DAGOREPORT – A PUTIN È BASTATO PERDERE IL CAVALLO DI TROIA IN UE, VIKTOR ORBAN, PER VEDER CROLLARE LE SUE CERTEZZE: L’UCRAINA È NEL MOMENTO MIGLIORE DA QUATTRO ANNI A QUESTA PARTE ED È IN GRADO DI COLPIRE LA RUSSIA QUANDO E COME VUOLE – LA PARATA DIMESSA DEL 9 MAGGIO È LA PROVA CHE “MAD VLAD” VIVE A CHIAPPE STRETTE: CON LO SBLOCCO DEI 90 MILIARDI EUROPEI A KIEV (CHE ORBAN BLOCCAVA) E LA FORMIDABILE INDUSTRIA MILITARE UCRAINA, ORA È LA RUSSIA A ESSERE IN GROSSA DIFFICOLTÀ – IL “TROLLAGGIO” DI ZELENSKY, LA NOMINA FARLOCCA DI SCHROEDER (DIPENDENTE DEL CREMLINO) COME NEGOZIATORE E IL DISIMPEGNO DI TRUMP CHE ORMAI NON È PIÙ DECISIVO: GLI USA FORNISCONO SOLO AIUTI DI INTELLIGENCE, MA POSSONO ESSERE SOSTITUITI DAGLI 007 EUROPEI (SOPRATTUTTO BRITANNICI)
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Putin ha perso il suo cavallo di Troia in Europa e il suo castello è venuto giù in un attimo.
La sconfitta di Viktor Orban alle elezioni ungheresi, un mese fa, è un colpo fatale per lo zar del Cremlino.
La crepa della vittoria di Peter Magyar (non certo un moderato, ma intenzionato a rimettere Budapest nel binario dell’Ue, se non altro per tornare a incassare i miliardari fondi di Bruxelles) si è trasformata in una voragine.
peter magyar dopo la vittoria foto lapresse
L’Ucraina, dopo anni passati a sorbirsi la retorica dei putiniani de noantri sull’inevitabilità di una resa, ha ora il coltello dalla parte del manico: i formidabili droni low cost riescono a penetrare in profondità il territorio russo, e lo sblocco dei 90 miliardi di prestito, finora ostacolato da Orban, permetterà a Kiev di proseguire lo sforzo bellico senza preoccuparsi delle casse.
Gli aiuti americani ormai non arrivano da un anno e mezzo, eppure le truppe di Zelensky resistono e rispondono a uno degli eserciti più grandi del mondo.
Come riassume David Carretta sul “Foglio”, “Kyiv è riuscita a sviluppare un’industria della difesa in grado di produrre quasi tutto ciò di cui ha bisogno per mantenere la linea del fronte.
volodymyr zelensky - foto lapresse
I 90 miliardi di euro del prestito dell’Ue metteranno al sicuro il bilancio pubblico e la produzione di armi. Putin ha perso Viktor Orbán, il suo cavallo di Troia nell’Ue, il che potrebbe significare più sanzioni europee contro la Russia e più passi avanti dell’Ucraina verso l’adesione”.
La debolezza di Putin è apparsa evidente al mondo sabato 9 maggio. La data del “giorno della vittoria”, solitamente celebrato mettendo in mostra missili, carri armati e meraviglie dell’arsenale, quest’anno si è tenuta in tono dimesso, è stata “la più sottodimensionata della storia”, come scrive Anna Zafesova sulla “Stampa”. Per fare numero, sono stati chiamati nientemeno che i soldati della Corea del Nord, che Kim Jong-Un manda a morire per mostrare la sua fedeltà all’ex agente del Kgb.
soldati nord coreani alla parata del 9 maggio a mosca 3
Putin era talmente terrorizzato da un’eventuale attacco ucraino che ha chiesto a Trump di dichiarare un cessate il fuoco, ed è stato “trollato” in diretta da Zelensky, che ha siglato un decreto per “ordinare di non compiere attacchi sulla Piazza Rossa”.
Un modo per dire che, se avessero voluto, gli ucraini avrebbero potuto colpire nel cuore del regime putiniano (la Russia ha schierato il grosso delle sue difese aeree nelle zone occupate del Donbass, lasciando sguarnita la Capitale, ormai sotto tiro dei droni di Kiev).
Anche le parole di Putin hanno un significato chiaro, come racconta ancora Zafesova: “Il ‘signor Zelensky’ invece del ‘capo di una cricca di neonazisti’. Conoscendo l'abitudine quasi superstiziosa di Vladimir Putin di non chiamare mai i suoi nemici più odiati con il loro nome, la sua decisione di menzionarlo […] potrebbe essere il segno di un mutamento degli umori di Mosca, quasi più della promessa di una guerra che ‘sta andando verso la conclusione’.
MOHAMMED BIN SALMAN - VOLODYMYR ZELENSKY
È vero che […] il dittatore russo fondamentalmente non ha detto nulla di nuovo – vuole che l'Ucraina si ritiri da tutto il Donbas, […] ma il modo in cui l'ha detto, e la necessità che ha sentito di dirlo […] potrebbe essere un messaggio”.
La proposta di nominare un negoziatore, nella persona di Gehrard Schroeder, praticamente un suo dipendente, si può invece catalogare nella categoria “trumpate alla vodka”.
Come Trump ha nominato suo genero, Jared Kushner, e il suo amico Steve Witkoff, come “mediatori” per le crisi in giro per il mondo (che sfruttano per chiudere affari miliardari), Putin fa il nome dell’ex cancelliere tedesco, lobbista per il colosso dell’energia Gazprom, sapendo di non poter essere preso sul serio.
gerhard schroeder e vladimir putin
Una sola persona potrebbe sbrogliare la matassa: Donald Trump. Il Nerone della Casa Bianca, però, non ha alcun interesse al dossier ucraino: impelagato nella suicida guerra all’Iran, la sua tesi è che il destino di Zelensky sia un affare soltanto europeo: il suo messaggio agli alleati dell’Ue è, in soldoni, “vedetevela voi, a me di Kiev non me ne frega un dazio”.
Quel che non dice Trump è che gli europei si occupano dell’Ucraina almeno da gennaio 2024, quando è iniziato il suo secondo mandato. Gli Usa hanno tagliato gli aiuti militari e restano in campo con la preziosa intelligence, che potrebbe però essere sostituita quasi completamente dagli ottimi servizi britannici.
volodymyr zelensky giorgia meloni foto lapresse
A livello economico, sono gli Stati dell’Ue a sostenere Kiev, che ormai rappresenta la punta di lancia della NATO. Finanziare Zelensky, è stato un ottimo investimento: l’industria militare ucraina è in grado di competere in tutto il mondo, come dimostra l’interesse degli stati del Golfo per i droni prodotti nelle fabbriche del Paese ex sovietico: gli ucraini sanno come abbattere gli Shahed iraniani, perché lo fanno da quattro anni, mentre emiratini e qatarioti sprecano missili patriot da milioni di dollari ciascuno.
L’esercito di Kiev è addestrato, combattivo, agile: tutto quello che non sono quelli europei, che però possono sfruttare quell’esperienza per riformarsi e prepararsi alla guerra del futuro.
drone ucraino colpisce un grattacielo di mosca 1
Poi c’è la questione interna: Putin è alle prese con un’economia che sopravvive soltanto grazie alla guerra, e per la prima volta nella sua carriera, vede il suo potere sfaldarsi. Conclude Zafesova: “Le tensioni interne si moltiplicano.
Tre elementi corroborano questa lettura: l’assassinio del numero due dei servizi segreti militari in febbraio, lo scontento interno alle élite per la situazione economica sempre più grave e per il lockdown digitale imposto dal leader russo; e la riduzione al minimo delle apparizioni pubbliche di Putin.
Secondo diversi rapporti interni che circolano tra le capitali dell’Ue, la popolarità di Putin è in netto calo e il leader russo vive in un clima di inquietudine crescente […]. […]
volodymyr zelensky giorgia meloni foto lapresse
gerhard schroeder e vladimir putin
soldati nord coreani alla parata del 9 maggio a mosca 1
drone ucraino colpisce un grattacielo di mosca 5
soldati nord coreani alla parata del 9 maggio a mosca 5
GLI INTERCETTORI UCRAINI CONTRO I DRONI IRANIANI
drone ucraino colpisce un grattacielo di mosca 3
soldati nord coreani alla parata del 9 maggio a mosca 4
putin schroeder

