IRAQ TAROCCO - E' GUERRA POLITICO-EDITORIALE SULLE IMMAGINI FASULLE DEL "DAILY MIRROR" RIPUBBLICATE DALL'"ESPRESSO" - FERRARA, FELTRI, LIGUORI, INCRIMINATI PER LA FOTO DELLA DECAPITAZIONE, CHIEDONO LE DIMISSIONI DI HAMAUI E ABRUZZO.

Gian Guido Vecchi per il Corriere della Sera


«Fosse per me chi pubblica un falso si dovrebbe dimettere, ma se accade io non ho il potere di dire a un direttore: vai a casa. Quello dipende da lui o dall'editore. Ha presente Calvino?». Si dirà: ma che c'entra Calvino con delle foto taroccate? C'entra, sospira Franco Abruzzo, presidente dell'Ordine lombardo dei giornalisti, «cattolico insolito» formato a «un'etica protestante» e impegnato a tenere abilmente insieme i due corni del dilemma per spiegare: uno, che il direttore dell'Espresso Daniela Hamaui «per quanto ne so finora, a naso, è rimasta vittima di un bel bidone, cosa che però non le si può rimproverare dal punto di vista deontologico»; e, due, «che in un Paese serio e rigoroso chi sbaglia se ne va a casa, chiaro, come nel caso del direttore del Daily Mirror , e quindi da noi in Italia non è successo né succederà mai nulla di simile».

Sarà, ma intanto la faccenda rende benissimo il clima sereno che regna nel giornalismo italiano: il direttore del Foglio Giuliano Ferrara che chiede le dimissioni della collega dell' Espresso , di Abruzzo e del segretario della Fnsi Paolo Serventi Longhi, Libero di Vittorio Feltri che rilancia e già che c'è invoca l'abolizione dell'Ordine, Paolo Liguori di TgCom che domanda «dove sia finito Ciccio Abruzzo» mentre la Hamaui abbozza furibonda e Serventi Longhi, almeno uno, la difende, «sono foto uscite nei giornali di tutto il mondo».

Le foto sono quelle che pubblicò il Daily Mirror , il soldato britannico che fa pipì sul prigioniero iracheno, il mitra alla tempia, la pedata in faccia: tutto finto. Il tabloid inglese ha ammesso la patacca venerdì, con relativa liquidazione del direttore. E giusto lo stesso giorno, quando si dice la fortuna, è uscito L'Espresso chiuso in redazione fin da mercoledì: a pagina 47 un reportage da Londra intitolato «Tante sevizie, siamo inglesi» e tutt'intorno, per rendere l'idea, le patacche. L'articolo non fa una piega, informa che «il tabloid è stato accusato di aver pubblicato foto false» ma che «al di là delle foto, vi sono le denunce della Croce rossa internazionale e di Amnesty».



Il problema è la didascalia sulle «immagini che testimoniano gli abusi» e un trafiletto che spiega come sia «toccato in sorte a The Mirror di pubblicare le foto della vergogna nazionale». Così Libero , ieri, ha affondato: «Nel testo si affaccia una smentita del governo, ma come sia presa sul serio lo abbiamo appena visto: vale zero per L'Espresso ». Il Foglio non è da meno: ma come, l'Ordine ha appena denunciato Ferrara, Feltri e Liguori per aver diffuso le immagini vere della decapitazione di Nick Berg e per quelle finte non dice nulla? «Il direttore del Mirror se ne va dalla vergogna. E Hamaui? E l'Ordine?».

Apriti cielo: «L'Espresso ha preso in giro i propri lettori e deve chiedere scusa», sillaba l'azzurro Antonio Tajani, «il direttore si dimetta», infierisce il radicale Daniele Capezzone. Serventi Longhi, lui, scuote la testa: «La responsabilità è del Mirror , larga parte della stampa mondiale ha ripreso le foto rendendo conto dei dubbi: e lo ha fatto pure L'Espresso . Il problema è un altro: la guerra politica dei media filogovernativi contro quelli che ritengono antigovernativi, uno scontro insensato». Abruzzo è più prudente, «studieremo tutto, ma le notizie nel dubbio non si pubblicano o si pubblicano mettendo il dubbio nel titolo...». Però non accetta il parallelo con le foto della decapitazione: «Un bidone non è una violazione: è un bidone. Ma il nostro ordinamento vieta la pubblicazione di immagini raccapriccianti e impressionanti e io, basandomi sui casi precedenti, ho l'ob-bli-go di segnalare le violazioni alla Procura».

Resta Emilio Fede, che ha il senso della notizia e spiazza: «Secondo me L'Espresso ha il beneficio della buona fede. Hanno ricevuto le foto dal Daily Mirror e non potevano sapere che erano dei montaggi. Fossero arrivate alla mia redazione, sarei caduto nella trappola anch'io». E restano gli abusi ammessi dal governo: quelli non sono taroccati. Ma basterebbe prendere L'Espresso , girare pagina e leggere il filosofo André Glucksmann che dialoga con se stesso, profetico: «Fate uccidere, stuprare, torturare lontano dalle tv e prenderete il tè con la regina d'Inghilterra... Ho ragione a credere che sia l'immagine a scioccare, non la tortura».


Dagospia 16 Maggio 2004