RE EMPORIO ARMANI ASPETTA I CORTIGIANI
SMACK! SLURP! MA ORNELLA MUTI DIVENTA UNA VIPERA.

Reportage di Umberto Pizzi

Si intitola "Retrospettiva", l'esposizione che celebra Giorgio Armani alle Terme di Diocleziano. Eppure, Giulio Carlo Argan, indimenticato storico dell'arte, sottolineava la differenza tra la mostra antologica e quella retrospettiva: quest'ultima si fa per i defunti...

Il luogo, uno dei tesori archeologici della capitale, presenta un reperto d'altri tempi: Sophia Loren. Appena uscita da un laboratorio di restauro, Sophia con la parruccona preferita sfida la pioggia - roba mai vista a Roma, in quantità industriale - con una scollatura da codice penale. E tutti si chiedono: "Ma non vestiva Valentino, una volta?"

I fotografi vengono confinati all'ingresso, e non possono entrare all'interno: e si perdono i baci & abbracci tra donna Sophia e Claudia Cardinale. A distanza, Enrico Lucherini vigila. Frotte di sfaccendati - da Carlo Giovannelli a Marina Ripa, passando per i Marzotto e i Brachetti Peretti - affollano gli spazi.

Arriva Rita Rusic, munita di figlia al seguito. Alcuni vip - incredibile - si fanno prestare gli ombrelli di cortesia, firmati Armani, e li fanno scomparire sotto i vestiti. Caro Giorgio, siamo a Roma...

C'è il Pupone, ovvero il grande Totti, scortato da Ilary Blasi. L'immancabile Alain Elkann saluta tutti: in particolare, costringe Mario Draghi a stare con lui una decina di minuti, per parlare del più e del meno. Intanto, nei paraggi, gironzola la salottista Giovanna Deodato, di ritorno da Rio...

Lina Sotis, per il Corriere della Sera, deve scrivere un articolo sull'inaugurazione della mostra dedicata a Giorgio Armani: e cosa fa? Si dilunga sulle qualità della sua parente acquisita, Roberta Armani. Succede, dalle parti di Folle de' Follis...

Poteva mancare uno scazzo? A Roma, poi? Così quando Ornella Muti ha fatto il suo ingresso nello spazio delle gigantografie delle celebrità, da Benigni a Julia Roberts, e non ha sbirciato il suo bel volto (15 anni di Armani-testimonial), un altro temporale si è aggiunto, con la contessa Borletti, braccio destro di Re Giorgino, che non sapeva come rabbonirla.
UCCI UCCI SENTO ODOR DI ABITUCCI

Esiste, in Italia, una categoria di celebrità che possono essere catalogate come "Gli intoccabili". Le loro opere sono sacre e non possono mai essere messe in discussione. Non soltanto non è concesso un giudizio negativo sulla loro produzione globale, ma ogni prodotto che esca dalla loro fucina gode di questa immunità alla critica.

Il gran capo degli intoccabili è la Giorgio Armani & Associati (Versace, Krizia, Ferrè, Dolce & Gabbana, Valentino), i cui vestitucci hanno una percentuale di recensioni favorevoli come quella dei voti del partito unico in uno Stato dittatoriale: 99,99 per cento a favore; O,O1 contro.
Nella stampa troviamo solo felloni osannanti, trombe angeliche che squillano sempre più in alto come nell'Hallelujah del "Messiah" di Haendel. La grande omertà, coperta dal bla-bla più scemo: cosa ha vomitato Naomi, quanto costa la Casta, perché alla Schiffer fa schifo il piccolo punto.

Ma è proprio dal "chissene" locale che dovrebbe partire un "vaffa" globale: a cominciare da una "resistenza" a colpi di sarcasmi e critiche dure, non lesinando con nomi e cognomi. Essì: possiamo criticare il Papa, sbeffeggiare il Capo dello Stato, sculacciare Bill Clinton, ma nessuno osa scrivere o dire che quell'abituccio di Mattiolo o Fendi è una ciofeca adatta per il Grande Raccordo Anulare. Sono incriticabili, perché nessun periodico stroncherà mai uno stilista che sborsa centinaia di milioni per la sua promotion. (Controllare, prego, le pompe dei quotidiani di oggi per la "retrospettiva" di Giorgino)
Issati sul piedestallo, leccati da una folla di giornalisti marchettari, i re delle forbici sono arrivati ormai alla sfacciataggine di non riconoscersi per quello che sono (sarti in serie) e invece reclamano per sé il perbenistico aggettivo di artista. Quando l'unico rapporto che ci può essere tra arte e moda scatta quando i sarti acquistano, come hanno sempre fatto, le opere degli artisti. Dunque, lo slogan resistenziale potrebbe essere un "Più sarte, meno arte".
LO SPIRITO SARTO



Lo Spirito Sarto del buon gusto meneghino. Il "vestiti e cammina" della pompa sobria e dell'eleganza spoglia. Armani decolla iconicamente perché disarma il Valentino infiocchettato e smaccato; è il rifiuto di ogni forma di stracciaculismo mondano e di barocchismo da parrucchiere informato-gay.

Ha raggiunto un tale punto a croce di semplicità, equilibrio e raffinatezza da diventare l'ago della noia, l'imbastitura del ripetitivo, la spallina del moralismo, la fodera che sta sulle sue. E su quelle degli altri sarti, invidiosi a morte del suo massimo successo, quando ebbe il genio di cucire la celebre "giacca a uomo" per la sciura in carriera.
Tale l'abito, tale è l'arbiter: maschera di gelo, occhio a bottoncino, naso a spillo, capelli surgelati, carattere timido, schivo, scontroso, quindi accentratore, si fida solo di se stesso, non ammette che la devozione.

Uno dei rari italiani copertinati dal settimanale "Time". Un Trenta e loden che ha ripagato la tenacia di un provinciale partito dal disagio impiegatizio di vetrinista della Rinascente per approdare all'agio miliardario di stilista del neo-Rinascimento anni Ottanta. Ma le passerelle passano. L'unica cosa che non s'ammoscia è la parruccona metallizzata di Sophia.

Dagospia 06 Maggio 2004