DAGOGAMES BY FEDERICO ERCOLE - È DAVVERO UNA VITA DA SOGNO QUELLA DI “TOMODACHI LIFE”, UN’ISOLA VIRTUALE CHE SI PUÒ POPOLARE SECONDO IL PROPRIO ESTRO DI TANTI PERSONAGGI DEI QUALI CHI GIOCA È DEMIURGO, L’ARTEFICE DIVINO DELLA LORO BUFFA ESISTENZA. UNA COMICITÀ TENERA, GENTILE ANCHE QUANDO SQUISITAMENTE GROSSOLANA, CHE TRASFORMA QUESTO SIMULATORE DI VITA DI NINTENDO IN UNA MEDICINA CONTRO LA GRAVITÀ… - VIDEO
Federico Ercole per Dagospia
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C’è senza dubbio una qualità onirica, in Tomodachi Life: una Vita da Sogno, ma questa esclude la metà oscura di ogni visione notturna, ovvero l’incubo. Non c’è orrore nelle vite virtuali dei personaggi che trascorrono la loro esistenza sull’isola illuminata e utopica del nuovo gioco di Nintendo, se non qualche grottesco, comico dissidio che si risolve sempre con esiti non drammatici e amabili.
E va bene così, perché Tomodachi Life è un motore di sorrisi e letizia palpitante di fantasia, brio e della bellezza dell’estro. Un piccolo rifugio dal mondo vero che può provocare un tenue “spleen” solo quando alla realtà lo si confronta, risultando un meraviglioso quanto inutile scacciapensieri ma solo di pensieri brutti, sebbene non sia mai davvero vano ciò che ha il potere di distrarre per qualche minuto dal bieco, dal brutale e dall’osceno in questa nuova era di terrori.
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Malgrado sia fittizia ogni “persona” che popola l’isola di Tomodachi ha una sua umanità che è dolce e frivola, forse proprio per questo “oltreumana” nell’accezione che vi attribuì Friedrich Nietzsche; d’altronde “falsa sia per noi ogni verità che non sia accompagnata da una risata”.
Si ride molto giocando a Tomodachi Life, che sia la risata crassa per una battuta sulle flatulenze o per le sequenze inverosimili di raffinatissima commedia. Così questo simulatore di vita e quindi di tempo, in maniera assai più efficace che The Sims e persino del così vicino e lontano Animal Crossing, è una medicina giocosa contro la gravità. È leggerezza, nella sua proprietà più alta.
IL MONDO COME VOLONTÀ E RAPPRESENTAZIONE
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Chi gioca è una sorta di divinità, colui che plasma la forma degli abitanti e degli spazi di Tomodachi Life secondo la propria volontà, osservandoli poi vivere, interagendovi con benevolenza e generosità, se si esclude qualche possibile e innocuo dispetto.
Si possono plasmare numerosi Mii, ovvero gli avatar di Nintendo dall’aspetto buffo e realista insieme, assecondando la propria creatività e non ci sono questa volta barriere di genere, tanto che è consentito creare anche personaggi non binari.
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Si può popolare la propria isola con le mimesi di amici e famigliari, di registi e attori famosi, di poeti e grandi musicisti o della chimera di tutti questi. Poi li si osserva vivere, interagire, innamorarsi, confortarsi, nutrirsi e discutere. L’andamento parodistico rimane sempre entro i confini dello spassoso, una comicità delicata anche quando più grossolana e infantile. Si gioca sempre con un sorriso teneramente stupefatto, mentre ci si relaziona con le proprie “creature”, persino la rara inquietudine non esclude l’effetto di una burletta.
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C’è in Tomodachi tutta la profondità umana della sciocchezza, dello scherzo che non offende ma unisce, un motore goliardico di fratellanza universale.
Favoloso ed esilarante è il sintetizzatore vocale, perché tutti i personaggi si esprimono con la propria voce e ascoltarli parlare, identificarsi con i nomi che si attribuiscono loro è parte integrante del valore esilarante di un videogioco che è una sinfonia fantastica di chiacchiere.
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TEMPO PARALLELO
In Tomodachi Life: una Vita da Sogno il tempo del gioco coincide con quello della realtà; stagioni, mesi, giorni e ore sono gli stessi. Come in Animal Crossing. A differenza di quest’ultimo tuttavia Tomodachi Life mantiene vivo l’interesse di chi gioca meno a lungo, perché si consuma più intensamente ma al contempo anche con meno densità ludica perché le attività di gioco sono più circoscritte e meno varie. Ma rispetto a Animal Crossing le possibili sceneggiature sono sempre stupefacenti, imprevedibili.
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Ecco, l’interesse per Tomodachi Life può per questo esaurirsi prima di quello per Animal Crossing, non per il valore del gioco ma perché arde con più forza, sebbene si tratti comunque di decine di ore prima che possa sopraggiungere una possibile noia.
E quando infine arriva il tedio -dopo tanto ridere e tanti sogni- ci si domanda per la prima volta un poco tristi che fine farà la nostra amata comunità virtuale, effimera, inconsistente ma non inutile, considerata quell’attonita e surreale gioia che ci ha permesso di provare, l’ebbrezza di una strana, esilarante sciocchezza, quegli attimi di una lievità che è a suo modo sublime.
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In questa vaga malinconia, mentre la realtà ci violenta con un nuovo orrore, la necessità morde le caviglie e “tutto ciò che è finisce” è bello immaginare che quei personaggi dei quali chi gioca è stato creatore e motore di vita continuino incuranti la loro esistenza da sogno, senza e oltre il loro demiurgo. Chissà, magari nelle profondità elettroniche di Switch o di Switch 2 loro stanno festeggiando, non visti e infine liberi, la morte di dio.
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