STEFANIA PRESTIGIACOMO
UN MINISTRO DI DESTRA SCHIAVO DEI QUOTIDIANI DI SINISTRA

Un ministro di destra che fa Prestigiacomo-giacomo e si presta ai desiderata dei quotidiani di sinistra? Giovedì 8 aprile non è uscito il previsto secondo volume di "Italiane", a cura di Lucetta Scaraffia e Eugenia Roccella, che doveva essere distribuito in edicola ad ogni acquirente di qualsiasi quotidiano italiano.

Un progetto in tre volumi prodotto dal ministero delle Pari Opportunità, stampato dal Poligrafico dello Stato e considerato "nocivo" dalla sinistra capitanata da Repubblica ed Unità a causa della presenza nel mazzo dei personaggi ritratti di alcune donne del fascio: dalla Ferida alla Petacci, da Rachele Mussolini a Elisa Lombardi.

Quindi è esplosa una polemica durissima sulle pagine del Corriere (posta di Mieli), l'Avvenire, La Stampa, Il Foglio (i pezzi in fondo al pezzo). Da cui si evince che la cultura di sinistra non sopporta e non ammette uno "scippo" editoriale di buon livello a cura di un governo berluscone, pur essendo presenti molti curatori dichiaratamente left-wing. Ma è stampato dal governo, porcamiseria, ha quattro fasciste dentro e la cosa non s'ha da fare. Le donne son cosa loro. Amen.

Il bel ministro, Stefania Prestigiacomo, invece di aprire un dibattito o lottare, ha preferito far slittare l'uscita (a martedì 20 aprile, mentre il terzo e ultimo volume sarà distribuito, con le stesse modalità, martedì 27 aprile) per non incrinare, si dice, i suoi buoni rapporti con Repubblica. Quello che è sicuro è che la pulzella sicula - che non è stata capace di promuovere l'iniziativa pur ricevendo inviti (a "Batti & Ribatti", per esempio, ha detto no) - ha sempre paura di esporsi, sulla famiglia è ligia al politicamente corretto, se ne frega del governo (è a favore delle coppie gay).

E il motivo c'è: il suo mito è il quotidiano di Ezio Mauro. Che la tratta con i guanti bianchi. (E' un comportamento che ci ricorda qualcosa. Vedremo tra qualche anno la bella Stefania condurre, come la Pivetti, qualche trasmissione bisturi-trash?)

1 - UNA POLEMICA INIZIATA COSI'
«Italiane» e l'ingiusto rilievo al ministro Prestigiacomo - "Corriere della Sera" - Domenica 28 Marzo 2004 - Lettera firmata da sen. Vittoria Franco, sen. Maria Chiara Acciarini, sen. Ornella Piloni, sen. Maria Grazia Pagan.

Stiamo seguendo con interesse lo scambio di opinioni che si svolge nella sua rubrica di lettere sul volume «Italiane», pubblicato a cura del ministero per le Pari opportunità. La discussione fra le storiche, che si è aperta e che prosegue in diverse sedi, è anche per noi motivo di riflessione.

Non tocca a noi, e non vogliamo farlo, entrare nel merito della querelle sul chi sono e sul come sono rappresentate le varie figure femminili. È giusto riconoscere alle curatrici e al comitato editoriale l'autonomia nella scelta anche di quelle più controverse, salvo poi poterne discutere liberamente.

Non possiamo però non cogliere passaggi discutibili nella introduzione scritta dalla ministra Prestigiacomo. Ci chiediamo: era opportuno e necessario ringraziare tutte le donne che compaiono nei tre volumi, anche le torturatrici e coloro che sono state protagoniste della dittatura fascista? I criteri di scelta spettano alle studiose, il ringraziamento è un atto politico che troviamo inopportuno e da stigmatizzare.
sen. Vittoria Franco, sen. Maria Chiara Acciarini, sen. Ornella Piloni, sen. Maria Grazia Pagan

RISPOSTA DI PAOLO MIELI
Care senatrici diessine, prima di rispondervi, desidero riassumere le puntate precedenti di questa querelle. In margine a un intervento in cui parlavo dell'inopportunità di un convegno promosso da un assessore bolognese di Alleanza nazionale su Luisa Ferida (l'attrice che con il suo compagno Osvaldo Valenti aderì alla Repubblica sociale e nel 1945 fu uccisa dai partigiani), ho citato in termini positivi «Italiane», il libro in tre volumi, a cura di Eugenia Roccella e Lucetta Scaraffia le quali - con il contributo di centotrenta ricercatori, storici e giornalisti - hanno raccontato la storia di 247 protagoniste piccole e grandi della storia d'Italia nel Novecento.

Una storica, Emma Fattorini, ha legittimamente criticato alcune scelte delle curatrici in particolare quella relativa alla voce su Tina Anselmi. Un'altra storica, Silvia Ronchey, ha difeso - con ottimi argomenti - l'impianto dell'opera, ricordando che precedenti dizionari biografici avevano inserito voci non pregiudizialmente antipatizzanti su donne fasciste tra cui la stessa Ferida. Poi, dopo altri interventi, ieri ho pubblicato una lettera dell'ex parlamentare Paola Gaiotti de Biase che, oltre a ribadire alcune critiche della Fattorini, accusava «Italiane» di non aver preso in considerazione alcune figure femminili della sinistra e definiva il libro un'«operazione politica».



E qui vengo alla risposta che vi devo, care senatrici. Innanzitutto considero una segno di civiltà che abbiate pronunciato parole di rispetto nei confronti delle scelte delle curatrici e dell'autonomia della loro ricerca. Mi compiaccio poi del fatto che non siate ricorse al giochetto del «chi c'è e chi non c'è» per delegittimare il tutto: se anche le voci, invece che 247, fossero state 1.000, sempre qualche donna eccellente sarebbe rimasta fuori talché qualche inclusione sarebbe potuta apparire arbitraria. Per opere di questo genere, giocare la contestazione su queste arbitrarietà è poco fair così come lo è definire «operazione politica» ciò che per un qualche motivo non ci piace. Grazie, dunque.

Ma non posso condividere il vostro appunto a Stefania Prestigiacomo, uno dei pochi ministri che - nell'ambito di quel che ha potuto o è riuscita a fare - ha ben operato, a mio avviso, dall'interno dell'attuale scombiccherata compagine governativa. Nella presentazione a «Italiane», la Prestigiacomo ha scritto testualmente: «A queste donne tutte noi dobbiamo dire comunque (sottolineo: comunque, ndr ) grazie». Laddove quel «comunque» è come dire «nel bene e nel male» e sarebbe a ogni evidenza una forzatura leggere quel che ha scritto il ministro come se avesse voluto dire «grazie a Luisa Ferida (o a un'altra, fa lo stesso) per come ha onorato l'Italia». Talché quella frase l'avreste potuta scrivere anche voi, care senatrici, con identiche parole dal momento che non costituisce in alcun modo un omaggio a chicchessia. O, se voi volete tenere il punto, l'avrei potuta scrivere io.

Potrei fermarmi qui, ma vorrei dire un'ultima cosa a proposito del libro di Roccella e Scaraffia. Mi è giunta notizia che a sinistra qualcuno/a (non so chi) si stia dando da fare per impedire la pubblicazione o la diffusione dei prossimi due volumi di «Italiane» nei tempi e nei modi previsti, quelli con cui l'8 marzo è già stato pubblicato e diffuso il primo. Mi auguro siano solo chiacchiere a danno di una sinistra già abbastanza travagliata. Anche perché se le cose stessero effettivamente così, vorrebbe dire che le polemiche di cui ho riferito (e che in parte sono anche nella vostra lettera) nascondevano un'intenzione censoria. Il che, ne converrete, sarebbe assai sconveniente. E triste. Molto triste.
Paolo Mieli

2 - IL REVISIONISMO NON È DONNA, MA LA CENSURA SÌ
"Avvenire", domenica 28 marzo 2004, di Gian Maria Vian

Oggi in Italia fare storia contemporanea in modo nuovo e divulgativo non è facile. Anzi ha suscitato reazioni quasi incredibili. A mostrarlo è la vicenda di «Italiane», opera promossa dal Dipartimento per le pari opportunità: tre volumi con le biografie di quasi 250 donne (di oltre 130 autrici e autori) che in ogni campo (politica, arti, moda, sport) sono state protagoniste nel Paese dal 1861 a oggi. Opera «governativa», è stata realizzata ricorrendo a nomi del mondo universitario e del giornalismo, di ogni tendenza: Lucia Annunziata, Pierluigi Battista, Adele Cambria, Silvia Costa, Cecilia Dau Novelli, Michela De Giorgio, Stefano Folli, Paolo Franchi, Paolo Granzotto, Elena Loewenthal, Grazia Loparco, Miriam Mafai, Claudia Mancina, Francesco Merlo, Sergio Romano, Anna Scattigno, Adriano Sofri, Adriana Valerio, Piersandro Vanzan.

Dopo la distribuzione gratuita del primo volume nelle edicole l'8 marzo è scoppiata la polemica: «l'Unità» ha bollato «Italiane» di revisionismo e commenti, critici e favorevoli, si sono moltiplicati nelle «Lettere al Corriere» di Paolo Mieli. Per ultima Paola Gaiotti De Biase ha accusato l'opera d'aver cancellato «praticamente la presenza delle politiche» (soprattutto democristiane), e rampognato la biografia di Tina Anselmi (scritta da Pialuisa Bianco) al punto da scrivere che è passata «senza nessuna censura». Tutto è discutibile e le critiche legittime. Ma bisogna considerare che l'opera ha inteso restituire un panorama complessivo delle donne italiane (non solo delle politiche) e la presenza consistente di quelle cattoliche - femministe e sante, suore e moderniste - mai così numerose in un'opera di larga divulgazione. La vicenda ha preso però una brutta piega: programmati per l'8 aprile e l'8 maggio, gli altri volumi forse non saranno in edicola ma negli uffici postali. La «censura» invocata per una voce colpirà così l'opera intera.

3 - FORZA ITALIANE
"La Stampa", lunedì 29 marzo 2004, di Pierluigi Battista

Si scatena una furiosa polemica a proposito del volume sulle Italiane del Novecento curata da Lucetta Scaraffia e Eugenia Roccella. Polemica curiosa, e anche un po' assurda perché si critica l'inclusione nel dizionario delle italiane di spicco di personaggi come Rachele Mussolini e l'attrice Luisa Ferida, come se le «cattive» dovessero essere espulse financo dalla memoria collettiva, tagliate, cancellate, scrostate dal ricordo del Novecento. A favore dell'offensiva censoria una lettera della storicaEmma Fattorini a Paolo Mieli per il Corriere della Sera. Visto il clima rissoso, Fattorini ne approfitta per assestare un colpo anche a qualche voce del dizionario sulle italiane che non riguarda direttamente il cuore della querelle e a un certo punto della lettera critica le «patetiche e supponenti ironie di Pialuisa Bianco» su Tina Anselmi? In che senso «patetiche»? Non si sa. In che senso «supponenti»? Non si sa. Basta piazzare quei due aggettivi demolitori: patetiche e supponenti, senza specificazione e argomentazione acclusa. Stroncatura preventiva. Sarà una nuova dottrina neocon?

4 - LA SCELTA DEI NOMI
Corriere della Sera, Mercoledi' 31 Marzo 2004 - lettera di Alberto Arbasino

Caro Mieli, certamente può apparire sbilanciata o asimmetrica, la distribuzione delle donne «Italiane» (nei discussi volumi) secondo quote in base alla Sinistra e alla Destra, al Nord o al Centro o al Sud. Ma a una ripartizione fra buone e cattive, o belle e brutte, si è mai badato, cortesemente?

5 - AGENZIA REGIME
Pietrangelo Buttafuoco per Il Foglio del 9 aprile 2004


Ieri doveva uscire il secondo volume di "Italiane", il libro edito dal ministero delle Pari opportunità. Invano andammo in edicola, dovevamo infatti far leggere la nostra Rachele Guidi a chi di dovere e invece non se ne fece nulla perché misteriosissimi problemi tecnici ne hanno impedito l'arrivo. Pensierino cattivo: l'ostilità furibonda di Repubblica forse ha bloccato la distribuzione, non c'era infatti in catalogo la nonna partigiana di Marco Benedetto. Segno che la propaganda di regime funziona sempre. Il regime degli altri purtroppo.


Dagospia 10 Aprile 2004