GUIDO ROSSI NON SERVE PIU'? - SALTATO TRONCHETTI, ANCHE LA SUA NEMESI PERDE SOSTENITORI - L'IPOTESI CARA A "REPUBBLICA" DEL RITORNO DEL PROFESSORE A TELECOM SI ALLONTANA - ECCO QUEL (POCO) CHE RESTA DEL SUO "PARTITO".
Da "Il Foglio"
L'eventualità che Guido Rossi possa approdare nuovamente alla presidenza di Telecom Italia, accarezzata ogni tanto da Repubblica (e dal Fondatore) appare sempre più lontana. L'ipotesi di un suo terzo mandato, dopo quello del 1997 e quello del 2006, era stata avanzata da Mediobanca e caldeggiata da ambienti vicini al governo nel corso delle trattative che hanno poi portato alla nascita di Telco, la newco partecipata da Telefonica, Generali, Mediobanca, Intesa Sanpaolo e dai Benetton destinata a raccogliere il testimone di Olimpia come azionista di riferimento di Telecom.
L'uscita di scena di Marco Tronchetti Provera ha depotenziato la richiesta di un ritorno di Rossi da parte dell'esecutivo. Il professore, visto anche l'estrema indipendenza (secondo alcuni osservatori eccessiva) mostrata nel corso dei suoi sette mesi di presidenza, era visto come una sorta di nemesi antitronchettiana in Telecom. Alcuni osservatori ritengono che con la vendita della partecipazione di maggioranza detenuta in Olimpia da parte di Pirelli, eliminato Tronchetti, è venuto meno anche l'interesse ad avere uno stopper che marcasse a uomo il presidente di Pirelli.
Rossi continua ad avere ottimi rapporti in Mediobanca, della quale in passato è stato anche consulente legale. Alberto Nagel e Renato Pagliaro lo hanno sostenuto sia nel corso della sua presidenza sia dopo la sua estromissione a sorpresa dalla lista dei consiglieri di Telecom redatta da Tronchetti. Sia Nagel sia Pagliaro sanno però che questa soluzione della partita Telecom non è stata particolarmente apprezzata dal mercato che continua a tenere il titolo nelle vicinanze di quota due euro. Rossi è stato sostituito alla presidenza da Pasquale Pistorio, che sta già lavorando alla realizzazione del nuovo piano industriale della società. Pistorio, grazie alla sua lunga permanenza in STMicroelectronics, è un manager molto conosciuto e apprezzato all'estero, molto più di quanto non lo sia Rossi.
La sua nomina alla presidenza Telecom è stato uno dei pochi passaggi di tutta la vicenda ad avere incontrato il pieno favore degli investitori internazionali. L'ennesimo ritorno di Rossi azzererebbe anche questo piccolo vantaggio, con il rischio di accentuare le perplessità e le vendite degli investitori istituzionali esteri sul titolo. Inoltre lo stile accentratore e polarizzante della gestione Rossi ha prodotto più di una frizione in azienda, i cui strascichi non sono stati assorbiti. In particolare gli scontri con il consigliere indipendente anziano Guido Ferrarini hanno incrinato le relazioni fra Rossi e buona parte dei consiglieri. L'eventuale ritorno di Rossi inoltre non sarebbe gradito neanche ai Benetton, che rappresentano la continuità fra le gestione tronchettiana e quella targata Telefonica-banche.
La famiglia di Ponzano Veneto ha votato a favore del piano industriale presentato dal professore lo scorso mese di marzo più per necessità che per convinzione. Visto che all'epoca non vi era certezza né sull'assetto azionario né sull'assetto manageriale futuro di Telecom il piano d'impresa è stato votato in quanto era l'unica cosa da fare in quel determinato frangente. Ma molti dubbi sono rimasti sull'effettiva capacità di Rossi di realizzare un piano in grado di rilanciare il gruppo. Anche perché, ha fatto notare qualcuno, il mondo delle tlc è profondamente cambiato dal 1997, quando Rossi approdò per la prima volta in Telecom.
Allora la maggior parte dei ricavi era generata dal business voce, che oggi ha un peso minore. Inoltre i Benetton non hanno apprezzato - al pari di Tronchetti Provera - l'interferenza di Rossi nelle trattative avviate da Pirelli con Telefonica. Rossi ha sempre smentito ogni intromissione indebita e ogni responsabilità nell'interruzione dei colloqui quando sembrava che l'accordo dovesse esser chiuso a tre euro per una quota di minoranza in Olimpia che non avrebbe superato il 49 per cento del capitale della holding.
La vicenda ha mantenuto una sua opacità che avrebbe infastidito pure gli spagnoli di Telefonica, i quali avrebbero qualche espresso delle riserve sul nome di Rossi. Sulla posizione della società guidata da Cesar Alierta le fonti non sono tutte concordi. Stando ad alcuni osservatori bancari il numero uno di Telefonica avrebbe attribuito il fallimento delle trattative con Pirelli alle interferenze politiche e ai tentennamenti della stessa Pirelli, sollevando Rossi da ogni responsabilità. In ogni caso anche a Madrid vedrebbero il ritorno del professore come una soluzione non ottimale.
Dagospia 15 Maggio 2007
L'eventualità che Guido Rossi possa approdare nuovamente alla presidenza di Telecom Italia, accarezzata ogni tanto da Repubblica (e dal Fondatore) appare sempre più lontana. L'ipotesi di un suo terzo mandato, dopo quello del 1997 e quello del 2006, era stata avanzata da Mediobanca e caldeggiata da ambienti vicini al governo nel corso delle trattative che hanno poi portato alla nascita di Telco, la newco partecipata da Telefonica, Generali, Mediobanca, Intesa Sanpaolo e dai Benetton destinata a raccogliere il testimone di Olimpia come azionista di riferimento di Telecom.
L'uscita di scena di Marco Tronchetti Provera ha depotenziato la richiesta di un ritorno di Rossi da parte dell'esecutivo. Il professore, visto anche l'estrema indipendenza (secondo alcuni osservatori eccessiva) mostrata nel corso dei suoi sette mesi di presidenza, era visto come una sorta di nemesi antitronchettiana in Telecom. Alcuni osservatori ritengono che con la vendita della partecipazione di maggioranza detenuta in Olimpia da parte di Pirelli, eliminato Tronchetti, è venuto meno anche l'interesse ad avere uno stopper che marcasse a uomo il presidente di Pirelli.
Rossi continua ad avere ottimi rapporti in Mediobanca, della quale in passato è stato anche consulente legale. Alberto Nagel e Renato Pagliaro lo hanno sostenuto sia nel corso della sua presidenza sia dopo la sua estromissione a sorpresa dalla lista dei consiglieri di Telecom redatta da Tronchetti. Sia Nagel sia Pagliaro sanno però che questa soluzione della partita Telecom non è stata particolarmente apprezzata dal mercato che continua a tenere il titolo nelle vicinanze di quota due euro. Rossi è stato sostituito alla presidenza da Pasquale Pistorio, che sta già lavorando alla realizzazione del nuovo piano industriale della società. Pistorio, grazie alla sua lunga permanenza in STMicroelectronics, è un manager molto conosciuto e apprezzato all'estero, molto più di quanto non lo sia Rossi.
La sua nomina alla presidenza Telecom è stato uno dei pochi passaggi di tutta la vicenda ad avere incontrato il pieno favore degli investitori internazionali. L'ennesimo ritorno di Rossi azzererebbe anche questo piccolo vantaggio, con il rischio di accentuare le perplessità e le vendite degli investitori istituzionali esteri sul titolo. Inoltre lo stile accentratore e polarizzante della gestione Rossi ha prodotto più di una frizione in azienda, i cui strascichi non sono stati assorbiti. In particolare gli scontri con il consigliere indipendente anziano Guido Ferrarini hanno incrinato le relazioni fra Rossi e buona parte dei consiglieri. L'eventuale ritorno di Rossi inoltre non sarebbe gradito neanche ai Benetton, che rappresentano la continuità fra le gestione tronchettiana e quella targata Telefonica-banche.
La famiglia di Ponzano Veneto ha votato a favore del piano industriale presentato dal professore lo scorso mese di marzo più per necessità che per convinzione. Visto che all'epoca non vi era certezza né sull'assetto azionario né sull'assetto manageriale futuro di Telecom il piano d'impresa è stato votato in quanto era l'unica cosa da fare in quel determinato frangente. Ma molti dubbi sono rimasti sull'effettiva capacità di Rossi di realizzare un piano in grado di rilanciare il gruppo. Anche perché, ha fatto notare qualcuno, il mondo delle tlc è profondamente cambiato dal 1997, quando Rossi approdò per la prima volta in Telecom.
Allora la maggior parte dei ricavi era generata dal business voce, che oggi ha un peso minore. Inoltre i Benetton non hanno apprezzato - al pari di Tronchetti Provera - l'interferenza di Rossi nelle trattative avviate da Pirelli con Telefonica. Rossi ha sempre smentito ogni intromissione indebita e ogni responsabilità nell'interruzione dei colloqui quando sembrava che l'accordo dovesse esser chiuso a tre euro per una quota di minoranza in Olimpia che non avrebbe superato il 49 per cento del capitale della holding.
La vicenda ha mantenuto una sua opacità che avrebbe infastidito pure gli spagnoli di Telefonica, i quali avrebbero qualche espresso delle riserve sul nome di Rossi. Sulla posizione della società guidata da Cesar Alierta le fonti non sono tutte concordi. Stando ad alcuni osservatori bancari il numero uno di Telefonica avrebbe attribuito il fallimento delle trattative con Pirelli alle interferenze politiche e ai tentennamenti della stessa Pirelli, sollevando Rossi da ogni responsabilità. In ogni caso anche a Madrid vedrebbero il ritorno del professore come una soluzione non ottimale.
Dagospia 15 Maggio 2007