma soprattutto del bisogno collettivo di credere in qualcosa.

Comprese le sue parole.

 

Signor Hirst, se diamo per buona la sua storia, dobbiamo scrivere che lei ha speso dieci anni della sua vita a cercare un tesoro che forse non è mai esistito. Perché lo avrebbe fatto?

«Perché credevo in Amotan il collezionista. Tutti noi abbiamo bisogno di una ragione che ci butti giù dal letto la mattina. E questa è stata la mia ragione. Trovare il tesoro, crederci con tutto il cuore, spendendo così tanto tempo in questa vicenda da renderla vera».

 

DAMIEN HIRSTDAMIEN HIRST

A noi però i dubbi restano...

«Girano molte storie intorno al tesoro dell' Incredibile. C' è chi dice che sia stato io a buttare tutte queste opere in mare vent' anni fa, per ripescarle ora con i coralli cresciuti sopra.

C'è anche la possibilità che abbia fatto tutto nel mio studio, coralli compresi, ma c' è anche la storia del relitto affondato e ritrovato, che è la mia versione dei fatti. Lei a chi crede?»

 

A lei naturalmente, e al collezionista archetipo Amotan.

Che differenza c' è fra lui e un contemporaneo?

DAMIEN HIRST  - VENEZIADAMIEN HIRST - VENEZIA

«Nessuna. Sono vittime della stessa ossessione. Il collezionista è un uomo che non sa cosa fare della sua ricchezza e decide di comprare molte cose per lasciare ai posteri un tesoro, ma poi la collezione lo possiede e lui ha bisogno di mostrarla al mondo. In genere siamo di fronte a persona ossessionata dal controllo che vuole attraverso le sue opere controllare anche il futuro, la sua immagine post mortem».

 

Ma tra le priorità non c' è l'investimento economico?

«I veri collezionisti sono ossessionati dall' arte e non lo fanno per investimento. Comprano perché amano l' arte, e può accadere che ciò diventi anche un buon affare. Ma un grande collezionista come Pinault, per esempio, ama profondamente l' arte e sa entusiasmarsi come un bambino di fronte a un' opera».

 

Esiste anche una collezione di Damien Hirst, è stata anche messa in mostra. Che differenza c' è fra la sua collezione e quella di Monsieur Pinault?

DAMIEN HIRST  - VENEZIADAMIEN HIRST - VENEZIA

«Lui è più ricco. E poi io sono un collezionista che fa arte, e so che l' unico vero investimento è comprare un' opera perché la desideri al punto da non poterne fare a meno, perché la vuoi vedere ogni giorno e sai che quando la guardi riesci a non pensare ad altro».

 

Così fu per Amotan?

«No. Lui era il tipo di collezionista dotato di un tale ego da credere che si possano selezionare opere per raccontare il mondo e ricomporre un' unità. Ma il mondo resta frammentato e sfaccettato. E l' intero è solo una zuppa enorme, dove galleggiano pezzi di passato, presente e futuro, idee rubate e create da nulla. Questa è la terra in cui viviamo: un tale minestrone che rifletterci sopra è impresa troppo ardua».

 

Quindi è questo il messaggio che arriva dal relitto dell' Incredibile?

«Io detesto i messaggi, quello che mi eccita come artista sono le provocazioni e quello che mi interessa sono i miti, le fedi, le credenze. Tutto ciò che è vago e non perfettamente logico.

DAMIEN HIRST  - VENEZIADAMIEN HIRST - VENEZIA

Ovvero: tutto ciò che non è messaggio».

 

Dobbiamo allora credere alla sua storia come atto di fede!

«Certamente. Perché credere è qualcosa di molto più forte e importante della verità. E se non hai fede non hai neanche gli ingredienti per decidere cos' è la verità. Abbiamo bisogno del mito per vivere, socializzare e comunicare. Il mondo si serve di credenze e di bugie. Abbiamo più fiducia in quel che arriva dal passato piuttosto che nel presente che abbiamo sotto gli occhi. Si crede di più di fronte a un vecchio crocefisso rotto che a uno nuovo. Veneriamo la divinità a cui manca un braccio e consideriamo oggetto di bellezza una gamba o un piede perché sono un rantolo dell' antichità. Ci piace molto credere nei frammenti del passato, tanto più se fanno parte di un tesoro nascosto in fondo al mare».

 

Perché ama così tanto il mare? Tra pesci e squali leggendari lo ha evocato fin dalle prime opere, e ora la vediamo in un corpo a corpo con i segreti degli abissi.

HIRSTHIRST

«Il mare è un mondo a parte. È il liquido amniotico del pianeta. Un mondo dove non esiste denaro, né moneta, né scambio di merci, ma dove ancora possiamo trovare tesori.

Paura, speranza, sogni, miti, leggende, eroi è tutto in fondo al mare insieme a Ulisse, alle sirene, al mostro Leviatano. Questi oggetti in esposizione, che hanno trascorso 2000 anni nelle acque, non appartengono più alla terra, sono creature del mare».

 

Ma a riportarle in superficie e battezzarle con nomi nuovi è stato lei, signor Hirst.

«In realtà sono stati i marinai. Era un modo per catalogarli appena arrivati sulla nave. Quando ero studente d' arte c' era la moda di indicare ogni opera con "Senza titolo" e le gallerie entravano in confusione con tutta questa roba anonima.

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Così cominciarono a numerare: "Senza Titolo 1, 2, 367" eccetera. L' ho sempre trovata una cosa assolutamente ridicola, quindi ho chiesto ai marinai di dare subito un nome e non un numero. Tutto era più facile: "Porta il Drummer boy in fondo al ponte", "Passami la sirena blu", "Sposta lo scudo di Achille"».

tesori marini di hirsttesori marini di hirst

 

François Pinault ha scritto in catalogo che «ammira la sua propensione a mettersi in pericolo». Non ha paura di correre troppi rischi stavolta?

«È una domanda che mi hanno fatto spesso, ma io non calcolo mai il rischio. Amo l' arte, mi piace immensamente e dal momento che sono artista non vedo alcun pericolo».

 

Quale sarà il futuro di questo immenso insieme di opere?

Pensa che debba essere destinato a un museo o disperso nel mercato?

recupero leone di hirstrecupero leone di hirst

«Concettualmente mi piace l' idea che questa riunificazione di oggetti, monili, frammenti da ogni parte del mondo e della Storia, riuniti dal liberto Amotan con tanta fatica, affondati insieme e insieme riemersi, prendano di nuovo ciascuno una diversa strada, in modo che questa dispersione crei un circolo perfetto. E poi cos' è davvero un museo occidentale se non un insieme di oggetti rubati? L' arrogante risultato di quell' idea vittoriana che vedeva inglesi in ogni angolo della terra a raccattare meraviglie da portare a Londra? Quanti animali sono morti, quante specie sterminate, per esporre le loro carcasse imbalsamate nel Natural History Museum?

Preferisco vederle di nuovo sparse nel mondo queste opere, piuttosto che chiuse in una Wunderkammer, gabinetto delle curiosità e degli strani fenomeni».

 

tesoro subacqueo di hirsttesoro subacqueo di hirst

Ma è stato lei a dire una volta che l' arte è magia, una magia simile all' illusione, allo stupore che si prova in un circo. Ne è ancora convinto?

«Quando l' arte è buona arte, quando è qualcosa di più della somma delle sue parti. Perché, quando questo succede, l' arte ti rende pericolosamente vicino a Dio. Sebbene io non abbia alcuna fede in Dio, ma un' indiscutibile fede nell' arte.

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DAGO E FRANCOIS PINAULT  - HIRST A VENEZIADAGO E FRANCOIS PINAULT - HIRST A VENEZIA

 

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