MATRIX-CIANA - GRASSO: "SE SOLO MENTANA RIUSCISSE A FRENARE IL SUO EGO" - DIPOLLINA: "IL MIX ERA SCADENTE" - BECHIS: "TELE-PIAZZALE LORETO: "HA LINCIATO FAZIO SENZA DIFESA. NEMMENO SANTORO."
1 - SEDERE IN SPOLVERO PER BARBARA PALOMBELLI
Aldo Grasso per il Corriere della Sera
.Che sollievo affrontare un problema serio senza il plastico del delitto di Cogne o l'incubo delle Parietti o delle Marini opinioniste o del travestito di turno o del reduce del Grande Fratello. Anche se all'inizio molti fantasmi del passato hanno accompagnato l'ingresso in scena di Mentana: ancora la cacciata dal Tg5 (adesso bisogna farsene una ragione, o cambiare azienda), ancora la finta modestia del «nessuno è indispensabile», ancora la storia del «non sono l'anti Vespa» (ma sì che lo è, lo guardiamo per questo). Poi, però, siccome il ragazzo è sveglio, ecco una splendida esibizione in antifrasi: grandi lodi alla concorrenza, a tutti i giornalisti apparsi in tv, giusto per significare l'opposto di quello che si dice.
I difetti si annidano nelle stesse cose: le «Iene» non sono più in fase crescente, sono ormai maniera; due maestri del varietà per una trasmissione d'approfondimento forse sono troppi; la modernità non deve andare a discapito della sostanza (se Tremonti dice: «Quando uno svolge una funzione non solo deve essere imparziale, deve anche sembrarlo», fermati, raccogli la perla, fai altri esempi che ti trovi in mano la trasmissione bell'e fatta!).
A proposito di Iene, ha fatto molta impressione la candid camera del vu' cumprà senegalese che a Capalbio cerca di vendere i suoi vestiti ai vip e trova solo dinieghi. A parte una Barbara Palombelli in grande spolvero fisico, la candid è un espediente residuale che lascia sempre l'impressione che qualcosa sia stato «pettinato». Se Iene sono, Iene siano, ma per mirare più in alto. E infine, che senso fa far leggere alla dj Flavia Cercato all'una di notte un'agenzia delle 19 (Berlusconi lascia solo Fazio)? Se solo Mentana riuscisse a frenare il suo ego e a far emergere di più la sua visione del mondo, «Matrix» sarebbe un appuntamento da non perdere
2 - MIX SCADENTE
Antonio Dipollina per la Repubblica
.Nelle parole del giorno dopo, parecchia soddisfazione dall'interno e la confessione, da parte di Mentana, di dover lavorare ancora parecchio sulla miscela informazione-intrattenimento. Il che significa capire quale può essere davvero il contributo di quelli delle Iene: nella prima, si sono viste cose buone di Alessandro Sortino con telecamera seminascosta a caccia dei giornalisti del Corriere della Sera o in un efficace dialogo con il tesoriere dei Ds inseguito alla Festa dell'Unità. Ma c'è anche stata la disdicevole e populista "candid" sulla spiaggia di Capalbio con il vù cumprà e i vip di sinistra (tanto valeva spedire il medesimo ambulante a un raduno di leghisti per scoprire che lo trattavano meglio e c'era anche lo scoop). Per non parlare dei collegamenti con il sindaco del tale posto e del matrimonio di Ricucci o quello che era. Se Mentana stesso dice che bisogna trovare il mix significa una cosa sola, che nella prima puntata il mix era scadente e il telespettatore medio ha fatto anche parecchia fatica per stare appiccicato all'evoluzione del racconto tv.
3 - MATRIX A PIAZZALE LORETO
Franco Bechis per Il Tempo
Un piazzale Loreto televisivo. Non c'è altra similitudine per spiegare la prima puntata di Matrix che Enrico Mentana ha voluto mandare in onda lunedì sera su Canale 5. Un processo al di fuori di ogni regola intentato al Governatore della Banca d'Italia, Antonio Fazio. Da una parte la pubblica accusa, Giulio Tremonti. Di fronte la pubblica accusa, Pierluigi Bersani. In mezzo un testimone, un banchiere notoriamente adirato con Antonio Fazio come Luigi Abete, presidente della Bnl. Al margine il rappresentante della giuria popolare, il sondaggista Nicola Piepoli. Uno che con il suo sorrisino e il suo campioncino di 500 italiani altamente rappresentativi ci ha spiegato che la maggioranza di questo paese condanna Fazio. Antonio (Governatore) o Fabio (conduttore tv), non fa differenza: sono un po' confusi, ma condannano.
Giudice supremo lo stesso Mentana, che ha già fin dall'inizio della trasmissione la sentenza sulle labbra. E l'immagine di Diego della Valle dietro le spalle. Gran colpo di teatro del conduttore tv. Occhio fisso alla telecamera ed eloquio da Robespierre: «Signor Governatore, per dimettersi non è necessario essere colpevole. Basta sembrare colpevole...». Ghigliottina, e giù la testa. Lo show è finito. Ne abbiamo visti di processi tv così. Michele Santoro quella ghigliottina l'agitò su ogni rete negli anni d'oro. Ma uno straccio di avvocato difensore l'ha sempre avuto in studio. Accadeva perfino negli anni bui dell'Unione Sovietica. Un avvocatuccio d'ufficio tremebondo e balbuziente che allargasse le braccia per dire: «Mi rimetto alla clemenza della corte...».
Dagospia 07 Settembre 2005
Aldo Grasso per il Corriere della Sera
.Che sollievo affrontare un problema serio senza il plastico del delitto di Cogne o l'incubo delle Parietti o delle Marini opinioniste o del travestito di turno o del reduce del Grande Fratello. Anche se all'inizio molti fantasmi del passato hanno accompagnato l'ingresso in scena di Mentana: ancora la cacciata dal Tg5 (adesso bisogna farsene una ragione, o cambiare azienda), ancora la finta modestia del «nessuno è indispensabile», ancora la storia del «non sono l'anti Vespa» (ma sì che lo è, lo guardiamo per questo). Poi, però, siccome il ragazzo è sveglio, ecco una splendida esibizione in antifrasi: grandi lodi alla concorrenza, a tutti i giornalisti apparsi in tv, giusto per significare l'opposto di quello che si dice.
I difetti si annidano nelle stesse cose: le «Iene» non sono più in fase crescente, sono ormai maniera; due maestri del varietà per una trasmissione d'approfondimento forse sono troppi; la modernità non deve andare a discapito della sostanza (se Tremonti dice: «Quando uno svolge una funzione non solo deve essere imparziale, deve anche sembrarlo», fermati, raccogli la perla, fai altri esempi che ti trovi in mano la trasmissione bell'e fatta!).
A proposito di Iene, ha fatto molta impressione la candid camera del vu' cumprà senegalese che a Capalbio cerca di vendere i suoi vestiti ai vip e trova solo dinieghi. A parte una Barbara Palombelli in grande spolvero fisico, la candid è un espediente residuale che lascia sempre l'impressione che qualcosa sia stato «pettinato». Se Iene sono, Iene siano, ma per mirare più in alto. E infine, che senso fa far leggere alla dj Flavia Cercato all'una di notte un'agenzia delle 19 (Berlusconi lascia solo Fazio)? Se solo Mentana riuscisse a frenare il suo ego e a far emergere di più la sua visione del mondo, «Matrix» sarebbe un appuntamento da non perdere
2 - MIX SCADENTE
Antonio Dipollina per la Repubblica
.Nelle parole del giorno dopo, parecchia soddisfazione dall'interno e la confessione, da parte di Mentana, di dover lavorare ancora parecchio sulla miscela informazione-intrattenimento. Il che significa capire quale può essere davvero il contributo di quelli delle Iene: nella prima, si sono viste cose buone di Alessandro Sortino con telecamera seminascosta a caccia dei giornalisti del Corriere della Sera o in un efficace dialogo con il tesoriere dei Ds inseguito alla Festa dell'Unità. Ma c'è anche stata la disdicevole e populista "candid" sulla spiaggia di Capalbio con il vù cumprà e i vip di sinistra (tanto valeva spedire il medesimo ambulante a un raduno di leghisti per scoprire che lo trattavano meglio e c'era anche lo scoop). Per non parlare dei collegamenti con il sindaco del tale posto e del matrimonio di Ricucci o quello che era. Se Mentana stesso dice che bisogna trovare il mix significa una cosa sola, che nella prima puntata il mix era scadente e il telespettatore medio ha fatto anche parecchia fatica per stare appiccicato all'evoluzione del racconto tv.
3 - MATRIX A PIAZZALE LORETO
Franco Bechis per Il Tempo
Un piazzale Loreto televisivo. Non c'è altra similitudine per spiegare la prima puntata di Matrix che Enrico Mentana ha voluto mandare in onda lunedì sera su Canale 5. Un processo al di fuori di ogni regola intentato al Governatore della Banca d'Italia, Antonio Fazio. Da una parte la pubblica accusa, Giulio Tremonti. Di fronte la pubblica accusa, Pierluigi Bersani. In mezzo un testimone, un banchiere notoriamente adirato con Antonio Fazio come Luigi Abete, presidente della Bnl. Al margine il rappresentante della giuria popolare, il sondaggista Nicola Piepoli. Uno che con il suo sorrisino e il suo campioncino di 500 italiani altamente rappresentativi ci ha spiegato che la maggioranza di questo paese condanna Fazio. Antonio (Governatore) o Fabio (conduttore tv), non fa differenza: sono un po' confusi, ma condannano.
Giudice supremo lo stesso Mentana, che ha già fin dall'inizio della trasmissione la sentenza sulle labbra. E l'immagine di Diego della Valle dietro le spalle. Gran colpo di teatro del conduttore tv. Occhio fisso alla telecamera ed eloquio da Robespierre: «Signor Governatore, per dimettersi non è necessario essere colpevole. Basta sembrare colpevole...». Ghigliottina, e giù la testa. Lo show è finito. Ne abbiamo visti di processi tv così. Michele Santoro quella ghigliottina l'agitò su ogni rete negli anni d'oro. Ma uno straccio di avvocato difensore l'ha sempre avuto in studio. Accadeva perfino negli anni bui dell'Unione Sovietica. Un avvocatuccio d'ufficio tremebondo e balbuziente che allargasse le braccia per dire: «Mi rimetto alla clemenza della corte...».
Dagospia 07 Settembre 2005