DA UMBERTO BOSSI ALL'IRAK - SARA FUMAGALLI, MOGLIE DEL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA CASTELLI, IN MISSIONE A NASSIRYA CON UNA ONG: SI CHIAMA "UMANITARIA PADANA ONLUS", PER IL PROGETTO "GUERRIERI PER LA PACE IN IRAK"...

Beppe Nocera per Il Giornale


«Andare via in questo momento dal­I'Irak significherebbe vanificare tutto quello che abbiamo fatto. a parte noi qui non c'è nessuno e mi riferisco a tutti coloro che pontificano, predicano, ma poi non operano... ho incontrato solo la signora Sara Fumagalli alla guida di una Ong. la ci­to non perché moglie del ministro Castelli... per par condicio citerei tut­ti, ma a Nassirya non viene nessu­no».

Lo sfogo del generale Corrado Dalzini, dallo scorso maggio a capo del nostro contingente a Nassirya, punta il dito sui professionisti dell'antico adagio «armiamoci e parti­te». Dello stesso avviso è l'ex gover­natrice Barbara Contini che denun­cia l'assenza di organizzazioni civili, nazionali o internazionali che siano.

Secondo la Contini le Ong potreb­bero benissimo arrivare fin da ora «Ritengo negativo - sostiene - che non ci sia nessun ente pronto a dare aiuto per la cooperazione, lo svilup­po e l'emergenza a Nassirya. A ogni modo i nostri soldati potranno co­munque andare avanti alcuni mesi con i progetti che abbiamo lasciato loro. Credo che questa sia stata una scelta politica, per cui sarebbe diverso se le Nazioni Unite fossero entrate subito... Sì, sotto l'ombrello delle Nazioni Unite molti organismi avrebbero probabilmente cambiato idea...».

La denuncia chiara e forte del ge­nerale Dalzini non stupisce la stessa Fumagalli. «Posso dire - rimarca - che a Bagdad nell'agosto dello scor­so anno mi fecero notare che ero la prima à farmi vedere da quelle par­ti». A Nassirya a supportare, per quanto può, resta appunto lei sola, quale coordinatrice del progetto "Guerrieri per la pace in Irak", che fa capo alla "Umanitaria padana onlus".

Con Sara Fumagalli tracciamo un bilancio, ovviamente approssimato per difetto, degli interventi dell'orga­nizzazione, la cui filosofia è di aiutare i poveri ad aiutarsi. «Sono stata in Irak -.dice la Fumagalli - quattro vol­te, due nell'agosto e nell'ottobre del­lo scorso anno, e di recente a marzo e maggio di quest'anno, capitando il giorno prima dell'agguato al convoglio del generale Chiarini e due gior­ni dopo l'attacco al Cpa, per cui pos­so dire di aver avuto quella che chia­mo, una finestra di grazia».



Tra una puntata e l'altra nella capitale Ba­gdad l'Umanitaria concentra i suoi sforzi nel settore dove operano i no­siri militari. «Una realtà molto pove­ra - spiega la coordinatrice - dove troviamo fogne a cielo aperto, caren­za di servizi, acqua e via dicendo. In meno di un anno ho visto migliorare la situazione, intendiamoci però c'è ancora tanto da fare». Aiutare i pove­ri ad aiutarsi, nella filosofia dell'orga­nizzazione significa assisterli a casa loro a che, attraverso varie fasi, si dia­no strutture sul piano dell'organizza­zione del lavoro, dell'assistenza, e tutto quanto di cui ha bisogno un popolo martoriato da una lunga dit­tatura, da anni e anni di guerre.

La prima fase riguarda gli interven­ti di pura emergenza, e in tal senso il bilancio dell'Umanitaria presenta ci­fre confortanti. «Stimiamo - dice Sara Fumagalli - in almeno quindici tonnellate gli aiuti da noi raccolti e trasferiti nel settore italiano dell'Irak. Alimentari, ma soprattutto me­dicinali, nonché cannule; siringhe, flebo, macchinari medicali dismessi dalla Regione Lombardia. A ciò van­no aggiunte donazioni da parte di aziende private, tutta roba nuova, come un'apparecchiatura portatile per Rx, settanta pompe per l'acqua».

Altre iniziative sono dirette a favorire la ripresa del Paese con corsi di formazione di vario tipo e livello. «In collaborazione con donne locali - spiega la coordinatrice dell'Umani­taria padana - abbiamo organizzato corsi di cucito, e devo dire che abbiamo potuto riscontrare un entusia­smo, e una adesione che qualcuno non si sarebbe aspettato. Una chia­ra testimonianza della volontà di quel popolo di tornare a vivere, a la­vorare.

Va sottolineato anche che le popolazione ci ha sempre accolto con grande calore, grazie all'umani­tà e alla capacità del nostro contingente che ha operato e opera benissi­mo
».

Un altro progetto è teso a studiare la possibilità di corsi professionali per docenti all'istituto agrario di Ashashatra, a nord di Nassirya. «Ma l'iniziativa alla quale di più tengo - rimarca Sara Fumagalli - è la ricostruzione dell'istituto professionale per infermiere ostetriche di Nassir­ya, co-finanziata da Barbara Contini.

Proprio di recente, lo scorso maggio, ho portato quindicimila dollari, e ho ragione di credere che l'opera sarà portata a termine entro la fine dell'estate. L'istituto è il classico esem­pio di che cosa vuol dire aiutare i bisognosi a casa loro, cioè anche e soprattutto nel rispetto della loro cul­tura, delle loro tradizioni, della loro religione».


Dagospia 05 Luglio 2004