NOSTALGIA DE "IL MALE" - QUANDO LA SATIRA NON ERA SATURA PERCHE' NON GUARDAVA IN FACCIA NESSUNO: NÉ ANDREOTTI NÉ BERLINGUER - ANZI. UNA ROBA CHE QUANDO MORÌ IL BRAVO E RUGOSO UGO LA MALFA PENSÒ BENE DI TITOLARE: "N FONDO, ERA SOLO UNA TARTARUGA".

Fulvio Abbate per "l'Unità"

Sarà grave precipitare sempre più nella nostalgia? Sarà pure grave, ma si tratta della bella e buona. E forse, già che ho scelto la sincerità, perfino cattiva. Nella fattispecie, l'ultimo motivo di nostalgia incontrollabile mi giunge dal libro che Vincino, il disegnatore, il vignettista, l'umorista, il conterraneo, ha voluto dedicare all'impresa ormai trascorsa e doverosamente storicizzata de "Il male". Quel giornale di satira che acquistavo quando non avevo ancora trent'anni.

Titolo "Il male 1978-1982. I cinque anni che cambiarono la satira", (Rizzoli). Una roba nata dal «signori si chiude» del '77. Una roba che non guardava in faccia nessuno: né Andreotti né Berlinguer. Anzi. Una roba che quando morì il bravo e rugoso Ugo La Malfa pensò bene di titolare: «In fondo, era solo una tartaruga». Ottenendo la giusta riprovazione dei laici repubblicani, gli stessi che fino a quel giorno avevano sostenuto l'impresa applaudendo in nome di un sentire appunto libertario. A differenza dei comunisti del Pci convinti al contrario che quel giornale contenesse un non so che di eversivo, di «controrivoluzionario», soprattutto in tempi di compromesso storico, per non parlare dopo il sequestro e l'assassinio del povero Aldo Moro.

Ovviamente, dentro "Il male" ce n'era anche per i Dc, di più, perfino per il papa e addirittura, penso qui alle vignette di Giuliano, per Cristo e l'Altissimo. Ora, visto che non tutti allora erano presenti, sarà bene citare l'elenco dei partecipanti: Vincino, certo, ma anche a seguire Roberto Perini, Andrea Pazienza, Giuliano, Tanino Liberatore, Vincenzo Sparagna, Angese, Carlo Cagni, Vauro, Topor, Riccardo Mannelli. Ognuno con il suo estro, con le proprie idee, sì, un autentico collettivo d'agitazione militante, non c'è altro termine. Nonostante lo sbraco perseguito insieme a qualche canna.

Un primo esempio? Quando, grazie al libro di Camilla Cederna, Giovanni Leone dovette sloggiare dal Quirinale, dove s'era distinto per simpatia insieme a moglie e figli, "Il male" attaccò così: «La famiglia non si tocca», accludendo anche una pratica maschera del presidente. E qualcosa di simile fece anche a proposito dello stesso Wojtyla, a quel tempo procace sciatore, resta infatti memorabile la tavola di Liberatore dove un GPII, deturpato dalla lebbra dopo il viaggio in Africa, si giustificava così: «Bambino detto: io volere baciare papa, io detto: tu no baciare papa. Lui baciato papa, ed ecco frittata».



A parlarne oggi, forse ricordando il successo della trovata, l'avventura di quel giornale brilla tuttavia soprattutto per le false prime pagine dei quotidiani. Identiche agli originali, tipograficamente parlando s'intende: «Annullati i mondiali», e il caposaldo che indicava così: «Ugo Tognazzi è il capo delle Br». La foto d'apertura a tutta pagina dell'orribile beffa mostrava l'attore in ceppi fra due carabinieri, lo stesso Vincino e Sergio Saviane, il critico televisivo de L'Espresso, un fiancheggiatore.

Gli stessi schiavettoni figuravano però in una tavola di Jacopo Fo, che lì si firmava Giovanna Karen, intitolata «Marlboro e cartine». Un ragazzo va in tabaccheria per acquistare quei due articoli. Il venditore trova una certa incongruenza nella cosa e prende a interrogare il cliente, «ma che se ne fa, forse sarebbe meglio direttamente un trinciato, no? Mica rovina le sigarette spappolandole?» E così via, finché lo spinellaro non s'incazza e confessa la vera ragione dell'acquisto. Due carabinieri di passaggio provvedono ad ammanettarlo prontamente.

Pensierino personale conclusivo: oh, come mi sentivo felice quando raggiungevo l'edicola sotto casa per acquistare l'ultimo numero fresco di stampa, magari quello dov'era riprodotta proprio "l'Unità" che strillava «Basta con la Dc». Il sogno di tutti noi, ma che dico?, forse soltanto di una massa di scoppiati che da lì a poco sarebbero dovuti venire a più miti consigli di precariato e tossicodipendenza.
Ma voi lo sapete che dopo "Il male" riuscire a fare satira è diventato un fatto sempre più complicato. Nonostante ci sia sempre bisogno di ridere per non piangere, per non finire tutti scomunicati? Il ringraziamento a Vincino resta allora un obbligo.



Dagospia 16 Maggio 2007