DAGOGAMES BY FEDERICO ERCOLE - L’IMMENSO “FINAL FANTASY TACTICS”, OPERA D’ARTE DELLA STRATEGIA TORNATA RESTAURATA E DOPPIATA DAL 1997, E’ UNA DELLE VETTE LUDICHE E NARRATIVE PIÙ ALTE RAGGIUNTE DAI “FINAL FANTASY” - UN VIDEOGAME CHE FORSE IN UNA MANIERA DRAMMATICA INCONSAPEVOLE E SOLO SPETTACOLARE (MA CHI LO SA?), CI RACCONTA IL NOSTRO PRESENTE ANCORA DOMINATO DALLE GUERRE, DAGLI OPPORTUNISMI DEI POTENTI, DA MICIDIALI LOTTE DI CLASSE MENTRE IL POPOLO PRECIPITA NELL’ABISSO DELL’INCERTO… - VIDEO

Federico Ercole per Dagospia

 

Pensavo che avrei visto solo l’inizio di Final Fantasy Tactics, provato giusto le prime ore; d’altronde già lo giocai e lo amai nel 1998, quando uscì una versione americana per PlayStation, e poi nel 2007 per PSP.  Pensavo… E mi sbagliavo.

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Mi sono bastati pochi minuti su Switch 2 con questa nuova versione restaurata e adattata per le console contemporanee per essere di nuovo tratto nel suo mondo favoloso e bellicoso, di ingiustizia e dolore, tentando ancora una volta di mutarne le disperate sorti; catturato in una maniera inevitabile e così naturale nella sua epica e nella sua tragedia, di nuovo appassionato dalle sue eccezionali qualità strategiche.

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Quindi altre decine di ore, fino alla sua memorabile conclusione che giunge sempre sconvolgente, anche quando già conosciuta. D’altronde i grandi colpi di scena permangono tali anche quando già conosciuti, come la rivelazione di Darth Vader ne L’Impero Colpisce Ancora. Inoltre questa volta Final Fantasy Tactics è tutto doppiato, così il pathos della sua prolissa ma esemplare sceneggiatura fantasy-shakespeariana risulta ancora aumentato.

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Sappiate tuttavia che non c’è una localizzazione in italiano e quella in inglese richiede una buona conoscenza della lingua, perché utilizza un linguaggio aulico e pieno di arcaismi. Ma a parte questo scoglio per alcuni, la suddetta epopea della tattica e dello strazio merita ancora di essere giocata, perché permane tra le vette più alte dell’insieme dei Final Fantasy, pur mantenendo una sua unicità; e in una “serie” di titoli che contempla tante eccellenze non è affatto una cosa da poco.

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RIVOLUZIONE!

Final Fantasy Tactics è un gioco politico, le vere tragedie lo sono sempre e quest’opera diretta da Yasumi Matsuno lo è in una forma esemplare e pura durante tutto il corso delle sue drammatiche vicende di guerra e tradimenti in uno pseudo medioevo favoloso. Se vi è piaciuto Il Trono di Spade vi piacerà la trama così densa ed elaborata di complotti e sciagure, ma non c’è sesso illustrato, però, solo l’allusione ad un amore lirico e disperato. Meglio, le parti “pruriginose” di Martin sono sempre state la sua cosa meno interessante, non ci sa fare con l’erotismo.

 

Si tratta di un’aristocrazia e di un clero orribili e di come dal basso si scateni una rivoluzione portata avanti da un manipolo crescente di eroi, che combattono contro le guerre e inimmaginabili soprusi. Talvolta proveremo piacere a lottare contro impareggiabili infami e infine a “ucciderli”, altre invece ci dispiacerà di sconfiggere un nemico che solo un triste fato e le macchinazioni vergognose dei potenti ci hanno messo contro.

 

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Gioco sulla tradizione di Tactics Ogre, inventato dallo stesso team che poi finì per lavorare per la allora così chiamata Squaresoft, Final Fantasy Tactics supera tuttavia quel gioco già degno di nota per la sua coesione drammatica e per il carisma dei personaggi, buoni, cattivi o ambigui che siano. Non credo di esagerare scrivendo che si tratta di una delle più grandi storie scritte per un videogioco, così come è assoluta grandezza musicale la partitura magistrale composta da Hitoshi Sakimoto o sono magnifica pittura elettronica il disegno e la direzione artistica di Hakihiko Yoshida e Hiroshi Minagawa.

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UNA PARTITA A SCACCHI (FINAL) FANTASY

Come si deduce dal titolo, si tratta di un gioco di strategia a turni, in cui si controllano i propri personaggi in uno spazio visualizzato in maniera isometrica, suddiviso in griglie quadrate (visibili solo quando ci si deve  muovere) come fosse una scacchiera. Si comandano circa cinque personaggi a battaglia, qualcuno caratterizzato dalla sceneggiatura e altri da noi arruolati e quindi generici.

 

Tuttavia il “potenziamento” di ognuno di questi stabilisce una sua biografia personale tramite la massima attuazione di quel sistema detto “job-system”, che esordì seminale in Final Fantasy III per essere poi assai migliorato nel quinto episodio. In realtà si tratta di un sistema di classi a raggiera, migliorandone una e poi un’altra si attivano nuove possibilità: scudiero, cavaliere, varie tipologie di maghi, ladro, arciere, ninja, lanciere, samurai e altre anche strane ma utili.

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Si trascorreranno ore per potenziare il proprio manipolo, per fargli imparare in scontri opzionali  quell’abilità particolare che potrà essere poi continuata ad essere equipaggiata anche mutando di classe; ad esempio provate ad imparare la doppia impugnatura del “ninja” ed assegnarla ad un tipo cavaliere, attaccherà due volte con la spada facendo danni letali. Risulta fondamentale variare, adeguarsi, combinare e sperimentare, perché i nemici non perdonano. Ma infine si diventa quasi inarrestabili.

 

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Con i suoi personaggi indimenticabili e il suo racconto epico e struggente, Final Fantasy Tactics è ancora oggi un’opera d’arte della strategia, uno di quei videogiochi che permangono nell’anima e che non perdono mai il loro fascino suggestivo, un’imperturbabile grandezza ludica e non solo.

 

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Un videogame che forse in una maniera drammatica inconsapevole e solo spettacolare (ma chi lo sa?), filtrata dai classici della letteratura tragica occidentale che in Giappone furono poi anche tradotti e importati  dal cinema di Akira Kurosawa, ci racconta comunque il nostro presente ancora dominato dalle guerre, dagli opportunismi dei potenti, da micidiali lotte di classe mentre il popolo precipita nell’abisso dell’incerto.

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